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venerdì 29 febbraio 2008

SICILIA: GRILLO LANCIA SONIA ALFAN



“Pubblicheremo i nostri casellari giudiziari e non credo che gli altri partiti possano farlo, perche’ altrimenti dovrebbero epurare il 95% dei loro candidati”. Lo ha affermato Sonia Alfano, candidata alla presidenza della Regione siciliana per la lista “Amici di Beppe Grillo”, la prima presentata a livello regionale dal comico genovese.
“Non siamo qui per capire quanti voti avremo - ha detto Alfano - avremo tutti i voti dei cittadini che hanno bisogno di cambiare perche’ sono stanchi di vedere sempre le stesse facce, riciclate da una parte e messe d’altra”. Secondo la candidata presidente, nonostante l’ottimismo degli slogan presenti nei manifesti di molti candidati come “Buongiorno Sicilia” o “Italia rialzati”, la Sicilia e’ in rianimazione e sta rischiando di morire per colpa loro che non hanno avuto il coraggio e la dignita’ di farsi da parte e adesso i giovani hanno preso l’iniziativa chiedendomi, anche attraverso decine di blog su internet di candidarmi”.

Quanto agli altri candidati Sonia Alfano ha detto: “Per quanto riguarda la Finocchiaro la sua candidatura mi ha stupito tanto, anche perche’ consideravo papabili Rita Borsellino, Rosario Crocetta o Beppe Lumia. Se il centrosinistra avesse fatto le primarie la Finocchiaro non avrebbe avuto grandi consensi”. Critica anche su Lombardo. Lui credo che abbia gia’ detto che rinnegare Cuffaro e’ da vermi e che assicurera’ una continuita’ con il suo governo mentre la Sicilia - ha concluso - ha bisogno di voltare pagina”.

Durante la conferenza stampa sono stati presentati anche i punti essenziali del programma della lista: trasparenza delle decisioni politiche, taglio dei costi della politica e degli sprechi nella formazione professionale, promozione delle imprese, soprattutto giovanili, investimenti sulla ricerca, sulla salute e sulla qualita’ ambientale. “Se andremo al governo - ha detto Alfano - dimezzeremo le retribuzioni dei deputati regionali ed elimineremo le auto blu ma pubblicheremo anche mandandoli su internet e in tv tutte le fasi in cui si fanno scelte importanti per i siciliani”.
Altro punto qualificante la ricerca: “Il governo Alfano - ha sottolineato la candidata presidente - dismettera’ le partecipazioni bancarie della Regione investendo il ricavato nella realizzazione di centri di ricerca gestiti con criteri rigorosamnete meritocratici”.

giovedì 28 febbraio 2008

Cuba promette aperture sui media


Il segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, è il primo rappresentante di uno Stato straniero ad esser stato ricevuto dal nuovo presidente di Cuba, Raul Castro, eletto alla guida del Consiglio di Stato appena domenica scorsa.
L’incontro, a porte chiuse, è arrivato a conclusione di una visita di Bertone a Cuba iniziata mercoledì scorso e dedicata ai rapporti tra le gerarchie cattoliche e le autorità comuniste dell’isola.
E sebbene non sia trapelato nulla del contenuto dell’incontro, Bertone aveva detto di sperare in un incontro “chiaro, sincero e di scambio”.
Lunedì, il Segretario di Stato Vaticano aveva sottolineato che il suo arrivo nell’isola coincideva con “un momento speciale, straordinario” e si era augurato che Raul Castro compisse “passi in avanti con una visione, se possibile, di sviluppo” tanto a Cuba che nell’ambito delle relazioni esterne.
Ed è proprio con la promessa di “maggiori aperture sulla stampa, sulla radio ed in alcune occasioni eccezionali anche in tv” nei confronti della Chiesa fattagli dalle autorità cubane che il segretario di Stato Vaticano, ha incontrato a L’Avana il successore di Fidel.
Una promessa che, se sarà mantenuta, potrebbe far aprire altre importanti porte.

mercoledì 27 febbraio 2008

Solidarietà agli anarchici dal Comune di Carrara e La Destra


Carrara non è solo la capitale del marmo ma anche quella dell’Anarchia che qui affonda parte delle sue storiche radici oltre che contare su un vasto seguito. Il caso, poi, ha voluto che presso il tribunale locale si decidesse gli esiti di una querela avanzata da Vittorio Emanuele di Savoia contro Joe Fallisi, esponente anarchico, che durante una cerimonia di alcuni anni fa, presso il cimitero di Carrara, espresse giudizi severi contro la ex-regal casa d’Italia. La città già in passato aveva espresso solidarietà alle componenti anarchiche. Sembrerebbe tutto normale, se a proporre un gesto di solidarietà morale non fosse l’unico esponente de La Destra, all’opposizione come tutto il Centrodestra, in consiglio comunale: Gianni Musetti che ha destato, con quest’atto, lo stupore di tutti.
Alle lettura dell’ordine del giorno, che riassumeva i fatti e impegnava il Consiglio ad un gesto di solidarietà formale verso la federazione Anarchica e Fallisi, è seguito un vivace dibattito. I consiglieri di Rifondazione Comunista, forza di maggioranza, hanno comunque promosso l’intervento del collega del gruppo di Storace chiedendosi ironicamente se avesse sbagliato schieramento. Leggermente differente la posizione promossa dal capogruppo del PD Carlo Martini, partito di Maggioranza, che ha chiaramente messo in dubbio le intenzioni di Musetti e chiesto alcune modifiche sul testo. Il presidente del Consiglio, Luca Ragoni, anche lui del Pd, prima di annunciare il voto, ha proposto a Musetti di potergli fare la tessera del suo movimento politico. Secca la replica di Musetti: “Non ha fatto alcuna inversione politica, a prescindere dalle singole idee credo che la difesa di certi valori vada comunque sempre onorata e salvaguardata. E ai colleghi comunisti ed ex comunisti voglio ricordare che ad ammazzare gli anarchici sono sempre stati quelli del loro partito”. Al momento della votazione, passata a larga maggioranza, si è registrato quello del Consigliere di Forza Italia Iginio Dell’Amico che ha ribadito la sua fede monarchica e per questo si è astenuto.
Gli anarchici, ed in particolare il Gruppo Germinal non hanno mai chiesto tale solidarietà: la solidarietà che chiediamo ed otteniamo tutti i giorni è quella dei cittadini, usando un termine più ampio, della città, noi non riconosciamo a nessuno il diritto di rappresentarci, così come siamo convinti che nessuno, per quanto eletto a maggioranza possa rappresentare i cittadini.
Il fatto che "la partecipazione Anarchica e libertaria è parte integrante della storia e del carattere sociale del popolo di Carrara" è dovuta unicamente al metodo e alla limpidezza delle azioni e delle lotte che gli Anarchici e i Libertari hanno portato e portano avanti quotidianamente sul territorio assieme ai cittadini, non certo ad interessi di bottega e/o ricerca di consensi elettorali.

martedì 26 febbraio 2008

Pannella: "L'attacco di Famiglia Cristiana dolorosamente ci inorgoglisce"


L'attacco all'intesa tra Pd e Radicali, dice Marco Pannella dopo l'affondo di 'Famiglia Cristiana' e l'offensiva del mondo cattolici, ''dolorosamente ci inorgoglisce''. Il leader radicale chiede poi alle ''massime autorità dello Stato'' di dire se queste posizioni non siano ''una realta' che si manifesta come pretesa totalizzante e totalitaria''. Pannella sottolinea che ''i Radicali italiani sono meno di 2.000 hanno un solo eletto in un municipio romano su oltre 350.000 eletti che gli altri partiti cumulano in Italia".

I 9 radicali che potrebbero essere nominati fra i quasi 1.000 che contano Senato e Camera - aggiunge - dovrebbero a quel che sentiamo essere sottoposti a vincoli di mandato non proprio costituzionali e legittimi. Contro questi Radicali si scatenano in poche ore 'Famiglia Cristiana', la stampa vaticana, il Pontefice e cardinali in tutti i tg, criminalizzando le idee favorevoli all'eutanasia di Luca Coscioni, di Pier Giorgio Welby e di Umberto Veronesi''.

''Vorrei rispettosamente ma pubblicamente sperare - e' l'invito di Pannella - che le massime autorita' della Repubblica ci dicano se non ci si trova dinanzi ad una realta' che si manifesta come a pretesa totalizzante, totalitaria. Siamo considerati e trattati come metastasi del tumore che minaccerebbe la vita non solo del nostro Paese ma ovunque nel mondo''.

''Solo questo e' un bilancio che dolorosamente ci inorgoglisce, perche' - osserva Pannella - ci si tenta di eliminare ormai anche fisicamente come immagine, in attesa di una piu' completa opera di disinfezione sociale. La nostra non violenza laica in realta' rappresenta la sola alternativa ad un potere impotente che per tranquillizzarsi illusoriamente ritiene possibile e necessario dominare abolendo il diritto del nostro popolo a conoscere per deliberare, a non essere unicamente costretto a ratificare le nomine istituzionali come correzione della Costituzione e della democrazia.

lunedì 25 febbraio 2008

Il più aristocratico dei Mestieri: Il Ladro!


Dopo la notizia del grosso colpo avvenuto nella piena serenità alla gioielleria di Milano la boutique Damiani mi viene naturale spendere due parole per il mestiere: ladro. Personalmente ne sono sempre stato affascinato, ovviamente il ladro che immagino io è un ladro gentile cortese e anche libertino insomma un pò anarchico.
Perchè dico che è il più nobile dei mestieri? Perchè è l'unico mestiere dove non si sfrutta e non si viene sfrtuttato! Non ditemi che rubando si crea danno allo stato, lo stato ruba miliardi dalle nostre tasche, lo stato ci avvelena con le sue logiche delle tasse è per sua esistenza un furto.
Al colpo di ieri a Milano ci pensa poi l'assicurazione. Ciò che mi lascia è un senso di bellezza, di artistico. Come potete descrivere diversamente il più nobile individualista di tutti i mestieri, nessun operaio, nessun morto sul lavoro, nessun comando, nessun salario, nessuno sciopero, insomma sfruttamento zero.
Come dimenticare il geniale e acculturato Fantazzini o come dimenticare l'anarchico con la A maiuscola Libertad passato alla storia per aver dato origine al leggendario Lupin.
Si non ho nulla da contestare al ''ladro'' anzi lo ringrazio è capace di farmi sognare e di farmi pensare. E' antistatale è individualista insomma è l'esempio per eccellenza è la piena presa della vita è la supremazia dell'individuo sulle regole sociali.
Senza commettere nessun crimine perchè alla fine: chi è piu criminale? lo stato e le banche che affamano o chi le ruba? ricordiamo: '' Lo stato si fonda sulla schiavitù del lavoro. Se il lavoro diventerà libero, lo stato sarà perduto." (Max Stirner)

"I radicali? Se fossero coerenti dovrebbero star fuori dal Pd"


La Bonino: «Di lei ho la massima
stima, le chiedo di restare
come ministro, non come radicale»


Orgogliosa Rosy, gentile con chi è gentile, dura con chi fa il duro: «Cappato stia attento a non provocare perché il patto con i radicali non è ancora stato firmato» replica al deputato europeo che ha rivendicato il diritto della futura pattuglia radicale nel Pd a «rompere i coglioni», a «discutere prima del voto, o no?».
Il ministro della Famiglia parla dal palco del Teatro Colosseo, scelto dai democratici torinesi per avviare la campagna elettorale con Fassino, Damiano, Turco, Vernetti, il segretario regionale Morgando e l’ormai onnipresente Antonio Boccuzzi, l’operaio-simbolo, il sopravvissuto al rogo della Thyssen.

Prima di affrontare il caso-radicali è tornata sulla vicenda dei Dico quale esempio «di legge sulla quale era stato raggiunto un punto di equilibrio per creare famiglie senza discriminazioni di sesso ed ha sbagliato chi avrebbe voluto fare di più». E per chi ha qualche dubbio su ciò che, per la pasionaria di Sinalunga, si deve intendere per cattolico impegnato in politica, ribadisce che «la nostra carta costituzionale riconosce la famiglia, ma non è contro il diritto delle persone, non è contro le loro scelte».

Fatta questa doverosa premessa, cosa dice a candidati radicali come Umberto Veronesi, l’uomo del testamento biologico, e a Silvio Viale, il ginecologo sostenitore della pillola abortiva?
«Candidati? E’ a loro che dovete chiedere se firmano il programma del Partito democratico e se rinunciano alle loro idee. Se sono coerenti non dovrebbero firmare e non dovrebbero candidarsi. Nel programma del Pd, a proposito di testamento biologico, sui diritti dei conviventi, sulla 194, sono scritte alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto stabilito o ricomincia a porre il veto su punti del programma quando vengono attuati».
Ha la stessa opinione di Emma Bonino capolista?
«Lo dico da componente cattolica di questo partito: ho una grande stima di Emma Bonino e a lei chiedo di stare nelle nostre liste da ministro e non da radicale. Così come chiedo a Paola Binetti di stare nel Pd da democratica e non da cattolica. Penso che ci dovremo limitare un po’ tutti».

Cosa che invece non sta avvenendo, o no?
«E’ sbagliato giocare a chi mette più bandierine, a dire “Se c’è un loro candidato allora ne metto uno mio”. Le estreme si autoalimentano e la forza del Pd dev’essere la logica opposta a quella dell’Unione dove uno compensava l’altro alzando la voce in una confusione generale che era la sola cosa percepita dagli italiani. La fatica sta nel trovare la sintesi, riscopriamo questa dimensione etica della politica, non creiamo divaricazioni strumentali ma lavoriamo per arrivare a una mediazione. Insieme».
Ha letto la difesa della 194 fatta dalla Federazione degli Ordini dei medici, cosa ne pensa?«Che il Pd rispetta l’autonomia dei professionisti della medicina, della scienza e della ricerca. Detto ciò, credo che questa presa di posizione sia l’ulteriore dimostrazione che sarebbe cosa buona accettare il consiglio di chi chiede di tenere fuori dalla campagna elettorale temi così delicati e importanti per la vita delle persone».
Intanto mercoledì i cattolici del Pd terranno un convegno-convention, e dai teodem ai cristiano-sociali senza dimenticare i popolari e i cattolici ex-Ds tutti saranno uniti nel chiedere garanzie per i loro parlamentari uscenti e ipotizzano nomi pesanti per le liste da contrapporre ai vari Veronesi e Viale. Lei ci sarà?
«Si, ci andrò, ma a patto che non facciano una corrente dei cattolici democratici nel Pd; pretendo piena cittadinanza nel partito ma non voglio una corrente per ottenerla»
A chi sostiene che l’aver imbarcato i radicali può essere una sottile strategia per favorire la Rosa Bianca e danneggiare il Pdl al Senato cosa replica?
«Che verso la Rosa Bianca vanno i cattolici del centrodestra e che i nostri cattolici è meglio tenerceli».

domenica 24 febbraio 2008

Si' dei radicali al Pd. Pannella: "Sara' una convivenza faticosa"


I radicali accettano la proposta del Pd di far confluire propri candidati nelle liste del partito di Veltroni. La decisione è stata annunciata dalla segretaria del partito dei radicali italiani, Rita Bernardini, e dal segretario dell'Associazione, Luca Coscioni, Marco Cappato, al termine di una riunione fiume durata sette ore, con Goffredo Bettini, coordinatore del Partito Democratico. Una scelta "subita", secondo i Radicali stessi, e ritenuta "meno efficace del collegamento di una lista radicale a quella del Pd".

"Prendiamo atto - si legge in una nota diffusa dai Radicali - che la nostra offerta di collegare la lista radicale al candidato Presidente del Consiglio Veltroni e al Partito Democratico si scontra con un pregiudiziale rifiuto, nonostante il sostegno che continua a giungere da personalità della cultura e della politica. "Ci assumiamo - si aggiunge - la responsabilità di subire l'impostazione alternativa di inserimento di candidati radicali nelle liste del Pd, nonostante continuiamo a ritenerla meno efficace per conquistare una maggioranza riformatrice in occasione delle prossime elezioni politiche. Comunichiamo perciò di accettare la base di partenza proposta dal Partito Democratico, che sarà ora necessario trasformare in un vero e proprio accordo politico-elettorale con il Segretario Veltroni".
"Abbiamo convocato - conclude il comunicato - per sabato e domenica prossimi la riunione Congiunta del Comitato di Radicali Italiani e del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni".
Pannella: "Sarà una convivenza faticosa"
"Quella con il Pd sarà una convivenza faticosa, laboriosa, difficile, ma importante". Marco Pannella commenta così l'intesa raggiunta, annunciando per domani un incontro tra Emma Bonino e Walter Veltroni. Per ora c'è questo cammino, vedremo se sarà un cammino di settimane o di decenni, ma io sui decenni non posso essere responsabile...".
"Il Partito democratico - fa notare Pannella - ha fatto una proposta, adesso è Veltroni che deve decidere". Spiegando il suo
via libera all'intesa, il leader radicale spiega che "alle volte bisogna avere l'umiltà di subire delle condizioni oggettive, noi le subiamo. C'è lo stile Castagnetti ad esempio che continua a riproporsi. Castagnetti - ricorda Pannella - è lo stesso che ebbe l'ignobile comportamento, credo con l'avvallo di Prodi, di porre la condizione della rinuncia al nome di Luca Coscioni all'accordo elettorale tra noi e l'Ulivo. Ma è un problema del Pd non nostro, noi saremo presenti nelle sue liste", conclude.

sabato 23 febbraio 2008

Diciamolo chiaro, se vince il P.D vince la destra!


Sembrebbe impossibile che dei post-comuunisti rimpiangono le grandi intese ma è così.
Ormai è chiaro e come ho sempre detto a certi amici ''pedini'', il nuovo soggetto politico che andrà creandosi si crea per il grande centro dove Berlusconi e Veltroni oltre l'aspetto fisico sostanzialmente non cambia niente. A denunciarlo è anche un campione di trasformismi l'on. Fausto Bertinotti il ''compagno'' che non vuole la guerra in Iraq ma che dopo un pò tutto sommato è una missione di pace.Gli scenari politici cambiano.....e continuano a cambiare, nel P.D. ora i problemi sono diventati i laici perchè offendono l'animo nobile dei cattolici. Loro portano troppi problemi con l'aborto e le offese alla chiesa ecc.. insomma si ritorna a parlare di problemi religosi ma a vincere è la chiesa.
cosa resta da fare? ora resistere e diffondere informazione e soprattutto: Non andate a votare!
Dal Corriere:
Ad aprire alla possibilità di larghe intese tra le forze politiche, in caso di pareggio alle elezioni, è stato Silvio Berlusconi a Matrix. Ma all'indomani delle dichiarazioni del leader del Pdl, arriva la replica di Walter Veltroni: «Larghe intese? È stato un errore non farle prima» afferma il segretario del Pd. «La gente - dice Veltroni - si domanda perché le larghe intese non sono state fatte prima. Hanno ragione, è una domanda che tutti si pongono. L'Italia politica arriva sempre dopo e perde il treno». Riferendosi poi al leader dell'opposizione di centrodestra, pur senza mai citarlo, Veltroni lamenta una chiusura nelle settimane passate proprio da parte sua e del resto del centrodestra. «Prima dice che non c'è bisogno di fare campagna elettorale perché convinto che loro hanno già vinto, poi in tv aggiunge che in caso di pareggio si dovranno fare larghe intese. Allora c'è qualcosa che non funziona. La campagna elettorale non è un giro per raccogliere pubblicità, è un dovere farla. Nelle settimane scorse più volte abbiamo rivolto un appello a scrivere insieme le regole del gioco ma si sono rifiutati». «Chi dice di no - aggiunge Veltroni - non rischia mai. Bisogna avere la capacità di dire sì anche quando è difficile dirlo. Se fosse stato detto sì quando noi abbiamo chiesto di farlo e quando Marini ha tentato di fare un governo» probabilmente adesso le riforme sarebbero più vicine. A questo punto, dopo le elezioni, «le riforme istituzionali si devono comunque fare insieme, mentre i governi devono restare separati».
(parole di destra)
Intanto lancio la petizione nazionale per gli indipendentisti e per l'indipendenza della Sicilia.
trovate la petizione da firmare qui: http://www.firmiamo.it/siciliaindipendentedomenicoletizia

Binetti al Giornale: non abbiamo bisogno dei radicali


Il Partito Democratico "'non ha bisogno dei radicali" perché rischiano di portare "conflittualità dentro il Pd", afferma la senatrice teodem Paola Binetti, sbarrando la strada a una candidatura dei radicali nelle liste del Pd.
"La loro presenza strutturata dentro il Pd sarebbe destabilizzante", afferma la senatrice cattolica in un'intervista al Giornale, contraddicendo la linea del segretario del Pd Walter Veltroni, che nei giorni scorsi ha detto che le liste del partito sono aperte a una candidatura di Emma Bonino e dei radicali.

La stessa Bonino ha fatto sapere che i radicali sono disponibili a entrare in una coalizione col Pd e a far parte di un gruppo parlamentare unico.
"Il no ai radicali non è una fissazione della Binetti, è una preoccupazione condivisa da tutti i cattolici... La presenza dei radicali comporta il rischio di far esplodere una conflittualità dentro il Pd", ha aggiunto la senatrice.
"Se si toccano i temi etici, le loro posizioni sono impossibili da condividere", ha aggiunto Binetti, citando questioni spinose come l'eutanasia o la linea antiproibizionista sulla droga.E sulla possibilità di uno scioglimento dei radicali, Binetti non ha esitazioni: "I radicali non si scioglieranno mai. Ne basta uno. Da lui come da una cellula staminale embrionale si rigenera tutto il partito".
Binetti invita quindi i radicali a correre da soli, e si dice contraria anche a un ingresso di singoli esponenti nelle liste del Pd: "Ma insomma, perché fare i ponti d'oro alla Bonino?... Mi sembra che abbia già avuto molto. Almeno rinunci all'ideologia".
Alla domanda se la corrente teodem possa ritrovarsi al centro con nuove compagnie, Binetti risponde escludendo che si possano fare da parte: "Perché mai dovremmo andarcene noi? Ma perché mai dovrebbero vincere loro?".

giovedì 21 febbraio 2008

I Radicali dicono sì al Pd: alla fine anche loro si son venduti


Alla fine, i radicali accettano la proposta del Pd di far confluire loro candidati nelle liste del partito di Veltroni. La decisione è stata annunciata dalla segretaria del partito dei radicali italiani Rita Bernardini e dal segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, al termine di una riunione durata sette ore, con Goffredo Bettini, coordinatore del Partito Democratico.

Dopo l'accordo, la Bernardini e Cappato hanno diffuso il seguente comunicato: «Prendiamo atto che la nostra offerta di collegare la lista radicale al candidato Presidente del Consiglio Veltroni e al Partito Democratico si scontra con un pregiudiziale rifiuto, nonostante il sostegno che continua a giungere da personalità della cultura e della politica. Ci assumiamo - aggiunge il comunicato - la responsabilità di subire l'impostazione alternativa di inserimento di candidati radicali nelle liste del PD, nonostante continuiamo a ritenerla meno efficace per conquistare una maggioranza riformatrice in occasione delle prossime elezioni politiche. Comunichiamo perciò di accettare la base di partenza proposta dal Partito Democratico, che sarà ora necessario trasformare in un vero e proprio accordo politico-elettorale con il Segretario Veltroni. Abbiamo convocato - conclude il comunicato - per sabato e domenica prossimi la riunione Congiunta del Comitato di Radicali Italiani e del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni».

La controproposta del Pd era arrivata per voce proprio del braccio destro di Veltroni, Bettini. Ad Emma Bonino e colleghi si propone un´alleanza dove, in cambio della rinuncia al simbolo dei Radicali, ci sarebbero un ministero per la stessa Bonino e altri nove posti in lista «in collocazioni sicure». Il tutto condito dal «riconoscimento di una parte del finanziamento pubblico in rapporto al numero dei parlamentari concordato», dal «10% degli spazi di informazione spettanti al Pd» e dalla «garanzia della presenza dei Radicali nelle trasmissioni di confronto politico più popolari».

Nel dibattito sull´ingresso dei Radicali, si era levata anche qualche voce fuori dal coro. Paola Binetti, senatrice teodem in quota Pd in un´intervista a Il Giornale ha dichiarato: «Il Partito democratico non ha bisogno dei radicali, la loro presenza strutturale dentro il Pd sarebbe destabilizzante, semplicemente per il loro stile e per le loro storie». «La presenza dei radicali comporta il rischio di far esplodere una conflittualità dentro il Pd – aggiunge – Ma non saremo noi ad andarcene». La pensa più o meno allo stesso modo Pierluigi Castagnetti: «Sono preoccupato - ha spiegato - perché ci sono alcune cose di questo eventuale accordo che non sono definite. Nessuno mette in discussione le qualità di Emma Bonino, che è stato un ottimo ministro e un ottimo commissario europeo, ma qui si tratta di un'operazione politica su cui ho delle riserve anche sul piano del consenso elettorale». Secondo lui, infatti, nelle elezioni del 2006 «ci fu un esodo da parte dell'elettorato cattolico a causa dell'ingresso dei Radicali nella coalizione».

Appello pubblico a Sinistra Critica


Appello pubblico del Partito di Alternativa Comunista a Turigliatto e Cannavò
Mentre i nostri militanti, con sforzo generosissimo, stanno raccogliendo le firme necessarie per la presentazione delle liste - uno sforzo titanico, dato che servono più di 2000 firme autenticate per ogni circoscrizione elettorale - apprendiamo che il Parlamento ha approvato un emendamento, presentato da Cannavò (Sinistra Critica), relativo al numero minimo di parlamentari necessari per la presentazione delle liste in tutte le circoscrizioni senza la necessità di raccogliere le firme.

La scorsa settimana, infatti, il Consiglio dei ministri aveva, con un decreto emanato a campagna elettorale già avviata, modificato la legge elettorale e previsto la possibilità, per i partiti aventi almeno due deputati nello stesso ramo del Parlamento (almeno due alla Camera o due al Senato, per intenderci), di presentare una propria lista e un proprio candidato premier alle elezioni, esentandoli dalla raccolta firme. Sinistra Critica - che ha, in virtù della candidatura nelle liste di Rifondazione Comunista alle elezioni politiche del 2006, un deputato (Cannavò) e un senatore (Turigliatto) - oggi ha presentato un emendamento, approvato quasi all'unanimità dalla Camera, che permette loro di presentare la loro lista alle prossime elezioni senza necessità di raccogliere le firme.

Pur ritenendo scandaloso il decreto legge nel suo complesso, che prescinde totalmente dal reale radicamento dei partiti nella società e consente ai singoli che, in questi due anni, hanno goduto di una poltrona parlamentare e finanziamenti pubblici di presentarsi alle elezioni creando dal nulla partiti e candidati premier, giudichiamo positivamente l'accoglimento dell'emendamento di Sinistra Critica, che di fatto risultava l'unica esclusa dal decreto salvaparlamentari. Tuttavia, crediamo che, se veramente Cannavò e Turigliatto intendono sanare, come affermano, "la lesione democratica" devono ammettere che è altrettanto ingiusto che forze politiche della loro stessa taglia - come il Partito di Alternativa Comunista - siano invece costrette a raccogliere decine di migliaia di firme in circa tre settimane. Il fatto di non aver goduto di seggi parlamentari e finanziamenti pubblici paradossalmente oggi ci penalizza, obbligandoci a impegnarci in un'impresa difficilissima, tanto più per un partito di giovani, operai e precari.

Facciamo quindi un pubblico appello a Turigliatto e Cannavò - che già hanno rifiutato la nostra proposta di unire le principali organizzazioni a sinistra dell'Arcobaleno in un comune fronte elettorale comunista, preferendo presentarsi con il loro nome, Sinistra Critica appunto (si veda il nostro appello, pubblicato anche dal Manifesto) - a essere coerenti nella battaglia per gli spazi democratici. Chiediamo loro di presentare in Parlamento un emendamento che abbassi il numero di firme necessario per presentare le liste alle prossime elezioni. Se l'emendamento non dovesse essere accolto, chiediamo a Sinistra Critica di aiutare nella raccolta firme i partiti come il nostro che, nonostante la presenza nelle lotte e nei luoghi di lavoro, sono gravemente discriminati da una legge elettorale antidemocratica. Cannavò ha pubblicamente ringraziato Rifondazione Comunista per aver votato il suo emendamento e aver compiuto "un gesto di civiltà": chiediamo a Cannavò, nei cui confronti non abbiamo mai nascosto divergenze politiche anche profonde - a partire dal suo sostegno ripetuto al governo Prodi, che abbiamo sempre aspramente criticato - di compiere appunto un semplice "gesto di civiltà".

Noi, comunque, andremo avanti nella nostra battaglia, con coerenza e caparbietà: sono ormai centinaia i banchetti presenti su tutto il territorio nazionale per la raccolta firme. Pensiamo che le elezioni non siano il baricentro dell'agire politico, che è invece nelle lotte: la nostra prospettiva è rivoluzionaria e anticapitalista. Tuttavia, le elezioni sono un'occasione di propaganda preziosa per far conoscere le nostre posizioni e, per questo, crediamo di avere il diritto di sfruttarla fino in fondo, con la possibilità concreta di presentare le liste nel maggior numero possibile di circoscrizioni

Fabiana Stefanoni

mercoledì 20 febbraio 2008

Carra: «I Radicali si sciolgano o i cattolici vanno via»


Onorevole, è pronto a fare i conti con Emma Bonino e Marco Pannella?
«La decisione dovrebbe arrivare oggi ma, se i Radicali accettano di candidarsi nelle liste del Pd, non vedo difficoltà».
Cioè? Non è preoccupato dalla possibilità di dover convivere con chi ha posizioni così diverse dalle sue sulle questioni etiche?
«Il Pd è un partito pluralista. Già adesso ci sono personalità che professano le stesse idee dei Radicali. Anzi, forse sono anche più spinti».
Ammetterà, però, che tra un radicale come Pannella e un cattolico come lei c'è un abisso.
«In molti casi le loro posizioni sono diverse dalle mie».
In molti casi?
«Certo. Ad esempio, anche se c'è una distanza totale sui temi etici, condivido alcune battaglie come quelle sulla giustizia e sul liberismo economico. E, comunque, pure nel centrodestra ci sono dei radicali che hanno posizioni diverse dai cattolici. Se Bonino e gli altri entrassero nelle nostre liste ci potrebbe essere una redistribuzione equa negli opposti pluralismi».
E se, invece, ottenessero l'apparentamento?
«Non si può pensare che un partito con una sua struttura e una sua identità possa apparentarsi con il Pd. Infatti è chiaro che, a quel punto, i Radicali si trasformerebbero in una spina nel fianco».
Scusi, ma Di Pietro lo ha ottenuto?
«Innanzitutto io mi fido di Veltroni che ha detto che si tratta di una fase transitoria e che, dopo il voto, l'Idv entrerà nel Pd. Inoltre è chiaro che, quella di Di Pietro, è una forza meno identitaria che non ha la storia dei Radicali».
Insomma, o dentro le liste o niente?
«Se entrano con il partito Radicale è chiaro che i cattolici dovranno andare da un'altra parte. Anche perché a quel punto, inevitabilmente, si creerebbe una divisione sui temi etici» Un po' come successe alle scorse elezioni?
«Esattamente. Abbiamo già visto cosa è successo nel 2006 con la Rosa nel pugno e l'Ulivo. Io credo che il centrosinistra oggi non abbia bisogno di divisioni».
Come quelle create dalle dichiarazioni fatte da Di Pietro sulle tv?
«Il Pd è un partito che si sta stringendo attorno ad un programma, diversificare le posizioni certo non aiuta. Non possiamo passare il tempo a rincorrere le dichiarazioni altrui».
Pentito di aver imbarcato il pm che la fece arrestare nel 1993?
«Dico solo che il Pd ha fatto un proprio programma.
Chi non lo condivide, come ad esempio la Sinistra Arcobaleno, può fare altro. Avere delle dissonanze è il modo migliore per perdere le elezioni e noi non vogliamo perderle. Questo ovviamente vale per l'esterno. Dentro il partito è bene che ci sia dialettica e che ci si confronti».
Quindi per ora resta dov'è?
«Se un giorno vedrò che nel Pd non c'è libertà di espressione e la necessaria rilevanza politica per me e per i miei amici, trarrò le dovute conseguenze. Ma fino ad ora non è accaduto».

Il problema ritengo che sia proprio quello della scomparsa dei Radicali non dell'uscita dal Pd dei cattolici cosa che sicuramente non accadrà.

martedì 19 febbraio 2008

Sinistra critica scende in campo


Un cerchio per tre quarti rosso e per il resto bianco. Tre parole chiave: ecologista, comunista, femminista. Falce e martello in primo piano. E' questo il simbolo con cui Sinistra Critica correrà alle prossime elezioni. La lista è stata presentata nel corso di una conferenza stampa alla Camera dal deputato Salvatore Cannavò e dal senatore Franco Turigliatto.
Una lista che avrà due candidati premier: oltre a Franco Turigliatto, Sinistra Critica punta anche su una donna, Flavia d'Angeli. "Non si tratta di un ticket, ma di un vero tandem", spiega Cannavò. Che, prima di tutto, ribadisce l'opposizione di sinistra Critica al decreto elettorale presentato dal governo e che prevede che non debbano presentare le firme le liste che hanno almeno due rappresentanti in una stessa Camera. "Abbiamo presentato in commissione - afferma Cannavò - un emendamento in cui si chiede che i parlamentari possano essere anche appartenenti a due Camere diverse. A parole tutti i gruppi hanno detto che era condivisibile, ma poi non si è votato e la decisione è stata rinviata all'Aula. Noi ripresenteremo il nostro emendamento in Aula perché vogliamo che ci sia parità di condizioni per tutti".
Cannavò ha motivato la scelta di presentare una lista di sinistra Critica. "Avremmo preferito una lista unitaria a sinistra dell'Arcobaleno - spiega - e crediamo sia stato un errore drammatico non presentarla. Noi siamo realisti e sappiamo che se ci va bene riusciamo a portare in Parlamento un esponente. Ma serve un'altra sinistra perché quella che si raccoglie sotto il simbolo dell'arcobaleno ha fallito: il fallimento del governo Prodi è anche frutto del fallimento del progetti di Bertinotti". Quanto alla scelta di proporre il simbolo della falce e del martello, il deputato di Sc sottolinea che "non è per nostalgia ma perché per la seconda volta la svolta a destra della sinistra coincide con i simboli buttati nel cestino" e poi perché "è il simbolo della fatica del mondo del lavoro".
Turigliatto ha spiegato che Sc è contro la guerra e a favore di un aumento dei salari che si realizzi non attraverso una mera riduzione delle tasse ma intervenendo sullo "sconcio dei profitti delle banche e delle imprese". "Il voto utile - aggiunge il senatore - è solo quello attraverso cui si sostengono le cose in cui si crede. Nelle nostre liste ci sono molte candidature di lavoratori. Noi non rappresentiamo i movimenti ma spiegheremo le loro ragioni".
Flavia D'Angeli ha sottolineato che "c'è bisogno di una sinistra in questo Paese che non si rassegni al realismo politico, una sinistra inerme e inutile, che in questi mesi ha soltanto detto ai lavoratori, ai giovani, ai precari: 'non si puo' fare'...".

Una cosa è sicura con il pcl e questo nuovo soggetto politico la falce e martello non è destinata a sparire

Domani nuovo incontro tra Pd e radicali


Domani è previsto un nuovo incontro a piazza Sant'Anastasia tra Partito democratico e radicali per trovare un'intesa sull'alleanza.
Lo ha riferito Emma Bonino nel corso di una conferenza stampa. Il ministro si è detta non interessata ai seggi, ai soldi, agli spazi tv che spetterebbero ai radicali in caso di apparentamento.
"Bisognerà ragionare sulla proposta del Pd che presumibilmente arriverà domani. Noi siamo gente seria, reale, di certo non subalterna".
Sulla sponda del centrodestra, fonti azzurre danno come definitivamente tramontata la candidatura di Giuliano Ferrara a sindaco di Roma.L'ipotesi più attendibile per la corsa alla carica di primo cittadino, sarebbe quella di Giorgia Meloni, attuale vicepresidente della Camera.
Parrini (Pd):“No ai commercianti radicali” Il consigliere regionale del Pd contrario all’accordo Pd-Radicali
“Sarebbe davvero opportuno che il Partito democratico dicesse la parola fine nella querelle con i radicali. Nella politica italiana si è visto di tutto, ma francamente è la prima volta che si arriva a monetizzare il valore di ogni parlamentare come stanno facendo i radicali che calcolano in 5 milioni di euro il valore della loro rappresentanza alla Camera e al Senato”. Così il consigliere regionale del Partito Democratico Gianluca Parrini commenta il possibile accordo tra il Partito Democratico e i Radicali in vista delle prossime elezioni politiche.
“E poi che c’azzeccano i radicali con il Pd? – conclude Parrini - il Partito democratico è un partito laico, non laicista. Veltroni e Franceschini compiano una scelta di coerenza abbandonando questa estenuante trattativa coi radicali, che ha più il sapore della transazione finanziaria che di un ragionamento politico”.

Il ragionamento di Parrini non è sbagliato ma non per il neonato Pd ma per lo storico partito dei Radicali che perderebbe la sua coerenza

Fiorello si iscrive all'Astensionismo


Lo showman torna ai microfoni di Viva Radio2 e riparte dall'antipolitica. Con un appello all'astensione. Eccolo: "Quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada. I politici devono fare qualcosa di concreto già prima delle elezioni, e non promettere e basta chiedendo voti. Invece di chiedere devono dare. Se non risolvono il problema dei rifiuti a Napoli, non votate".

Dopo una falsa partenza con qualche problema tecnico nei primi minuti di trasmissione, Fiorello e Marco Baldini hanno iniziato la puntata con un piglio insolito, agguerrito sul fronte politico-sociale. "Quest'anno - aveva annunciato Fiorello sulle prime battute (presente in studio anche il direttore generale della Rai, Claudio Cappon) - Viva Radio2 andrà avanti senza censure". E ancora: "Non parleremo di politica perché siamo vicini alle elezioni, in clima di par condicio".

Nonostante le premesse, i due si sono scatenati lanciando anche un sondaggio e invitando gli ascoltatori a inviare sms con le loro proposte per risolvere l'emergenza rifiuti. Tra i messaggi ricevuti, uno che diceva "Andiamoci a votare, e scriviamo sulla scheda: io mi rifiuto".
"Risolvere i problemi ai cittadini non è mestiere nostro ma dei politici. Loro però non fanno niente quindi prendiamo in mano noi la situazione".

Cuba cambia,inizia il dopo-Fidel


Il commissario europeo allo Sviluppo, Louis Michel, ha annunciato oggi tramite il suo portavoce di aver "preso atto dell'annuncio di Fidel Castro circa la rinuncia a un nuovo mandato presidenziale a Cuba".
Michel si recherà a Cuba, per una visita prevista da tempo, dal 5 al 7 marzo, ma l'agenda non è ancora definita, ha spiegato il suo portavoce, e non si sa quindi se il commissario incontrerà Fidel Castro. Le relazioni dell'Unione europea con Cuba non sono particolarmente sviluppate, esiste però una Posizione comune assunta nel 1996 e rinnovata nel 2007, nella quale i Paesi europei incoraggiano un processo pacifico di transizione democratica, si augurano il rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti umani e auspicano un miglioramento del livello di vita dei cubani. Michel a Cuba dirà che la Ue si augura possa nascere un dialogo costruttivo con le autorità di governo e la società civile.
Per il pomeriggio è stato annunciato un commento più ampio sulla scelta di Fidel Castro. Con alle spalle solo un piccola isola caraibica, Fidel Castro, nel bene e nel male, è stato uno dei grandi protagonisti della storia mondiale della seconda parte del secolo scorso e degli inizi del nuovo millennio. Rivoluzionario per gli ammiratori e dittatore per i critici, si è misurato con grande acume politico nella Guerra Fredda, ha resistito al crollo dell'Urss e alle incessanti bordate - embargo e 600 attentati, a suo dire - degli Usa. Forte di inossidabile carisma e fascinosa oratoria, ha giocato, per 50 anni, un ruolo di rilievo nelle vicende dell'America Latina. Nato a Biran nel 1926, figlio di ricco proprietario terriero emigrato dalla Galizia, Fidel Alejandro Castro Ruz, studia prima nei collegi La Salle e Dolores di Santiago de Cuba e, poi, dal 1941 al 1945, a L'Avana, nell'esclusivo Belen, la più famosa scuola gesuita. Quando nel 1945 si iscrive alla facoltà di legge comincia subito il suo impegno politico fino alla candidatura pochi anni dopo, nel 1952, alle presidenziali. Obiettivo frustrato per il golpe del 10 marzo di Fulgencio Batista. La sua risposta è l'assalto alla Caserma della Moncada, luglio 1953. Un disastro. Il gruppo viene decimato e Castro viene condannato a 15 anni di prigione. Dopo 22 mesi di carcere, amnistiato, va in esilio negli Usa e poi in Messico dove conosce Ernesto 'Che' Guevara. Con lui, il fratello Raul ed altri 79 volontari, nel 1956 sbarca, a bordo del 'Granma', nell'isola. Il gruppo viene decimato: sopravvivono in 16, si rifugiano nella Sierra Maestra, e dopo due anni di guerriglia il dittatore è costretto a fuggire. L'1 gennaio 1959, Castro ed i suoi 'barbudos' entrano trionfalmente a L'Avana. Il 16 febbraio Fidel assume l'incarico di comandante del Governo Rivoluzionario e delle Forze Armate e due anni dopo dichiara 'socialista' la sua rivoluzione e comincia ad essere chiamato 'lider maximo'. Da allora comincia un lungo cammino costellato di avvenimenti che spesso hanno una ripercussione a livello mondiale come nel 1962 per la crisi della Baia dei Porci. Solo di fronte alla malattia, 19 mesi fa, ha di fatto lasciato le redini del potere, a cui oggi ha ufficialmente rinunciato.
Fidel ha fatto il discorso politico più lungo del mondo nella storia della politica: 7 ore e 15 minuti di fronte al Parlamento cubano, il 24 febbraio del 1998. L'altro record riguarda gli attentati: per ucciderlo sono stati messi a punto 637 piani. Uno anche con sigari-bomba (ordito dalla Cia). Tutti, chiaramente, falliti.

Roma: oggi incontro su golpe mediatico


Oggi martedì 19 febbraio alle ore 11, presso la sala stampa di Montecitorio, verranno presentate nel corso di una conferenza stampa le prove del processo avanzato e veloce di legalizzazione del golpe mediatico in corso, a poche ore dall’approvazione del Regolamento par condicio da parte della Commissione parlamentare di vigilanza. Partecipano: Emma Bonino, Ministro per le politiche comunitarie e del commercio internazionale, Marco Beltrandi, relatore del Regolamento par condicio della Commissione parlamentare di vigilanza, Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, Carla Rossi, professoressa ordinaria di statistica Università di Roma-Tor Vergata e Gilberto Corbellini, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e professore ordinario di storia della medicina Università di Roma- La Sapienza.

lunedì 18 febbraio 2008

Pd-Radicali: trattativa in stand by


Stand by nella trattativa tra Partito Democratico e Radicali. A quanto si apprende, i democratici, pronti a fare una proposta nero su bianco in giornata dopo l'incontro di domenica sera Bettini-Cappato-Turco, non avrebbero gradito l'uscita di Emma Bonino a 'Radio Radicale'. Il ministro alla radio ha sottolineato che in caso di apparentamento con il Pd i Radicali, portando a casa il 2%, avrebbero avuto diritto a 12 deputati e 3 senatori, cinque milioni tra rimborso elettorale e finanziamento pubblico e adeguati spazi in tv per la campagna elettorale. Parole che al 'loft' sono state lette come un 'rilancio' in una trattativa che si stava avviando a una conclusione. A questo punto il Pd - sempre a quanto si apprende - ritenendo in qualche modo sorpassato il punto della trattativa al quale si era giunti ieri avrebbe deciso di non inviare più la propria proposta a largo di Torre Argentina, ma di incontrare direttamente Bonino e gli altri per fare una proposta e avere una risposta in un senso o nell'altro. Dal fronte radicale si sottolinea però che quella di Bonino é stata una "fotografia oggettiva di quello avrebbe potuto essere se ci avessero trattato come Di Pietro" e la reazione del Pd risulta quindi "incomprensibile". Si aspetta comunque la proposta dei democratici che dovrà poi essere discussa con il partito. "Certo - osserva un dirigente radicale - sarebbe difficile spiegare la decisione di decapitarsi in cambio di 7-8 seggi e senza avere neppure gli spazi di comunicazione per spiegarlo. Comunque, quando avremo la proposta faremo un dibattito fra di noi e decideremo".
Pannella, intanto, annuncia che raccoglierà firme per il Pcl di Ferrando.

Polizia merda! gridiamolo forte!


L'emergenza rifiuti torna a creare tensioni in Campania. Questa mattina sulla statale 90 "delle Puglie", all'altezza del bivio di Villanova del Battista (Avellino), ci sono stati tafferugli tra forze dell'ordine e manifestanti che si oppongono al passaggio delle trivelle dirette a contrada Pustarza di Savignano Irpino, il sito individuato dal commissario straordinario Gianni De Gennaro per una discarica capace di contenere settecentomila tonnellate di rifiuti.

Il presidio dei manifestanti, circa 250, ha fatto barriera al passaggio delle quattro trivelle scortate da circa 300 poliziotti in assetto antisommossa. Sono state anche incendiate balle di fieno che hanno prodotto una densa nube nera sulla zona. Le forze dell'ordine hanno tentato di liberare la sede stradale e ci sono stati contatti ravvicinati con i manifestanti, alcuni dei quali sono stati medicati presso l'ospedale di Ariano Irpino. Tra questi anche un giornalista di un'emittente televisiva locale. Sul posto si è recato il sindaco di Ariano Irpino, Domenico Gambacorta. Al momento, la situazione è di stallo con manifestanti e poliziotti che si fronteggiano a distanza.
Nella notte i problemi si sono concentrati invece nel napoletano dove in diverse località sono stati dati alle fiamme cumuli di rifiuti. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire per spegnere 55 diversi roghi. Tra le situazioni più gravi quella che si registra a Melito, dove ormai i sacchetti di rifiuti hanno invaso quasi tutte le strade, tra cui un tratto della Circumvallazione esterna di Napoli, un'arteria percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli.
Qui la scorsa notte è stato appiccato un vasto incendio lungo la strada che collega la variante di Melito alla Circumvallazione esterna di Napoli. La densa colonna di fumo che si è levata ha invaso tutta la zona, avvelenando l'aria e costringendo centinaia di famiglia a stare in casa con le finestre chiuse. Finora i pochi interventi eseguiti per la rimozione dei sacchetti, nonostante le rassicurazioni date, non hanno avuto l'effetto sperato. I cumuli, tra produzione quotidiana e giacenze accumulate nelle scorse settimane, sono ancora lì, rappresentando una vera e propria minaccia per la salute pubblica.

Alleanza con i Radicali: si decide della natura del Pd


Sono ore cruciali, queste; non solo per i Radicali Italiani, ma forse soprattutto per centinaia di migliaia di simpatizzanti del Partito democratico. Qui si tratta di comprendere l'intima natura del Pd e il senso della sua iniziativa politica. Che valore avranno per Walter Veltroni e i suoi il diritto, la libertà, la laicità, il vissuto delle persone? Non ci sono documenti che reggano: la vera "carta dei valori" verrà scritta entro lunedì e sarà data dall'alleanza (o meno) con la lista
E inoltre: come pretendere di "fare gli americani" e di ispirarsi a Barack Obama ("we can!") rifiutando l'intesa con coloro che da sempre lottano per la riforma anglosassone della politica italiana? Che credibilità può avere chi prospetta il bipartitismo e poi si arena nelle secche della più classica geometria politica (con paralogismi quali "per conquistare il centro occorre moderazione"; "per essere moderati è d'uopo farsi votare dai cattolici", ecc.)? Come se non esistesse una grossa fetta di ceto medio "moderata" e laica (composta da credenti e non).
Stia attento il gruppo dirigente del Pd: se l'alleanza con Di Pietro e il mancato accordo col Partito socialista hanno già deluso tanti, il sentimento che emergerà dall'esclusione dei Radicali potrebbe andare ben oltre l'amarezza. Non è (solo) di aritmetica che si parla ("quante divisioni militari ha il Papa?"), ma del Dna del nuovo contenitori e della sua credibilità agli occhi di non pochi italiani.

domenica 17 febbraio 2008

Uno sciopero della fame per la sopravvivenza dei Radicali


Agli inizi di una campagna elettorale definita da molti anomala, siamo di fronte ad uno scenario mai presentatosi prima: i maggiori partiti si sono resi conto della necessità di cambiamenti almeno per quanto riguarda la questione delle coalizioni.
Queste ultime sono sempre state infatti il cruccio per la governabilità. Essendo la nostra cultura politica frammentata, si è sempre reso necessario da parte dei partiti la formazione di alleanze che potesso portare ad ottenere la maggioranza all’interno dei due rami del parlamento.

Questa dinamica ha poi successivamente dato adito ad un meccanismo di “ricatti”; secondo il quale anche piccoli partiti potevano avanzare pretese in nome di quello strategico pugno di voti, senza il quale la coalizione sarebbe caduta. In questa campagna elettorale i maggiori partiti hanno invece dichiarato che correranno da soli o che perlomeno faranno delle alleanze ristrette.
Tutto ciò non fa altro che soffocare, forse fino alla scomparsa i partiti minori, ovvero tutti quello che rischiano di non aggiudicarsi nemmeno il 4% dei voti, rischiando cosi di essere tagliati fuori dall’arena parlamentare.
Questo è il caso dei Radicali.
Un tam tam mediatico, fatto partire da alcuni sostenitori del partito avrebbero perfino proposto a Pannella di immolarsi per la libertà con uno sciopero della fame e delle sete definitivo.
Definitivo nel senso che il grande Marco dovrà scioperare fino alla morte in diretta tv. Una proposta estrema che dimostra però l’allarme dei piccoli partiti.
Secondo Pannella, il quale parteciperà all’assemblea del Pd, per barattare un’alleanza, “domani all'assemblea del Pd si gioca il futuro di quel partito, e non quello dei radicali perche' non credo che, dopo 52 anni, riescano ad ammazzarci completamente".
Pannella si augura che il leader del Pd accolga l'alleanza con il partito radicale, altrimenti l'unica spiegazione e' quella della volontaria "messa a morte" dei radicali:
"E’ quasi certo, se nessuno ammette in coalizione i radicali stavolta, non potendo fare il 4%, scompaiono. Questa e' la posta in gioco

sabato 16 febbraio 2008

Pannella 100% vado al massimo


Il “caso Napoli” sull’aborto continua ad alimentare polemiche e veleni: così, l’annunciato faccia a faccia sull’argomento tra il leader radicale Marco Pannella e il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara si è risolto nel giro di 20 minuti.
Appuntamento alla tra-smissione tv Unomattina, diventata teatro di un colorito fuori programma con grida e improperi di Pannella contro l’inventore della lista “Pro-life”, reo di aver chiesto di sostituire al confronto due finestre, una per sé e una per il leader radicale, nelle quale ognuno potesse sostenere le proprie posizioni senza contraddittorio.
Pannella non ha acconsentino a discutere di aborto in un teatro.
Sul caso di Silvana, la donna al centro dell’intervento della polizia nel Policlinico di Napoli subito dopo l’in-terruzione di gravidanza, il Garante della Privacy ha annunciato di aver dato il via ad accertamenti. In un comunicato il Garante ha spiegato di aver chiesto alla questura di Napoli, alla procura e all’azienda ospedaliera “circostanziate notizie e informazioni”, allo scopo di “valutare gli eventuali profili di propria competenza riguardo al rispetto dei diritti della persona interessata”.
Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini è intervenuto. La legge 194 «non va modificata, perché rappresenta il massimo punto di equilibrio e compromesso possibile, tuttavia va applicata in tutte le sue parti», ha dichiarato l’esponente centrista. Tuttavia, ha aggiunto, «contesto l’idea di Berlusconi e di Veltroni di lasciare fuori dalla campagna elettorale i temi eticamente sensibili, ma posso capire che poiché all’interno dei loro partiti ci sono posizioni sono molto diverse non faccia comodo parlarne. Io credo però che dei temi eticamente sensibili bisogna parlare». «È una strumentalizzazione che non ha né capo né coda - ha dichiarato invece Antonio Di Pietro - il voler introdurre nella campagna elettorale un tema, come quello dell’aborto, che non dovrebbe far parte dei punti di revisione di un programma di governo, visto che si tratta di un diritto acquisito».

''Personalmente mi ritengo contrario ad un'alleanza tra Radicali e Pd, e spero che il partito dei Radicali non sparisca perchè come ha dichiarato Pannella i Radicali difficilmente arriveràno al 4%. Con la scomparsa del Partito Radicale si perde un pezzo di cultura della nostra società. Questo non cambia le mie idee sul non voto.''
Domenico Letizia

venerdì 15 febbraio 2008

Nasce il nuovo Partito Semi/Fascista


Lo chiamano "decreto truffa" e denunciano il fatto di essere l'unico partito con rappresentanza parlamentare obbligato a raccogliere le firme per presentare le proprie liste elettorali. La pecora nera è La Destra, i cui dirigenti sono infuriati, e molto, contro il governo.
Il candidato premier Daniela Santanchè ha preso contatti con il Quirinale invitando il Capo dello Stato a non sottoscrivere il decreto del governo che, spiega, "fa un'inaccettabile distinzione tra parlamentari nazionali ed europei". Le brutte notizie per il partito di Francesco Storace finiscono qui, però. Oggi, infatti, La Destra annuncerà l'accordo raggiunto con la Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli: nasce ufficialmente la cosa nera.

Giornata densa di incontri anche nel Polo delle libertà. Il tavolo per le candidature dove siedono paritariamente Fabrizio Cicchitto, Sandro Bondi, Elio Vito, Renato Schifani, Mariastella Gelmini, Claudio Scajola per Foza Italia, Ignazio La Russa e Altero Matteoli per Alleanza nazionale, ha definito lo schema per l'assegnazione delle candidature.

Si parte dalla fotografia degli attuali gruppi parlamentari, come base per spartire i seggi tra i due partiti. Il resto sarà assegnato in ragione di quattro sondaggi commissionati ad altrettanti istituti di ricerca, che simuleranno il gradimento elettorale di Fi, An e piccoli già arruolati. Sempre ieri i dirigenti finiani hanno presentato la nuova campagna di comunicazione che andrà in diffusione da qui all'8 marzo, giorno in cui comincerà il battage unitario del Pdl. Il simbolo è quello nuovo, con la scritta Berlusconi presidente", ma con un richiamo ad An nello slogan: "Più sicuri. C'è Alleanza". Il portavoce del partito Andrea Ronchi ha voluto rassicurare gli elettori: "Alleanza nazionale c'è, non si scioglie, è presente con tutte le sue strutture nel progetto politico del Pdl". Alle amministrative, An non correrà con il suo simbolo, ma sotto le insegne del Pdl in abbinata con Forza Italia.


Storace si quota al 6%: Non tradiamo la nostra gente
“Storace avrebbe voluto allearsi, una scelta non è mai un obbligo”. Così il leader della Destra Francesco Storace, ospite di “Panorama del giorno”, inizia a spiegare a Maurizio Belpietro l’iter della sua mancata candidatura nella lista del Pdl. “Noi avremmo voluto scegliere di stare con Berlusconi con la nostra presenza – precisa -. Quello che sta accadendo è abbastanza curioso. Dopo 60 anni di democrazia per scelta di Alleanza Nazione e di altre forze politiche gli elettori si dovrebbero trovare secondo le volontà di alcuni una scheda elettorale in cui scompare ogni riferimento alla Destra organizzata in ogni lato del paese. Per raggiungere questo obiettivo – aggiunge - bastavano i comunisti non c’era bisogno della firma del centrodestra al governo”. “Lei fino a qualche tempo fa faceva parte di Alleanza Nazionale poi è uscito in polemica con Gianfranco Fini” incalza Belpietro. Non con Fini ma “con le scelte di Gianfranco Fini puntualizza Storace che è poi chiamato dal direttore di Panorama a spiegare perché, dopo la nascita della Destra, ci sia “qualche altro problema”. “Berlusconi è venuto alla nostra assemblea costituente a novembre e dopo il mio intervento di saluto è salito sul palco e ha detto ‘qui mi trovo a casa mia, qui sono i miei valori, voi siete casa delle libertà’. Ricordo come fosse adesso – prosegue Storace - quelle parole. Noi siamo usciti, parte di noi perché larga parte del nostro schieramento vede affluire persone che non hanno mai fatto esperienza politica e questo è un dato interessante. Parte di noi è uscita da Alleanza Nazionale perché non condividevamo la scelta in prospettiva di confluire nel Partito popolare europeo. Una scelta legittima di Fini che noi legittimamente non condividevamo. Volevamo stare al fianco di Berlusconi ma se per votare Berlusconi bisogna iscriversi al Partito popolare europeo significa cancellare tutto quello che siamo”.

“Ci avevano offerto di entrare nel Partito delle libertà garantendoci l’elezione dei parlamentari uscenti e magari qualche cosetta in più. Ecco – dice ancora il leader della Destra a ‘Panorama del giorno’ - noi non siamo nati per tradire la nostra gente. Questo è il problema. Non vogliamo regali da alcuno, non vogliamo soldi, non vogliamo seggi garantiti, vogliamo semplicemente conquistare con i nostri voti i nostri seggi. Credo che in democrazia questo sia ancora consentito. Lo volevamo fare a fianco di Berlusconi, lui si assume la responsabilità di dire che i voti della Destra non gli interessano. E’ questo il motivo – continua parlando della candidata della sua formazione alle prossime elezioni - per cui correremo con Daniela Santanchè candidato premier in una campagna elettorale che sarà anticasta. Contro tutte le caste”. Belpietro poi chiede lumi a Storace sulla sua candidatura a sindaco di Roma. “Credo ci sia la necessità di dimostrare la presenza della Destra in tutto il paese. Non possiamo accettare la mortificazione di un popolo”. E alla domanda se “è vero che sta cercando di conquistare un po’ di parlamentari di An e anche da altri schieramenti”, Storace ricorda che “ha già aderito l’ex ministro leghista Pagliarini che è una persona degna di rispetto”. E ancora: “Io non sto facendo campagna acquisti. Siamo in mezzo al popolo par fare recupero crediti casomai, nel senso che andiamo a chiedere consensi perché dobbiamo ridare speranza ai cittadini. Finché ci sono giochetti, come li chiama Berlusconi, però i giochetti sono di altra natura. Ci è stato chiesto di fare la lotta, si è fatta la lotta, per semplificazione della politica, con meno partiti. Si è poi arrivati all’aumento esponenziale dei poli in lista. Questo vuole dire qualcosa. Vuol dire che l’offerta politica non è sufficiente”.

“Lei però sta facendo nascere un altro partito” incalza Belpietro nell’intervista a “Panorama del giorno”. “Se io fossi direttore di Panorama – risponde Storace - e domani mi offrissero di fare il redattore in un giornale unificato personalmente ci rimarrei un po’ male”. “Allora è una questione personale?” chiede ancora il direttore di Panorama. “No – risponde il segretario della Destra -. Parliamo di idee in questo caso. Il giornale è un prodotto di idee, non è un fatto personale. Allora vorrei dire che io ho l’intenzione di poter rappresentare una comunità che con sacrificio si è messa insieme. Vorrei capire se questo è un delitto in democrazia. Questa comunità voleva sostenere la battaglia di Berlusconi contro alleati sleali e contro gli avversari che ha di fronte. Purtroppo Berlusconi ha preferito quelli che fino a 15 giorni fa lo prendevamo letteralmente a mattonate. Io non l’ho dimenticato”. “Allude a Fini?” chiede Belpietro. “Lo avete scritto sui giornali quello che ha detto Fini nei confronti di Berlusconi - ‘ricatto sulla legge Gentiloni, san Babila una cosa di plastica, siamo alle comiche finali’ -. Queste sono cose che abbiamo letto fino a 15 giorni fa. Adesso scoppia l’amore e al posto dei voti ci sono i veti”. E alla domanda “nei sondaggi a quanto viene data la Destra?”, Storace risponde: “Non abbiamo i quattrini, noi abbiamo solo l’entusiasmo che è tanto e che è incontenibile”. E quando Belpietro gli fa notare che “una sua parlamentare sostiene che siete al tre per cento”, il leader della Destra precisa: “Credo che quello sia il sondaggio riferito a quando stavamo nella coalizione. Fuori dalla coalizione prenderemo almeno il doppio dei voti”.

Acerra turistica e l'Inceneritore fa bene

il promo di beautiful country:

giovedì 14 febbraio 2008

All'ex presidente di Grenpeace Italia: Venduto!


La prima mossa di Ganapini? Finanziare
il termovalorizzatore di Acerra con 25 milioni
Giovedì e venerdì la commissione Ue in Campania per verificare lo stato della crisi dei rifiuti e decidere l'applicazione delle sanzioni

La prima mossa di Walter Ganapini suona quasi come una terribile legge del contrappasso. Lui, ex presidente di Grenpeace Italia, lui strenuo oppositore dei termovalorizzatori si trova a dover firmare - nella sua nuova veste di assessore regionale all'Ambiente - un provvedimento che finanzia il completamento del termovalorizzatore di Acerra. Venticinque milioni di euro che dovranno consentire di procedere più speditamente. «Negli scorsi giorni - dice il governatore Bassolino - ho incontrato più volte sia il commissario De Gennaro che il commissario Sottile. Entrambi hanno avanzato la richiesta formale di disponibilità della Regione a sostenere finanziariamente, con risorse adeguate e aggiuntive, lo sforzo del Commissariato per fronteggiare l'emergenza rifiuti e per favorire il rientro nella gestione ordinaria».
Poi aggiunge: «Ho subito incaricato i nostri uffici di compiere tutte le verifiche tecniche e amministrative del caso e oggi – d’intesa con il neo-assessore all’Ambiente Ganapini - posso dire che siamo pronti a mettere a disposizione del commissariato, che li gestirà direttamente, 25 milioni di euro di fondi FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate) per la ripresa dei lavori di completamento del termovalorizzatore di Acerra. Già nei prossimi giorni definiremo l'intesa con il Commissario Sottile e col ministero delle Attività Produttive per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che permetterà di utilizzare subito queste risorse».
Come già aveva annunciato, Ganapini si mostra flessibile sul termovalorizzatore di Acerra, evitando guerre ideologiche su un impianto che ne ha già visto tante.
Una delegazione della Commissione europea sarà giovedì e venerdì in Campania per verificare sul campo quanto si sta facendo per risolvere la crisi dello smaltimento dei rifiuti. La missione è guidata dalla responsabile della direzione ambiente dell’esecutivo Ue, Pia Bucella. «I funzionari avranno così modo di vedere con i loro occhi quanto sta avvenendo in Campania», ha rilevato una fonte della Commissione ricordando che il 31 gennaio scorso Bruxelles ha dato un mese di tempo all’Italia per fare tutto il possibile per affrontare adeguatamente la situazione ed evitare così il deferimento alla Corte di giustizia del Lussemburgo. «La situazione in Campania è intollerabile e capisco molto bene la frustrazione dei cittadini campani», aveva rilevato il commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas in occasione dell’ultimo avviso lanciato all’Italia.

NO ALLA VIVISEZIONE!!

Manifestazione degli anarchici: condanna del Consiglio Provinciale


Gli atti avvenuti a Bologna durante la manifestazione organizzata dai gruppi anarchici sabato scorso, sono stati condannanti ieri dal Consiglio provinciale in un ordine del giorno presentato da An e FI, emendato dal Pd e sottoscritto anche dall’IdV. Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli (Sd, Pd, FI, An, IdV) e 6 contrari (Sd, Prc, PdCi, Verdi). Nel documento si condannano, tra l’altro, gli atti rivolti contro il monumento che ricorda la battaglia della Bolognina e si “apprezza la posizione assunta dagli organi di Stato decisi a perseguire i numerosi e ingiustificabili eccessi operati dai manifestanti”.
L’odg inoltre si augura che “non abbiano più a verificarsi episodi di tal genere che offendono la memorie di chi è caduto battendosi per la libertà di tutti gli italiani, anche attraverso una forte ed efficace forma di prevenzione da parte delle autorità preposte, per assicurare ai cittadini bolognesi il diritto di vivere in sicurezza”.
Sullo stesso argomento era stato presentato dai gruppi Sd, Rc, PdCi e Verdi, un altro ordine del giorno che è stato però respinto.Anch’esso condannava gli atti di vandalismo, in particolare quelli contro il monumento che ricorda la battaglia partigiana della Bolognina, auspicando che nel futuro “le autorità preposte agiscano con rigore contro ogni atto di intolleranza che, in questo caso come nei casi di aggressioni e pestaggi a danno di militanti di sinistra, rende insopportabile il clima della convivenza della città di Bologna e offende la memoria di chi è caduto battendosi per la libertà di tutti gli italiani”.

mercoledì 13 febbraio 2008

COMUNICAZIONE URGENTE


La Segreteria Nazionale del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia informa iscritti, sostenitori, simpatizzanti e tutti coloro che desiderino partecipare alla raccolta delle sottoscrizioni e delle candidature per le imminenti elezioni politiche, regionali ed amministrative di mettersi tempestivamente in contatto con l'indirizzo di posta elettronica mis1943@gmail.com per ricevere dettagliate indicazioni.

Catania, 13 Frivaru 2008

A cura della Segreteria Nazionale del M.I.S.

Sinistra Arcobaleno presenta simbolo, via falce e martello


Oggi la Sinistra Acobaleno ha presentato il proprio simbolo alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile in cui c'è l'arcobaleno ma non più, come del resto era stato annunciato, lo storico simbolo della falce e del martello.
"Non c'è più falce e martello? Benissimo. Quello è uno dei simboli moderni più importanti, ma qui parliamo di un simbolo elettorale", ha detto Fausto Bertinotti, presidente uscente della Camera e candidato premier della lista.



"Qui c'è un nuovo simbolo per una nuova sinistra", ha aggiunto in occasione della presentazione, avvenuta in un bar della capitale. "Nasce una sinistra colorata, plurale, dalle radici antiche ma con l'immagine del futuro".
Meno felice, invece, almeno per la scelta iconografica, il leader del Pdci Oliviero Diliberto: "Avevo chiesto il simbolo di tutti e quattro i partiti, non solo la falce e martello. Non c'è e me ne dispiace, ma questa è la sinistra".
Il contrassegno contiene le parole "La Sinistra" in rosso e in caratteri più grandi e "l'Arcobaleno".

"Il voto utile per superare la precarietà nel lavoro, per l'ambiente e per la laicità è quello alla Sinistra Acobaleno", ha detto ai cronisti il presidente del Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.
La Sinistra Acobaleno "non la vedo come una coalizione elettorale, è il centro della nascita di una sinistra unitaria", ha commentato ancora Bertinotti.
PER BERTINOTTI LA LISTA "UN ATTO DI SPERANZA"
Per Bertinotti, la lista della Sinistra Arcobaleno è "un atto di speranza, quello di coloro che ripartono".
Alla domanda se aspiri a ottenere il 10% dei voti, Bertinotti ha risposto: "On s'engage" (Ci si impegna).
Non è mancato un attacco indiretto al Pd: "L'americanizzazione della politica italiana cancellerebbe la sinistra e con essa tutte le domande di cambiamento della società".

Bertinotti ha quindi chiesto "un forte successo elettorale per poter impedire ogni forma di governo di coalizione".
All'evento non ha partecipato Fabio Mussi, ministro uscente dell'Università e della Ricerca e coordinatore di Sd, sottoposto ieri a un trapianto renale a Bergamo.

Anche I Radicali pronti alla vendita, un buon partito e una brutta fine



I Radicali ci provano. E di certo non hanno paura di scomparire. «Ci dicono ogni anno che sono pronti i nostri funerali - s'arrabbia Emma Bonino - ma da quando sono in questo partito ho accompagnato tanta gente e tanti simboli ai funerali. Ma non noi».

E allora stamattina la Bonino prenderà sotto braccio Marco Pannella a piazza Sant'Anastasia ed entreranno nel loft del Partito democratico.
Lì li aspetterà Walter Veltroni. I Radicali chiederanno di formare, assieme, una coalizione. Sì una coalizione. «Noi andiamo lì con la nostra strategia, le nostre proposte, abbiamo ancora molto da dire. Da dare soprattutto, dato che siamo gli unici che ancora credono in alcune battaglie etiche». E se, facendo delle ipotesi, Veltroni rispondesse «no, grazie»? Cosa succede? «Non ci sbilanciamo, noi abbiamo una nostra strategia ma non possiamo capire cosa fare dopo se non sappiamo cosa risponderà Veltroni. In ogni caso non moriremo».
Pannella, insomma, tiene duro. E chiede al maggior partito di centrosinistra di considerare l'ipotesi di non correre da solo, ma con un «blocco riformista» che ricalchi la squadra delle scorse politiche ma senza la sinistra massimalista. Tutto questo a patto di superare «i veti di Di Pietro e Binetti». Ma comunque con l'impegno, fanno sapere i Radicali, di non calcare troppo la mano sul tema dell'anti-clericalismo. «Non possiamo certo pretendere - dice sornione Pannella - che Veltroni e Rutelli si mettano a fare i laici. Loro sono quelli che sono, noi quelli che siamo. Non chiederemo giuramenti laicisti a chi non li può fare in buona fede».

Barbara Pollastrini («Se fossero con noi, mi sentirei molto più forte nel condurre le battaglie sui diritti civili e umani, e sulla crescita economica»)

martedì 12 febbraio 2008

La Rosa bianca con le spine per Casini e la Lista per la pre-morte


Alla fine è sbocciata anche la rosa bianca. In un tondo blu, dove nella parte inferiore compaiono le parole Libertà e Solidarietà: questo il simbolo presentato alla stampa da Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Mario Baccini e Guido Folloni. È il simbolo dell’ennesimo partito italiano: una Rosa Bianca, presentato come un’espressione di perfezione, rinascita e bellezza che esprime nel bianco l’idea di freschezza e rinnovamento, mentre il blu utilizzato per lo sfondo si ispira alla bandiera europea, per sottolineare l’adesione ai suoi valori.
“Libertà e solidarietà”, spiega Pezzotta ex segretario Cisl e presidente del partito, “non sono in contraddizione per chi come noi punta a valorizzare l’economia di mercato con la garanzia delle tutele sociali. Ci presentiamo come una forza nuova che volta le spalle alla politica muscolare per dare spazio alla politica dei miti, intese come persone, che non si arrendono e considerano l’Italia un grande Paese che può diventare più grande a patto che si riparta dalle esigenze delle famiglie”.
Niente muscoli, quindi, ma sì alle stoccate. A Pier Ferdinando Casini, in primis: “Casini non ha avuto coraggio, poteva cominciare con noi una nuova esperienza. Ora torna con le mani dietro la schiena, mi sembra si dica così…”, dice Pezzotta in riferimento alle trattative in corso tra il leader dell’Udc e Silvio Berlusconi per un eventuale ingresso o apparentamento con il Partito delle libertà.
Dal canto suo, Bruno Tabacci, candidato premier della nuova formazione centrista, alla domanda dei cronisti se sia possibile una intesa con Casini, qualora l’Udc non entrasse nel Pdl ricorda che: “Ci sono contatti espliciti tra di loro per trovare una intesa ma noi non partecipiamo a questo mercato o, come dice il Cavaliere, a questo teatrino della politica”. Sulla possibilità di superare la soglia del 4% e sul potenziale bacino elettorale della Rosa bianca, Baccini risponde così ai cronisti: “Pensate che in Italia ci siano solo un 4% di cittadini incavolati? Sono molto ma molto di più e noi ci rivolgiamo a loro”.




Il giornalista Giuliano Ferrara ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni politiche con una sua "lista pro-life" correndo con il centrodestra o da solo.
"Il centrodestra sarebbe il luogo naturale di una lista così", ha spiegato Ferrara in un'intervista apparsa oggi sulle pagine del Corriere della sera.
Recentemente Ferrara ha dato avvio a una campagna di stampa del suo quotidiano "Il Foglio" contro l'interruzione volontaria di gravidanza, chiedendo una "moratoria sull'aborto".
I principi del pensiero di Ferrara, spiega lui stesso, sono tre.
Il primo: nessuna donna è obbligata a partorire; secondo: nessuna donna deve essere perseguita legalmente perché abortisce; terzo: l'aborto è un male, va sradicato, non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite, come avviene quando le donne sono obbligate i incentivate ad abortire.
"Il sondaggista Pagnoncelli ha rilevato che una lista come la nostra avrebbe di sicuro il 4%, forse il 6%. Se Berlusconi rispondesse di sì all'apparentamento lo sbarramento sarebbe al 2%: riuscirei ad andare in Parlamento con un gruppo di persone che farebbe questa battaglia culturale", ha detto Ferrara aggiungendo che in vista della candidatura lascerà l'emittente La7 dove conduce il programma "Otto e mezzo".
Se invece -- prosegue Ferrara -- "Berlusconi resiste, per chissà quali ragioni che non saprà spiegare né a me né a se stesso, andrò avanti. Gli proporrò di apparentarsi con noi in alcune regioni al Senato". Ferrara ha chiesto al leader del Pdl di dargli una risposta "in fretta".
Rispondendo alla giornalista che gli chiedeva se andando da solo non farà perdere voti al centrodestra, Ferrara ha detto: "No. Pagnoncelli dice che prenderò voti a sinistra".
Il giornalista ha detto che nelle sue liste "ci saranno alcuni collaboratori de 'Il Foglio', esponenti del movimento della vita" e che l'ingresso verrà proposto anche alla scrittrice Susanna Tamaro e ad altre donne e uomini liberi.

Comitato studenti per L'astensionismo

Facciamo partire da Maddaloni l'astensionismo.

Dopo l'ultima manifestazione contro il problema rifiuti, il Movimento Fiamma Libertaria ritorna a parlare con gli studenti. Confermata l'ennesima sfiducia nelle istituzioni, che nel campano si trasformano in indifferenza e clientelismo, nasce a Maddaloni con il sostegno del M.F.L. (movimento fiamma libertaria) il Comitato Studenti per l'Astensionismo che lancia il suo appello al non voto dichiarando che i giovani di Maddaloni non voteranno e faranno campagna per il non voto. L'iniziata subito diffusasi trova l'appoggio di alcuni studenti di San Nicola la Strada e di alcuni collettivi che hanno già iniziato dei volantinaggi a Formia. L'ex Rappresentante alla Consulta Studentesca Domenico Letizia del M.F.L dichiara che dopo aver visto le immagini in parlamento con ''onorevoli'' che sputano e brindano votare ,specialmente, questa classe politica è uno scempio. I giovani vogliono cambiamenti radicali specialmente nella terra dimenticata : la Campania e la solidarietà non può che andare al popolo di Acerra, Marigliano e Pianura, cittadini qualunque dati per sovversivi aggiungendo che quello che è successo a Via Feudo pochi giorni fa (con il blocco della strada con i rifiuti) è colpa soltanto della classe politica che governa. Dagli studenti emerge soprattutto la contrarietà alla costruzioni di inceneritori o simili. Immediata la solidarietà politica al Comitato Astensionistico di G. Stassi della F.A.I (federazione anarchica italiana). ''Ci auguriamo che la non partecipazione al non voto raggiunga ottime cifre astensionistiche almeno nel Campano e nel Casertano dove tra Uttaro e Macrico c'è molto ma molto da riparare'' conclude Letizia.

lunedì 11 febbraio 2008

I Popolari per nulla popolari!


'Il campanile non suona le sue campane' Domenico Letizia

Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che fara' di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? Insisterete ancora voi. Che fara'? Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato? L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale, le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000euro per rappresentanza e 22.000euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.

La Destra di Storace...Destra?! Vecchie nuove destre e rose bianche non profumate


Colpo di scena a destra: al termine della prima Conferenza nazionale organizzata da La Destra a Trieste, Francesco Storace annuncia la rottura con il Popolo delle Libertà.

Non rottura totale ma volontà di correre da soli espressa dalla gente e quindi La Destra resta disponibile per un accordo elettorale con il Pdl ma avvierà subito la raccolta di firme per la presentazione delle proprie liste elettorali.

"La nostra presenza", ha detto Storace, "non dipende solo da un simbolo, ma dal richiamo ai valori. Ma l'alternativa è di non rappresentare nulla. Siamo i più leali di tutti, ma Berlusconi se lo toglie dalla testa che aderiamo al Ppe. Se la Lega non vuole sporcarsi le mani con Mastella, figuriamoci noi. Dobbiamo prepararci a tutto, ma non pretendiamo tutto. La battaglia per il simbolo è scontata perché è questione di dignità e non di visibilità, ma da soli c'è il rischio di far vincere Veltroni. La Destra vuole contribuire a combattere il centrosinistra ma a una condizione, che sia rispettata la nostra dignità".
E, sorpresa delle sorprese, Storace ha deciso di candidare Daniela Santanchè come premier.
La Santanchè ha prontamente dichiarato: "ringrazio di cuore Storace e tutti i dirigenti e resto a disposizione del partito per le decisioni che stiamo per assumere con il grande orgoglio di rappresentare, assieme a migliaia e migliaia di militanti e simpatizzanti la vera destra italiana. Siamo tutti pronti a batterci con il coraggio di sempre per tenere alti quei valori e quegli ideali che nessun cartello elettorale o personale potrà mai cancellare".
La decisione è ormai ufficiale anche perchè, a seguito del colloquio con Silvio Berlusconi, Francesco Storace ha dichiarato: "abbiamo presentato con orgoglio la candidatura di Daniela Santanchè a premier per La Destra. Di fronte ai veti verso La Destra, nessuna scelta. Così, La Destra corre da sola e non va nel Pdl. Si pretende che La Destra non ci sia. Con Berlusconi c'è un rapporto che va avanti da anni, ma noi andiamo comunque con il nostro simbolo".


Nasce al Centro la Rosa Bianca per l'Italia
Una rosa bianca con lo stelo verde e due foglie blu accompagnate dalle parole libertà e solidarietà. E' lo stemma della nuova formazione politica nata dai fuoriusciti dell'Udc Mario Baccini e Bruno Tabacci, rispettivamente segretario e candidato premier alle elezioni, e che vede tra le sue fila, in qualità di presidente, l'ex segretario della Cisl Savino Pezzotta.
Il nuovo partito si chiamerà La rosa bianca per l'Italia e correrà da solo alle prossime elezioni politiche. Il movimento presenta tra le linee programmatiche la tutela della famiglia, della vita e una rimodulazione dello stato sociale.
C'è semplicemente da dire comic elezioni 2008 e non voto!

domenica 10 febbraio 2008

I No Vat per le strade di Roma


Colorata e comunicativa la manifestazione No Vat che ieri ha sfilato per le strade di Roma. Una giornata autofinanziata e costruita dal basso dai movimenti di liberazione di donne, lesbiche, gay e trans.
Gli stessi soggetti che hanno costruito il grande appuntamento del Pride o anche la manifestazione nazionale dello scorso novembre contro la violenza maschile sulle donne. Colorata e comunicativa sicuramente, ma anche arrabbiata, decisa, a fronte dell' ultimo attacco del Vaticano che ha lanciato una nuova campagna mondiale di attacco all'autodeterminazione delle donne e alle legislazioni sull'aborto prendendo ipocritamente spunto dalla moratoria Onu sulla pena di morte.

La piattaforma No Vat è assolutamente densa. Si vogliono denunciare le politiche familiste, securitarie, proibizioniste che impongono una visione morale predeterminata nelle politiche sociali, negando l'autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita e mercificando i diritti di cittadinanza; il disconoscimento della Resistenza e dell'antifascismo, la rilettura ideologica della storia resa evidente dall'ultima enciclica e dalla trasformazione degli aguzzini franchisti e fascisti in martiri. Gli attacchi all'autodeterminazione e ai percorsi di liberazione di donne, gay, lesbiche, trans, migranti e di tutti i soggetti non conformi attraverso un progetto politico di istigazione all'odio che determina discriminazioni e alimenta squadrismi.
Infine le connivenze tra la casta politica e quella ecclesiastica nella difesa dei privilegi e nell'arretramento sul piano dei diritti individuali. Il crescente restringimento degli spazi di laicità e la criminalizzazione dei non credenti e dei movimenti che si oppongono allo strapotere Vaticano e il suo progetto di egemonia alleato col sistema neoliberista e con il dominio patriarcale. Al corteo c'erano anche quegli studenti che un mese fa avevano dissentito alla visita del Papa alla Sapienza.

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )