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domenica 30 dicembre 2007

Come è stato azzerato a Taranto il movimento per la pace


A Taranto il movimento pacifista è stato fermato. Non dalla Nato. Non da oscuri intrighi. Non con l’uso della forza o dell’intimidazione. Ma, triste dirlo, dalla Regione Puglia.
È stato realizzato un capolavoro strategico, probabilmente [anzi sicuramente] involontario ma effettivo, che ha deviato l’azione di chi prima si occupava di pace e disarmo sul territorio.
Perché? Come mai? La spiegazione è semplice e disarmante.
Taranto è stata scelta come città destinataria di un rigassificatore. Poco distante l’Agip vuole raddoppiare gli impianti della raffineria. Sempre nella stessa area è stata dirottata tutta la produzione «a caldo» [la più cancerogena] dell’Ilva di Genova. L’incremento della produzione di acciaio è passato dalla acquisizione delle quote «sporche» altrove rifiutate.
Un simile concentrato di impianti ad alto rischio è forse più pericoloso di un deposito di bombe atomiche. L’impatto sulla vita della gente è paragonabile ad una guerriglia strisciante combattuta sui polmoni della popolazione.
Le polveri sottili hanno ripetutamente sforato i limiti nazionali per entità e frequenza. La diossina e il mercurio a Taranto sono al top della graduatoria nazionale. La lotta sull’emergenza rifiuti vede mobilitati migliaia di cittadini con movimenti autogestiti nell’intera area jonica.
La politica dei rifiuti è stata gestita a livello regionale senza spesso consultare le popolazioni.

E passiamo agli effetti.
1200 morti per cancro ogni anno a Taranto e provincia. Più delle perdite Usa in Iraq. I soldati a Taranto si chiamano
cittadini. E al posto dell’elmetto hanno il casco da operaio. Decine di persone in questo momento stanno lottando per vivere. Esplodono le malattie correlate all’inquinamento. Ma ciò che è grave è il danno genotossico, un danno che viene lasciato in eredità alle future generazioni.
Un Dna manomesso dall’inquinamento darà alla future generazioni la probabilità di contrarre prima e con più frequenza il cancro.
Per questo l’emergenza ambientale è diventata insostenibile. Moralmente insostenibile. È una questione morale. Per questo a Taranto persone e gruppi storicamente impegnati per la pace da due anni si sono riconvertiti in sentinelle ecologiche. Stanno sostenendo questa lotta contro la violenza cieca di un profitto che uccide e di una casta politica che ha smarrito l’anima.
L’ignavia e l’accidia di una pseudo classe dirigente è sotto gli occhi di tutti, non c’è da fare sforzi nel distinguere fra destra, centro e sinistra: i vizi sono distribuiti con equità.

E veniamo al punto cruciale.
La Regione Puglia è stata al fianco di chi lotta a Taranto? No.
Ha invece dato l’impressione di essere lontana, ambigua e a volte anche inaffidabile. Lunga sarebbe la serie di fatti concreti che portano a questa conclusione. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Fatto sta che il movimento pacifista a Taranto è stato azzerato e «riconvertito». Marcia non più verso la base navale ma verso la zona industriale. Quella zona di veleni e di morte doveva essere presidiata, analizzata e controllata fin nei dettagli da una Regione efficiente e attenta. E invece eccola lì: pigra, lenta, persino indolente nel rispondere
alle email. Attiva solo se pungolata da cittadini spazientiti.
È una lotta dalle dimensioni gigantesche. L’Ilva ha persino chiesto al Ministero dell’ambiente che non vengano considerate valide le osservazioni del Comitato per Taranto nell’ambito dell’Aia [Autorizzazione integrata ambientale]. E in molti casi le istituzioni locali non hanno saputo o voluto difendere il diritto di parola dei cittadini e dei comitati che li rappresentano.
La parte migliore di Taranto è impegnata in questa resistenza strenua, commuovente, eroica. È protesa in una iniziativa complessa di approfondimento scientifico e tecnico. Fra pochi giorni scenderà in piazza con i malati di leucemia.

E in questo movimento ci sono i pacifisti? Sì.
La bandiera arcobaleno sventola nelle iniziative ambientali per la difesa della vita e della salute.
Se la Regione Puglia avesse fatto la sua parte in campo ambientale, rispettando gli impegni presi con gli elettori, oggi non saremmo arrivati a questo punto. La Regione ha scelto un profilo minimalista, ha angosciosamente irritato tutti coloro che hanno a cuore la sorte della città. Quando nelle riunioni si parla di Nichi Vendola è ormai svanito l’entusiasmo di una campagna elettorale centrata sui temi della salute e della qualità della vita dei cittadini, e l’ottimismo della società civile
si è trasformato in una profonda delusione e sfiducia, che avranno sicuramente un peso non indifferente nei prossimi appuntamenti elettorali.

La Regione Puglia ha lasciato vuote sul suo sito pagine web dedicate agli strumenti di partecipazione dei cittadini alle scelte ambientali. O non conosceva o si è dimenticata la Convenzione di Aarhus sui diritti ambientali. O non conosceva o si è dimenticata tutta la normativa europea che dà ai cittadini potere di controllo e intervento attivo nell’ambito
della Valutazione di Impatto Ambientale.
I cittadini hanno dovuto scoprire da soli i diritti negati e occultati da una amministrazione che non ha promosso e valorizzato la cittadinanza attiva in campo ambientale. La Regione si è attrezzata con dirigenti e consulenti vicini ai soggetti più vari ma spesso distanti dal movimento ambientalista.

La società civile, abbandonata da chi a parole pretendeva di rappresentarla, ha dovuto acquisire da sola le competenze necessarie per svolgere un ruolo di supplenza rispetto a chi avrebbe dovuto promuovere la cittadinanza attiva.
A Taranto il movimento per la pace è stato soffocato da questa lotta, sepolto dalle carte che gli esperti della Regione avrebbero dovuto leggere e chiosare per difendere i diritti dei cittadini alla salute e alla sicurezza ambientale.
Un esempio è quello dell’assessore Michele Losappio, assessore all’ecologia e già capogruppo di Rifondazione Comunista in Consiglio regionale, membro di un partito che incontra i movimenti in piazza. Ma una volta seduto sulla poltrona, Losappio non gradisce più la collaborazione con i cittadini e rifiuta persino di creare un forum telematico istituzionale sul rigassificatore a Taranto, lasciando la Regione cieca, sorda e muta di fronte ad un movimento che a Taranto ha raccolto una ragguardevole documentazione scientifica che avrebbe voluto discutere con gli esperti in una serrato confronto pubblico tramite Internet.
L’assessore Losappio diventa così impermeabile ai portatori di proposte di cambiamento, e innalza su Internet un muro di gomma istituzionale fatto di silenzi e caselle email piene e irraggiungibili [PeaceLink si è messa a disposizione gratuitamente, ma invano, per regalare a Losappio una casella senza limiti di spazio, vedi spazio note a piè di pagina].
E questa «solitudine del capo» non ha giovato alla sua efficienza. Sarebbe interessante sapere quale decisivo contributo abbia dato per evitare lo sversamento abusivo di 90 mila tonnellate di rifiuti speciali in Mar Grande a Taranto, o quale azione abbia intrapreso a posteriori per impedire nei fatti, e non solo a parole, che un simile stupro ambientale possa
eventualmente ripetersi.
In compenso abbiamo visto eventi pubblici organizzati con la sponsorizzazione dell’Ilva e della società che progetta il rigassificatore a Taranto. E accanto il logo della Regione Puglia. Tutto assolutamente lecito.
Tutto assolutamente stupefacente.

Chi aveva creduto in un rinnovamento possibile della politica in Puglia, ora non sa piu a che santo votarsi e che«"santini» elettorali votare per un modello alternativo di sviluppo, per politiche orientate alla smilitarizzazione e al turismo sostenibile, per la transizione dall’industria pesante siderurgica all’imprenditorialità leggera dei servizi e delle tecnologie di comunicazione, per l’applicazione delle leggi che danno ai cittadini diritti di partecipazione e ai governanti doveri di trasparenza, per ottenere giustizia con una legge regionale che adotti anche i limiti del Friuli Venezia Giulia sull’emissione di diossine, che in Puglia sono mille volte più alti per la mancata adozione delle normative europee.
La richiesta, pur positiva, di Vendola al governo di adottare limiti più rigorosi per la diossina non dovrebbe pregiudicare l’autonoma adozione dei limiti europei già posti in essere dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
Quanta vellutata attenzione verso il padrone dell’Ilva.

Il movimento per la pace a Taranto ha quindi cessato di esistere per queste scelte della Regione: è un dato di fatto. Non c’è nulla da inventarsi, basta l’evidenza.
La Nato e i poteri forti del mondo militare ringrazieranno Nichi Vendola e i suoi brillanti assessori per questo capolavoro. Come disse a suo tempo l’avvocato Giovanni Agnelli, «non c’e’ niente di meglio di un governo di sinistra per fare delle politiche di destra».

Le uniche voci fuori dal coro sono i cittadini inquinati, con il loro sano buon senso dell’evidenza: non passa settimana che Nichi Vendola non riceva una foto con il cielo di Taranto denso di fumi alla diossina. Chissà se vi dà un’occhiata. Chissà cosa pensa. Chissà cosa aspetta, lui che sulla questione della salute ha costruito il consenso che lo ha portato a vincere
per una manciata di voti. E chissà se oggi quei voti ci sarebbero ancora.
Intanto le strade di Taranto sono svuotate, le stesse strade riempite dai pacifisti nel 2005 per denunciare il rischio nucleare legato al transito dei sottomarini atomici, strade piene di una folla che invitava la Giunta regionale a esprimere una posizione chiara su questo pericolo.
Il deserto della politica ha preso il posto di una lunga lotta che aveva fatto di Taranto il fulcro della vertenza nazionale contro i porti a rischio nucleare.

(Carta Rivista)

2 commenti:

misterioso ha detto...

ahahhaah...azzerato il movimento per la pace..HANNO FATTO BENE.
potevano mai far girare dei COGLIONI per la città??

antistalinista ha detto...

come uno che si definisce dei cossuttinai può definire il movimento per la pace fatto da coglioni???ma..sta cosa rossa vi ha dato alla testa

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )