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giovedì 6 novembre 2008

Il nostro nemico, il partito


Una buona lettura da: http://liberteo.wordpress.com/010/
di Samuel E. Konkin III

a cura di Wally Conger

Nel 1935 uno dei pionieri del libertarismo, Albert J. Nock, scrisse la sua fondamentale analisi sulla natura del governo e della società: “Il nostro nemico, lo stato”. Durante gli anni bui del libertarismo, tra la caduta di Benjamin Tucker (nel 1908) e l’ascesa di Murray Rothbard (tra il 1965 e 1970) i principali pensatori libertari avevano messo in guardia gli amici libertà dalla partecipazione nel processo politico, dai cercatori di voti, e dagli assetati di potere. Nock, e il suo discepolo Frank Chodorov, H.L. Mencken, Isabel Patterson, Rose Wilder Lane, Leonard Read e Robert LeFevre assieme cercarono di istruire, illuminare e possibilmente far suonare il campanello d’allarme. Chodorov e LeFevre contribuirono entrambe ad organizzare attivisti libertari: il primo negli anni ‘50, attraverso la Intercollegiate Society of Individualists (ISI), il secondo negli anni ‘60 con la Libertarian Alliance. Tutti erano stati messi in guardia dall’appoggiare i politici, in qualsiasi caso.
Ora, nel 1980, la piaga del libertarismo politico, un assurdo ossimoro basato sull’abolizione delle regole dello stato, ma anche sull’accettazione delle regole di un partito politico – partitocrazia – come capo. I nostri pensatori e saggisti di riferimento hanno finalmente ammesso che ogni attività partitocratica fino ad oggi è stata una frode ed è fallita. Ma il concetto continua a sopravvivere. Questa “eresia” autodistruttiva probabilmente durerà fino a quando lo stato non sarà abolito dall’immaginario dell’uomo, ma può essere confinata nell’immediato futuro ad una minoranza insignificante e priva di influenza, grazie ad un attivismo vigoroso e ad una energica smentita. A questo scopo, per risparmiarci altri vent’anni bui per la libertà, ho scritto questo pamphlet.

Il nostro nemico, lo stato

Per quanti conseguono l’utopia senza speranza di un governo “limitato” (la miniarchia), c’è poco da dire. In breve, lo stato è il monopolio della coercizione, dell’inizio dell’uso della forza. Ogni atto di difesa è conseguente alla sua essenza. Per un libertario l’unica immoralità sociale è la coercizione (le immoralità personali sono problemi degli individui). Di conseguenza lo stato è la monopolizzazione istituzionale di ogni immoralità, male, altruismo, irrazionalità, e/o qualsiasi altro modo hai di chiamarlo nel tuo sistema di pensiero.
A questo punto, ci si deve chiedere se si è maledetti ad obbedire a questo mostro fino a quando accetterà di limitarsi ed abolirsi da solo, e di rimanere complici dei suoi rapinatori e assassini, o se si possa rompere immediatamente con esso (tenendo ben presenti le ovvie minacce per alla vita che ciò comporta) e quindi proseguire una vita senza stato. L’“anarchia filosofica”, gradualista e conservatrice compie la prima scelta; il resto sceglie la via morale. Ma c’è ancora un’altra scelta di fronte a cui si trova un libertario: preferendo l’abolizionismo al gradualismo, si deve scegliere un meccanismo mediante il quale ottenere la società libera. Viene ad essere un mezzo politico o economico? Potere o mercato?

Questione di coerenza

Possono dei mezzi essere incoerenti con il fine che vogliono raggiungere? Può la violenza ottenere la pace, può la schiavitù ottenere la libertà, può la rapina proteggere dal furto? Gli statisti, che perseguono guerra, coscrizione e tassazione dicono di sì. Il libertario risponde di no. Allora perché un anarchico abolizionista persegue mezzi politici per abolire la politica? Il fine del libertario è una società volontaria dove il mercato rimpiazzi il governo, dove l’economia funzioni senza la politica. Lo scopo della politica è il mantenimento, l’estensione e il controllo del potere dello stato. Il mercato non si trova sulla strada del potere.
La coerenza per un libertario non significa astrazione, non significa la non contraddizione di una filosofia, ma la coerenza della teoria con la realtà, dell’ideologia e della pratica, di quello che dovrebbe essere fatto e di quello che viene fatto. Conformarsi alle leggi e alle procedure è necessario per il percorso politico; la psicologia entra in sintonia con il parlamentarismo, la procedura e il compromesso, le coalizioni e i tradimenti, le strette di mano e le pugnalate alla schiena, l’ebbrezza per l’effimera l’approvazione degli altri piuttosto che per la propria realizzazione personale. E’ così che vive chi cerca il successo attraverso lo stato.
Perseguendo direttamente l’anarchia di libero mercato attraverso la contro-economia, la psicologia entra in sintonia con il calcolo di domanda e offerta, l’assunzione di rischi, il commercio con persone che abbiano interessi analoghi – quindi intrinsecamente affidabili, e la soddisfazione per i risultati personali (i profitti) o l’autocorrezione degli errori che hanno portato alla perdita. E’ così che una persona può programmare con successo da sé come vivere nel mercato.
La coerenza, o contro-economia, libertaria e agorista – non soffre di nessuna delle frustrazioni che derivano dalle contraddizioni della politica libertaria – partitocratica. Lo stato perde qualcosa per ogni transazione libera, commessa in violazione o in evasione delle sue leggi, dei suoi regolamenti, e delle sue tasse; mentre guadagna da ogni accettazione delle, e pagamento alle, sue istituzioni. E’ così che l’agorismo crea l’anarchia, e la partitocrazia preserva lo stato.

Il nostro nemico, il partito

Ogni partito “libertario” è immorale, incoerente, antistorico (si vedano le descrizioni revisioniste di partiti similari nel passato: i radicali filosofici, il Liberty Party, il Free Soilers, e molti altri), psicologicamente frustrante ed estremamente controproducente. Un LP può, ancor peggio degli altri, essere il salvatore dello stato.
Si supponga, come nel caso del 1980, che la maggioranza dei voti di cui possono beneficiare i cittadini (come accade negli Stati Uniti ) siano pronti a non votare. E come la contro-economia cresce e le sanzioni dello stato si allontanano, il mostro della fame fiscale barcolla in mezzo alla diserzione dei suoi servitori non pagati, fino al collasso finale. Le Alte Sfere dello stato sono prossime a perdere i loro poteri, i loro privilegi e secoli di guadagni ottenuti con l’ingiustizia. Quando all’improvviso arriva un “L”P a salvarli.
Quelli che volevano cacciare l’esattore delle tasse, ora pagano e tengono al loro privilegio di voto, e cercano di tenere il loro passato pulito per la corsa alla poltrona. Quelli che volevano violare la legge ed evadere le regole ora mantengono il sistema e vanno avanti con esso sperando in un futuro migliore. E quanti vorrebbero evitare o difendersi dai servi dello stato ora “accettano il risultato di elezioni democratiche”.
Considerate il destino di una eroica agorista che, in un primo momento di fiducia degli “amici libertari” abbia incautamente parlato delle sue attività per essere usate da altri, e la sua azione sul mercato nero venga fermata da un libertario il quale sente che “i tempi non sono ancora maturi per la rivoluzione”.
Viene arrestata da un libertario all’interno del sistema per riformarlo – come poliziotto. Viene rinchiusa da un libertario che lavora all’interno del sistema per riformarlo – come secondino. Viene processata da un libertario che lavora all’interno del sistema per riformarlo – come giudice. E viene giustiziata da un libertario che lavora all’interno del sistema per riformarlo – come boia. Così finisce la partitocrazia e la sua logica conclusione.

Il ruolo dell’attivismo


L’agorista – il libertario coerente – ha molte alternative per perdere tempo aiutando lo stato e il suo sistema a conservarsi attraverso la politica. Indubbiamente ci sono premi per molti (anche se non per tutti) nel circuito politico dove le Élite del Potere coprono di ricompense chi avrà meglio cooptato le opposizioni e ne avrà meglio sfruttato il furore rivoluzionario per mantenere lo stato e i suoi privilegi a vantaggio di alcuni. Ma l’agorista può essere ampiamente ricompensato nella contro-economia, sia dal punto di vista materiale che da quello personale, dalla sua abilità imprenditoriale. E c’è un ruolo vitale degli attivisti agoristi, questa cellula tanto acclamata.
Ci sono dieci milioni di contro-economisti nel Nordamerica, e ancor di più nel resto del mondo. Pochi capiscono o hanno mai sentito parlare di una filosofia di vita coerente e morale che potrebbe liberare questi onesti commercianti dai loro residui sensi di colpa che gli intellettuali hanno riversato su di loro. Illuminando e mettendo in comunicazione questi milioni di persone, si avrà una comunità cosciente, efficace e in espansione, radicata tra i malfunzionamenti statalisti, i collassi delle guerre, il terrorismo, l’inflazione galoppante e la burocrazia che abbrutisce. E in breve diventerebbe la società.
Questo è l’obiettivo delle cellule rivoluzionarie agoriste, operatori della contro-economia e teorici libertari. E il movimento della Libertarian Left sta lavorando per costruire questa alleanza. Unisciti a noi. O ricerca la società libera alla tua, coerente, maniera.
Ma non dare mai alcun aiuto al nostro nemico, il partito.

2 commenti:

nicola parente da pol ha detto...

ciao domenico molto bello l'articolo, sopratutto il partito, il nostro nemico
dice tanto di te... anche i miniarchici sono interessanti

fa riflettere la contradditorietà di un partito libertario
credo però che i libertari rimarranno una minoranza invece essenziale per lottare per la libertà contro una maggioranza di reazionari conservatori di destra e di sinistra

Domenico Letizia ha detto...

grazie nicola sempre gentile, grazie a matteo abbiamo questi documenti

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )