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mercoledì 12 marzo 2008

Perché non voterò per Obama.


Negli Stati Uniti si è sviluppato un movimento entusiasta di sostenere il
senatore Barack Obama, come candidato democratico alle elezioni presidenziali.
Egli riesce a mobilitare ampie forze, specialmente tra i giovani adulti, ma
riceve anche un grande sostegno dagli ambienti di sinistra: dai liberali ai
socialdemocratici, agli stalinisti. Benché io apprezzi l'aspetto movimentista
di questo appoggio popolare, personalmente no, non voterò per lui. Non intendo
convincere i miei amici, i miei familiari oppure i miei colleghi di lavoro a
non votare per lui, ma mi piacerebbe cambiare il loro modo di pensare. E'
tipico dei liberali & co. all'inizio della campagna elettorale dichiarare che
il candidato democratico sia il "male minore" (ammettendo così che il lui o la
lei candidato sia comunque un male). Ma più le elezioni si avvicinano, più
aumenta il convincimento della bontà del candidato. (In psicologia si chiama
operazione di dissonanza cognitiva. Dopo tutto, come si può ammettere con se
stessi che si sta appoggiando in qualche modo il male? Per cui ci si
autoconvince che quello che era il male minore è in realtà il politico buono.)
Permettete che vi racconti alcuni aneddoti sul vero Obama. Su "The Nation" del
18 febbraio scorso, giornale della sinistra liberale, Christopher Hayes ha
scritto un articolo pro-Obama, intitolato "La scelta" in cui rammentava: "per
la sinistra di Chicago, la prima campagna elettorale di Obama e la sua
susseguente elezione a senatore fu un grido collettivo e contagioso... La
Chicago giovane e progressista sentiva... che Obama era uno di loro ed era
stato eletto al Senato (p. 20)."
E tuttavia... "purtroppo però le cose cambiarono", scrive il sostenitore di
Obama. "Ben presto, Obama... sbiadì verso il centro... inquadrandosi tra i
senatori democratici moderati" (ibidem).
Sembra l'ennesima tipica storia di un giovane idealista che viene corrotto dal gioco della politica elettorale borghese.

Hayes sospetta che ciò sia stato dovuto al fatto che Obama avesse "un occhio su
di un incarico nazionale".
Ma vi erano altre forze corruttrici. Ad esempio, Obama si è vantato nello Iowa di aver fatto passare una legge più restrittiva sui controlli nelle centrali nucleari. Nel caso specifico si trattava di una risposta alla Exelon Corp., la quale non si era curata di informare la gente su emissioni radioattive verificatesi in uno dei suoi impianti.
Il Senatore Obama aveva messo in riga sia la Exelon che gli ispettori federali e presentato un disegno di legge per costringere le compagnie dell'energia nucleare a rendere pubblica ogni sia pur minima dispersione. In un comizio, Obama ha detto che siè trattato dell'unica legislazione sul nucleare passata grazie a lui nel 2007
(New York Times, 2/3/08, p. A1)".
Tuttavia, tutto ciò non corrisponde al vero. E' vero che Obama abbia presentato
questo disegno di legge, ma quest'ultimo ha subito così tante modifiche da
perdere ogni efficacia sull'industria dell'energia nucleare, fino ad essere
accantonato. Quindi non c'è nessuna legge approvata che regoli l'industria
dell'energia nucleare di cui Obama possa vantarsi. Ma come mai Obama alla fine
ha ceduto? Il New York Times riporta che la Exelon era "una delle più generose
fonti di finanziamento della campagna elettorale di Mr. Obama (ibidem, p.
A17)". Dal 2003, Obama ha ricevuto più di $227.000 da funzionari e dipendenti
della Exelon. Due dei massimi dirigenti della Exelon sono tra i suoi maggiori
donatori. Il capo della strategia politica di Obama è stato consigliere della
Exelon.
In breve, le sue buone intenzioni (sono sicuro che Obama avesse inizialmente le
migliori intenzioni e che non sia un affatto un impostore) sono state
sopraffatte dall'influenza del grande business. Naturalmente Obama è un
convinto sostenitore dell'economia capitalista. Egli spera di diventare un
dirigente dell'economia capitalista e non si mette certo contro il mondo degli
affari. E nonostante i sindacati lo appoggino, senza dubbio egli negherebbe la
necessità del conflitto tra lavoro e capitale. Tenere insieme forze tra loro
confliggenti è una delle sue idee forti. Ad esempio, invece di battersi per un
piano di semplificazione dell'assicurazione sanitaria - che metterebbe fuori
gioco il business delle assicurazioni - Obama propone un programma sanitario
che comprende anche le compagnie di assicurazione, garantendo loro
finanziamenti in quantità. Ma, come nel caso del disegno di legge sull'energia
nucleare, le compagnie di assicurazione faranno il possibile per far modificare
il testo originale e per far cassare tutto ciò che può nuocergli.
Forse per la maggior parte delle persone, ciò che in Obama attira di più è la
sua opposizione alla guerra in Iraq. A differenza della senatrice Hillary
Clinton (lasciamo perdere John McCain), Obama si è opposto alla guerra fin
dall'inizio. Ma questa sua posizione non ne fa un candidato contrario a tutte
le guerre. Egli propone il ritiro della maggior parte delle truppe USA, ma dice
pure che rimarrebbe in Iraq un numero significativo (ma non precisato) di forze
per proteggere il personale impegnato nella formazione militare delle truppe
del governo fantoccio di Baghdad e per "colpire Al Qaeda." Nessuno poi saprebbe
dire cosa farebbe veramente Obama di fronte ad una caduta del governo iracheno.

Ma che Obama continui oppure no questa guerra, egli resta comunque un
sostenitore dell'impero USA. Un impero che ha basi militari in circa 150 paesi
e alleati militari in tutto il mondo. Nonostante sia in declino, questo impero
domina ancora l'economia internazionale e drena risorse da ogni continente.
Obama è un uomo di questo impero, che egli considera in termini di "interesse
nazionale", volendo dire con questo gli interessi della classe dominante negli
USA (inclusi i dirigenti della Exelon). Proprio perché difende questo impero,
Obama è destinato a restare in Iraq ed a farsi coinvolgere in altre guerre. Del
resto, nelle interviste che ha rilasciato, ha già dichiarato che non esiterebbe
a bombardare il Pakistan ed a prendere in considerazione un'azione militare
contro l'Iran.

Un altro fattore di attrazione è il suo essere nero. Proprio il suo essere se
stesso, un afro-americano, mette in evidenza la possibilità che la gente di
colore si faccia strada nella società americana, fino a diventare persino
presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, restano sul tappeto i veri problemi del
razzismo negli USA. La maggior parte degli afro-americani rimane negli strati
più bassi della società americana, sempre più impoveriti, gli ultimi a trovare
lavoro ed i primi ad essere licenziati, e sempre vittime della violenza della
polizia. Tutto questo non cambierebbe nemmeno con la novità di un presidente
nero. Un vero superamento del razzismo richiederebbe una rivoluzione sociale,
non certo l'elezione di una sola persona.

A denti stretti, molti liberali e molti socialdemocratici, ammettono che Obama,
al pari di Hillary Clinton, non è che un candidato del capitalismo, del
militarismo, e dell'imperialismo. Ma si affrettano ad aggiungere che comunque
Obama è un male di gran lunga minore del senatore John McCain. Quel McCain in
cui i Repubblicani hanno riposto tutte le loro speranze. A differenza di Bush
l'inetto, McCain è uomo intelligente ed arguto, un eroe di guerra, ed a volte
ha mostrato una certa umanità (come nel criticare la tortura, prima di
ritrattare tutto). McCain è ancora odiato da quella stessa destra estrema che
pure gli dà credito. Eppure per tutte queste ragioni, egli si è impegnato a
continuare la guerra in Iraq, se necessario per "100 anni...". In generale egli
darà seguito ai programmi del vile regime di Bush. E' importante quindi opporsi
alla sua elezione. Dato che il popolo degli Stati Uniti è ben lontano dal
sostenere una alternativa socialista o anarchica, ne discende che bisognerebbe
sostenere Barack Obama, il male minore.
Vorrei rispondere che accetto il fatto che i Democratici, benché siano il male,
costituiscano tuttavia un male minore. Ma dubito fortemente che il male
peggiore possa essere veramente sconfitto appoggiando il male minore. Dopo
tutto, liberali, sindacalisti, la comunità afro-americana, il movimento delle
donne, il movimento ambientalista, la comunità GLBT, ecc., ecc., hanno
sostenuto i Democratici per decenni, per generazioni. E nel frattempo i
Repubblicani si sono spostati più a destra, e con loro i Democratici (ma stanno
un po' più alla sinistra dei Repubblicani). Bisogna dire che la filosofia del
male minore non sembri aver funzionato affatto.

Invece di fare comparazioni tra i Democratici ed i Repubblicani, propongo un
approccio differente: cosa è necessario fare per salvare il paese ed il mondo
dal disastro?
Ce l'ha il candidato un programma per impedire la crisi economica
in cui stiamo scivolando? O per prevenire il pericolo di una catastrofe
ecologico/ambientale/energetica? O ancora per invertire la proliferazione di
armi nucleari prima che scoppi una guerra nucleare? Pretendere che Obama (o
persino Ralph Nader, l'indipendente) ragionino in questi termini è assurdo.

Nessuna persona può essere il vero amministratore capo di una unità grande
quanto gli Stati Uniti. E l'altra faccia della medaglia ci fa vedere come il
voto di una singola persona non fa la differenza, in un paese così grande. Si
tratta una unità sociale proprio troppo grande. Abbiamo invece molto più
bisogno di democrazia, di politiche economiche e sociali vibranti a livello
locale, molto più di un presidente imperatore.
La gente mi ribatte: ma cosa succederebbe se ognuno o se molte persone avessero il mio stesso atteggiamento negativo verso le elezioni oppure verso i candidati pro-capitalisti? La mia risposta in genere è: Magnifico! Allora avremmo un
movimento di massa.

Le conquiste del movimento operaio negli anni '30 furono ottenute soprattutto
con i presidi nelle fabbriche e con gli scioperi di massa. Le conquiste degli
afro-americani negli anni '50 e '60 furono ottenute con la disobbedienza civile
e le rivolte nelle città. La lotta contro la guerra in Vietnam si fece con
manifestazioni di massa, scioperi studenteschi e rifiuto del servizio di leva.
Le conquiste della maggior parte dei movimenti sociali sono state ottenute
senza politiche elettorali, senza eleggere il politico del male minore. Le
iniziative elettorali indipendenti come quelle di Ralph Nader o del Partito
Verde non hanno mai avuto grande utilità. E se mai avessero successo (come è
accaduto in alcuni paesi europei), verrebbero presto corrotte dalle pressioni
dell'elettoralismo, della finanza, dalla necessità di amministrare un
gigantesco governo capitalista.
Il mio scopo non è dunque quello di convincere le persone a non votare. Ma è
quello di far crescere la fiducia nella lotta indipendente di massa. Un solo
sciopero generale negli Stati Uniti farebbe avanzare la lotta per la libertà
molto più di qualsiasi Obama.
E' entusiasmante vedere il consenso popolare per Obama, specialmente tra i
giovani. Questa può essere la base per la nascita di una Nuova Sinistra, per
una nuova ondata di radicalizzazione. Purché si fondi sul riconoscimento della
verità e sul dire la verità, in tutta la sua radicale evidenza - senza
capitolare di fronte alle illusioni che molti ancora hanno. Una nuova
radicalizzazione si svilupperà quando la gente avrà perso ogni illusione in
Obama e nei Democratici. Questo deve accadere, Oppure tutti noi saremo in un
mare di guai.



Wayne Price

3 commenti:

►novat◄ ha detto...

per quanto obama sia nero, rimane sempre un nero-bianco; è cresciuto in una famiglia benestante, è avvocato e ha buoni rapporti con grandi capitalisti, che lo sostengono. comunque rimango della mia idea.. che mi sta più simpatico obama della clinton e quindi terrò per lui.. anche perchè alla fine, chi vinca mi toccherà relativamente. ;)

Ammiraglio Vlad ha detto...

Domenico guarda che tu non voterai Obama per il puro e semplice motivo che non sei cittadino americano, tranquillo che neanche a volerlo potresti farlo.

Domenico Letizia ha detto...

ammiraglio sotto cìè la firma di un americano mica sono io a non votarlo

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )