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domenica 12 ottobre 2008

Potere politico ed ignoranza economica


"Il recente discorso di George Bush in difesa del suo programma di salvataggio è stato un vero tour de force. In effetti, è riuscito a spiegare che l'incombente recessione economica degli Stati Uniti deriva da una situazione precedente di "credito facile" senza menzionare la politica enormemente inflazionista della Riserva Federale – che ha raggiunto il suo punto culminante nel 2003 e nel 2004, quando ha prestato dollari ad un tasso di interesse a breve termine negativo, ed ha provocato la creazione, in un periodo di sette anni (2000-2007), di più dollari di quanti ne fossero stati creati cumulativamente nei due secoli dalla fondazione degli Stati Uniti.
Secondo il quarantatreesimo presidente, la colpa ricade interamente sugli "investitori stranieri" che vogliono approfittare della competitività dell'economia statunitense. Logicamente, l'allungamento della struttura di produzione portata dall'investimento netto avrebbe dovuto risultare in profitti aggregati e sviluppo economico – ma non questa volta. Per qualche motivo (che il presidente ritiene inutile spiegare) i bassi tassi d'interesse sono stati una maledizione che ha condotto in qualche modo tutti gli imprenditori finanziari a dissipare il loro capitale in imprese e prestiti senza speranza.
A causa di politiche a riserva frazionaria e del de facto standard internazionale del dollaro, persino i miliardi di unità della valuta degli Stati Uniti spesi all'estero vengono duplicati e rispediti in America, dove incoraggiano il credito. Ma tutto ciò George Bush non l'ha menzionato.

Alla fine, ha concluso che:

1. la riserva federale dovrebbe avere i suoi poteri estesi molto al di là della loro attuale portata, specialmente su tutte le imprese finanziarie, non solo le banche, e

2. è necessario un massiccio prestito di fondi tassati – come intervento eccezionale e un certo tipo di investimento pubblico che aiuterebbe l'economia a recuperare, da restituire in seguito.


Non tutti gli "esperti" si sono trovati d'accordo. Un commentatore sulla CNN ha persino riconosciuto che l'imminente recessione è una conseguenza della "negligente politica monetaria" di Alan Greenspan.
Tuttavia, anche se alcuni hanno afferrato il collegamento fra questi effetti presenti e quella causa passata, pochi di loro sembrano afferrare che ricorrere adesso alle stesse politiche necessariamente avrà le stesse conseguenze in futuro: ritarderanno la recessione e la peggioreranno.
C'è qualcosa che possiamo imparare da simili dimostrazioni di ignoranza?
Come spiegò Carl Menger, la conoscenza degli uomini dei collegamenti causali fra i fenomeni naturali determina il limite entro cui controllano le loro vite.
Il risultato delle loro azioni è soltanto in parte il prodotto degli individui. Dipende anche da altri fattori che non sanno come (o che non hanno il potere di) impiegare come mezzi per i loro fini. Effettivamente, la loro conoscenza determina soltanto il limite entro cui gli uomini teoricamente controllano le loro vite. In pratica, il loro controllo reale dipende dal capitale che hanno accumulato.
Il collegamento causale fra il crescente utilizzo di merci di più alto ordine e la crescente quantità (o qualità) di merci di primo ordine prodotte si trova nel fatto che le prime aumentano il numero dei fattori di un dato processo causale di produzione che hanno carattere di merce – ovvero, estende a quelli meno prossimi il nostro potere di dirigere i suoi vari fattori verso la soddisfazione dei nostri bisogni.
Per contro, l'ignoranza degli uomini dei collegamenti causali fra i fenomeni naturali – come pure la loro preferenza, ceteris paribus, per le soddisfazioni presenti, che limita il loro risparmio – determina il limite entro cui non controllano le loro vite, ma piuttosto dipendono per la soddisfazione dei loro bisogni dalle cause collaterali presenti nel loro ambiente.
Possiamo estendere questa analisi mengeriana e dire che l'ignoranza degli uomini dei collegamenti causali fra le azioni umane determina il limite entro cui il loro controllo sulle loro vite e lo sforzo verso il suo miglioramento è limitato dagli effetti secondari presenti degli interventi politici del passato.
Effettivamente, meno afferrano le loro conseguenze future, più tendono a favorire politiche che sembrano consentire il raggiungimento immediato dei loro fini – con la coercizione.
C'è una pubblicità televisiva che dice, "immagina se i pompieri governassero il mondo." Vediamo il Congresso, pieno di pompieri, uno che propone politiche, gli altri che le sostengono all'unanimità. Sembra così ovvio!
"Volete più scuole?"

"Yeah!"

"Volete la sanità per tutti?"

"Yeah!"

Ci vogliono solo trenta secondi. Allora il capo conclude allegro, "questo è il lavoro più facile che abbia mai avuto…"

Non è così ovvio e così facile? Vogliamo un lavoro per tutti? Allora rendiamo illegale licenziare gli impiegati. Vogliamo che tutti siano ricchi? Allora distribuiamo la ricchezza…
Sì, possiamo in effetti condividere tutti gli stessi obiettivi, nel senso che Ludwig von Mises ha precisato: gli interventisti ed i sostenitori del "laissez faire" cercano gli stessi generali e "ovvi" fini. Ma come il celebre autore dell'Azione Umana notò, i sostenitori del laissez-faire non sostengono gli stessi mezzi, perché le politiche promosse dagli interventisti trascurano due cose:

1. le cause dei mali che pretendono di combattere
2. le loro conseguenze future


Le cause dei mali presenti sono gli effetti di simili politiche interventiste del passato. Le conseguenze future delle attuali politiche interventiste sono simili (ma peggiori) ai mali presenti che combattono.
Eppure, una così completa mancanza di comprensione è fin troppo comune – non solo da parte "dell'uomo qualunque," ma anche fra coloro che pretendono di insegnare economia.
Non credereste a cosa ho trovato in un test di economia di livello avanzato per le scuole superiori, soltanto alcuni giorni fa.
Ciò che segue è la numero 7 di una serie di domande di "macroeconomia" a scelta multipla:
1. alzare il requisito di riserva ed il tasso di sconto
2. vendere titoli sul mercato libero ed alzare il tasso di sconto
3. vendere titoli sul mercato libero ed abbassare il tasso di sconto
4. comprare titoli sul mercato libero e alzare il tasso di sconto
5. comprare titoli sul mercato libero ed abbassare il tasso di sconto

E la risposta giusta è, presumo, la 5.
Notate che la domanda non è, "se la Riserva Federale deve fare qualcosa, e in caso affermativo, che cosa?"
No, la domanda assume che la Riserva Federale dovrebbe fare qualcosa.

Ciò che questa domanda realmente chiede è, quale intervento della Fed avrà l'effetto immediato di arrestare la recessione? Non chiede, quali sono le cause delle recessioni? Non chiede, quali saranno gli effetti a lungo termine delle azioni della Fed?
Da una tale prospettiva, sembra evidente che perdite aggregate oggi significano diminuzione dell'attività economica, confrontata al periodo precedente, e una politica di inflazione che pompa nell'economia l'equivalente della perdita aggregata ci permette di mantenere un livello di attività economica uguale a prima. E una tale politica è "facile": la Riserva Federale deve soltanto tirar fuori più biglietti verdi.
Ma questo potrà soltanto "contrastare la recessione" e mantenere l'attività economica, nell'immediato – ovvero, non la manterrà affatto. Al contrario, provocherà una nuova recessione – più distante nel tempo, ma peggiore di quella attuale – che una politica simile ha provocato nel passato.
Conclusione: la legge di ferro dell'ignoranza economica

Peggiore e più diffusa sarà l'ignoranza dei collegamenti causali fra le azioni umane, più elevato sarà il livello di intervento politico nella società. Più si capiscono i collegamenti causali fra le azioni umane ed afferrano gli effetti degli interventi politici, più ci si oppone alle politiche "più ovvie" e "più facili."

George Bush era certamente il portavoce di una comune attitudine quando ha sostenuto che, anche se si è opposto all'interventismo "come regola generale," ha favorito (come eccezione) un massiccio programma di inflazione e di tasse, a causa delle circostanze eccezionali. Ciò dimostra soltanto una mancanza di comprensione del fatto che un collegamento causale è una necessità – anche in circostanze "anormali." Una volta che capiamo che le cause dello stesso tipo hanno sempre e ovunque lo stesso tipo di effetti, dobbiamo estendere a tutti i casi il principio prasseologico secondo cui un'ulteriore quantità dello stesso tipo di intervento può soltanto ritardare e peggiorare i mali che si presume debba contrastare.
C'è una triste ironia nell'ignoranza economica – al di là dei suoi effetti disastrosi. Chiamiamola Legge di Ferro dell'Ignoranza Economica: il valore della conoscenza economica aumenta con la sua scarsità. Ovvero la conoscenza economica diventa più importante come l'economia peggiora; ma l'economia peggiora secondo il livello di intervento politico – che è una funzione dell'ignoranza economica."

http://www.movimentolibertario.it/home.php

di Jérémie T.A. Rostan

6 commenti:

david santos ha detto...

ciao Domenico, buon inizio settimana

Domenico Letizia ha detto...

anche a te david

TIZIANO TESCARO communicator,Vicenza ha detto...

Ciao Domenico, questo tuo post merita molta attenzione perchè i contenuti vanno a toccare una realtà importante e delicata, che da settimane è motivo di discussione in tutto il pianeta. Buona giornata.

AM ha detto...

In America Bush è stato criticato aspramente per il suo interventismo. Quello che si contrappone però non è una ideologia del laissez faire, ma un ritorno prepotente ad un'economia keynesiana, che prevende in ogni caso l'intervento dello stato basta vedere a chi hanno conferito il premio nobel per l'economia). L'idea di Rostan è condivisibile ma utopistica, sia perchè le governance sono colluse con le multinazionali, sia perchè l'altro mondo, quello asitico-cinese, è così statalista, interventista ed in espansione che costringe il mondo occidentale a dover agire di conseguenza.
In definitiva si mette male, perchè a questa crisi si vuole rimediare con un inasprimento dei meccanismi capitalistici e con un forte interventismo statalista. Mi chiedo dove potremo arrivare se tutte le crisi vengono lette solo da un punto di vista esclusivamente economico-macroeconomico... Voglio l'ecologia sociale!!

AM ha detto...

Ah ciao Domenico, sono sempre io (A.M.) dall'account del gruppo...

Domenico Letizia ha detto...

si tiziano mi fa piacere che lo trovi interessante d'altronte si continua a far capire che la crisi ci fa rischiare grosso... AM sono d'accrordo ecco perchè sono convinto della lotta al monpolio e allo statalismo....
anche io sono per l'ecologia sociale ma sempre in libera scelta.

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )