La morte di un fotografo e due bambini commentati come incidente, ecco la missione di pace del ''pacifista'' Obama.
mercoledì 7 aprile 2010
Maledetti assassini!
giovedì 1 ottobre 2009
Una buona/cattiva notizia

Finalmente una buona notizia: Obama rinuncia allo scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceca. La cattiva notizia è che non lo fa certo perché pacifista, difatti le stragi di civili in Afghanistan continuano bellamente. Ma la cattiva notizia può diventare una fulgida indicazione per i pacifisti, scoraggiati da anni di petizioni, manifestazioni e attività "tradizionali" totalmente inascoltate dal potere. A Obama semplicemente manca il grano.
Questa è la chiave, i guerrafondai si fermano solo levandogli i soldi. Da pacifisti diamogli una mano: meno dollari, meno casini possono combinare! Il dollaro (e non solo) è in crisi: da una parte devono crearne trilionate per salvare e arricchire wall street, per puntellare la loro economia devastata, per pagare guerre, armi e basi militari in tutto il mondo, e per pagare il loro enorme deficit commerciale. Dall'altra, più ne creano dal nulla, più fanno inferocire cinesi, giapponesi, sauditi e tutti quelli che gli permettono da 40 anni di vivere a scrocco. Il punto più debole sono i preziosi: oro e argento. Non li possono creare dal nulla, possono solo usare le riserve di oro clandestino, oro che hanno rubato ai giapponesi dopo la seconda guerra mondiale (oro che a loro volta i jap avevano razziato per 50 anni in Asia), ma prima o poi anche quelle finiranno. Al momento c'è una grossa tensione sui mercati, e i cinesi stanno pubblicamente accaparrando preziosi, sia a livello statale, sia a livello di singoli cittadini. Questo punta dritto alla distruzione del dollaro. Sull'argento il mercato è ancora più stretto, e riescono a contenere il prezzo solo emettendo future (cioè contratti per la consegna futura) scoperti. Se cento milioni di pacifisti si comprano una moneta da un'oncia di argento a testa (spesa 20 euri cadauno, sempre che ne troviate) salta il COMEX (mercato future di New York), e a catena il dollaro, le banche, e la possibilità per i guerrafondai americani di finanziare ulteriori casini.
Vogliamo iniziare a vincere qualche partita?
http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2009/un33/art6122.html
mercoledì 6 maggio 2009
giovedì 4 dicembre 2008
Alla conquista della sinistra

Anthony Gregory, scrittore e musicista che vive a Berkeley, in California, analista di ricerca all'Independent Institute, ci spiega come e perchè i libertari possano, anzi, debbano, cercare consensi anche a sinistra. La traduzione è di Flavio Tibaldi.
I principi fondamentali
Dovrebbero i libertari rivolgersi alla sinistra? Perché potrebbe essere importante? E che approccio dovremmo usare nel farlo?
Come libertari, abbiamo l'obiettivo di un mondo più libero. Malgrado ciò che alcuni potrebbero pensare, il grado della libertà umana in una società non è solo una funzione del tipo di persone al potere o inserite nella struttura dil governo. È, alla fine, un riflesso dell'ideologia pubblica. Quello che la persona media crede ha un grande effetto su come funziona lo stato e su ciò che fa. Se la stragrande maggioranza degli americani si opponesse fondamentalmente alla proibizione delle droghe, per esempio, la guerra contro la droga non potrebbe persistere. Se la maggioranza volesse vietare l'alcool, probabilmente sarebbe vietato. La tendenza del governo è di espandersi e crescere nelle aree della vita dove incontrerà la minor resistenza, compreso la resistenza del pubblico. È per questo che i regimi autoritari dedicano considerevole attenzione alla propaganda ed alla censura.
Il motivo per cui gli Stati Uniti hanno goduto così tanto della libertà interna, rispetto almeno a molte altre nazioni, è l'eredità di quel liberalismo classico che è stato prevalente dalla loro fondazione. Se un'ampia maggioranza di nordcoreani fosse jeffersoniana, persino la loro dittatura militare, per quanto forte possa ora sembrare, si sbriciolerebbe. Il popolo, per quanto riluttante, deve tollerare lo stato, perché esso possa sopravvivere. Lo stato, alla fine, è limitato dalla pubblica opinione.
L'importanza del movimento e dell'ideologia libertaria va quindi molto al di là di quel che può essere visto nella sola politica elettorale. Anche quando nessun libertario vince le elezioni, una cultura relativamente libertaria può impedire allo stato di espandersi quanto farebbe in una cultura più statalista. La misura in cui i liberali ed i conservatori accettano determinate premesse del pensiero libertario – il concetto della proprietà privata, il rifiuto della schiavitù, l'uguaglianza dei diritti davanti alla legge – si riflette nelle politiche che i liberali ed i conservatori semplicemente non tollereranno e quindi nelle libertà che rimangono affinchè tutti noi ne possiamo godere.
Se vogliamo maggiore libertà, abbiamo bisogno di più libertari per contribuire a diffondere queste idee ed ad aiutarle a raggiungere la massa critica nel sostegno popolare. E poiché una percentuale molto importante del popolo è di sinistra, questo fatto da solo richiede di provare a promuovere i principi libertari fra i pensatori e gli attivisti di sinistra. Meno libertarie sono la sinistra o la destra, ,maggiore il pericolo per la libertà.
Molti libertari esitano di fronte all'idea di rivolgersi alla sinistra, supponendo che la sinistra si opponga chiaramente di più della destra alle idee libertarie. Ma non possiamo trascurare la necessità di rivolgerci alla sinistra. È vero che molti libertari sono arrivati da destra, come il movimento di Goldwater più di 40 anni fa, e nella misura in cui i conservatori possono essere avvicinati e convinti dei meriti del principio libertario, questa è una gran cosa e non dev'essere trascurata. Nondimeno, rivolgerci alla sinistra è per alcuni versi più facile del rivolgerci alla destra e spesso non richiede alcun compromesso con il principio per arrivare ad un punto d'incontro, come sembra talvolta che accada con la destra.
Sinistra, destra e libertà
Probabilmente la maggior parte dei libertari che deviano considerevolmente dal principio libertario su questioni importanti lo fanno verso destra. È più comune trovare un libertario che ha un punto di vista statalista sulla guerra o sull'immigrazione che sulla previdenza sociale o sul controllo delle armi. Ma l'errore del deviazionismo a destra va ancora oltre. Molti libertari, nel tentare di abbracciare il governo limitato, finiscono per difendere un governo che non è limitato affatto. Poiché la polizia e l'esercito sono le due funzioni principali che molti libertari sono felici di lasciare nelle mani del governo, a volte dimenticano che quelle agenzie costituiscono il braccio violento dello stato, incaricato di applicare con la forza le molte politiche coercitive e socialmente distruttive a cui noi tutti ci opponiamo. La brutalità della polizia, la tortura in tempo di guerra, le violazioni del processo dovuto e le uccisioni di civili – alcune delle peggiori attività di cui il governo è capace – in effetti arrivano dagli uffici "legittimi" dello stato.
Non solo i libertari che tendono a destra certe volte purtroppo tollerano le peggiori attività del governo, a volte confondono anche il sistema economico corrente di privilegio corporativo e di saccheggio come un certo tipo di approssimazione del capitalismo di mercato. Questo può condurre ad un malinteso della realtà economica, ad una simpatia eccessiva per determinate grandi aziende che in realtà fanno pressioni e traggono giovamento dal grande governo, ed un obliquo senso della priorità riguardo i programmi governativi è quanto di più distruttivo vi sia per la libertà. Un esempio classico è il rivenditore libero che vede i buoni per i generi alimentari come anatema socialista ma non è altrettanto preoccupato dal complesso militar-industriale da miliardi di dollari.
L'errore del deviazionismo a destra ha ispirato Murray N. Rothbard, il grande economista, teorico e storico libertario, a scrivere il suo classico "Left and Right: The Prospects for Liberty" nel 1965. Il saggio sfidava la fallacia che il libertarismo fosse una dottrina conservatrice e metteva in guardia contro le deviazioni a destra. Scriveva che:
I libertari di oggi usano pensare al socialismo come l'opposto polare della dottrina libertaria. Ma questo è un errore grave, responsabile di un grave disorientamento ideologico dei libertari nel mondo attuale. Come abbiamo veduto, il conservatorismo era l'opposto polare della libertà; ed il socialismo, anche se "a sinistra" del conservatorismo, era essenzialmente un movimento confuso e moderato. Era, ed ancora è, moderato perché prova a raggiungere scopi liberali mediante l'uso di mezzi conservatori.
"Mezzi conservatori" si riferisce agli strumenti ed alle istituzioni politiche del governo: tasse, polizia, prigioni e tutto il resto. Effettivamente, per la maggior parte della storia dell'umanità, il governo è stato un'istituzione conservatrice, dal lato della reazione, del privilegio economico, della teocrazia, della patriarchia e del militarismo. I mezzi e i fini assumono grande importanza considerando il rapporto fra il libertarismo e la sinistra e la destra. Come spiegava Rothbard:
Il socialismo, come il liberalismo e contro il conservatorismo, ha accettato il sistema industriale e gli obiettivi liberali della libertà, della ragione, della mobilità, del progresso, dei livelli di vita più elevati per le masse e di una fine alla teocrazia ed alla guerra; ma ha provato a raggiungere questi scopi mediante l'uso di mezzi conservatori incompatibili: statalismo, pianificazione centrale, comunitarismo, ecc. O piuttosto, per essere più precisi, c'erano inizialmente due diversi filoni all'interno del socialismo: uno era il filone di destra e autoritario, da San-Simon in giù, che glorificava lo statalismo, la gerarchia ed il collettivismo e che era così una proiezione del conservatorismo che provava ad accettare e dominare la nuova civiltà industriale. L'altro era il filone relativamente libertario e di sinistra, esemplificato nei loro modi diversi da Marx e da Bakunin, rivoluzionario e molto più interessato a realizzare gli obiettivi libertari del liberalismo e del socialismo: ma in particolare distruggere l'apparato statale per realizzare l'"appassimento dello stato" e la "fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo."
Anche se i liberali di sinistra moderni favoriscono i mezzi statal-socialisti, che sono immorali e socialmente distruttivi, hanno spesso obiettivi lodevoli, soprattutto riguardo all'elevazione dell'uomo comune. Tuttavia è un errore andare troppo oltre ed assumere che i liberali di sinistra siano superiori ai conservatori in generale. Così come c'erano "due filoni differenti all'interno del socialismo," anche l'odierno movimento liberale di sinistra ha tendenze sia autoritarie che anti-autoritarie. Una chiave per la conquista della sinistra è identificare quanto libertario e quanto statalista sia un dato sostenitore della sinistra.
Discutere con la sinistra
Alcuni esponenti della sinistra si preoccupano di più per le libertà civili che dei loro progetti di "socialismo preferito", atri fanno l'opposto. Nel corso della storia, molti esponenti della sinistra hanno persino difeso regimi socialisti, dai bolscevichi in Russia alla Cuba di Castro, credendo che i loro orribili risultati sui diritti umani e sulla libera espressione valessero i presunti benefici dei loro programmi socialisti. Altri troveranno questo punto di vista oltraggioso. Alcuni liberali di sinistra pensano che persino i criminali corporativi dovrebbero avere un adeguato processo. Altri diranno butta via la chiave.
Facendo alcune domande, potrete spesso capire se un liberale di sinistra è più interessato alla libertà personale e quindi un potenziale convertito a libertarismo; o se è più interessato alla democrazia sociale direttiva e quindi più incrollabilmente votato allo stato. Un altro buon indizio è quanto scettico sia verso il potere del governo anche quando il "suo" partito è al governo. Con tutti i loro difetti, molti nelle ACLU erano implacabili nella condanna delle violazioni di Bill Clinton della privacy e del quarto emendamento. Tali persone hanno una comprensione limitata della libertà, ma almeno la prendono seriamente ed hanno determinati standard per quanto riguarda le libertà civili che non abbandoneranno capricciosamente per settarismo.
Un'altra considerazione è semplicemente quanto ostile qualcuno sia verso la libera impresa: pensa che la proprietà privata sia inerentemente diabolica, o che i mercati siano sostanzialmente giusti ed efficienti ma che abbiano solo bisogno di qualcuno che li ammorbidisca? Il primo è probabilmente meno probabile che adotti il libertarismo del secondo, che potrebbe avere bisogno soltanto di alcune lezioni di economia per capire che persino piccole dosi di socialismo sono inutili e distruttive.
Inoltre, un liberale di sinistra che sia radicalmente pacifista e contro lo stato di polizia sarà spesso ricettivo per le idee libertarie, poiché già diffida dell'establishment e riconosce che lo statalismo può causare danni molto reali e significativi agli esseri umani. La combinazione migliore ed in qualche modo la più rara, è un liberale molto più pacifista e contro lo stato di polizia che anti-capitalista. Questo è in qualche modo raro perché, purtroppo, molti esponenti della sinistra sono più radicalmente anti-autoritari quanto più sono anti-mercato, mentre quelli che sono più moderati nelle loro condanne della libera impresa sono spesso anche più tolleranti verso l'impero e l'establishment.
Nel comunicare con la sinistra, il migliore approccio, in ogni caso, è di rimanere aderenti al principio. Spesso gli esponenti della sinistra sono abituati a decostruire l'ipocrisia della destra, che proclama di essere per il governo minimo ma difende il Big Brother e le gigantesche burocrazie militari. Rimanendo fedeli al radicalismo ed al principio, un libertario può distanziarsi da tale ipocrisia della destra e dimostrare che le sue posizioni provengono da un pensiero rigoroso e di principio e da una genuina simpatia per le vittime dell'aggressione dello stato. A volte gli esponenti della sinistra assumono troppo facilmente che tutti siano delle vittime, ma i libertari dovrebbero comunque non sottovalutare mai il tributo enorme che il governo impone sui prigionieri, sui civili stranieri in tempo di guerra e sui poveri, sia direttamente che per mezzo del grande costo opportunità provocato dalle grandi spese pubbliche e dal risultante spostamento della creazione di ricchezza del settore privato. Dal momento che il capitalismo effettivamente serve i poveri come nessun altro sistema economico fa, in un certo senso le persone più povere sono le vittime primarie degli interventi del governo che attualmente pesano sull'economia.
Nessun compromesso sui principi
Dato il nostro accordo su molti obiettivi dei liberali di sinistra e un certo accordo sostanziale su molte questioni, è in effetti curioso che fra i liberali di sinistra ed i libertari spesso ci sia tanta animosità. Sulle libertà civili, la politica estera ed effettivamente alcune questioni economiche, c'è almeno un qualche terreno di intesa. Gran parte della diffidenza reciproca è dovuta a cattiva comunicazione e anche se gli esponenti della sinistra non sono del tutto innocenti in questo, noi libertari dobbiamo fare uno sforzo se vogliamo che le nostre idee si diffondano. Ciò significa mettere in risalto determinati punti e perfino riformulare parte della loro retorica. Possiamo mostrare come la libertà preveda una genuina giustizia sociale. Possiamo fare appello alla tendenza anti-violenta della sinistra pacifista e spiegare come le azioni dello stato sono intrinsecamente violente o come minimo affermate sulla violenza. Possiamo spiegare come il grande governo è un'istituzione per benefici e privilegi corporativi ed esporre quanto questo sia dannoso per chi sta in fondo alla scala economica.
La risposta non è, malgrado ciò che alcuni libertari dicono, compromettere i nostri veri principi o provare ad incontrare i liberali "a metà strada" sulle questioni. Non dobbiamo accettare alcuna funzione degli stati sociali né arrenderci all'idea delle burocrazie enormi per combattere il riscaldamento globale. Alcuni libertari hanno chiesto un'alleanza con la sinistra sottolineando determinate libertà personali e sottovalutando la nostra ferma opposizione alla pianificazione centrale. È ironico che alcuni libertari che sostengono un avvicinamento a sinistra siano essi stessi davvero deboli sulla nostra migliore questione per tale avvicinamento: la politica estera.
I libertari a volte appaiono insensibili e freddi, ma parlando con i liberali di sinistra, è facile rimanere fedeli ai principi mostrando quanto realmente ci preoccupiamo per le vittime dello stato, di molte delle quali la sinistra è informata, ma molte delle quali ha invece dimenticato o non sa che esistono. In questo senso quando affronta questioni che variano dal crimine alla povertà, il libertario può tenere la superiore posizione morale che i liberali di sinistra usano spesso occupare, almeno nelle loro intenzioni, quando comunicano con i conservatori.
Con appena un po' di sforzo e comprensione, i libertari possono avvicinarsi alla sinistra ed avere enorme influenza su di loro su tutte le questioni: non solo quelle su cui concordiamo più superficialmente, quali la guerra e le libertà civili, ma in effetti anche sull'economia e sulla proprietà privata.
Le questioni
Comunicare ideali libertari a sinistra può essere una sfida, ma può anche contribuire a sostenere la nostra comprensione dei nostri stessi principi. Spesso, i libertari cercano di appellarsi alla sinistra enfatizzando le nostre aree di accordo, che sono viste convenzionalmente come soprattutto riguardanti le libertà personali e la guerra. Ma anche quando discutiamo tali questioni, è importante che mostriamo come le nostre posizioni provengono da un'ideologia coerente e spieghiamo agli esponenti della sinistra come i loro stessi istinti libertari sono in conflitto con quelli dirigisti e collettivisti.
Libertà civili
I liberali classici ed i liberali moderni condividono il rispetto per le libertà civili, ma mentre la posizione libertaria scorre dal principio di auto-proprietà, dai diritti di proprietà e dalla libertà di associazione, la posizione convenzionale della sinistra è spesso contraddittoria con altre posizioni ed a volte anche intrinsecamente.
Effettivamente, il concetto stesso delle libertà civili è incoerente senza una certa concezione dei diritti di proprietà. La libertà di parola non comprende il diritto di gridare oscenità a qualcuno nella sua camera da letto mentre sta cercando di dormire. Nessuno ha il diritto di entrare nella proprietà di qualcun altro per pregare senza il consenso del proprietario. No, la nostra libertà di parlare, religiosa e di fare con i nostri corpi quello che vogliamo è in qualche modo condizionata: è limitata dai diritti della proprietà privata. Ecco perché le questioni riguardanti le perquisizioni e la preghiera nella "scuola pubblica" sono così difficili: non riguardano liberi proprietari, ma il confuso territorio della proprietà pubblica. Questa è un'importante lezione da comunicare alla sinistra.
Nel frattempo, dovremmo mostrare quanto seri siamo sul nostro terreno di intesa. I libertari hanno fatto piuttosto bene nei riguardi della guerra della droga, conducendo il movimento di riforma ed articolando l'idea dell'auto-proprietà sulla questione dell'uso di droga. Alcuni libertari hanno protestato che enfatizziamo troppo tale questione, ma questo non è assolutamente vero. Quando centinaia di migliaia di persone sono state incarcerate e la Dichiarazione dei Diritti devastata, è difficile da esagerarne l'importanza. È inoltre un buon modo per introdurre un liberale di sinistra alla reale depravazione di cui lo stato è capace. Dopo tutto, uno stato che metterà mezzo milione di persone pacifiche in gabbie in cui sopruso e violenza sono endemici forse non è la migliore organizzazione per promuovere un mondo umano e premuroso. Inoltre, un punto può essere fatto circa il paternalismo: un governo abbastanza grande da fornire una sanità ed altre necessità certamente avrà un interesse invasivo nel nostro stile di vita.
Le libertà civili e la giustizia penale, inoltre, sono questioni opportune per la spiegazione dell'essenza della violenza dello stato. Tutto il potere politico nasce dal caricatore di una pistola e quella pistola tende ad essere nelle mani di un poliziotto. I liberali di sinistra spesso diffideranno della polizia e metteranno in discussione la giustizia del sistema carcerario. Lungi dal prendere la posizione conservatrice di difesa di queste istituzioni, dovremmo sfruttare tale scetticismo della sinistra come occasione per spiegare come tutti i programmi governativi sono infine fatti rispettare dalla polizia e dalle prigioni che la sinistra mette in discussione. Se gli esponenti della sinistra sono solidali con gli accusati in cause penali, dovrebbero anche essere meno rapidi a pensare il peggio di chi sia accusato di infrazioni amministrative. Se capiscono le implicazioni delle libertà civili e la futilità pratica del vietare le droghe, dovrebbero vedere i problemi del vietare le armi da fuoco. Se pensano che il sistema è ingiusto per chi è privato dei diritti, dovrebbero essere riluttanti ad applaudire quando gli evasori fiscali vengono imprigionati.
Questa è una grande occasione per provocare una dissonanza cognitiva nell'arredamento mentale della sinistra, che è importante nel tentativo di avvicinare o convertire. Dimostrate come gli stessi valori della sinistra sono in conflitto con alcune delle posizioni che tengono. Chiedete loro come possono davvero sostenere il corrotto dipartimento della giustizia di John Ashcroft quando ha perseguito Martha Stewart, o il Procuratore Distrettuale Rudy Giuliani quando ha perseguito l'investitore di junk-bond Michael Milken. Potreste essere sorpresi di quanti liberali di sinistra ammetteranno di non conoscere in realtà granché sulla questione se precisate gentilmente che alcuni dei loro pregiudizi di sinistra sembrano essere in conflitto con i loro proclamati valori centrali di imparzialità, di adeguato processo e dei diritti civili.
Politica estera
In particolar modo per quanto riguarda le guerre nazionaliste come quelle di Bush, la sinistra tende ad essere migliore della destra sulla politica estera. Questa è un'altra occasione per ulteriore educazione. Perché mai un esponente della sinistra che vede come il suo governo democratico pratica l'assassinio e la tortura all'estero dovrebbe confidare che lo stato sia invece gentile e premuroso nel paese? E, per quei liberali che sono stati morbidi sulle guerre di Clinton, perché possono fidarsi di alcuni politici per bombardare i civili, ma non di altri?
La guerra è davvero l'esempio classico della pianificazione centrale di governo, ed i fallimenti dei tentativi degli Stati Uniti di costruire nazioni all'estero non sono così qualitativamente differenti, o più sorprendenti, dell'incapacità dei programmi interni socialisti di produrre e distribuire le merci ragionevolmente ed efficientemente. Ancora, i politici mentono e distorcono la realtà per promuovere le loro guerre e per esagerare le gravi minacce alla sicurezza pubblica. Se gli esponenti della sinistra possono capire che i politici sono di frequente disonesti ed incompetenti quando si tratta della loro funzione più accettata – proteggere i propri cittadini dall'aggressione straniera – allora forse dovrebbero essere in grado di capire che quei difetti dell'essere umano e quei problemi organizzativi si applicano anche alla politica interna.
Effettivamente, i liberali di sinistra insistono che non è necessario sostenere dittatori stranieri come Saddam Hussein per opporsi all'intervento contro di essi del governo degli Stati Uniti. E riconoscono tipicamente quanto possano essere mostruosi tali dittatori stranieri. I libertari possono far notare che abbiamo la stessa logica per quanto riguarda altri mali domestici, quale l'ingordigia corporativa. Certamente, se la violenza e l'intervento di governo non fossero autorizzati contro un vero dittatore come Saddam Hussein, ci potrebbe essere qualche problema con l'amministrazione della coercizione di governo contro caratteri molto più benigni, come Bill Gates, anche se non ci piace tutto quel che fanno.
Dove la politica estera e l'economia si intersecano, la sinistra è a volte migliore della destra. Molti a sinistra sono stati particolarmente critici degli interventi economici contro Cuba, l'Iraq ed altre nazioni sotto forma di sanzioni commerciali. Questa è una visione libertaria, indipendentemente dal fatto che la riconoscono. Vedono la crudeltà del tagliare qualcuno fuori dallo scambio volontario e commerciale. È un aspetto di vita o di morte per milioni di persone. Questo è un grande punto di partenza per discutere dell'importanza del commercio nel mantenimento della civiltà e della pace. Perché i libertari portano soltanto la loro opposizione alle limitazioni commerciali draconiane al suo estremo logico, avversando tutte le violazioni della libertà di contratto e di scambio volontario, sia internamente che internazionalmente.
Economia
Per qualcuno potrebbe essere una sorpresa, ma i libertari possono realizzare molti progressi comunicando con la sinistra sull'economia. Purtroppo, tale dialogo è spesso controproduttivo. Parte della colpa ricade su quei libertari più attenti ad attaccare la sinistra che a cercare di persauderli.
In primo luogo, è importante non usare gli insulti. Non chiamate sprezzantemente il liberale di sinistra un "commie" – a meno che, naturalmente, vogliate che tutti gli esponenti della sinistra continuino a credere in quel socialismo così distruttivo per la nostra economia. Se mai, incoraggiate una certa dissonanza cognitiva chiedendo perché il vostro amico liberale è così conservatore, difendendo il grande governo, che è una delle idee politiche più vecchie e reazionarie.
Senza impero, stato di polizia e benessere corporativo – tutte cose di cui i liberal sono perlomeno scettici – il governo sarebbero molto, molto più piccolo e le tasse considerevolmente più basse. Durante le grandi guerre, in particolar modo, i conservatori non sono particolarmente migliori dei liberal sull'economia, considerando quanto vogliono tassare (o inflazionare) e spendere all'estero.
Ma il nostro terreno di intesa economico con la sinistra può davvero andare più oltre. Una cosa che la sinistra dovrebbe capire, ma che noi ugualmente abbiamo bisogno di capire se vogliamo spiegarla, è il modo profondo con cui il grande governo in realtà promuove le grandi imprese e calpesta i piccoli imprenditori, i lavoratori a reddito fisso ed i lavoratori poveri. Un libro importante dello storico di sinistra Gabriel Kolko, The Triumph of Conservatism: A Reinterpretation of American History (1963), spiega come i capi corporativi dell'industria spinsero per nuove agenzie regolarici in modo da contribuire a trincerarsi in un mercato regolato ed a distruggere la concorrenza. Questo era inoltre vero durante il New Deal (il direttore della General Electric era strumentale nel disegno dell'infame National Recovery Administration di Roosevelt, per esempio), durante la Great Society ed anche oggi. Spesso, sono gli stessi interessi che sono regolati che beneficiano di più dalla regolazione.
Uno dei più grandi strumenti corporativisti del grande-governo è la banca centrale. Gonfiando la massa monetaria e consegnando i dollari di recente stampa ai propri amici nelle grandi banche, nella grande impresa e nel complesso militar-industriale, il governo ridistribuisce efficacemente i soldi dalle classi povere e media a determinati segmenti di quella ricca, che ottengono i soldi per primi, prima che i prezzi possano adeguarsi. Quando infine arrivano alla gente più in basso sulla scala economica, i prezzi sono saliti. L'inflazione è quindi una tassa indiretta e regressiva .
Ci sono altri plateali modi in cui la grande impresa beneficia del grande governo. L'eminent domain è stato sempre più usato per sequestrare proprietà private e attività commerciali e per darne la proprietà ai grandi magazzini come Costco. Gli enti locali ottengono più reddito di imposta e le aziende più profitti – di nuovo illustrando il collegamento fra potere di governo e privilegio corporativo. Le leggi del salario minimo ed altre regolazioni tendono ad avvantaggiare le imprese più grandi, ed è per questo che tali giganti corporativi come il CEO di Wal-Mart spesso li favoriscono. Il programma di Bush della prescrizione medica, la più grande espansione nelle prestazioni sociali dalla Great Society, si è rivelato un'esplosione di welfare corporativo per l'industria farmaceutica.
Ambiente ed educazione
Per quanto riguarda l'ambiente, i diritti di proprietà e la common law erano più rigorosi contro l'inquinamento dei nuovi enti competenti favoriti dalla grande impresa, fin dalla Rivoluzione Industriale, come sistema per socializzare i costi dell'inquinamento, tutto in nome del "bene comune." Inoltre, molte imprese sono saltate sul carro del riscaldamento globale, riconoscendo che la regolazione delle emissioni di carbonio può essere enormemente vantaggiosa per le grandi imprese sotto forma di sovvenzioni e di contratti di licenza di brevetti.
Anche la pubblica istruzione è potenzialmente un terreno di conquista con la sinistra, una volta che esponete la storia delle "scuole pubbliche" come strumenti della propaganda e del lavaggio del cervello nazionalista e delle fabbriche per la produzione di operai, cittadini, soldati e contribuenti leali. Questa è un'altra area dove il libertarismo moderato è spesso disorientato. Idee riformiste quali i buoni scuola – che potrebbero offrire efficacemente maggiore scelta ad alcuni genitori non facendo però niente per tagliare il governo ed effettivamente aumentando l'intervento del governo nel settore della scuola privata – sono spesso più offensive per la sinistra dell'idea radicale di separare la scuola interamente dallo stato, come facciamo con la religione e per molti degli stessi motivi.
Privatizzazione e mercati liberi
Una trappola simile si trova nel sostegno della privatizzazione di istituzioni quali la previdenza sociale, le prigioni e la guerra.
La previdenza sociale è un programma socialista di ridistribuzione che conta inevitabilmente sulla coercizione; quindi non c'è niente da privatizzare. La miglior cosa sarebbe di ridurre in fretta la spesa, fino a che non rimanesse alcun programma, anche per liberare gli odierni contribuenti dal peso delle tasse il più rapidamente possibile. Poiché la previdenza sociale è una tassa regressiva, i liberali di sinistra sono a volte più aperti ad una posizione di principio che agli schemi per "privatizzare" il programma promulgando programmi obbligatori di risparmio, stabilendo sovvenzioni de facto per Wall Street, il tutto socializzando parte del mercato azionario.
L'ironia è che tali riforme apparentemente a metà strada non solo spesso non riescono ad avvicinarci alla libertà; incontrano anche una particolare resistenza a sinistra, che è particolarmente scettica di qualsiasi programma per passare la democrazia sociale agli interessi corporativi.
Per quanto riguarda cose come le prigioni e la guerra, neanche qui dovremmo spingere per privatizzarle. Un'associazione fra l'impresa ed il governo non è libertaria – effettivamente, è per definizione un attributo del fascismo – e il fatto che potrebbe svolgere il suo lavoro più efficientemente non significa che dovremmo favorirla. Alcuni programmi governativi sono immorali e quindi non vogliamo vederli eseguiti più efficientemente.
Il vero libero mercato offre la reale liberazione per tutto. La decentralizzazione radicale del potere che accompagna i robusti diritti di proprietà significa più uguaglianza e libertà per gli operai e meno privilegi e protezione per l'elite corporativa. Significa una possibilità di lotta per i deboli. Non dovremmo mai mancare di sottolinearlo.
Spesso, è l'incoerenza o la mancanza di chiarezza che rende spaventoso per la sinistra il pensiero libertario. Dovremmo in particolar modo stare attenti a non essere ipocriti. Sì, dovremmo elogiare le glorie dei padri fondatori – ma non fingere che la sinistra non abbia qualche ragione sulle origini del governo americano come stato espansionista e aggressivamente schiavista. Sì, dovremmo sostenere i mercati liberi – ma non dare un passaggio a politici come Ronald Reagan, la cui retorica era sovente buona ma le cui politiche erano spesso orribili per la libertà.
Dappertutto, una chiave mostra all'esponente della sinistra i suoi errori evidenti. Confrontate l'attivista non violento con la violenza inerente al controllo delle armi. Confrontate coloro che sostengono di parlare per i poveri con la natura regressiva della previdenza sociale e del grande governo.
Anche se siete in disaccordo con me su quanto ricettiva la sinistra possa essere al libertarismo, non abbiamo altra scelta che impegnarli su queste questioni. Se vogliamo promuovere la causa della libertà, dobbiamo convincere sempre più gente delle sue virtù. Molte persone stanno nella sinistra politica, e tali persone tendono ad interessarsi all'attivismo ed alle idee ed è particolarmente importante per la causa della libertà quando infine si avvicinano ed abbracciano il coerente programma dei libertari. Ignorarli non è un'opzione e sminuirli è un lusso che non possiamo permetterci. Noi dobbiamo invece avvicinarli, mostrando a quelli più ricettivi alle nostre idee che la libertà porta giustizia sociale, la proprietà privata porta la liberazione e la libera impresa è il sistema economico più compatibile con un mondo pacifico.
Articolo da: http://www.movimentolibertario.it/home.php?fn_mode=fullnews&fn_id=93&fn_cid=4
giovedì 11 settembre 2008
11 Settembre: Bugia di Stato

Oggi ricorre il settimo anniversario di quel tragico 11 settembre 2001 che fece piombare gli Usa e il mondo intero in un incubo che pare ancora non essere finito.
Nessuno ha in tasca la Verità su quella giornata, ma dubitare della versione ufficiale di Stato è quantomeno doveroso, per chiunque si senta uno "spirito libero": lo Stato, quell'organizzazione che quotidianamente ci sorveglia, ciito ispeziona, ci spia, ci dirige, ci numera, ci regola, ci arruola, ci indottrina, ci esorta, ci controlla, ci esamina, ci giudica, ci valuta, ci censura, e ad ogni operazione o transazione ci annota, ci registra, ci conta, ci tassa, ci misura, ci autorizza, rendendoci spogliati, sfruttati, monopolizzati, vittime di estorsioni, spremuti, ingannati, derubati, oppressi, multati, vilipesi, molestati, perseguiti, vessati, bastonati, disarmati, legati, soffocati, imprigionati, processati, condannati, fucilati, deportati, sacrificati, venduti, traditi...è così strano pensare che un'organizzazione simile, quel giorno di sette anni fa, abbia complottato alle nostre spalle muovendo aerei e vite umane come pedine di una grande scacchiera? Ai posteri l'ardua sentenza...
EDIFICIO N°7
L’11 settembre 2001 nel complesso del WTC in tutto collassarono su se stessi tre edifici: le due torri gemelle più l’edificio numero sette. “Tirato giù” (come dicono le registrazioni dei pompieri con tanto di esplosioni in diretta) un paio di ore dopo il crollo delle torri gemelle. Nessun morto. C'è stato tutto il tempo di evacuarlo. Danni iniziali: soltanto un leggero incendio ai piani alti. La CNN addirittura annunciava il suo crollo un'ora prima del crollo effettivo.
Il punto è che per tirare giù un palazzo del genere servono settimane di preparazione. Non è esattamente una di quelle cose che si fanno in poche ore. A riguardo le testimonianze di esperti di demolizioni controllate sono senza possibilità di replica "è semplicemente evidente che è una demolizione controllata".
Sotto i link per vedere andar giù 40 piani nella bellezza di 6 secondi (tempi raggiungibili solo tramite demolizioni controllate). Inoltre si possono osservare altri esempi di grattacieli in acciaio con incendi in corso: ovviamente non cadono; una volta bruciato tutti il bruciabile, rimangono in piedi con soltanto lo scheletro in acciaio. Se si esclude la verità dei fatti, o meglio la demolizione controllata, l’11 settembre 2001 abbiamo assistito per la prima volta nella storia a un crollo di edificio in acciaio causa incendio. O meglio… non un crollo, ma bensì tre crolli nell’arco di poche ore.
Andiamo poi nel ridicolo, quando veniamo a sapere che la versione ufficiale della commissione d'inchiesta di questo edificio nemmeno ne parla.
Molti altri sono i non-sensi dell’11 settembre. Esaminiamone alcuni:
- Procedura da seguire in caso di dirottamenti - Rumsfeld tre mesi prima dell'11 settembre firmò un documento riguardante la procedura da seguire in caso di dirottamento di aerei. Secondo tale documento, in caso di dirottamento, prima che i caccia possano avvicinarsi al presunto aereo dirottato è necessario un diretto ordine del ministro della difesa o meglio di Rumsfeld stesso (precedentemente l'azione era automatica).
Classico esempio di quanto sia stato relativamente semplice pilotare tutta la faccenda facendo sapere pochissimo a pochissimi. Un semplice foglio firmato tre mesi prima… ed ecco che gli aerei avrebbero avuto la strada spianata.
- Pentagono - Il ministro dei trasporti Mineta smentisce clamorosamente la tesi della Casa Bianca sul volo diretto al Pentagono e rivela l'esistenza di ordini segreti relativi a quel volo, mai chiariti da nessuno.
- Pentagono - Generale in pensione, Albert Stubblebine di mestiere esaminava i reperti fotografici della CIA per cercare di identificare i diversi armamenti usati dai russi durante la guerra fredda. Il Generale afferma "l'aereo nel buco del pentagono NON-CI-STA!"
- Bin Laden non è ricercato dall’FBI - Stupefacente a credersi, Osama Bin Laden non è ricercato dall' FBI per i fatti dell'11 settembre.
- Gli Ingegneri delle torri - Nessun processo è stato iniziato nei confronti dei progettisti e costruttori delle torri gemelle.
E' fatto noto che la struttura portante delle torri gemelle era stata verificata per resistere a un impatto come quello dell'11 settembre. Un boing che entra totalmente dentro e ovviamente esplode. L'unica differenza sta nel fatto che il boing della verifica strutturale era un modello più vecchio (ma di dimensioni estremamente simili). Tutto ciò per diretta dichiarazione dello studio tecnico che ha progettato le torri.
Qualcosa non quadra: se dopo un terremoto di un dato grado sismico un palazzo verificato a resistere a un terremoto di quel grado frana, è ovvio che il giorno dopo Ingegneri e costruttori vanno sotto accusa.
Leslie Robertson (responsabile della progettazione strutturale delle torri), un po’ imbarazzato afferma "Le circostanze dell'11 settembre erano al di fuori di quello che avevamo previsto nel progetto". Come! Quello stesso studio ha affermato senza peli sulla lingua che le torri erano verificate per resistere a un impatto simile!
Ecco che certe dichiarazioni contraddittorie nascondono un doppio significato profondissimo: “le torri erano verificate per resistere a un impatto simile a quello dell’11 settembre” ok, allora cari Architetti dovreste essere tutti sotto processo! Però… “però le circostanze dell’11 settembre erano al di fuori di quello che era previsto nel progetto” o meglio? Per chi non l’avesse capito L.Robertson è impossibilitato ad essere realmente franco. Se avesse potuto probabilmente si sarebbe tolto un gran peso dalla schiena dicendo "non si può progettare un palazzo che resista a una demolizione controllata! Lo volete capire o no?!".
I progettisti e costruttori del WTC dormono sogni tranquilli. Sanno che nessuno li denuncerà, altrimenti sarebbero costretti a far saltar fuori la verità scientifica: strutturalmente le torri gemelle non potevano franare per il solo impatto ed esplosione dei boing, pertanto qualcos'altro ha causato la loro distruzione.
Inutile aggiungere ulteriori commenti e citando il film V for Vendetta "dopo un po' alle coincidenze non si può più credere".
Alcuni video della verita:
http://www.youtube.com/watch?v=GEPjOi2dQSM
http://www.youtube.com/watch?v=OTDVo62SZ54
http://www.youtube.com/watch?v=U7ed9hR5yyw
http://www.youtube.com/watch?v=-YhIBwtvtIA
http://www.youtube.com/watch?v=M3q0uZAEd5w
http://www.youtube.com/watch?v=ccNrKZljlHc
Buona visione!
Tratto da: Libertari.org ( http://www.movimentolibertario.it/home.php)
giovedì 4 settembre 2008
Voglia di guerre...

Arriva l'autunno, e i venti di guerra cominciano a soffiare con sempre maggiore insistenza, come in preparazione di una “Tempesta Perfetta.” Uno di questi refoli non esattamente rassicuranti è arrivato dall'Olanda: L'agenzia di intelligence olandese AIVD ha condotto un'operazione ultrasegreta in Iran allo scopo di infiltrare e sabotare l'industria delle armi nella repubblica islamica.
L'operazione, ritenuta un grande successo, è stata recentemente annullata a causa di un imminente attacco aereo all'Iran. Gli obiettivi includono i siti collegati allo spionaggio olandese. …
Uno degli agenti coinvolti, che si è infiltrato nell'industria iraniana sotto la supervisione del AIVD, è stato di recente richiamato perché gli Stati Uniti hanno preso la decisione di attaccare l'Iran con UAV nel giro di qualche settimana. Gli obiettivi potenziali comprendono non solo gli impianti nucleari, ma anche le installazioni militari che sono state mappate dal AIVD. Secondo le fonti le informazioni ottenute dall'operazione del AIVD sono state condivise con l'agenzia di intelligence americana CIA.
Si attendono conferme, ma le strane notizie recentemente circolate sul mercato dei metalli preziosi, con misteriosi grossi compratori che fanno incetta d'oro e d'argento, aggiungono una sfumatura inquietante all'atmosfera già di per sé piuttosto pesante:
Rand Refinery Ltd., la più grande raffineria d'oro del mondo, è rimasta insolitamente senza Krugerrands sudafricani dopo un ordine “insolitamente grande” di un compratore in Svizzera.
L'ordine era per 5.000 once e bisognerà attendere fino al 3 settembre perché le scorte siano ricostituite, ha detto Johan Botha, portavoce per la Rand Refinery a Germiston, ad est di Johannesburg. Ha rifiutato di identificare il compratore.
Le monete e i lingotti di metalli preziosi stanno attraendo gli investitori come porto sicuro contro un dollaro in caduta ed il conflitto fra Russia e la confinante Georgia. La Zecca degli Stati Uniti ha sospeso le vendite delle monete d'oro American Eagle da un'oncia, Johnson Matthey Plc non accetta più ordini alla sua raffineria di Salt Lake City per i lingotti d'argento da 100 once e Heraeus Holding Gmbh ha una lista di attesa di consegna di fino a due settimane per gli ordini di lingotti d'oro in Europa.
Che sia davvero il segno di un prossimo colpo di coda neocon? Intanto il generale russo Ivashov, mentre la NATO aumenta la sua flotta nel Mar Nero, ha già dichiarato che gli USA e la NATO hanno armato la Georgia proprio in vista di un attacco in Iran, ed ha avvisato che un'eventuale ulteriore assistenza militare alla Georgia per operazioni in Abcazia e Ossezia sarà considerata un atto di guerra.
Tratto da: http://gongoro.blogspot.com/
giovedì 17 luglio 2008
La questione Israelo-Palestinese vista da un Libertarian

Un interessantissimo articolo di Riccardo La Conca
Come mai non c'è soluzione alla questione Israelo-Palestinese? Come mai,in un'epoca di globalizzazione ipertecnologica, una religione arcaica, reazionaria e misogena come l'Islam conosce un ritorno di fiamma? Sono due questioni apparentemente disgiunte, ma in realtà la risposta all'una contiene la risposta all'altra. La questione palestinese è palesemente un pretesto. Quali che siano i torti e le ragioni, sul piano del diritto internazionale, in realtà essa è manipolata e gonfiata a dismisura. Dopo tutte le annessioni, gli israeliani occupano un fazzoletto di terra di dimensioni irrisorie (20000 mq.) e di nessun valore economico; gli stati arabi, alcuni dei quali ricchissimi grazie al petrolio,(lasciando fuori gli islamici non arabi) occupano territori vastissimi, per milioni e milioni di kmq. (solo l'Arabia Saudita e l'Egitto si estendono rispettivamente per due milioni e mezzo e un milione di kmq).Inoltre viviamo in un'epoca di migrazioni planetarie in cui tutti gli abitanti dei paesi poveri tendono ad emigrare verso lidi migliori, la permanenza palestinese in quel fazzoletto di terra valga tutte le vite che le vengono sacrificate. E'difficile credere che i paesi arabi, non possano assorbire un pugno di profughi palestinesi, anche perchè potrebbero essere adeguatamente risarciti dagli israeliani e dagli stessi americani. I margini per un accordo dunque esistono e sono sempre esistiti. La verità è che gli americani hanno sempre sabotato l'accordo sottobanco perchè vogliono utilizzare la trappola palestinese per risolvere un loro problema interno: il problema degli ebrei. Così essi hanno aizzato sottobanco i rispettivi estremismi e alimentato sottobanco l'Islam, il fondamentalismo e il terrorismo islamico in modo da tenere costantemente Israele sotto pressione.
martedì 10 giugno 2008
Priorità per Corea del Nord
• Dichiarazione di Marco Perduca
Se progetti di cooperazione potranno essere indirizzati alla Repubblica Democratica di Corea questi dovranno avere come priorità assoluta la lotta per sterminio per fame che il regime di Pyongyang porta avanti da anni contro i coreani. I Radicali vigileranno in Parlamento perché i soldi dei contribuenti italiani non finiscano nelle tasche dell’oligarchia nazional-comunista di Kim Jong-il ma in progetti di pronto soccorso alimentare. E’ inammissibile che il soldi della cooperazione italiana vadano a un regime che ha come capo di stato un morto e che da oltre mezzo secolo opprime il proprio popolo arricchendosi smisuratamente.
domenica 23 marzo 2008
mercoledì 6 febbraio 2008
Domenico Letizia aderisce all'appello per una medaglia al valor civile per Denis Zanon, operaio morto a Marghera

Aderiamo all'appello per una medaglia al valor civile per Denis Zanon, operaio morto a Marghera
Secondo alcune stime, nel 2007 in Italia sono morte sul lavoro 1.017 persone e altre 25.447 sono rimaste invalide. Nei primi nove mesi del 2007 secondo dati dell'Inail, sono stati denunciati 689.926 infortuni e 965 casi mortali.
Sono i numeri della nostra guerra, che si combatte ogni giorno sui posti di lavoro. E come in tutte le guerre, i numeri sono sottostimati: Si sa di per certo che spesso e volentieri gli incidenti avvengono dove le condizioni di lavoro sono più degradate. E dove sono più degradate la gente viene pagata in nero. E quando si è pagati in nero, non si può denunciare nessun incidente. Quante volte si trovano feriti che poi vengono classificati "da incidente d'auto", o cadaveri, ai bordi delle nostre strade?
Far finire questa guerra, come tutte le altre. Per questo chiediamo anche noi, come già articolo 21, Rainews24, PeaceReporter e il Tg3, che venga data una medaglia al valore civile a Denise Zanon, operaio morto a Porto Marghera mentre cercava di salvare la vita ai suoi colleghi.
Perché anche questa guerra deve finire. Perché è indecente che in un paese cosiddetto civile ci siano così tanti incidenti sul lavoro. E che probabilmente ancor di più sono quelli che non vengono denunciati. Per paura di morir di fame.
PER FIRMARE vai a questo indirizzo: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=9987
Lettera di Domenico:
Al Presidente della Repubblica Italiana,
Egregio signor presidente,
Ritengo giusto collaborare all'iniziativa portata avanti da alcune associazioni per far ricevere una medaglia al valor civile per Denis Zanon, operaio morto a Marghera.
Per me dichiarato anarchico ricevere ammirazione dallo Stato, causa di tutti i problemi, sarebbe una beffa e il mio rifiuto sarebbe immendiato. Ma appoggio l'iniziativa per coloro che in questo stato hanno avuto fiducia e ci sono morti. Mi astengo da osservazioni personali.
Saluti libertari,
Letizia Domenico.
lunedì 4 febbraio 2008
Il Pane nella Storia

Matvejevic: «Il pane come simbolo»
Matvejevic, quando sarà pronto il libro?
«Uscirà a settembre per Garzanti, ci ho lavorato dieci anni, con alcuni intervalli, perché nel frattempo si sono inseriti L'altra Venezia che ha ricevuto il primo premio Strega internazionale e Mondo ex il tempo del dopo sulla Russia di Putin, la Polonia, i Balcani».
Da dove comincia?
«Dal corpo umano e dal corpo del Cristo. Da una parte la sacralità del pane, dall'altra il suo aspetto sociale, da Spartacus alla Rivoluzione francese. In questo percorso ho trovato cose stranissime come un libro sul pane che mi ha molto impressionato dell'anarchico russo Kropotkin, un nobile che voleva convincere Lenin e Trotskijj del valore unificante del pane, ma non ci riuscì».
Un pane comunista?
«Il pane è anarco-comunista. Nella storia della civiltà è stato essenziale fino a quando non è arrivato il companatico. Per questo sono andato a guardare nelle grandi città europee, a Roma e a Parigi, ma anche a Palermo, a Trieste. E sempre nel mondo moderno si confrontano la gente povera che cerca il pane e quella ricca che ne ha abbastanza».
Ha trovato il primo pane?
«Secondo me sì, quello che nasce nella pietra sotto la cenere, una storia non sufficientemente documentata dai libri, ma credibile. Ma soprattutto credo di averlo trovato seguendo un filo personale della memoria quando andai ad Odessa sulle tracce di mio padre e di mio zio Vladimir finiti in un gulag perché mio padre gli aveva scritto di come aveva visto morire gli anarchici in Spagna per mano dei comunisti. Vi trovai lo scienziato Nikolai Vavilov, che con studi matematici aveva concluso che la prima spiga di grano era comparsa in un altopiano etiope. Ed è lui l'uomo che ha visto morire mio zio per un pezzo di pane».
venerdì 25 gennaio 2008
Attività di Anarchici Contro Il Muro
Bil'in:
A Bil'in, il cielo ci era favorevole. La 153a manifestazione consecutiva del venerdì ha marciato dal centro del villaggio sotto un cielo blu ed un po' più caldo del solito. Quando ci siamo avvicinati alla collina su cui sorge il cancello del muro della separazione, abbiamo trovato il filo spinato di sempre a sbarrarci la strada, ed abbiamo udito il solito avvertimento dei militari che tutta l'area era zona militare chiusa, ed anche le solite minacce se solo avessimo provato a superare il filo spinato. Tuttavia, un inatteso mutamento della direzione del vento da est, ha impedito alle forze di Stato l'uso dei gas.
Infatti dopo il lancio di alcune bombolette di gas lacrimogeno, hanno desistito, dato che il vento glielo riportava contro. Hanno provato con le bombe assordanti, ma ormai ci siamo abituati ad esse, con la sola precauzione di allontanarsi di un metro dal punto di impatto col suolo. Perciò, abbiamo lentamente colmato la distanza tra noi e loro, costringendo i soldati a bloccarci coi loro corpi. Dopo un po' hanno arretrato di alcuni metri e noi abbiamo deciso di ritornare al villaggio. Solo quando eravamo lontani, ci hanno sparato addosso i gas e i proiettili ricoperti di gomma.. Alcuni sono rimasti leggermente feriti dalla bombe assordanti e dalle bombolette di gas. Un membro del comitato popolare del villaggio è stato colpito alla testa da un proiettile di gomma e quindi ricoverato all'ospedale di Ramalla.
giovedì 3 gennaio 2008
Musharraf: ''Sono triste per la morte della Bhutto''!?

Il presidente pachistano Pervez Musharraf ha appena tenuto il suo atteso discorso televisivo alla nazione, il primo dopo l'assassinio della leader dell'opposizione democratica benazir Bhutto.
"La nazione ha sofferto una grande tragedia", ha detto Musharraf. "Prego Dio onnipotente perché l'anima di Benazir riposi nella pace eterna. Sono triste e arrabbiato per questo incidente. L'attentato della settimana scorsa contro l'ex premier Bhutto è stato compiuto da terroristi alleati di Al Qaeda. Mi rattrista che miscredenti e partiti politici vogliono sfruttare questa occasione per trarne vantaggio", ha aggiunto il presidente riferendosi agli scontri succeduti alla morte della Bhutto. "Scotland Yard ci aiuterà nelle indagini sull'assassinio, come da me richiesto al primo ministro britannico Gordon Brown".
Poi Musharraf ha parlato delle elezioni, confermando che si terranno il 18 febbraio come già annunciato dalla Commissione elettorale.
"L'esercito sarà dispiegato per tutto il periodo delle elezioni in modo che queste si possano svolgere senza incidenti, in maniera libera, chiara e pacifica. Chiesto ai partiti politici di contribuire a mantenere la pace. Spero che dopo questo voto ci sia una democrazia costituzionale".
domenica 30 dicembre 2007
Come è stato azzerato a Taranto il movimento per la pace

A Taranto il movimento pacifista è stato fermato. Non dalla Nato. Non da oscuri intrighi. Non con l’uso della forza o dell’intimidazione. Ma, triste dirlo, dalla Regione Puglia.
È stato realizzato un capolavoro strategico, probabilmente [anzi sicuramente] involontario ma effettivo, che ha deviato l’azione di chi prima si occupava di pace e disarmo sul territorio.
Perché? Come mai? La spiegazione è semplice e disarmante.
Taranto è stata scelta come città destinataria di un rigassificatore. Poco distante l’Agip vuole raddoppiare gli impianti della raffineria. Sempre nella stessa area è stata dirottata tutta la produzione «a caldo» [la più cancerogena] dell’Ilva di Genova. L’incremento della produzione di acciaio è passato dalla acquisizione delle quote «sporche» altrove rifiutate.
Un simile concentrato di impianti ad alto rischio è forse più pericoloso di un deposito di bombe atomiche. L’impatto sulla vita della gente è paragonabile ad una guerriglia strisciante combattuta sui polmoni della popolazione.
Le polveri sottili hanno ripetutamente sforato i limiti nazionali per entità e frequenza. La diossina e il mercurio a Taranto sono al top della graduatoria nazionale. La lotta sull’emergenza rifiuti vede mobilitati migliaia di cittadini con movimenti autogestiti nell’intera area jonica.
La politica dei rifiuti è stata gestita a livello regionale senza spesso consultare le popolazioni.
E passiamo agli effetti.
1200 morti per cancro ogni anno a Taranto e provincia. Più delle perdite Usa in Iraq. I soldati a Taranto si chiamano
cittadini. E al posto dell’elmetto hanno il casco da operaio. Decine di persone in questo momento stanno lottando per vivere. Esplodono le malattie correlate all’inquinamento. Ma ciò che è grave è il danno genotossico, un danno che viene lasciato in eredità alle future generazioni.
Un Dna manomesso dall’inquinamento darà alla future generazioni la probabilità di contrarre prima e con più frequenza il cancro.
Per questo l’emergenza ambientale è diventata insostenibile. Moralmente insostenibile. È una questione morale. Per questo a Taranto persone e gruppi storicamente impegnati per la pace da due anni si sono riconvertiti in sentinelle ecologiche. Stanno sostenendo questa lotta contro la violenza cieca di un profitto che uccide e di una casta politica che ha smarrito l’anima.
L’ignavia e l’accidia di una pseudo classe dirigente è sotto gli occhi di tutti, non c’è da fare sforzi nel distinguere fra destra, centro e sinistra: i vizi sono distribuiti con equità.
E veniamo al punto cruciale.
La Regione Puglia è stata al fianco di chi lotta a Taranto? No.
Ha invece dato l’impressione di essere lontana, ambigua e a volte anche inaffidabile. Lunga sarebbe la serie di fatti concreti che portano a questa conclusione. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Fatto sta che il movimento pacifista a Taranto è stato azzerato e «riconvertito». Marcia non più verso la base navale ma verso la zona industriale. Quella zona di veleni e di morte doveva essere presidiata, analizzata e controllata fin nei dettagli da una Regione efficiente e attenta. E invece eccola lì: pigra, lenta, persino indolente nel rispondere
alle email. Attiva solo se pungolata da cittadini spazientiti.
È una lotta dalle dimensioni gigantesche. L’Ilva ha persino chiesto al Ministero dell’ambiente che non vengano considerate valide le osservazioni del Comitato per Taranto nell’ambito dell’Aia [Autorizzazione integrata ambientale]. E in molti casi le istituzioni locali non hanno saputo o voluto difendere il diritto di parola dei cittadini e dei comitati che li rappresentano.
La parte migliore di Taranto è impegnata in questa resistenza strenua, commuovente, eroica. È protesa in una iniziativa complessa di approfondimento scientifico e tecnico. Fra pochi giorni scenderà in piazza con i malati di leucemia.
E in questo movimento ci sono i pacifisti? Sì.
La bandiera arcobaleno sventola nelle iniziative ambientali per la difesa della vita e della salute.
Se la Regione Puglia avesse fatto la sua parte in campo ambientale, rispettando gli impegni presi con gli elettori, oggi non saremmo arrivati a questo punto. La Regione ha scelto un profilo minimalista, ha angosciosamente irritato tutti coloro che hanno a cuore la sorte della città. Quando nelle riunioni si parla di Nichi Vendola è ormai svanito l’entusiasmo di una campagna elettorale centrata sui temi della salute e della qualità della vita dei cittadini, e l’ottimismo della società civile
si è trasformato in una profonda delusione e sfiducia, che avranno sicuramente un peso non indifferente nei prossimi appuntamenti elettorali.
La Regione Puglia ha lasciato vuote sul suo sito pagine web dedicate agli strumenti di partecipazione dei cittadini alle scelte ambientali. O non conosceva o si è dimenticata la Convenzione di Aarhus sui diritti ambientali. O non conosceva o si è dimenticata tutta la normativa europea che dà ai cittadini potere di controllo e intervento attivo nell’ambito
della Valutazione di Impatto Ambientale.
I cittadini hanno dovuto scoprire da soli i diritti negati e occultati da una amministrazione che non ha promosso e valorizzato la cittadinanza attiva in campo ambientale. La Regione si è attrezzata con dirigenti e consulenti vicini ai soggetti più vari ma spesso distanti dal movimento ambientalista.
La società civile, abbandonata da chi a parole pretendeva di rappresentarla, ha dovuto acquisire da sola le competenze necessarie per svolgere un ruolo di supplenza rispetto a chi avrebbe dovuto promuovere la cittadinanza attiva.
A Taranto il movimento per la pace è stato soffocato da questa lotta, sepolto dalle carte che gli esperti della Regione avrebbero dovuto leggere e chiosare per difendere i diritti dei cittadini alla salute e alla sicurezza ambientale.
Un esempio è quello dell’assessore Michele Losappio, assessore all’ecologia e già capogruppo di Rifondazione Comunista in Consiglio regionale, membro di un partito che incontra i movimenti in piazza. Ma una volta seduto sulla poltrona, Losappio non gradisce più la collaborazione con i cittadini e rifiuta persino di creare un forum telematico istituzionale sul rigassificatore a Taranto, lasciando la Regione cieca, sorda e muta di fronte ad un movimento che a Taranto ha raccolto una ragguardevole documentazione scientifica che avrebbe voluto discutere con gli esperti in una serrato confronto pubblico tramite Internet.
L’assessore Losappio diventa così impermeabile ai portatori di proposte di cambiamento, e innalza su Internet un muro di gomma istituzionale fatto di silenzi e caselle email piene e irraggiungibili [PeaceLink si è messa a disposizione gratuitamente, ma invano, per regalare a Losappio una casella senza limiti di spazio, vedi spazio note a piè di pagina].
E questa «solitudine del capo» non ha giovato alla sua efficienza. Sarebbe interessante sapere quale decisivo contributo abbia dato per evitare lo sversamento abusivo di 90 mila tonnellate di rifiuti speciali in Mar Grande a Taranto, o quale azione abbia intrapreso a posteriori per impedire nei fatti, e non solo a parole, che un simile stupro ambientale possa
eventualmente ripetersi.
In compenso abbiamo visto eventi pubblici organizzati con la sponsorizzazione dell’Ilva e della società che progetta il rigassificatore a Taranto. E accanto il logo della Regione Puglia. Tutto assolutamente lecito.
Tutto assolutamente stupefacente.
Chi aveva creduto in un rinnovamento possibile della politica in Puglia, ora non sa piu a che santo votarsi e che«"santini» elettorali votare per un modello alternativo di sviluppo, per politiche orientate alla smilitarizzazione e al turismo sostenibile, per la transizione dall’industria pesante siderurgica all’imprenditorialità leggera dei servizi e delle tecnologie di comunicazione, per l’applicazione delle leggi che danno ai cittadini diritti di partecipazione e ai governanti doveri di trasparenza, per ottenere giustizia con una legge regionale che adotti anche i limiti del Friuli Venezia Giulia sull’emissione di diossine, che in Puglia sono mille volte più alti per la mancata adozione delle normative europee.
La richiesta, pur positiva, di Vendola al governo di adottare limiti più rigorosi per la diossina non dovrebbe pregiudicare l’autonoma adozione dei limiti europei già posti in essere dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
Quanta vellutata attenzione verso il padrone dell’Ilva.
Il movimento per la pace a Taranto ha quindi cessato di esistere per queste scelte della Regione: è un dato di fatto. Non c’è nulla da inventarsi, basta l’evidenza.
La Nato e i poteri forti del mondo militare ringrazieranno Nichi Vendola e i suoi brillanti assessori per questo capolavoro. Come disse a suo tempo l’avvocato Giovanni Agnelli, «non c’e’ niente di meglio di un governo di sinistra per fare delle politiche di destra».
Le uniche voci fuori dal coro sono i cittadini inquinati, con il loro sano buon senso dell’evidenza: non passa settimana che Nichi Vendola non riceva una foto con il cielo di Taranto denso di fumi alla diossina. Chissà se vi dà un’occhiata. Chissà cosa pensa. Chissà cosa aspetta, lui che sulla questione della salute ha costruito il consenso che lo ha portato a vincere
per una manciata di voti. E chissà se oggi quei voti ci sarebbero ancora.
Intanto le strade di Taranto sono svuotate, le stesse strade riempite dai pacifisti nel 2005 per denunciare il rischio nucleare legato al transito dei sottomarini atomici, strade piene di una folla che invitava la Giunta regionale a esprimere una posizione chiara su questo pericolo.
Il deserto della politica ha preso il posto di una lunga lotta che aveva fatto di Taranto il fulcro della vertenza nazionale contro i porti a rischio nucleare.
(Carta Rivista)



