
Anthony Gregory, scrittore e musicista che vive a Berkeley, in California, analista di ricerca all'Independent Institute, ci spiega come e perchè i libertari possano, anzi, debbano, cercare consensi anche a sinistra. La traduzione è di Flavio Tibaldi.
I principi fondamentali
Dovrebbero i libertari rivolgersi alla sinistra? Perché potrebbe essere importante? E che approccio dovremmo usare nel farlo?
Come libertari, abbiamo l'obiettivo di un mondo più libero. Malgrado ciò che alcuni potrebbero pensare, il grado della libertà umana in una società non è solo una funzione del tipo di persone al potere o inserite nella struttura dil governo. È, alla fine, un riflesso dell'ideologia pubblica. Quello che la persona media crede ha un grande effetto su come funziona lo stato e su ciò che fa. Se la stragrande maggioranza degli americani si opponesse fondamentalmente alla proibizione delle droghe, per esempio, la guerra contro la droga non potrebbe persistere. Se la maggioranza volesse vietare l'alcool, probabilmente sarebbe vietato. La tendenza del governo è di espandersi e crescere nelle aree della vita dove incontrerà la minor resistenza, compreso la resistenza del pubblico. È per questo che i regimi autoritari dedicano considerevole attenzione alla propaganda ed alla censura.
Il motivo per cui gli Stati Uniti hanno goduto così tanto della libertà interna, rispetto almeno a molte altre nazioni, è l'eredità di quel liberalismo classico che è stato prevalente dalla loro fondazione. Se un'ampia maggioranza di nordcoreani fosse jeffersoniana, persino la loro dittatura militare, per quanto forte possa ora sembrare, si sbriciolerebbe. Il popolo, per quanto riluttante, deve tollerare lo stato, perché esso possa sopravvivere. Lo stato, alla fine, è limitato dalla pubblica opinione.
L'importanza del movimento e dell'ideologia libertaria va quindi molto al di là di quel che può essere visto nella sola politica elettorale. Anche quando nessun libertario vince le elezioni, una cultura relativamente libertaria può impedire allo stato di espandersi quanto farebbe in una cultura più statalista. La misura in cui i liberali ed i conservatori accettano determinate premesse del pensiero libertario – il concetto della proprietà privata, il rifiuto della schiavitù, l'uguaglianza dei diritti davanti alla legge – si riflette nelle politiche che i liberali ed i conservatori semplicemente non tollereranno e quindi nelle libertà che rimangono affinchè tutti noi ne possiamo godere.
Se vogliamo maggiore libertà, abbiamo bisogno di più libertari per contribuire a diffondere queste idee ed ad aiutarle a raggiungere la massa critica nel sostegno popolare. E poiché una percentuale molto importante del popolo è di sinistra, questo fatto da solo richiede di provare a promuovere i principi libertari fra i pensatori e gli attivisti di sinistra. Meno libertarie sono la sinistra o la destra, ,maggiore il pericolo per la libertà.
Molti libertari esitano di fronte all'idea di rivolgersi alla sinistra, supponendo che la sinistra si opponga chiaramente di più della destra alle idee libertarie. Ma non possiamo trascurare la necessità di rivolgerci alla sinistra. È vero che molti libertari sono arrivati da destra, come il movimento di Goldwater più di 40 anni fa, e nella misura in cui i conservatori possono essere avvicinati e convinti dei meriti del principio libertario, questa è una gran cosa e non dev'essere trascurata. Nondimeno, rivolgerci alla sinistra è per alcuni versi più facile del rivolgerci alla destra e spesso non richiede alcun compromesso con il principio per arrivare ad un punto d'incontro, come sembra talvolta che accada con la destra.
Sinistra, destra e libertà
Probabilmente la maggior parte dei libertari che deviano considerevolmente dal principio libertario su questioni importanti lo fanno verso destra. È più comune trovare un libertario che ha un punto di vista statalista sulla guerra o sull'immigrazione che sulla previdenza sociale o sul controllo delle armi. Ma l'errore del deviazionismo a destra va ancora oltre. Molti libertari, nel tentare di abbracciare il governo limitato, finiscono per difendere un governo che non è limitato affatto. Poiché la polizia e l'esercito sono le due funzioni principali che molti libertari sono felici di lasciare nelle mani del governo, a volte dimenticano che quelle agenzie costituiscono il braccio violento dello stato, incaricato di applicare con la forza le molte politiche coercitive e socialmente distruttive a cui noi tutti ci opponiamo. La brutalità della polizia, la tortura in tempo di guerra, le violazioni del processo dovuto e le uccisioni di civili – alcune delle peggiori attività di cui il governo è capace – in effetti arrivano dagli uffici "legittimi" dello stato.
Non solo i libertari che tendono a destra certe volte purtroppo tollerano le peggiori attività del governo, a volte confondono anche il sistema economico corrente di privilegio corporativo e di saccheggio come un certo tipo di approssimazione del capitalismo di mercato. Questo può condurre ad un malinteso della realtà economica, ad una simpatia eccessiva per determinate grandi aziende che in realtà fanno pressioni e traggono giovamento dal grande governo, ed un obliquo senso della priorità riguardo i programmi governativi è quanto di più distruttivo vi sia per la libertà. Un esempio classico è il rivenditore libero che vede i buoni per i generi alimentari come anatema socialista ma non è altrettanto preoccupato dal complesso militar-industriale da miliardi di dollari.
L'errore del deviazionismo a destra ha ispirato Murray N. Rothbard, il grande economista, teorico e storico libertario, a scrivere il suo classico "Left and Right: The Prospects for Liberty" nel 1965. Il saggio sfidava la fallacia che il libertarismo fosse una dottrina conservatrice e metteva in guardia contro le deviazioni a destra. Scriveva che:
I libertari di oggi usano pensare al socialismo come l'opposto polare della dottrina libertaria. Ma questo è un errore grave, responsabile di un grave disorientamento ideologico dei libertari nel mondo attuale. Come abbiamo veduto, il conservatorismo era l'opposto polare della libertà; ed il socialismo, anche se "a sinistra" del conservatorismo, era essenzialmente un movimento confuso e moderato. Era, ed ancora è, moderato perché prova a raggiungere scopi liberali mediante l'uso di mezzi conservatori.
"Mezzi conservatori" si riferisce agli strumenti ed alle istituzioni politiche del governo: tasse, polizia, prigioni e tutto il resto. Effettivamente, per la maggior parte della storia dell'umanità, il governo è stato un'istituzione conservatrice, dal lato della reazione, del privilegio economico, della teocrazia, della patriarchia e del militarismo. I mezzi e i fini assumono grande importanza considerando il rapporto fra il libertarismo e la sinistra e la destra. Come spiegava Rothbard:
Il socialismo, come il liberalismo e contro il conservatorismo, ha accettato il sistema industriale e gli obiettivi liberali della libertà, della ragione, della mobilità, del progresso, dei livelli di vita più elevati per le masse e di una fine alla teocrazia ed alla guerra; ma ha provato a raggiungere questi scopi mediante l'uso di mezzi conservatori incompatibili: statalismo, pianificazione centrale, comunitarismo, ecc. O piuttosto, per essere più precisi, c'erano inizialmente due diversi filoni all'interno del socialismo: uno era il filone di destra e autoritario, da San-Simon in giù, che glorificava lo statalismo, la gerarchia ed il collettivismo e che era così una proiezione del conservatorismo che provava ad accettare e dominare la nuova civiltà industriale. L'altro era il filone relativamente libertario e di sinistra, esemplificato nei loro modi diversi da Marx e da Bakunin, rivoluzionario e molto più interessato a realizzare gli obiettivi libertari del liberalismo e del socialismo: ma in particolare distruggere l'apparato statale per realizzare l'"appassimento dello stato" e la "fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo."
Anche se i liberali di sinistra moderni favoriscono i mezzi statal-socialisti, che sono immorali e socialmente distruttivi, hanno spesso obiettivi lodevoli, soprattutto riguardo all'elevazione dell'uomo comune. Tuttavia è un errore andare troppo oltre ed assumere che i liberali di sinistra siano superiori ai conservatori in generale. Così come c'erano "due filoni differenti all'interno del socialismo," anche l'odierno movimento liberale di sinistra ha tendenze sia autoritarie che anti-autoritarie. Una chiave per la conquista della sinistra è identificare quanto libertario e quanto statalista sia un dato sostenitore della sinistra.
Discutere con la sinistra
Alcuni esponenti della sinistra si preoccupano di più per le libertà civili che dei loro progetti di "socialismo preferito", atri fanno l'opposto. Nel corso della storia, molti esponenti della sinistra hanno persino difeso regimi socialisti, dai bolscevichi in Russia alla Cuba di Castro, credendo che i loro orribili risultati sui diritti umani e sulla libera espressione valessero i presunti benefici dei loro programmi socialisti. Altri troveranno questo punto di vista oltraggioso. Alcuni liberali di sinistra pensano che persino i criminali corporativi dovrebbero avere un adeguato processo. Altri diranno butta via la chiave.
Facendo alcune domande, potrete spesso capire se un liberale di sinistra è più interessato alla libertà personale e quindi un potenziale convertito a libertarismo; o se è più interessato alla democrazia sociale direttiva e quindi più incrollabilmente votato allo stato. Un altro buon indizio è quanto scettico sia verso il potere del governo anche quando il "suo" partito è al governo. Con tutti i loro difetti, molti nelle ACLU erano implacabili nella condanna delle violazioni di Bill Clinton della privacy e del quarto emendamento. Tali persone hanno una comprensione limitata della libertà, ma almeno la prendono seriamente ed hanno determinati standard per quanto riguarda le libertà civili che non abbandoneranno capricciosamente per settarismo.
Un'altra considerazione è semplicemente quanto ostile qualcuno sia verso la libera impresa: pensa che la proprietà privata sia inerentemente diabolica, o che i mercati siano sostanzialmente giusti ed efficienti ma che abbiano solo bisogno di qualcuno che li ammorbidisca? Il primo è probabilmente meno probabile che adotti il libertarismo del secondo, che potrebbe avere bisogno soltanto di alcune lezioni di economia per capire che persino piccole dosi di socialismo sono inutili e distruttive.
Inoltre, un liberale di sinistra che sia radicalmente pacifista e contro lo stato di polizia sarà spesso ricettivo per le idee libertarie, poiché già diffida dell'establishment e riconosce che lo statalismo può causare danni molto reali e significativi agli esseri umani. La combinazione migliore ed in qualche modo la più rara, è un liberale molto più pacifista e contro lo stato di polizia che anti-capitalista. Questo è in qualche modo raro perché, purtroppo, molti esponenti della sinistra sono più radicalmente anti-autoritari quanto più sono anti-mercato, mentre quelli che sono più moderati nelle loro condanne della libera impresa sono spesso anche più tolleranti verso l'impero e l'establishment.
Nel comunicare con la sinistra, il migliore approccio, in ogni caso, è di rimanere aderenti al principio. Spesso gli esponenti della sinistra sono abituati a decostruire l'ipocrisia della destra, che proclama di essere per il governo minimo ma difende il Big Brother e le gigantesche burocrazie militari. Rimanendo fedeli al radicalismo ed al principio, un libertario può distanziarsi da tale ipocrisia della destra e dimostrare che le sue posizioni provengono da un pensiero rigoroso e di principio e da una genuina simpatia per le vittime dell'aggressione dello stato. A volte gli esponenti della sinistra assumono troppo facilmente che tutti siano delle vittime, ma i libertari dovrebbero comunque non sottovalutare mai il tributo enorme che il governo impone sui prigionieri, sui civili stranieri in tempo di guerra e sui poveri, sia direttamente che per mezzo del grande costo opportunità provocato dalle grandi spese pubbliche e dal risultante spostamento della creazione di ricchezza del settore privato. Dal momento che il capitalismo effettivamente serve i poveri come nessun altro sistema economico fa, in un certo senso le persone più povere sono le vittime primarie degli interventi del governo che attualmente pesano sull'economia.
Nessun compromesso sui principi
Dato il nostro accordo su molti obiettivi dei liberali di sinistra e un certo accordo sostanziale su molte questioni, è in effetti curioso che fra i liberali di sinistra ed i libertari spesso ci sia tanta animosità. Sulle libertà civili, la politica estera ed effettivamente alcune questioni economiche, c'è almeno un qualche terreno di intesa. Gran parte della diffidenza reciproca è dovuta a cattiva comunicazione e anche se gli esponenti della sinistra non sono del tutto innocenti in questo, noi libertari dobbiamo fare uno sforzo se vogliamo che le nostre idee si diffondano. Ciò significa mettere in risalto determinati punti e perfino riformulare parte della loro retorica. Possiamo mostrare come la libertà preveda una genuina giustizia sociale. Possiamo fare appello alla tendenza anti-violenta della sinistra pacifista e spiegare come le azioni dello stato sono intrinsecamente violente o come minimo affermate sulla violenza. Possiamo spiegare come il grande governo è un'istituzione per benefici e privilegi corporativi ed esporre quanto questo sia dannoso per chi sta in fondo alla scala economica.
La risposta non è, malgrado ciò che alcuni libertari dicono, compromettere i nostri veri principi o provare ad incontrare i liberali "a metà strada" sulle questioni. Non dobbiamo accettare alcuna funzione degli stati sociali né arrenderci all'idea delle burocrazie enormi per combattere il riscaldamento globale. Alcuni libertari hanno chiesto un'alleanza con la sinistra sottolineando determinate libertà personali e sottovalutando la nostra ferma opposizione alla pianificazione centrale. È ironico che alcuni libertari che sostengono un avvicinamento a sinistra siano essi stessi davvero deboli sulla nostra migliore questione per tale avvicinamento: la politica estera.
I libertari a volte appaiono insensibili e freddi, ma parlando con i liberali di sinistra, è facile rimanere fedeli ai principi mostrando quanto realmente ci preoccupiamo per le vittime dello stato, di molte delle quali la sinistra è informata, ma molte delle quali ha invece dimenticato o non sa che esistono. In questo senso quando affronta questioni che variano dal crimine alla povertà, il libertario può tenere la superiore posizione morale che i liberali di sinistra usano spesso occupare, almeno nelle loro intenzioni, quando comunicano con i conservatori.
Con appena un po' di sforzo e comprensione, i libertari possono avvicinarsi alla sinistra ed avere enorme influenza su di loro su tutte le questioni: non solo quelle su cui concordiamo più superficialmente, quali la guerra e le libertà civili, ma in effetti anche sull'economia e sulla proprietà privata.
Le questioni
Comunicare ideali libertari a sinistra può essere una sfida, ma può anche contribuire a sostenere la nostra comprensione dei nostri stessi principi. Spesso, i libertari cercano di appellarsi alla sinistra enfatizzando le nostre aree di accordo, che sono viste convenzionalmente come soprattutto riguardanti le libertà personali e la guerra. Ma anche quando discutiamo tali questioni, è importante che mostriamo come le nostre posizioni provengono da un'ideologia coerente e spieghiamo agli esponenti della sinistra come i loro stessi istinti libertari sono in conflitto con quelli dirigisti e collettivisti.
Libertà civili
I liberali classici ed i liberali moderni condividono il rispetto per le libertà civili, ma mentre la posizione libertaria scorre dal principio di auto-proprietà, dai diritti di proprietà e dalla libertà di associazione, la posizione convenzionale della sinistra è spesso contraddittoria con altre posizioni ed a volte anche intrinsecamente.
Effettivamente, il concetto stesso delle libertà civili è incoerente senza una certa concezione dei diritti di proprietà. La libertà di parola non comprende il diritto di gridare oscenità a qualcuno nella sua camera da letto mentre sta cercando di dormire. Nessuno ha il diritto di entrare nella proprietà di qualcun altro per pregare senza il consenso del proprietario. No, la nostra libertà di parlare, religiosa e di fare con i nostri corpi quello che vogliamo è in qualche modo condizionata: è limitata dai diritti della proprietà privata. Ecco perché le questioni riguardanti le perquisizioni e la preghiera nella "scuola pubblica" sono così difficili: non riguardano liberi proprietari, ma il confuso territorio della proprietà pubblica. Questa è un'importante lezione da comunicare alla sinistra.
Nel frattempo, dovremmo mostrare quanto seri siamo sul nostro terreno di intesa. I libertari hanno fatto piuttosto bene nei riguardi della guerra della droga, conducendo il movimento di riforma ed articolando l'idea dell'auto-proprietà sulla questione dell'uso di droga. Alcuni libertari hanno protestato che enfatizziamo troppo tale questione, ma questo non è assolutamente vero. Quando centinaia di migliaia di persone sono state incarcerate e la Dichiarazione dei Diritti devastata, è difficile da esagerarne l'importanza. È inoltre un buon modo per introdurre un liberale di sinistra alla reale depravazione di cui lo stato è capace. Dopo tutto, uno stato che metterà mezzo milione di persone pacifiche in gabbie in cui sopruso e violenza sono endemici forse non è la migliore organizzazione per promuovere un mondo umano e premuroso. Inoltre, un punto può essere fatto circa il paternalismo: un governo abbastanza grande da fornire una sanità ed altre necessità certamente avrà un interesse invasivo nel nostro stile di vita.
Le libertà civili e la giustizia penale, inoltre, sono questioni opportune per la spiegazione dell'essenza della violenza dello stato. Tutto il potere politico nasce dal caricatore di una pistola e quella pistola tende ad essere nelle mani di un poliziotto. I liberali di sinistra spesso diffideranno della polizia e metteranno in discussione la giustizia del sistema carcerario. Lungi dal prendere la posizione conservatrice di difesa di queste istituzioni, dovremmo sfruttare tale scetticismo della sinistra come occasione per spiegare come tutti i programmi governativi sono infine fatti rispettare dalla polizia e dalle prigioni che la sinistra mette in discussione. Se gli esponenti della sinistra sono solidali con gli accusati in cause penali, dovrebbero anche essere meno rapidi a pensare il peggio di chi sia accusato di infrazioni amministrative. Se capiscono le implicazioni delle libertà civili e la futilità pratica del vietare le droghe, dovrebbero vedere i problemi del vietare le armi da fuoco. Se pensano che il sistema è ingiusto per chi è privato dei diritti, dovrebbero essere riluttanti ad applaudire quando gli evasori fiscali vengono imprigionati.
Questa è una grande occasione per provocare una dissonanza cognitiva nell'arredamento mentale della sinistra, che è importante nel tentativo di avvicinare o convertire. Dimostrate come gli stessi valori della sinistra sono in conflitto con alcune delle posizioni che tengono. Chiedete loro come possono davvero sostenere il corrotto dipartimento della giustizia di John Ashcroft quando ha perseguito Martha Stewart, o il Procuratore Distrettuale Rudy Giuliani quando ha perseguito l'investitore di junk-bond Michael Milken. Potreste essere sorpresi di quanti liberali di sinistra ammetteranno di non conoscere in realtà granché sulla questione se precisate gentilmente che alcuni dei loro pregiudizi di sinistra sembrano essere in conflitto con i loro proclamati valori centrali di imparzialità, di adeguato processo e dei diritti civili.
Politica estera
In particolar modo per quanto riguarda le guerre nazionaliste come quelle di Bush, la sinistra tende ad essere migliore della destra sulla politica estera. Questa è un'altra occasione per ulteriore educazione. Perché mai un esponente della sinistra che vede come il suo governo democratico pratica l'assassinio e la tortura all'estero dovrebbe confidare che lo stato sia invece gentile e premuroso nel paese? E, per quei liberali che sono stati morbidi sulle guerre di Clinton, perché possono fidarsi di alcuni politici per bombardare i civili, ma non di altri?
La guerra è davvero l'esempio classico della pianificazione centrale di governo, ed i fallimenti dei tentativi degli Stati Uniti di costruire nazioni all'estero non sono così qualitativamente differenti, o più sorprendenti, dell'incapacità dei programmi interni socialisti di produrre e distribuire le merci ragionevolmente ed efficientemente. Ancora, i politici mentono e distorcono la realtà per promuovere le loro guerre e per esagerare le gravi minacce alla sicurezza pubblica. Se gli esponenti della sinistra possono capire che i politici sono di frequente disonesti ed incompetenti quando si tratta della loro funzione più accettata – proteggere i propri cittadini dall'aggressione straniera – allora forse dovrebbero essere in grado di capire che quei difetti dell'essere umano e quei problemi organizzativi si applicano anche alla politica interna.
Effettivamente, i liberali di sinistra insistono che non è necessario sostenere dittatori stranieri come Saddam Hussein per opporsi all'intervento contro di essi del governo degli Stati Uniti. E riconoscono tipicamente quanto possano essere mostruosi tali dittatori stranieri. I libertari possono far notare che abbiamo la stessa logica per quanto riguarda altri mali domestici, quale l'ingordigia corporativa. Certamente, se la violenza e l'intervento di governo non fossero autorizzati contro un vero dittatore come Saddam Hussein, ci potrebbe essere qualche problema con l'amministrazione della coercizione di governo contro caratteri molto più benigni, come Bill Gates, anche se non ci piace tutto quel che fanno.
Dove la politica estera e l'economia si intersecano, la sinistra è a volte migliore della destra. Molti a sinistra sono stati particolarmente critici degli interventi economici contro Cuba, l'Iraq ed altre nazioni sotto forma di sanzioni commerciali. Questa è una visione libertaria, indipendentemente dal fatto che la riconoscono. Vedono la crudeltà del tagliare qualcuno fuori dallo scambio volontario e commerciale. È un aspetto di vita o di morte per milioni di persone. Questo è un grande punto di partenza per discutere dell'importanza del commercio nel mantenimento della civiltà e della pace. Perché i libertari portano soltanto la loro opposizione alle limitazioni commerciali draconiane al suo estremo logico, avversando tutte le violazioni della libertà di contratto e di scambio volontario, sia internamente che internazionalmente.
Economia
Per qualcuno potrebbe essere una sorpresa, ma i libertari possono realizzare molti progressi comunicando con la sinistra sull'economia. Purtroppo, tale dialogo è spesso controproduttivo. Parte della colpa ricade su quei libertari più attenti ad attaccare la sinistra che a cercare di persauderli.
In primo luogo, è importante non usare gli insulti. Non chiamate sprezzantemente il liberale di sinistra un "commie" – a meno che, naturalmente, vogliate che tutti gli esponenti della sinistra continuino a credere in quel socialismo così distruttivo per la nostra economia. Se mai, incoraggiate una certa dissonanza cognitiva chiedendo perché il vostro amico liberale è così conservatore, difendendo il grande governo, che è una delle idee politiche più vecchie e reazionarie.
Senza impero, stato di polizia e benessere corporativo – tutte cose di cui i liberal sono perlomeno scettici – il governo sarebbero molto, molto più piccolo e le tasse considerevolmente più basse. Durante le grandi guerre, in particolar modo, i conservatori non sono particolarmente migliori dei liberal sull'economia, considerando quanto vogliono tassare (o inflazionare) e spendere all'estero.
Ma il nostro terreno di intesa economico con la sinistra può davvero andare più oltre. Una cosa che la sinistra dovrebbe capire, ma che noi ugualmente abbiamo bisogno di capire se vogliamo spiegarla, è il modo profondo con cui il grande governo in realtà promuove le grandi imprese e calpesta i piccoli imprenditori, i lavoratori a reddito fisso ed i lavoratori poveri. Un libro importante dello storico di sinistra Gabriel Kolko, The Triumph of Conservatism: A Reinterpretation of American History (1963), spiega come i capi corporativi dell'industria spinsero per nuove agenzie regolarici in modo da contribuire a trincerarsi in un mercato regolato ed a distruggere la concorrenza. Questo era inoltre vero durante il New Deal (il direttore della General Electric era strumentale nel disegno dell'infame National Recovery Administration di Roosevelt, per esempio), durante la Great Society ed anche oggi. Spesso, sono gli stessi interessi che sono regolati che beneficiano di più dalla regolazione.
Uno dei più grandi strumenti corporativisti del grande-governo è la banca centrale. Gonfiando la massa monetaria e consegnando i dollari di recente stampa ai propri amici nelle grandi banche, nella grande impresa e nel complesso militar-industriale, il governo ridistribuisce efficacemente i soldi dalle classi povere e media a determinati segmenti di quella ricca, che ottengono i soldi per primi, prima che i prezzi possano adeguarsi. Quando infine arrivano alla gente più in basso sulla scala economica, i prezzi sono saliti. L'inflazione è quindi una tassa indiretta e regressiva .
Ci sono altri plateali modi in cui la grande impresa beneficia del grande governo. L'eminent domain è stato sempre più usato per sequestrare proprietà private e attività commerciali e per darne la proprietà ai grandi magazzini come Costco. Gli enti locali ottengono più reddito di imposta e le aziende più profitti – di nuovo illustrando il collegamento fra potere di governo e privilegio corporativo. Le leggi del salario minimo ed altre regolazioni tendono ad avvantaggiare le imprese più grandi, ed è per questo che tali giganti corporativi come il CEO di Wal-Mart spesso li favoriscono. Il programma di Bush della prescrizione medica, la più grande espansione nelle prestazioni sociali dalla Great Society, si è rivelato un'esplosione di welfare corporativo per l'industria farmaceutica.
Ambiente ed educazione
Per quanto riguarda l'ambiente, i diritti di proprietà e la common law erano più rigorosi contro l'inquinamento dei nuovi enti competenti favoriti dalla grande impresa, fin dalla Rivoluzione Industriale, come sistema per socializzare i costi dell'inquinamento, tutto in nome del "bene comune." Inoltre, molte imprese sono saltate sul carro del riscaldamento globale, riconoscendo che la regolazione delle emissioni di carbonio può essere enormemente vantaggiosa per le grandi imprese sotto forma di sovvenzioni e di contratti di licenza di brevetti.
Anche la pubblica istruzione è potenzialmente un terreno di conquista con la sinistra, una volta che esponete la storia delle "scuole pubbliche" come strumenti della propaganda e del lavaggio del cervello nazionalista e delle fabbriche per la produzione di operai, cittadini, soldati e contribuenti leali. Questa è un'altra area dove il libertarismo moderato è spesso disorientato. Idee riformiste quali i buoni scuola – che potrebbero offrire efficacemente maggiore scelta ad alcuni genitori non facendo però niente per tagliare il governo ed effettivamente aumentando l'intervento del governo nel settore della scuola privata – sono spesso più offensive per la sinistra dell'idea radicale di separare la scuola interamente dallo stato, come facciamo con la religione e per molti degli stessi motivi.
Privatizzazione e mercati liberi
Una trappola simile si trova nel sostegno della privatizzazione di istituzioni quali la previdenza sociale, le prigioni e la guerra.
La previdenza sociale è un programma socialista di ridistribuzione che conta inevitabilmente sulla coercizione; quindi non c'è niente da privatizzare. La miglior cosa sarebbe di ridurre in fretta la spesa, fino a che non rimanesse alcun programma, anche per liberare gli odierni contribuenti dal peso delle tasse il più rapidamente possibile. Poiché la previdenza sociale è una tassa regressiva, i liberali di sinistra sono a volte più aperti ad una posizione di principio che agli schemi per "privatizzare" il programma promulgando programmi obbligatori di risparmio, stabilendo sovvenzioni de facto per Wall Street, il tutto socializzando parte del mercato azionario.
L'ironia è che tali riforme apparentemente a metà strada non solo spesso non riescono ad avvicinarci alla libertà; incontrano anche una particolare resistenza a sinistra, che è particolarmente scettica di qualsiasi programma per passare la democrazia sociale agli interessi corporativi.
Per quanto riguarda cose come le prigioni e la guerra, neanche qui dovremmo spingere per privatizzarle. Un'associazione fra l'impresa ed il governo non è libertaria – effettivamente, è per definizione un attributo del fascismo – e il fatto che potrebbe svolgere il suo lavoro più efficientemente non significa che dovremmo favorirla. Alcuni programmi governativi sono immorali e quindi non vogliamo vederli eseguiti più efficientemente.
Il vero libero mercato offre la reale liberazione per tutto. La decentralizzazione radicale del potere che accompagna i robusti diritti di proprietà significa più uguaglianza e libertà per gli operai e meno privilegi e protezione per l'elite corporativa. Significa una possibilità di lotta per i deboli. Non dovremmo mai mancare di sottolinearlo.
Spesso, è l'incoerenza o la mancanza di chiarezza che rende spaventoso per la sinistra il pensiero libertario. Dovremmo in particolar modo stare attenti a non essere ipocriti. Sì, dovremmo elogiare le glorie dei padri fondatori – ma non fingere che la sinistra non abbia qualche ragione sulle origini del governo americano come stato espansionista e aggressivamente schiavista. Sì, dovremmo sostenere i mercati liberi – ma non dare un passaggio a politici come Ronald Reagan, la cui retorica era sovente buona ma le cui politiche erano spesso orribili per la libertà.
Dappertutto, una chiave mostra all'esponente della sinistra i suoi errori evidenti. Confrontate l'attivista non violento con la violenza inerente al controllo delle armi. Confrontate coloro che sostengono di parlare per i poveri con la natura regressiva della previdenza sociale e del grande governo.
Anche se siete in disaccordo con me su quanto ricettiva la sinistra possa essere al libertarismo, non abbiamo altra scelta che impegnarli su queste questioni. Se vogliamo promuovere la causa della libertà, dobbiamo convincere sempre più gente delle sue virtù. Molte persone stanno nella sinistra politica, e tali persone tendono ad interessarsi all'attivismo ed alle idee ed è particolarmente importante per la causa della libertà quando infine si avvicinano ed abbracciano il coerente programma dei libertari. Ignorarli non è un'opzione e sminuirli è un lusso che non possiamo permetterci. Noi dobbiamo invece avvicinarli, mostrando a quelli più ricettivi alle nostre idee che la libertà porta giustizia sociale, la proprietà privata porta la liberazione e la libera impresa è il sistema economico più compatibile con un mondo pacifico.
Articolo da: http://www.movimentolibertario.it/home.php?fn_mode=fullnews&fn_id=93&fn_cid=4
giovedì 4 dicembre 2008
Alla conquista della sinistra
giovedì 28 febbraio 2008
Cuba promette aperture sui media

Il segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, è il primo rappresentante di uno Stato straniero ad esser stato ricevuto dal nuovo presidente di Cuba, Raul Castro, eletto alla guida del Consiglio di Stato appena domenica scorsa.
L’incontro, a porte chiuse, è arrivato a conclusione di una visita di Bertone a Cuba iniziata mercoledì scorso e dedicata ai rapporti tra le gerarchie cattoliche e le autorità comuniste dell’isola.
E sebbene non sia trapelato nulla del contenuto dell’incontro, Bertone aveva detto di sperare in un incontro “chiaro, sincero e di scambio”.
Lunedì, il Segretario di Stato Vaticano aveva sottolineato che il suo arrivo nell’isola coincideva con “un momento speciale, straordinario” e si era augurato che Raul Castro compisse “passi in avanti con una visione, se possibile, di sviluppo” tanto a Cuba che nell’ambito delle relazioni esterne.
Ed è proprio con la promessa di “maggiori aperture sulla stampa, sulla radio ed in alcune occasioni eccezionali anche in tv” nei confronti della Chiesa fattagli dalle autorità cubane che il segretario di Stato Vaticano, ha incontrato a L’Avana il successore di Fidel.
Una promessa che, se sarà mantenuta, potrebbe far aprire altre importanti porte.
martedì 19 febbraio 2008
Cuba cambia,inizia il dopo-Fidel

Il commissario europeo allo Sviluppo, Louis Michel, ha annunciato oggi tramite il suo portavoce di aver "preso atto dell'annuncio di Fidel Castro circa la rinuncia a un nuovo mandato presidenziale a Cuba".
Michel si recherà a Cuba, per una visita prevista da tempo, dal 5 al 7 marzo, ma l'agenda non è ancora definita, ha spiegato il suo portavoce, e non si sa quindi se il commissario incontrerà Fidel Castro. Le relazioni dell'Unione europea con Cuba non sono particolarmente sviluppate, esiste però una Posizione comune assunta nel 1996 e rinnovata nel 2007, nella quale i Paesi europei incoraggiano un processo pacifico di transizione democratica, si augurano il rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti umani e auspicano un miglioramento del livello di vita dei cubani. Michel a Cuba dirà che la Ue si augura possa nascere un dialogo costruttivo con le autorità di governo e la società civile.
Per il pomeriggio è stato annunciato un commento più ampio sulla scelta di Fidel Castro. Con alle spalle solo un piccola isola caraibica, Fidel Castro, nel bene e nel male, è stato uno dei grandi protagonisti della storia mondiale della seconda parte del secolo scorso e degli inizi del nuovo millennio. Rivoluzionario per gli ammiratori e dittatore per i critici, si è misurato con grande acume politico nella Guerra Fredda, ha resistito al crollo dell'Urss e alle incessanti bordate - embargo e 600 attentati, a suo dire - degli Usa. Forte di inossidabile carisma e fascinosa oratoria, ha giocato, per 50 anni, un ruolo di rilievo nelle vicende dell'America Latina. Nato a Biran nel 1926, figlio di ricco proprietario terriero emigrato dalla Galizia, Fidel Alejandro Castro Ruz, studia prima nei collegi La Salle e Dolores di Santiago de Cuba e, poi, dal 1941 al 1945, a L'Avana, nell'esclusivo Belen, la più famosa scuola gesuita. Quando nel 1945 si iscrive alla facoltà di legge comincia subito il suo impegno politico fino alla candidatura pochi anni dopo, nel 1952, alle presidenziali. Obiettivo frustrato per il golpe del 10 marzo di Fulgencio Batista. La sua risposta è l'assalto alla Caserma della Moncada, luglio 1953. Un disastro. Il gruppo viene decimato e Castro viene condannato a 15 anni di prigione. Dopo 22 mesi di carcere, amnistiato, va in esilio negli Usa e poi in Messico dove conosce Ernesto 'Che' Guevara. Con lui, il fratello Raul ed altri 79 volontari, nel 1956 sbarca, a bordo del 'Granma', nell'isola. Il gruppo viene decimato: sopravvivono in 16, si rifugiano nella Sierra Maestra, e dopo due anni di guerriglia il dittatore è costretto a fuggire. L'1 gennaio 1959, Castro ed i suoi 'barbudos' entrano trionfalmente a L'Avana. Il 16 febbraio Fidel assume l'incarico di comandante del Governo Rivoluzionario e delle Forze Armate e due anni dopo dichiara 'socialista' la sua rivoluzione e comincia ad essere chiamato 'lider maximo'. Da allora comincia un lungo cammino costellato di avvenimenti che spesso hanno una ripercussione a livello mondiale come nel 1962 per la crisi della Baia dei Porci. Solo di fronte alla malattia, 19 mesi fa, ha di fatto lasciato le redini del potere, a cui oggi ha ufficialmente rinunciato.
Fidel ha fatto il discorso politico più lungo del mondo nella storia della politica: 7 ore e 15 minuti di fronte al Parlamento cubano, il 24 febbraio del 1998. L'altro record riguarda gli attentati: per ucciderlo sono stati messi a punto 637 piani. Uno anche con sigari-bomba (ordito dalla Cia). Tutti, chiaramente, falliti.
domenica 20 gennaio 2008
Chomsky: "Barack Obama? Sembra Regan".

L'intellettuale più scomodo della sinistra Usa accusa: i candidati in corsa per il 2008 sono di plastica
Barack Obama assomiglia ad uno spot pubblicitario, Hillary Clinton non va incontro a ciò che gli americani chiedono sull’Iraq, John Edwards propone una riforma sanitaria in tempi troppo lunghi ed i repubblicani seguono George W. Bush nel promuovere politiche contrarie all’orientamento della maggioranza degli elettori. È severo il giudizio di Noam Chomsky sull’inizio della campagna elettorale per la Casa Bianca 2008. Il linguista del Massachusetts Institute of Technology, voce provocatoria della sinistra liberal dai tempi della guerra del Vietnam ed autore del libro «Hegemony or Survival» innalzato dal presidente Hugo Chavez sul podio dell’Onu, affida alle pagine de «La Stampa» uno sfogo contro l’arte della politica nell’America del XXI secolo, esprimendo la speranza che «una volta ancora il popolo si batterà con successo, rendendo più democratica questa nazione».
Quali sono i valori in palio nella corsa alla Casa Bianca?«Sarebbe bello rispondere a questa domanda se il mondo fosse diverso. Nel nostro mondo le elezioni evadono gli argomenti cruciali, importanti».
Faccia un esempio...
«Nel 2004 la maggioranza degli elettori non conosceva la posizione dei candidati su questioni-chiave. Non perché si tratta di elettori disattenti ma in quanto il sistema elettorale emargina gli argomenti».
Questo vale anche per la campagna appena iniziata?
«Se leggiamo cosa dicono e scrivono i consulenti elettorali dei candidati in campo è evidente che fanno i pubblicitari: tentano di vendere un prodotto. Il prodotto è il presidente. E lo vendono come fa la pubblicità, proprio come avviene per altri prodotti tipo le auto: niente informazioni ma immagini ed illusioni per indurti ad acquistare. Fra l’altro è l’opposto di quello che dovrebbe essere un mercato: consumatori informati che compiono scelte razionali nei loro interessi. Chi fa campagna elettorale vuole invece che gli elettori siano non-informati e facciano scelte irrazionali sulla base di illusioni. È drammaticamente vero negli Stati Uniti ma anche in altre democrazie industriali, a cominciare dall’Europa. La dimostrazione più evidente di quanto dico è il fenomeno Barack Obama».
Anche il giovane senatore afroamericano dell’Illinois è prodotto pubblicitario?
«In maniera esemplare. Attorno a lui c’è grande emozione, viene descritto come un grande candidato, una grande speranza. E lui cosa dice? "Dobbiamo avere speranza", "Superiamo il cinismo", "Trasformiamo l’America", "Svegliamo l’America" e così via. Sembra Reagan. Tentare di capire cosa vuole fare è davvero difficile. Ho ascoltato 20 minuti di programma su Obama alla Radio Npr, una emittente liberal ed intellettuale, e non ha detto nulla in merito ai programmi».
Che cosa manca ai candidati?
«Tutti dicono di avere fede ed amare i bambini ma non spiegano con quali provvedimenti vogliono realizzare ciò che la gente chiede con chiarezza quando risponde alle domande dei sondaggi: riforma della sanità pubblica, ritiro dall’Iraq, diritti dei lavoratori, integrazione economica».
In realtà John Edwards ha esposto un programma molto concreto per battere la povertà, spendendo 15 miliardi di dollari l’anno. Non le pare?
«Edwards è l’unico candidato che finora ha espresso dei contenuti. Non solo sulla lotta alla povertà ma soprattutto sull’assistenza sanitaria. Abbiamo la sanità più carente del mondo industrializzato ed è la causa di un tasso di mortalità infantile ai livelli della Malaysia».
Anche Hillary Clinton batte su questo tasto...
«L’unico è Edwards ma è interessante il fatto che la sua proposta non vada nella direzione chiesta dalla maggioranza dei cittadini, ovvero l’assistenza sanitaria universale, perché vuole semplicemente estendere l’attuale sistema di benefici. Edwards vuole arrivare nel lungo termine a quanto la gente chiede di avere subito. È un ulteriore dimostrazione di come la democrazia in America non funzioni. Nessuno propone ciò che la gente vuole. Clinton? Quando dieci anni fa propose la riforma si trattava di un sistema che salvava le assicurazioni private rimanendo dunque inefficiente».
Con l’afroamericano Obama, la donna Hillary e il mormone Romney queste elezioni si presentano come il volto di un’America dalle molte identità. Quale sarà l’impatto?
«Scarso, perché sono candidati con identità diverse ma che condividono un approccio simile ai programmi. Prendiamo un altro tema centrale per gli americani, quello più importante nella politica estera: il ritiro dall’Iraq. Nessuno dei candidati in campo dice che vuole ritirare tutte le truppe. Se Bush ed i repubblicani vanno nella direzione opposta agli americani sostenendo l’invio di rinforzi, l’alternativa Baker-Hamilton è molto debole su cosa fare, Barack Obama è assai vago sul ritiro e gli altri democratici latitano. Prendiamo un altro tema, l’Iran: due terzi degli americani vogliono una soluzione solo diplomatica. Chi fra i candidati lo sostiene? Nel marzo 2004 Zapatero fu eletto in Spagna chiedendo di porre le truppe spagnole sotto comando Onu ma anche in America lo pensava la maggioranza degli americani solo che nessun leader lo sostenne».
Perché a suo avviso i leader politici, repubblicani o democratici, non prestano attenzione alle richieste degli elettori?
«Perché entrambi i partiti sono situati molto a destra dell’opinione pubblica. La classe politica è impossibilitata ad affrontare le richieste della base perché non le condivide. Vuole un altro esempio? Ricerche di opinione condotte in maniera scientifica, molto accurata, attestano che la maggioranza degli americani ritiene che il governo dovrebbe rinunciare al diritto di veto all’Onu, accettare il Tribunale penale internazionale e seguire gli orientamenti politici della maggioranza dell’Assemblea Generale. Quale leader politico lo sostiene? E ancora: due terzi degli americani da 30 anni sono a favore della ripresa dei rapporti diplomatici con Cuba ma è un’ipotesi della quale neanche si osa discutere».Insomma, la democrazia in America non funziona...
«È disegnata per non funzionare. Consente ai politici di governare grazie ai loro elettorati e agli opinon-makers di guidare il dibattito, al fine di conservare i capitali privati».
Quale la via d’uscita?
«La democrazia può migliorare se riuscirà a ripristinare l’efficacia delle elezioni, degenerate fino a diventare campagne pubblicitarie. Le battaglie per i diritti delle donne, delle minoranze, dei sindacati, della libertà di parola sono riuscite in passato a migliorare l’America ma al prezzo di grandi battaglie e sacrifici. La classe politica odia la democrazia, in America come in Europa, vuole solo governare e lo strumento per farlo è la definizione dell’interesse nazionale».
Insomma non si aspetta molto dal voto del 2008...
«È presto per dirlo. Sono ottimista sulla possibilità che la gente impegnandosi possa riuscire a trasformare l’America in una democrazia più solida, disinnescando il sistema di autoconservazione delle elites».


