SITO ANARCOLIBERALE A CURA DI DOMENICO LETIZIA. Laboratorio per un Neo-Anarchismo Analitico che sia Liberoscambista, Volontarista, Possibilista e Panarchico con lo sguardo verso i valori del Liberalismo Classico, del Neo-mutualismo e dell'Agorismo. Un laboratorio che sperimenti forme di gestione solidali, di mercato dencentralizzato e di autogestione attraverso l'arma della non-violenza e lo sciopero fiscale, insomma: Disobbedienza Civile

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martedì 2 settembre 2008

Dibattito libertario sulla gestione dell'ambiente


Dibattito tra libertari:
La preservazione dell'ambiente è come si può immaginare una delle preoccupazioni, più grandi per i sostenitori del libero mercato in un sitema anarchico, il problema sta nel cercare di conciliare il mercato con la natura e il cercare di capire come e se privatizzare per migliorare ciò che con una gestione statalista risulta sempre un gigantesco danno.
Di questa questione ne hanno discusso Domenico Letizia e Davide Fidone del movimento anarcoliberale:

Domenico:

Come ogni anno al telegiornale è andato in onda un veloce resoconto delle specie in via di estinzione. Un animale meraviglioso e molto minacciato sono le balene, pescate principalmente dalla flotta giapponese. In effetti è incredibile che i banalissimi polli si moltiplichino e le maestose balene debbano sparire. Non mi pare però una cosa inspiegabile: i polli hanno dei padroni che si prendono cura di loro, le balene no. Sono sicuro che se le associazioni ambientaliste potessero "adottare" i cetacei, e rivendicare legalmente diritti di 'proprietà' contro chi attenta alla loro esistenza, la tendenza si invertirebbe. Qualcuno ha scritto:
"Se la General Motors possedesse il fiume Mississippi, stiamo pur sicuri che verrebbero chieste alte tariffe per gli effluenti alle industrie e alle amministrazioni comunali site lungo le rive, e l'acqua verrebbe mantenuta pulita, tanto da massimizzare i proventi degli appalti concessi alle imprese che volessero acquisire i diritti all'acqua potabile, alla ricreazione e alla pesca
commerciale."
Sottolineo la particolarità che ad occuparsene devono essere gli
ambientalisti e tali associazioni.

Davide:

Anche questo è un punto molto importante.
Al contrario degli anarco-capitalisti, io penso che la privatizzazione delle risorse ambientali non garantisca affatto la loro preservazione. Ad esempio la General Motors potrebbe ottenere maggiori profitti dalle industrie che pagherebbero per scaricare le proprie scorie nel fiume, piuttosto che dalla vendita dell'acqua potabile o dalle attività di pesca. Analogo discorso si potrebbe fare per il proprietario di un bosco che potrebbe disboscare e ricavare profitto dalla vendita del legname, per poi riutilizzare il terreno per altre attività più proficue. Così facendo in breve la terra verrebbe disboscata.
La soluzione secondo me consisterebbe invece nella nascita di agenzie di protezione ambientale private ed in concorrenza tra loro, pagate da chiunque abbia a cuore una certa risorsa ambientale per proteggerla anche con la forza. Ovviamente le agenzie che dimostrassero di ottenere i migliori risultati otterrebbero più sottoscrizioni. Anche oggi è possibile sottoscrivere o fare donazioni ad associazioni ambientaliste, ma queste non sono certe autorizzate all'uso della forza. Se legambiente, la lav, il wwf o qualsiasi altra associazione ambientalista potesse proteggere l'ambiente e/o gli animali anche mediante l'uso della forza (compito finora monopolizzato dallo stato che ovviamente se ne frega della preservazione di queste risorse), l'ambiente e gli animali sarebbero sicuramente meglio protetti e quelle associazioni potrebbero ottenere più sottoscrizioni perchè la loro utilità sarebbe meglio percepita dall'opinione pubblica. Tra l'altro la protezione ambientale non sarebbe più appannaggio solo delle associazioni no-profit, ma potrebbe costituire una vera e propria attività economica generante profitti, facendo nascere veri e propri
professionisti della protezione ambientale in concorrenza tra loro, col risultato di massimizzare l'efficienza della protezione.
L'attività di queste agenzie di protezione non equivarrebbe all'acquisizione della risorsa protetta da parte dell'agenzia, cosa che sarebbe troppo dispendiosa ed economicamente svantaggiosa per l'agenzia stessa. Più semplicemente le agenzie di protezione potrebbero anche consentire la fruizione pubblica o di altri privati della risorsa, limitandosi a regolarla ed a vietarne ogni possibile danno.
Ad esempio, tornando al caso del bosco, un'agenzia di protezione potrebbe anche lasciare che sia un altro individuo il proprietario, limitandosi a vietarne il disboscamento e inducendo il proprietario verso altre forme di profitto meno dannose come l'apertura di un agriturismo. Questo a conferma del fatto che la proprietà privata sarebbe si alla base dell'organizzazione sociale, ma non costituirebbe affatto un diritto assoluto, bensì una pretesa che gli altri potrebbero riconoscere o meno, oppure riconoscere ponendo delle condizioni o limiti.

Domenico:

Trovo davvero interessante il tuo intervento che condivido, infatti come ho scritto nell'articolo questo problema dovrebbe essere affrontato da associazioni e individui che pensano all'ambiente...
Cioè facendo l'esempio del fiume, mettendo sul mercato tale fiume, e ci sono due individui io come sostenitore dell'associazione, sostengo quello che è più conosciuto per la sua azione con l'ambiente.
Sulla questione dell' ambiente non sono così pessimista, perchè ritengo che se un imprenditore sa quello che fà di certo non rovinerebbe il suo ambiente naturale quel bosco o quel lago, perchè se lo inquino o lo disbosco di certo ci guadagnarei, ma non è un investimento, prima o poi il legno finisce, prima o poi compio un disastro ambientale inquinando quel lago, cosa che comporterebbe pure un danno alle altre proprietà e alle altre persone (es inquinamento della natura e delle falde acqiufere)
quindi secondo un ragionamnto che può essere anche semplicemente a scopo di lucro, io guadagno di più preservando l'ambiente, anzi più lo preservo più ci guadagno.... La soluzione, sarebbe quelle delle agenzie private o dei privati che privatizzano quel posto ma semplicemnte perchè lo devono curare...
Si sono d'accordo con quanto detto da davide, anche perchè se solo voglio pensare al profitto è un ragionamnto ottimo.
Oggi legambiente e il wwf otterebbero molto consenso, proprio perchè preservano, come una riserva di uccelli potrebbe essere privatizzata alla lipu, cioè basta sapere (e di certo non si può nascondere non a lungo almeno)la lealtà dell'organizzazione per tale causa...

sabato 21 giugno 2008

L'abitare al futuro



Gli ecovillaggi sono un nuovo e potente tipo di comunità intenzionale. Essi uniscono due profonde verità: che si vive meglio in piccole comunità sane che sostengono chi ci abita e che l’unica strada sostenibile per l’umanità è il recupero e la redifinizione del vivere insieme.
Gli ecovillaggi sono il più promettente e importante movimento di tutta la storia.”


Dr Robert J. Rosenthal
Professore di filosofia
Hanover College, USA

Ecco un interessante sito dove reperire info: http://www.gen-europe.org/about_us/italian/index.html

sabato 7 giugno 2008

Banner Stop The Fever Banner Stop The Fever Banner Stop The Fever

Caro, carissimo petrolio


Gasolio auto: l'Italia batte ogni record, si legge un giorno sì ed uno no sui giornali, e come avviene oramai periodicamente a lanciare l'allarme è qualche personaggio, che concentra la sua attenzione,
assieme alla Federconsumatori, sul costo "industriale", ossia sul prezzo alla pompa al netto delle tasse.
Il tutto suona però, come al solito, paradossale, considerando che il 65% del costo al distributore non è "costo della benzina", bensi' "tasse statali sulla benzina". Dinanzi ad una percentuale cosi' elevata, il resto diventa praticamente irrilevante, e scorrendo alcuni dei magnifici "servizi" resi dallo Stato italiano grazie a questo fiume di denaro, c'è da rimanere letteralmente allibiti:

1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
14 lire per la crisi di Suez del 1956;
10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
205 lire per la missione in Libano del 1983;
22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004

E oltre a questo, ovviamente, l'odiata IVA!!!!

Di cosa straparla quindi il Ministero? Perché non si prende le proprie responsabilità, invece di puntare il dito altrove?

Altro che boicottare la Esso, la Total o chi per esse, come propone Grillo: BOICOTTIAMO IL VERO COLPEVOLE
DELL'ALTO PREZZO DELLA BENZINA, LO STATO!!

giovedì 5 giugno 2008

MA QUALE ROBIN HOOD?



Ancora una mossa sbagliata di "Colbert" Tremonti, un vero sceriffo di Nottingham che inutilmente ed a sproposito cita Robin Hood.
Di seguito, il comunicato dell'Istituto Bruno Leoni:

L'Istituto Bruno Leoni giudica "populista e dannosa" la proposta di una Robin Hood Tax contro i petrolieri.
Per Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell'IBL, "la Robin Hood Tax è un provvedimento controproducente. Intanto, i margini più ricchi stanno nell'upstream, che in Italia è un'attività relativamente poco importante. Secondariamente, è ovvio che la tassa verrebbe trasferita ai consumatori, col risultato di esacerbare ulteriormente l'aumento dei prezzi. Terzo, se la tassa non fosse integralmente trasferita, creerebbe un disincentivo agli investimenti, che sono l'unico strumento per ottenere una riduzione strutturale dei prezzi".
Conclude Stagnaro: "L'Italia di oggi - un paese con una pressione fiscale reale vicina al 60 per cento e una spesa pubblica pari alla metà del Pil - non ha bisogno di un Robin Hood che rubi a qualcuno per dare a qualcun altro (trattenendo una cospicua quota della somma intermediata, come sempre accade coi Robin Hood pubblici). Il paese ha bisogno di una radicale riduzione delle tasse, che dia respiro e slancio alla nostra economia".

lunedì 2 giugno 2008

Nucleare? No, Grazie!

L'energia libertaria è l'energia che fa bene all'ambiente che non crea monopoli che è accessibile a tutti e che sviluppa le tecnologie, questa energia non è il nucleare.
Domenico Letizia


Ancora una volta con Grillo:
Il comitato di affari PDL e PD-meno-elle ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dell’Italia è legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che l’opinione pubblica è contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrerò il contrario. Non è difficile.
Nucleare? No grazie.
Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano più della volontà degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?
Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potrà fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.
Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsentirà alle centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l’esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.
Ci sono molti comuni denuclearizzati in Italia, comuni sovversivi, sobillatori, pericolosi organizzatori di energie alternative. Ma non sono ancora abbastanza. Chiedo ai sindaci di esporre il cartello: “Comune denuclearizzato” sotto il nome del loro paese. E’ il miglior benvenuto per chi lo visita.






domenica 25 maggio 2008

Amici Libertari...Rischio dittatura e repressione!


"Così ho visto i poliziotti scatenati
picchiare donne e persone anziane"


Ecco il racconto di una docente di Storia testimone oculare degli scontri dell'altra sera davanti alla discarica di Chiaiano
Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza suglia scontri di ieri sera a Chiaiano: "Io sono nata in quella zona - ci ha raccontato per telefono - ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto".

Ecco il racconto della professoressa Di Guida
"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".
"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare". "Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia". Detto da una collega professoressa di Storia e come Storico dico qui si rischia grosso! W la LIBERTA'!

sabato 3 maggio 2008

BONINO: IN AGGUATO LA “FAME NEL MONDO”

(dal Il Giornale di Sicilia - 1 maggio 2008)

In Europa ci sono 74 milioni di persone che vivono al limite della soglia di povertà. Nei giorni scorsi il direttore della Fao, Jacques Diouf ha avvertito il rischio che l’emergenza sfoci in guerra civile. Ma quanto è fondato questo allarme? Ne parliamo con Emma Bonino, ministro del Commercio con l’Estero.

Ministro, com’è la situazione?
“Credo sia un allarme da non prendere alla leggera. E pensare che sono passati 25 anni da quando noi Radicali conducemmo la battaglia contro lo sterminio per fame! Oggi le ragioni dell’allarme sono ancora più complesse di allora: l’impetuoso sviluppo economico di interi “continenti”, dalla Cina all’India e non solo, con un contestuale e positivo miglioramento della qualità della vita per centinaia di milioni di persone; gli andamenti demografici – 80 milioni di nuovi nati l’anno – e l’aumento dell’aspettativa di vita in quasi tutto il mondo. Tutto questo ha accresciuto in maniera vertiginosa la domanda di prodotti alimentari. Evidentemente l’offerta nell’immediato non riesce a tenere il passo. Dunque ci sono tutti gli elementi per un nuovo problema “fame nel mondo” e, nei Paesi più fragili, di un possibile “sterminio” per fame. Per questo è urgente intervenire subito con aiuti alimentari alle popolazioni più bisognose e l’appello per raccogliere due miliardi e mezzo di dollari per una risposta “immediata” lanciato da Berna, dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, va in questa direzione”.

Che fare?
“Nel medio periodo occorre aiutare i Paesi in via di sviluppo, come pure quelli industrializzati, ad accrescere la produzione di derrate agricole e accelerare la ricerca sui biofuel da prodotti non commestibili. E, soprattutto, insistere dal punto di vista demografico per un “rientro dolce” con politiche di emancipazione e di diritti alle donne e di pianificazione famigliare e contraccezione”.

Questo rincaro delle materie prime alimentari è solo occasionale oppure è un fenomeno destinato a durare?
“Purtroppo, le previsioni indicano una forte tensione dei prezzi delle materie prime alimentari, anche a causa di forti fenomeni speculativi che incidono per oltre il 10%. Credo che se non interveniamo subito vi è il rischio di un accentuarsi di queste tensioni. Non a caso il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, ha avvertito che i prezzi del grano e del riso resteranno ancora alti. E’ necessario che Ue, G8 e le principali organizzazioni internazionali intervengano subito rivisitando le politiche sui bio-carburanti e promuovendo accordi commerciali per incentivare le produzioni alimentari nei Paesi in via di sviluppo. E poi ci sarebbe da accelerare il negoziato di Doha, ma su questo versante sappiamo che le condizioni politiche non ci permetteranno grandi passi avanti”.

Gli Ogm possono essere una risposta per calmierare i prezzi?
“Soprattutto per aumentare la produzione. Da sempre ritengo che dobbiamo guardare agli Ogm senza pregiudizi ideologici, riconoscendone i benefici dove ci sono e senza demonizzazioni”.

Quanto incidono i bio-carburanti nel boom dei prezzi alimentari?
“La messa a coltura di estese superfici coltivate per la produzione di prodotti necessari a bio-carburanti ha sottratto terre alle produzioni più tradizionali, rilegandole in terre a bassa rendita. Il risultato è stato la diminuzione. E quindi l’aumento dei prezzi. Come ho detto è una scelta che va rivista. E rapidamente, anche se è sbagliato ritenere che siano gli unici o i principali responsabili della situazione attuale”.

Il prezzo del petrolio viene avvistato a 200 dollari e le energie alternative, al momento sono poco competitive. Che fare?
“In effetti, dopo gli ultimi rincari, nessuno azzarda più sorrisetti di scetticismo quando si parla di 200 dollari! Dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale ed evitare che si inneschino fenomeni speculativi. L’energia è un tema a forte impatto anche in termini di sicurezza politica (basta guardare quello che è successo in Iraq e in Iran in questi ultimi decenni). Noi dobbiamo cercare di trovare una soluzione tra le esigenze dei paesi industrializzati e quelle dei Paesi produttori. Ma tutti devono essere consapevoli che non conviene a nessuno che Usa e Europa siano trascinate in una situazione di recessione o di rallentamento economico”.
“Penso che sul nucleare si farebbe bene ad andare avanti nella ricerca verso un nucleare sicuro, preferibilmente partecipando ai grandi consorzi internazionali e senza dimenticare che la tecnologia nucleare non è comunque una tecnologia “come tutte le altre”, per non parlare dei tempi lunghi e degli ingenti capitali indispensabili per la costruzione di nuove centrali. Ma a partire dal nostro Paese continuo a ritenere che una grande fonte energetica sia data dal “risparmio” e dall’efficienza energetica, un aspetto sempre troppo sottovalutato, oltre all’importanza di uno sforzo per l’utilizzo e la ricerca sulle fonti alternative”.

lunedì 18 febbraio 2008

Polizia merda! gridiamolo forte!


L'emergenza rifiuti torna a creare tensioni in Campania. Questa mattina sulla statale 90 "delle Puglie", all'altezza del bivio di Villanova del Battista (Avellino), ci sono stati tafferugli tra forze dell'ordine e manifestanti che si oppongono al passaggio delle trivelle dirette a contrada Pustarza di Savignano Irpino, il sito individuato dal commissario straordinario Gianni De Gennaro per una discarica capace di contenere settecentomila tonnellate di rifiuti.

Il presidio dei manifestanti, circa 250, ha fatto barriera al passaggio delle quattro trivelle scortate da circa 300 poliziotti in assetto antisommossa. Sono state anche incendiate balle di fieno che hanno prodotto una densa nube nera sulla zona. Le forze dell'ordine hanno tentato di liberare la sede stradale e ci sono stati contatti ravvicinati con i manifestanti, alcuni dei quali sono stati medicati presso l'ospedale di Ariano Irpino. Tra questi anche un giornalista di un'emittente televisiva locale. Sul posto si è recato il sindaco di Ariano Irpino, Domenico Gambacorta. Al momento, la situazione è di stallo con manifestanti e poliziotti che si fronteggiano a distanza.
Nella notte i problemi si sono concentrati invece nel napoletano dove in diverse località sono stati dati alle fiamme cumuli di rifiuti. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire per spegnere 55 diversi roghi. Tra le situazioni più gravi quella che si registra a Melito, dove ormai i sacchetti di rifiuti hanno invaso quasi tutte le strade, tra cui un tratto della Circumvallazione esterna di Napoli, un'arteria percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli.
Qui la scorsa notte è stato appiccato un vasto incendio lungo la strada che collega la variante di Melito alla Circumvallazione esterna di Napoli. La densa colonna di fumo che si è levata ha invaso tutta la zona, avvelenando l'aria e costringendo centinaia di famiglia a stare in casa con le finestre chiuse. Finora i pochi interventi eseguiti per la rimozione dei sacchetti, nonostante le rassicurazioni date, non hanno avuto l'effetto sperato. I cumuli, tra produzione quotidiana e giacenze accumulate nelle scorse settimane, sono ancora lì, rappresentando una vera e propria minaccia per la salute pubblica.

venerdì 15 febbraio 2008

Acerra turistica e l'Inceneritore fa bene

il promo di beautiful country:

giovedì 14 febbraio 2008

All'ex presidente di Grenpeace Italia: Venduto!


La prima mossa di Ganapini? Finanziare
il termovalorizzatore di Acerra con 25 milioni
Giovedì e venerdì la commissione Ue in Campania per verificare lo stato della crisi dei rifiuti e decidere l'applicazione delle sanzioni

La prima mossa di Walter Ganapini suona quasi come una terribile legge del contrappasso. Lui, ex presidente di Grenpeace Italia, lui strenuo oppositore dei termovalorizzatori si trova a dover firmare - nella sua nuova veste di assessore regionale all'Ambiente - un provvedimento che finanzia il completamento del termovalorizzatore di Acerra. Venticinque milioni di euro che dovranno consentire di procedere più speditamente. «Negli scorsi giorni - dice il governatore Bassolino - ho incontrato più volte sia il commissario De Gennaro che il commissario Sottile. Entrambi hanno avanzato la richiesta formale di disponibilità della Regione a sostenere finanziariamente, con risorse adeguate e aggiuntive, lo sforzo del Commissariato per fronteggiare l'emergenza rifiuti e per favorire il rientro nella gestione ordinaria».
Poi aggiunge: «Ho subito incaricato i nostri uffici di compiere tutte le verifiche tecniche e amministrative del caso e oggi – d’intesa con il neo-assessore all’Ambiente Ganapini - posso dire che siamo pronti a mettere a disposizione del commissariato, che li gestirà direttamente, 25 milioni di euro di fondi FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate) per la ripresa dei lavori di completamento del termovalorizzatore di Acerra. Già nei prossimi giorni definiremo l'intesa con il Commissario Sottile e col ministero delle Attività Produttive per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Quadro che permetterà di utilizzare subito queste risorse».
Come già aveva annunciato, Ganapini si mostra flessibile sul termovalorizzatore di Acerra, evitando guerre ideologiche su un impianto che ne ha già visto tante.
Una delegazione della Commissione europea sarà giovedì e venerdì in Campania per verificare sul campo quanto si sta facendo per risolvere la crisi dello smaltimento dei rifiuti. La missione è guidata dalla responsabile della direzione ambiente dell’esecutivo Ue, Pia Bucella. «I funzionari avranno così modo di vedere con i loro occhi quanto sta avvenendo in Campania», ha rilevato una fonte della Commissione ricordando che il 31 gennaio scorso Bruxelles ha dato un mese di tempo all’Italia per fare tutto il possibile per affrontare adeguatamente la situazione ed evitare così il deferimento alla Corte di giustizia del Lussemburgo. «La situazione in Campania è intollerabile e capisco molto bene la frustrazione dei cittadini campani», aveva rilevato il commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas in occasione dell’ultimo avviso lanciato all’Italia.

domenica 3 febbraio 2008

Carnevale Quartiere Acquaviva di Caserta

Le Foto dopo la sfilata:










mercoledì 23 gennaio 2008

WSF 2008: i mille volti del no alla guerra


Fonte: Rete Lilliput
Una delle questioni più urgenti da affrontare su scala mondiale è il pericolo nucleare che vede le super-potenze proseguire nell’uso dell’arma atomica come minaccia verso i paesi e le popolazioni del Sud del mondo.

Consapevoli dell’importanza dell’azione che parte dal locale, le varie realtà legate a Rete di Lilliput partecipano a questa giornata con la proposta di iniziativa popolare per un’Italia libera da armi nucleari. La proposta - sostenuta da più di 50 organizzazioni in Italia e nasce dall’idea che le “vecchie” atomiche presenti nelle basi militari di Aviano e Ghedi, oltre a contrastare con il trattato di non Proliferazione sottoscritto dall’Italia, sono un grosso ostacolo sulla via del disarmo nucleare e offrono un’ottima scusa a qualsiasi altro paese per dotarsi a sua volta della Bomba. In varie forme – dal tradizionale banchetto all’effervescente uscita teatrale – si potrà sostenere la raccolta di firme procurandosi i moduli di attivazione che hanno i gruppi territoriali.

Nell’agenda dei movimenti sociali non può mancare l’impegno per una terra disarmata e quindi Rete di Lilliput conferma il sostegno alla richiesta di moratoria sulla nuova base ‘Dal Molin’ a Vicenza. La raccolta di adesioni per la Moratoria vuole ricordare a tutte le forze politiche del centro-sinistra a rifiutare il nuovo progetto di guerra e l’impegno preso con gli elettori per attivare le procedure per la convocazione della seconda conferenza nazionale sulle servitù militari, come previsto dal programma dell’Unione.

Siamo di fronte all’ennesimo gravissimo atto di delegittimazione popolare visto il mancato coinvolgimento dei cittadini in scelte di così grande importanza. Il caso di Vicenza dimostra che la difesa del suolo italiano sottostà alle condizioni dettate dalla Costituzione italiane (vedi art.11) e per questo vogliamo pensare a un futuro in cui l’unica difesa sia quella popolare e nonviolenta.

È vergognoso che in due anni le spese militari del nostro Paese siano aumentate di più del 20%, raggiungendo la cifra record di oltre 23 miliardi di euro. E questo mentre ci viene detto che non ci sono i soldi per gli insegnanti di sostegno nelle scuole e il servizio civile volontario viene sempre più ridimensionato. I soldi quindi ci sono, ma il governo sceglie di impiegarli per le Forze armate piuttosto che per fare fronte ad altre necessità.

Bisogna soprattutto tener conto di due elementi: i costosissimi programmi internazionali di riarmo a cui l’Italia partecipa e il numero eccessivo di militari che compongono le Forze armate. Abbiamo oltre 185mila militari in servizio, sui 190mila previsti, e di questi più di 100mila, quindi la maggioranza, sono graduati: 25mila ufficiali e 75mila sottoufficiali, di cui oltre 63mila marescialli.
Poi ci sono i sistemi d’arma con i progetti faraonici con ambizioni da superpotenza, sperperando ingenti cifre di soldi pubblici, e poi non si hanno i soldi per carburante e pezzi di ricambio. La nuova portaerei Cavour, oppure l’Eurofighter (programma per lo sviluppo di velivoli per la difesa area) e poi il Joint Strike Fighter (cacciabombardiere, in grado di portare anche bombe atomiche). Oltre a questi costi esagerati ci chiediamo: sulla base della nostra Costituzione, che esclude la guerra, cosa dobbiamo farci di queste macchine e strutture da guerra. Chi dobbiamo andare a bombardare?
Al contrario dovremmo porre fine alla missione militare in Afghanistan, da tempo passata sotto il comando della Nato e pienamente inserita - con i rischi conseguenti - nella guerra “al terrore”.
L’Afghanistan ha bisogno di essere in pace e di essere sostenuto nella ricostruzione di una economia disastrata e poter decidere del proprio destino.AGIAMO INSIEME PER UN ALTRO MONDO! - L’appello si può firmare sul sito www.wsf2008.net

lunedì 14 gennaio 2008

Comunicato stampa del Movimento Fiamma Libertaria.



Stamane lunedi 14 gennaio gli studenti di maddaloni e caserta sono scesi in piazza per protestare contro i rifiuti che riversano nelle strade.
Il Movimento fiamma libertaria è presente e condivide il progrmamma deciso dai rappresentati degli studenti:
-avvio della raccolta differenziata
-costruzione sicura dei siti di stocaggio
-maggiore numero di controlli sul tasso di diossina presenti nell'ambiente.
Domenico Letizia del movimento fiamma libertaria e del comitato no allo uttaro è soddisfatto della partecipazione avutasi durante la mattinata.
Presenti moltissime scuole: Luca Fiorinelli del ''Nino Cortese'' di maddaloni ci dice di volere le dimissini immediate di Bassolino e avverte che gli studenti non sono assolutamente favorevoli alla costruzione di termovalorizzatori o inceneritori.
Vincenzo Cavalleri del ''Manzoni'' di Caserta vuole che si inizi subito il riciclaggio e la differenziata porta a porta,lo stesso dicono gli studenti del ''don Gnocchi'' di Maddaloni e Nazareno di Nuzzo chiede alla cittadinanza di essere più protagonisti nella gestione politica della città.
Il M.F.L (movimento fiamma libertaria) esprime solidarietà a tutte le comunità in lotta nel campano e agli indipendentisti siculi e sardi che non vogliono che anche la loro terra sia distrutta da un problema dovuto soltanto alla cattiva gestione dei politici campani.
Movimento fiamma libertaria
Studenti Libertari

(articolo preso da Pupia Tv : http://www.pupia.tv/caserta/modules.php?name=News&file=article&sid=570):
CASERTA. Stamani gli studenti di Maddaloni e Caserta sono scesi in piazza per protestare contro l'emergenza rifiuti

Il Movimento Fiamma Libertaria è presente e condivide il programma deciso dai rappresentati degli studenti: avvio della raccolta differenziata, costruzione sicura dei siti di stoccaggio, maggiore numero di controlli sul tasso di diossina presenti nell'ambiente. L'esponente del movimento, Domenico Letizia, anche membro del comitato 'No a Lo Uttaro', è soddisfatto della partecipazione avutasi durante la mattinata. Presenti moltissime scuole. Luca Fiorinelli del ''Nino Cortese'' di Maddaloni dice di volere le dimissioni immediate di Bassolino e avverte che gli studenti non sono assolutamente favorevoli alla costruzione di termovalorizzatori o inceneritori. Vincenzo Cavalleri del ''Manzoni'' di Caserta vuole che si inizi subito il riciclaggio e la differenziata porta a porta. Lo stesso dicono gli studenti del ''don Gnocchi'' di Maddaloni, mentre Nazareno di Nuzzo chiede alla cittadinanza di essere più protagonista nella gestione politica della città. Il M.F.L esprime solidarietà a tutte le comunità in lotta nel campano e agli indipendentisti siculi e sardi che non vogliono che anche la loro terra sia distrutta da un problema dovuto soltanto alla cattiva gestione dei politici campani.

domenica 13 gennaio 2008

Rifiuti/ Indipendentisti Siciliani annunciano sciopero della fame



SCIOPERO DELLA FAME CONTRO I RIFIUTI COLONIALISTI ITALIANI IN SICILIA.
Come tristemente prevedibile, dopo la Sardegna, è il turno della Sicilia a doversi far carico di oltre 1500 tonnellate di rifiuti prodotti in Campania. Sarà la Sicilia, una delle due grandi colonie extraterritoriali italiane insieme per l'appunto alla Sardegna, a dover fare le spese, al costo di inquinamento e intasamento delle già sature discariche (pronte a loro volta al collasso come quelle
napoletane), di decenni e decenni di malapolitica che di mafioso ha l'etica e l'iter procedurale. Noi indipendentisti siciliani diciamo no, e, solidali con i fratelli indipendentisti sardi malmenati nonostante la protesta nonviolenta inscenata nel porto di Cagliari, e con la popolazione di Pianura, in lotta contro l'oppressione della politica clientelare (capace di uno stipendificio quattordicennale chiamato "commissariamento" mentre il Presidente della Regione Campania comminava ricche consulenze al proprio figlio) al costo della propria stessa incolumità, entrambi fatti segno di vergognose criminalizzazioni (non si è esitato, nascondendo le reali ragioni, ad agitare lo spettro di camorra e terrorismo pur di opprimere quanti esercitavano il proprio diritto di opinione e protesta in ossequio al dettato di quella Costituzione che in questi giorni compie 60 anni) annunciamo la decisione di intraprendere le nostre forme di protesta e pressione affinché la decisione, presa in maniera assolutamente autoritaria e non democratica, del Presidente della Regione Cuffaro sia definitivamente revocata.
Non dobbiamo, in tal senso, dimenticare o trascurare come l'impegno preso da Cuffaro, spacciato come «impegno per il Paese», sia in realtà controbilanciato dalla promessa del Presidente del Consiglio, Prodi, di finanziare i 4 discussi megainceneritori previsti in Sicilia (che, non dimentichiamolo, producono un terzo di ceneri altamente tossiche non ulteriormente utilizzabili e da stoccare al costo di contaminazioni di suolo e acque, quando esistono ottimi metodi di recupero,
riutilizzo o riciclo di oltre il 90% dei prodotti post-consumo, sia raccolti in maniera differenziata - raccolta, questa, mai realmente fatta partire in Sicilia - che non) che serviranno, come già accade con il petrolio, ad inquinare la nostra Isola, avvelenare bambini, adulti e nascituri, e ad importare immondizia prodotta in Italia per mantenerli entro la prevista economicità d'uso. È un mero mercimonio, uno scambio in perfetto stile coloniale sulla pelle dei Siciliani che dimostra, ancora
una volta, come i mali della Sicilia, che recentemente ha visto le proprie città e i propri amministratori in "coda" alle consuete "classifiche di fine anno", non derivino da questa o quella fazione politica, ma da tutto il sistema politico italiano, che nel suo insieme va urgentemente espulso dalla nostra amata terra di Trinakria.
Consapevoli che lunedì Porto Empedocle per "accogliere" la nave Italroro Two e il suo tossico contenuto, sarà "blindata" per evitare che si inscenino proteste di resistenza nonviolenta come quelle di Cagliari, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ha deciso di promuovere uno sciopero della fame da iniziarsi nella stessa giornata di lunedì, a partire dalle 8 antimeridiane.
Siamo certi che contro questo ennesimo affronto contro la Sicilia non mancheranno le adesioni, in parte annunciate già prima della nostra iniziativa ad esempio dall'avv. Francesco Tanasi, siciliano e leader del Movimento Consumatori, che ha promesso anche una specifica "class-action" cui va il
nostro pieno supporto.
Siamo certi che non mancheranno i Siciliani, fieri della propria cultura e innamorati della propria terra, disposti al sacrificio pur di dimostrare la propria avversione a questa vergogna, che si aggiunge ad un secolo e mezzo di colonizzazione violenta e mafiosa.
Le adesioni possono essere tempestivamente comunicate al sito internet
www.siciliaindipendente.org, all'indirizzo email mis1943@gmail.com, al numero telefonico 0955187777 (lasciando un messaggio in segreteria) o via fax allo 0952937230, indicando nome, cognome, età e città di residenza.
Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia comunicherà alla stampa la lista di quanti si asterranno dall'assunzione di cibi solidi e liquidi, riservandosi di promuovere ulteriori forme di protesta.
Catania, 12 Jinnaru 2008
A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

sabato 12 gennaio 2008

Campania, immondizia e buoni affari. La discarica della politica


Sono preoccupati, eccome se sono preoccupati. Qui non siamo di fronte alle spallate tutte mediatiche di Berlusconi e ai suoi setto, otto, dieci… milioni di firme per far cadere il governo. Qui il problema è reale: si tratta di mantenere il potere in una Regione chiave come la Campania governata da più di dieci anni dal centro-sinistra che rischia di franare miseramente di fronte all'emergenza rifiuti. È preoccupato Prodi, non delle conseguenze sanitarie sulla popolazione campana, ma perché "tutto il mondo ci guarda e non voglio che l'Italia dia questa immagine negativa". È quindi una questione di immagine. È preoccupato anche Napolitano, che questa faccenda la conosce bene, non perché è nato a Napoli ma perché come ministro dell'Interno firmò l'ordinanza del 31 marzo 1998 che segnò l'inizio della soluzione dell'emergenza rifiuti che ha spianato la strada al disastro di questi giorni. Sulla base di quell'ordinanza la soluzione, escogitata dall'allora ministro dell'ambiente Ronchi, un verde ex demoproletario successivamente transitato fra i DS e ora fra i PD, in collaborazione con il potere locale rappresentato dall'ex-missino Rastrelli, allora presidente della Regione, prevedeva il lancio della raccolta differenziata, la produzione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) e la costruzione di inceneritori dove bruciare quelle che furono definite "ecoballe". Ronchi cercò di applicare quello che stabiliva il suo "Decreto" sui rifiuti, cioè il ciclo integrato che iniziava con la raccolta differenziata e finiva con l'incenerimento. Il piano dei rifiuti campano venne messo in pratica dall'amministrazione di sinistra e in particolar modo dal governatore Bassolino. Forse non casualmente la società vincitrice dell'appalto fu la Impregilo, allora controllata dai fratelli Romiti, che coltivava ottimi rapporti con la sinistra ulivista. La Impregilo, utilizzando tecnologia tedesca e grazie ad una offerta al ribasso, si assicurò la costruzione degli impianti per il CDR e dei due inceneritori previsti. Nel giro di pochi anni furono costruiti ben sette impianti per la produzione delle ecoballe-CDR. La soluzione impiantistica non andava però di pari passo con lo sviluppo delle raccolte differenziate, che a Napoli come in gran parte della Campania rimanevano su percentuali prossime allo zero. D'altra parte a chi gestisce l'affare rifiuti in Campania (una commistione fra potere politico bipartisan, come usa dire oggi, potere industriale di provenienza "nordista" e potere mafioso, l'unico ben radicato sul territorio) la raccolta differenziata interessava ben poco.
Oggi sappiamo, sulla base della ricostruzione fatta dai giudici napoletani che hanno rinviato a giudizio 28 fra politici, come l'attuale presidente della Regione, il PD Bassolino, imprenditori, come Cesare Romiti, e tecnici, le ecoballe prodotte in quantità enorme (si parla di 5 milioni di ecoballe per un peso complessivo di circa 6,5 milioni di tonnellate) non sono in grado di essere incenerite poiché la loro composizione è fuori legge. Come è possibile che nessuno si sia accorto che le ecoballe erano fuori norma? Semplicemente perché nessuno controllava e lo stoccaggio delle ecoballe è un enorme affare per chi gestisce la filiera del trasporto e della messa in discarica "temporanea" di questa spazzatura, appena un poco alleggerita della parte umida negli stabilimenti che la Impregilo gestiva in giro per la regione. Oggi costa più conferire le ecoballe in discarica che inviarle all'incenerimento in Germania. Naturalmente è facile intuire perché nessuno, a cominciare da Bassolino, controllava la qualità delle ecoballe: chi è quel politicante che ha interesse a mettersi contro la mafia? Sembra che di fronte ai giudici, Bassolino si sia giustificato dicendo che non aveva letto con attenzione i contratti che aveva firmato con Cesare Romiti…
Con il tempo si sono così esaurite tutte le discariche, anche quelle riaperte in via eccezionale dai vari commissari che dopo i quattro anni di commissariato Bassolino si sono alternati a far finta di risolvere il problema. Le discariche sono esaurite ma lo Stato continua a pagare ai proprietari delle discariche per lo "stoccaggio provvisorio" fior di quattrini: 150 euro per tonnellata che bisogna aggiungersi ai 120 euro a tonnellata pagati a Impregilo. Aggiungete a queste cifre almeno 20 euro a tonnellata per il trasporto, considerate che queste cifre sono spesso inferiori di tre volte a quelle pagate realmente, e moltiplicate per i 6,5 milioni di tonnellate di ecoballe che attualmente si trovano in giro per la Campania e le regioni limitrofe e vi renderete conto dell'enormità dell'affare rifiuti e perché in 14 anni nessuno abbia avuto l'interesse a risolverlo.
Il risultato fallimentare della politica del commissariamento, iniziata nell'ormai lontano 1994, è stato solo quello di inasprire le popolazioni delle città che ciclicamente vedono cumuli di spazzatura formarsi sotto le loro case e quelle di tante località periferiche alle quali si impone di sopportare i disagi creati dal business dei rifiuti.
Comunque, adesso ci penserà Prodi. In un conato di orgoglio ha comunicato che lunedì 7 gennaio il governo prenderà in mano la questione e la risolverà, una volta per tutte. Prodi si avvarrà, fra l'altro della preziosa collaborazione di Pecoraro Scanio, ministro dell'ambiente, che da parte sua ha annunciato il varo di un piano urgente per la riduzione dei rifiuti prodotti e per la raccolta differenziata. C'è però da domandarsi dove erano questi due statisti quando il loro collega ministro dell'interno, Giuliano Amato, alla fine del consiglio dei ministri del 28 dicembre aveva assicurato che l'emergenza rifiuti sarebbe stata risolta nel giro di 11 mesi. Si erano forse distratti un attimo?
È evidente che Prodi farà nuovi danni. La soluzione non arriverà né da palazzo Chigi né da qualche altro palazzo della politica.
L'emergenza rifiuti in Campania viene utilizzata in tante località quale ammonimento verso popolazioni, comitati di cittadini e associazioni che si battono contro la proliferazione di inceneritori e discariche. Il messaggio è: "O accettate impianti inquinanti o finirete con i rifiuti per strada come in Campania". Questo ricatto è inaccettabile e poggia su di una vera e propria falsificazione della realtà, volutamente accentuata dai mezzi di informazione. In Campania come nelle altre regioni, non è la mancanza di costosissimi e nocivi inceneritori e di discariche ad impedire la soluzione del problema rifiuti, ma la colpevole assenza di qualsiasi politica di riduzione alla fonte, di riutilizzo, di riciclaggio, di serie e diffuse raccolte differenziate. Come sosteniamo da anni, c'è un solo modo per uscire dal problema rifiuti e quindi anche dal "tunnel della cosiddetta emergenza Campania": - Investire da subito in forme generalizzate di raccolte "porta a porta", a partire dalla frazione putrescibile; - Chiudere con le fallimentari gestioni dei commissari straordinari, costosissime e antidemocratiche; - Restituire - dovunque sia stato calpestato - il potere di programmazione e di gestione alle comunità e agli enti locali, attraverso un percorso di reale partecipazione che veda nelle popolazioni il momento centrale della decisione; - Chiudere da subito e totalmente - senza deroghe di sorta - con la truffa dei sussidi all'incenerimento (Cip 6 e Certificati Verdi ); - Far decollare davvero produzioni pulite, progetti estesi di riciclaggio e di compostaggio in grado, tra l' altro, di creare molti più posti di lavoro.
L'obiettivo, lo ripeteremo fino alla noia, è quello di "rifiuti zero". È di questi giorni la notizia che la città di Los Angeles, una metropoli di più di 3 milioni e mezzo di abitanti, ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, anzi per dirla all'inglese ha il 62% di "diversion" dalla discarica. "Se a Los Angeles si raggiunge il 62% di recupero di materiali – commentano gli estensori del bollettino Ambiente e futuro - francamente non riusciamo a capire perché non si possa guidare Napoli fuori dalla cosiddetta (impropriamente) "emergenza campana". O meglio si capisce: è proprio questa classe politica insieme al capitalismo assistito dell'industria sporca italiana (FIAT, gruppo Falk, Ansaldo, gruppo Marcegaglia, ecc.) ed espressione dell'affarismo rampante nostrano legato alle "multiutilities" (le ex municipalizzate di HERA, ACEA e compagnia) che incoraggia la "deregulation" dei rifiuti ed auspica "mille emergenze" come quelle di Napoli per "mettere a segno" gli inceneritori tentando cosi di mettere il "bavaglio" alle "buone pratiche" che tuttavia, numerosissime, si vanno diffondendo qui ed ora anche in Italia".

(Umanità Nova)

Cominicato del 9 gennaio 2008 ore 14.00 Esecutivo Nazionale di iRS


Che i rifiuti siano un affare sporco, molto più sporco di quanto appaiano, è un dato ormai condiviso. La povera gente che se li trova ammucchiati sotto casa li sente puzzare ma qualcun altro di quella stessa immondizia inspira a pieni polmoni il profumo dei soldi.

Alcuni di questi paradossi li ha spiegati un giovane italiano e napoletano che di solidarietà ne merita davvero tanta, Roberto Saviano. In una recente intervista al TG1, interpellato proprio sull'emergenza rifiuti, Saviano ha spiegato nuovamente quanto sono lunghe le trame della speculazione sullo smaltimento. Ma soprattutto ha ribadito che il nodo dell'attuale questione sta nella perversa "alleanza" fra gli interessi delle ricche regioni dell'Italia settentrionale – ossessionate dalla necessità di sbarazzarsi dei loro rifiuti – e gli interessi camorristici pronti a lucrare su questa necessità. Per questo Saviano ne concludeva che per risolvere il problema bisognava incidere su questo rapporto e che a farsene carico dovevano essere anche e in primo luogo le regioni italiane settentrionali.

La malaccorta idea del governo italiano di chiedere "solidarietà" alla Sardegna suona dunque ancor più offensiva e insensata del solito. La solita Italia in degrado e incapace di risolvere strutturalmente i suoi problemi si appella agli stati d'emergenza e piagnucola solidarietà in Sardegna.

Ma la cosa triste è che qui da noi ancora si subisce il ricatto morale di queste lacrime di coccodrillo. Perché il presidente della Regione Fiera della Sardegna, facendosi interprete dello sbandierato sentire collettivo dei sardi, non ha subito risposto sdegnato che noi orgogliosi sardi badiamo prima di tutto ai nostri interessi? Perché il presidente della Regione Piagnucolosa della Sardegna non ha risposto che è da anni che diciamo che fra tutti siamo noi "i più poveri e disgraziati" e che non è dunque sensato che un ricco vada a chiedere credito a uno che fa l'elemosina in strada? Perché il presidente della Regione Ingenua della Sardegna non ha subito approfittato dell'occasione per dire che se volevano solidarietà prima dovevano mettersi una mano sulla coscienza e l'altra in tasca e risolvere all'istante il problema della "solidarietà" che i sardi hanno dato all'Italia regalando allo Stato, per sedici anni, i soldi delle proprie tasse, i soldi ci servivano per la gestione quotidiana della nostra amministrazione, della nostra economia, della nostra esistenza?

Ovviamente un indipendentista la risposta la sa, ed è il fatto che dietro la parola Autonomia si cela la realtà continuamente e orgogliosamente sbandierata dal Presidente della Regione Autonoma Renato Soru, ovvero il motto sardista "La Regione è lo Stato in Sardegna". Insomma, la Regione come una grande prefettura, pronta a sacrificare i diritti dei sardi agli interessi e alle emergenze dello Stato.

Si sappia dunque che i tentativi di commuoverci e sottilmente ricattarci con la parola "solidarietà" possono forse far presa sui deboli e complessati unionisti – i veri "leghisti" sardi, quelli che di notte si lamentano dello Stato cattivo e di giorno governano e difendono l'Italia - ma non certo su noi indipendentisti. Il nostro indipendentismo non-nazionalista è pronto a solidarizzare con tutti ma non a lasciare che si perpetrino altre ingiustizie nei confronti dei sardi e della Sardegna. Solidarietà non può voler dire idiozia, solidarietà non può essere il cavallo di Troia per ingoiare ogni ingiustizia. Per questo iRS è pronta a lottare in forma determinata e nonviolenta contro un'ennesima insensatezza.

Che l'Italia chieda aiuto alla Sardegna – e si noti che non la chiede invece alla Francia o all'Austria - è infatti semplicemente ridicolo ed offensivo. Offensivo dei nostri interessi, della nostra dignità ed anche della nostra intelligenza: o si crede davvero che noi sardi siamo ancora tutti così ingenui da farci sterminare in qualche nuova trincea del Carso in nome di un "interesse nazionale" che non è mai quello della nostra nazione?

Un'ultima, importante, questione. Se vogliamo veramente aiutare gli altri impariamo a gestire i nostri rifiuti, a sprecare di meno, a creare – imparando da chi ha fatto bene in giro per il globo - un nostro modello di raccolta, smaltimento, riciclo che sia condiviso dalla comunità, rispettoso dell'ambiente ed efficace economicamente. Il buon esempio è la miglior "solidarietà" che possiamo dare al nostro pianeta e alle persone oneste e volenterose di cambiamenti reali, persone che per fortuna si trovano a Napoli così come in ogni altra parte del mondo.


Franciscu Sedda
Esecutivo Nazionale di iRS

(Non possiamo altro che esprimere la nostra solidarietà con Irs-Indipendentzia Repubrica de Sardigna per una Sardegna libera e indipendente
Letizia Domenico.)

venerdì 11 gennaio 2008

Saldatura: Solidarietà con i Campani in lotta


Sosteniamo la lotta delle popolazioni campane, in particolare quella dei cittadini che in questi giorni si oppongono alla riattivazione della discarica di Pianura, alla periferia di Napoli. Gli avvenimenti di questi giorni in Campania sono una nuova dimostrazione che la mobilitazione e l'azione diretta popolare possono fermare l'arroganza dei politici e la violenza poliziesca. Questa è anche l'esperienza maturata dal movimento No-Tav, che nel 2005 ha fermato i cantieri dell'alta velocità in Val di Susa. E' sempre più necessario difendere il territorio dalle nocività ambientali anche dalle nostre parti, dove incombono il TAV Torino-Lione,gli inceneritori del Gerbido e di Settimo Torinese, la Tangenziale Est,i grattacieli.Per dare ancora più slancio a queste battaglie aderiamo e invitiamo a partecipare al corteo "Rompere il silenzio" del prossimo 19 gennaio a Torino, che tra le varie tematiche porterà in piazza anche l'opposizionealla devastazione ambientale. SALDATURA, rete contro il TAV e le nocività di Torino e dintorniTorino,
9 gennaio 2007
www.saldatura.org

giovedì 10 gennaio 2008

Il Partito Animalista Italiano scrive a Domenico Letizia



Il P.A.I. (partito animalista italiano) scrive a Domenico Letizia data la scarsa considerazione delle problematiche animaliste e ambientaliste nel casertano e in particolare nel campano.
La zona del casertano rovinata anche dalla questione dei rifiuti risulta essere un territorio che dedica poca attenzione all'ambiente e alle risorse della propria zona. L'unica eccezione è rappresentata dal comitato Macrico Verde che dopo anni e parecchio lavoro sta riportando risultati vincenti e dal comitato No allo Uttaro che ha otteneuto importanti risultati nonostante il problema dei rifiuti è lungi dall'essere risolto.
Il P.A.I. punta alla pubblicizzazione dei suoi programmi per inoltrare una coscienza animalista nel territorio. Proposte accettate con entusiasmo dal Movimento Fiamma Libertaria e da Domenico Letizia.Tra le iniziative c'è la creazione di Oasi comunali (anzichè canili municipali) per le cittadine sopra i 25.000 abitanti e riduzione dastrica della Vivesezione con proposta di riconoscimento normativo nei codici penale e civile di semi-personalità giurida dei nostri amici a quattro zampe,con conseguenti diritti riconoscibili agli stessi.Da queste proposte si vuole lanciare una collaborazione che risvegli una coscienza animalista e ambientalista.

Corteo a Napoli contro la discarica di Pianura


(9 gennaio 2008)
Un lungo corteo attraversa il centro storico di Napoli per protestare contro la riapertura della discarica di Pianura. La manifestazione è partita da piazza del Gesu' per raggiungere il palazzo della Prefettura, in piazza del Plebiscito.

In testa gli abitanti di Pianura, seguiti da un gran numero di associazioni: tra i simboli esposti, un sacchetto dei rifiuti con un simbolo di divieto di sosta.

L'obiettivo della fiaccolata è quello di ribadire l'opposizione alla riapertura della discarica di Pianura, di chiedere che le forze dell'ordine lascino subito il quartiere e che siano riviste le politiche di gestione del ciclo dei rifiuti, proponendo iniziative immediate, come l'avvio della raccolta differenziata domiciliare e la promozione di politiche di riduzione, per il riuso, il riciclo e il recupero dei rifiuti, anziché la costruzione di discariche e inceneritori.

Immondizia contro la polizia
Diverse decine di sacchi di immondizia sono stati accumulati davanti alle camionette della polizia poste a guardia dell'ingresso della sede del commissariato per l'emergenza-rifiuti a Napoli. Prima alcuni dimostranti si sono esibiti nel lancio di alcuni sacchi di spazzatura contro le caminonette e le forze dell'ordine e poi i sacchi sono stati accumulati davanti alle camionette. Gli organizzatori della manifestazione hanno piu' votle fatto un appello alla no violenza, ma al momento e' rimasto inascoltato.

Un lancio di uova contro la sede del commissariato rifiuti in via Medina, a Napoli, e' avvenuto durante il passaggio del corteo contro la discarica di Pianura.

Oggi quattro persone che stavano partecipando a un blocco stradale, durante il quale erano stati lanciati sassi contro una pattuglia di carabinieri, sono state arrestate dai militari.

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )