
di Domenico Letizia
RIPORTA IL CORRIERE DELLA SERA DI OGGI: "La stampa francese l'ha ribattezzata "la mutua dei truffatori" perché nell'ultimo anno ha fatto perdere circa 80 milioni di euro alla Ratp, la società che gestisce i mezzi di trasporto parigini. Sono piccole associazioni non autorizzate formate da studenti, disoccupati e squattrinati che truffano quotidianamente la società transalpina con un sistema semplice: ogni mese ciascun membro versa alla sua associazione una quota di 7 euro e viaggia senza biglietto sui mezzi pubblici della capitale. Coloro che incappano nei controlli pagano le multe attingendo alla cassa comune della propria associazione e i risultati premiano sempre i trasgressori: il numero dei "senza biglietto" è di gran lunga superiore a quello dei sanzionati visto che la Ratp può contare solo su 968 controllori".
Chi ha detto che le società di “mutuo soccorso” non funzionano? in Francia, stavolta davvero originali, il mutualismo è divenuto lo strumento di critica alla gestione statale dei trasporti: "Piccole associazioni non autorizzate formate da studenti, disoccupati... ogni mese ciascun membro versa alla sua associazione una quota di 7 euro e viaggia senza biglietto sui mezzi pubblici della capitale. Coloro che incappano nei controlli pagano le multe attingendo alla cassa comune della propria associazione e i risultati premiano sempre i trasgressori: il numero dei "senza biglietto" è di gran lunga superiore a quello dei sanzionati
Frédéric, studente di 22 anni, dichiara al quotidiano parigino: «In tutto versiamo 7 euro al mese e con questa quota riusciamo a pagare le multe che i membri della nostra associazione ricevono sui mezzi di trasporto. Alla fine dell'anno nelle casse dell'associazione sono rimasti solo 3 euro». Ma come spiega Michael, un altro studente parigino, lo scopo vero fine dell'associazione è politico: «Non è giusto che le persone che vivono in periferia debbano pagare prezzi esorbitanti per viaggiare. Invece i parigini che vivono al centro e che sono molto più ricchi pagano molto meno»". (http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_04/mutua-truffatori-parigi-francesco-tortora_8da97528-5775-11df-8ce3-00144f02aabe.shtml)
Bravi! con una gestione mutualista si sta criticando lo stato e la sua interferenza nel mercato, ora va fatto capire a questi studenti che invece di pretendere più stato e più assistenzialismo sono proprio queste loro azioni che dimostrano non solo come lo stato è fallimentare nella gestione della “cosa pubblica” ma che questi sono anche metodi gestionali antistatalisti e funzionali perchè all'ombra dello stato e di certo, come si nota, funzionano!
(http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5134:mutualismo-ed-in-francia-si-fotte-lo-stato&catid=1:latest-news)
martedì 4 maggio 2010
MUTUALISMO, ED IN FRANCIA SI FOTTE LO STATO!
giovedì 22 aprile 2010
Libertiamo, beh... Censura!
Nussun commento, vi riporto solo al blog di Luca, tulla la vicenda lì: http://iovotopli.wordpress.com/2010/04/22/libertiamo%E2%80%A6-una-bella-sega/
martedì 20 aprile 2010
Fuori lo Stato dall' università

Giuseppe Motta
Soltanto un cieco o un alienato mentale può continuare a ignorare o a negare che il bilancio dell’occupazione integrale dell’Università da parte degli Stati, durata circa due secoli, è fallimentare su tutti i fronti. Le Università migliori del mondo sono oggi quelle che sono riuscite, almeno parzialmente, a sganciarsi e a liberarsi da questo bacio della morte, da questa morsa, da questa gabbia d’acciaio, da questa camicia di forza politico-burocratica imposta a un sistema nato in Europa come espressione di libertà e di indipendenza del pensiero e della conoscenza.
Dai monasteri mecenati alle città libere, delle quali sono state esempio per tutto il mondo quelle centro-settentrionali italiane, l’Università ha visto uno sviluppo ininterrotto delle sue potenzialità e capacità, con la preparazione di specialisti e di scienziati. L’Università è una creazione del Medioevo e in essa per secoli si sono formati i pensatori più audaci, gli spiriti più liberi e più creativi, riuniti in fraternità di insegnanti e discepoli, in federazioni di collegi.
Quando poi sono diventate tutt’uno con le città, simboli del loro orgoglio, le Università hanno dimostrato la loro indipendenza anche dall’influenza ecclesiastica, trasformandosi in centri di studio e riflessione libera, aperta al nuovo.
La figura del professore vecchio e fossilizzato nelle sue idee obsolete e stantie, magari formulate vent’anni prima, nel tardo Medioevo era una figura sconosciuta: appartiene tutta all’età moderna. Le Università sono state la culla della civiltà europea, senza le quali questa non è nemmeno concepibile o comprensibile. Soprattutto però le Università sono state libere creazioni di associazioni, il frutto dell’iniziativa privata e non di quella politica.
L’apparizione di nuove Università per secoli è stata stimolata dalla continua formazione di gruppi autonomi di professori che si separavano dall’Università di appartenenza (ad esempio Padova da Bologna), al fine di costruirne una nuova, più consona ai loro ideali e libera da influenze politiche.
Così le Università sono state generalmente il frutto dell’organizzazione spontanea, dell’associazione volontaria: da quella dei gruppi di professori, a quella degli studenti (che vi esercitavano un grande controllo, come a Bologna), che hanno conservato per secoli i loro statuti e le loro tradizioni: un insieme composito che ha prodotto un’esplosione di studi e di scienza senza precedenti nella storia umana.
Tutto questo perché erano studia generalia liberi dalla minaccia pel potere politico e religioso e riunivano persone desiderose di imparare ed altre che volevano mettere a disposizione le loro conoscenze e che venivano pagate in misura della loro bravura.
Tra i Professori vi erano differenze di reddito e prestigio, secondo le Facoltà, che erano in concorrenza tra loro. Per studiare si andava lontano, dove avvenivano le più belle “battaglie intellettuali”, condotte da maestri universitari itineranti e di qualità internazionale riconosciuta. Perfino contadini o figli di calzolai riuscivano a diventare nobili dopo lo studio nell’Università, con una evidente ascesa sociale. Non a caso allo studio si riconosceva una grande importanza sociale. Per gli studenti poveri esistevano le “provvidenze” stabilite dalle stesse Università come privilegium paupertatis.
Il New College di Oxford fra il 1380 e il 1500 era composto per più del 61% di figli di contadini e il numero di studenti di origini rurali era nettamente superiore a quello degli studenti di origini urbane. Inoltre gli studenti, che riuscivano sempre a conoscere l’ebbrezza della libertà intellettuale negli “studi che liberano” (Giovanni di Salisbury) non erano sottoposti alle leggi che valevano per i cittadini comuni e godevano di consistenti sgravi fiscali. Nessuna autorità accademica determinava gli incarichi e i titoli.
Queste istituzioni costituivano il vero tessuto, quello culturale, dell’Europa senza confini, della quale l’Unione Europea attuale, confinaria e statalista, non è che una pessima e tragicomica caricatura.
Nell’epoca della Riforma tuttavia è iniziata l’occupazione statale, la sottomissione al controllo regio, che è diventata sempre più massiccia e militare, fino all’epoca devastante del Nazionalismo.
Trasformatesi a partire dall’Ottocento sotto imposizione governativa in fabbriche di burocrati sia all’interno (i Professori trasformati in “burocrati della scienza”) che verso l’esterno (produzione di amministratori e servitori) e in strumento di controllo di Stato, sul modello europeo-continentale della centralizzata “Università Imperiale” francese, l’Università europea è decaduta, fino a raggiungere il livello disastroso di quella italiana attuale.
Di Università considerate ovunque per secoli le migliori del mondo (Bologna, Padova, Pavia, ecc.), sono rimasti fantasmi.
Persino quelle che oggi continuano a figurare come “private” sono di fatto dipendenti dallo Stato, perfettamente inserite nel sistema statale. Assaltate da bande di predoni estranei alla scienza, sono diventate centri di potere, prede di partiti e consorterie, bottino di una lotta politica tanto imponente quanto distruttiva, centri di parassitismo devastati da cavallette e sanguisughe.
Il potere politico le affama per tenerle sottomesse.
Burocrati della conoscenza dettano “l’agenda degli studi”, condannando i non-conformisti, che sono stati la linfa vitale delle Università storiche, fondate su un sapere libero e polemico, insofferente dei dogmi, al palo e alla fine della carriera. Ma nei primi secoli dell’istituzione universitaria chi accedeva al titolo di dottore poteva insegnare il giorno successivo.
Il livello culturale delle Università brutalmente statalizzate è andato precipitando negli ultimi due secoli.
Lo Stato è l’antitesi dello spirito e del movimento universitario, fondato sulla totale libertà di pensiero e sull’autogoverno.
Fuori lo Stato dalle Università!
martedì 13 aprile 2010
IL CORPORATIVISMO NON E' CAPITALISMO!

di Nereo Villa
Lavorare o rubare è il problema! Lavorare concerne i mezzi economici, rubare concerne i mezzi politici. Il corporativismo (organizzazione statale delle persone giuridiche come strumenti politici) garantisce a chi sa impadronirsi del suo complesso armamentario un’illimitata possibilità di sfruttamento della ricchezza prodotta tramite i mezzi economici. Il corporativismo nasce quindi come chiave di ogni relazione parassitaria in ogni convivenza politica, ed è sostenuto da una legale ma non legittima classe di professionisti del parassitismo. George Orwell nella neolingua del suo romanzo “1984” chiamava tale classe “miniver”, cioè “Ministero della Verità” che era invece ministero della menzogna, come è oggi ogni ministero di qualcosa; ad esempio chiamiamo Ministero dell’Economia qualcosa che di fatto genera debito, altro che economia! In tale contesto si sviluppa una vera e propria civiltà della menzogna poggiante su tre slogans: 1) la guerra è pace; 2) la libertà è schiavitù; 3) l’ignoranza è la forza. Come mai?
A partire dall’1989 - anno del crollo del muro di Berlino - si predica una nuova ideologi a “marxista ma non marxista”, che confonde le idee alla gente prendendo come capro espiatorio il capitalismo inteso come causa di ogni male. Così facendo, si chiama capitalismo il corporativismo, che è la degenerazione statalistica del capitalismo sano. Il trasformismo nominalistico per cui si chiamano le cose con un altro nome (trasformismo) non è forse la primigenia operazione che Marx praticò rispetto alle idee di Hegel, generando la medesima confusione che continua ancora oggi soprattutto nella sinistra e in ogni portatore del pensiero debole, sempre più debole? Tale trasformismo ricorda appunto l’operazione del sopracitato “miniver”! E oggi tale operazione vorrebbe condurre l’individuo all’accettazione del debito pubblico come normale economia del debito. La logica dei fatti reali vorrebbe invece che il debito fosse pagato. Abbasso il capitalismo?
Il capitalismo è un bene, non un male. Oggi pochissimi lo affermano non capendo che il capitalismo nasce (anche etimologicamente) dal capo umano e dal logos del pensare che vi risiede. In ebraico “cranio” si dice “golgota” (Giovanni 19,17), che è anche il nome del luogo in cui il sangue del figlio dell’uomo (il sangue è veicolo dell’io) feconda la terra di nuovi impulsi: con la croce del Golgota nasce infatti il segno “più” (+) dell’addizione ed il segno “per” (x) della moltiplicazione. Ma non solo. Nasce la tecnica, la tecnologia... Eppure l’economia, che avrebbe dovuto generare credito e beni economici, è stata ridotta - dal corporativismo - ad ingigantire un debito pubblico che in realtà è inesistente in quanto creato artificialmente dalle banche, emittenti denaro creato dal nulla, ma prestato poi a costo nominale!
Questo è corporativismo! Legame poltiglioso fra Stato e banche centrali, funzionali al parassitismo del primo. Parassitismo che consiste nella pretesa di avere denaro senza dover lavorare per ottenerlo (ed è appunto questo che i governatori delle banche centrali forniscono ai vari governi). Nutrendosi di menzogne, il pensiero debole crede e fa credere che il capitalismo sia un male in quanto proveniente dal capo dell’uomo anziché dalla “legge” (come se le leggi fossero fatte dagli dei)! E questa è alienazione. Invece, a differenza di ciò che accadde nelle società socialiste pianificate (che condusse al crollo del muro perché il calcolo dei bisogni precedeva e predeterminava l’offerta) nel capitalismo l’offerta è un dono, rispetto al quale il donatore non sa mai con certezza cosa riceve in cambio. L’offerta mercatoria in realtà è carità, congiunta alla fede ed alla speranza che dando, si riceva pure! (cfr. G. Gilder "Ricchezza e povertà" , Milano,1982). L’artista non crea per denaro ma per mettere al mondo qualcosa di sé che ancora non c’è, come un dono al mondo. E così è per qualsiasi altro produttore di qualsiasi bene (dal CD musicale a un pomodoro, o da un quotidiano on line ad un giornale cartaceo). Chi produce non immette nel mercato i suoi prodotti per mero denaro ma per offrire al mondo il suo dono, e quasi per sfidare il proprio futuro con le sue capacità creative, coi suoi talenti. Il senso di ciò è soprattutto quello di estrinsecare al massimo grado l’elemento creativo della natura umana che, essendo a immagine di quella divina, crea. Questo è il vero spirito imprenditoriale. L’imprenditore è un creativo che opera economicamente.
Chi invece opera solo secondo la logica delle ricchezze - cioè secondo mera economia politica - non è un imprenditore, ma un parassita di questo.
Oggi il vero capitalismo è imprigionato in un vuoto conoscitivo, generatore di rinuncia rispetto all’unica risorsa umana possibile: la creatività.
In definitiva oggi il socialismo è fallito ma il capitalismo è visto come un male. Da chi? Dal parassitismo, cieco-volontario rispetto al fatto che il male vero non risiede nel capitalismo ma nel corporativismo dello Stato padrone.
Oggi siamo appunto governati da un Berlusconi che, proclamandosi keynesiano, blatera “meno Stato”: una contraddizione in termini. Infatti il keynesianesimo continua ad ingrandire lo Stato, assieme al debito! Ovviamente i parassiti non sono soltanto i portatori di pensiero debole di sinistra ma anche i portatori di pensiero debole di destra, insomma sono tutti coloro che hanno il grave torto di non capire che le forze creative e innovatrici agenti nel campo umano e nella natura sono le stesse che sempre condussero imprenditori e commercianti ad avventurarsi oltre ogni situazione statica, assicurando all’umanità il capitalismo come strumento più efficace per la sopravvivenza.
Invece di odiare il capitalismo proclamando paradossalmente al mondo tale odio tramite computers e tecnologia (meravigliosi prodotti del capitalismo) sarebbe meglio incominciare a capire che la più bella forza del capitalismo è il suo carattere individualistico etico. Ecco perché per il libertario Ludwig von Mises l’ostilità verso il capitalismo non c’entra nulla con la miseria crescente della gente. L’umanità ha infatti migliorato - grazie al capitalismo - il proprio tenore di vita. L’ostilità verso il capitalismo, afferma Mises, è dovuta al risentimento del falliti (cfr. Mises, “La mentalità anticapitalistica”).
venerdì 9 aprile 2010
Carmelo Miragliotta 1, SIAE (fanculo)

La notte di Capodanno scorso, un tizio - identificatosi come "agente della Siae" - si presentò nell'agriturismo Amarant, a Bergamasco (AL), nel bel mezzo del lavoro chiedendo carte e bolli della serata. Carmelo Miragliotta, titolare dell'azienda, poco avvezzo a farsi intimorire, prese sottobracio il "funzionario" e lo invitò a lasciare quel posto, presentandosi magari con un mandato se del caso.
Pochi giorni fa, a Miragliotta è stata recapitata una raccomandata dalla Siae con la richiesta di 660,51 euro di tassa per quella serata di festa.
Di seguito, vi proponiamo la risposta spedita da Miragliotta alla Siae, giusto per rendervi testimoni del fatto che alle intimidazioni non si deve cedere di un solo millimetro. (LF)
"Egregi signori,
con riferimento alla vostra raccomandata “diffida” pensiamo siate incorsi in errore poiché non abbiamo mai ingaggiato alcuna orchestra come sostenuto negli allegati alla vostra missiva, né tantomeno disponiamo di 100 posti come riportato in uno dei vostri fogli ed i prezzi delle consumazioni nella nostra AZIENDA sono regolarmente depositi presso l’ ATL di Alessandria ed presso il nostro Comune di residenza e sono, purtroppo per noi, ben diversi da quanto da voi sostenuto.
Desideriamo inoltre precisare che il nostro non è un locale pubblico ma un AGRITURISMO (attività accessoria e complementare a quella agricola per giustificare, ANCORA E A FATICA, la permanenza in vita di un’azienda agricola) al quale si accede o previa accettazione di prenotazione o su invito per manifestazioni organizzate. Altri non sono ammessi a meno che non si tratti di autorità munite di valida e giustificata autorizzazione di accesso a proprietà privata.
Tuttavia, per spirito di collaborazione, ( perché noi non ce ne ricordiamo né ce ne siamo accorti presi come eravamo e siamo a guadagnarci a fatica la vita e cercare di mantenere in essere un’attività oberata di balzelli e pastoie burocratiche) possiamo ipotizzare che se mai brani musicali fossero stati eseguiti potrebbe essere stato ad iniziativa individuale ed hobbistica di qualche ospite.
Infine, nel caso, come minacciate, voleste trascinarci in un tribunale per ottenere il pagamento, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso: chiudere e trasformarci in ospiti a pranzo e cena di quei personaggi che, grazie alle sempre più numerose imposte e vessazioni a carico della gente produttiva, vivono a spese di chi svolge, ancora e nonostante tutto, un’attività".
Distinti saluti
Tratto da: Movimento Libertario
giovedì 25 marzo 2010
L’autodeterminazione dell’individuo: base di tutte la libertà

Un analisi partendo dal pensiero di Michel Foucault
di Domenico Letizia
La violenza dello stato in ogni suo aspetto ha un punto di partenza: quella della proibizione sociale. Questi sono anni dove il personale svilupparsi dei propri corpi, della propria libertà di scelta sono messi in discussione anzi, a decidere per il bene della singole scelte e del proprio benessere deve essere sempre lo stato.
L’Italia è il paese dove ogni singola scelta che riguarda il proprio intimo, il proprio corpo, l’dea religiosa o filosofica della vita non conta, conta solo la legge non importa che sia imposta da forze clericale, populiste e assolutamente anti-individualiste, insomma lo stato nel colpire e imporre la propria ‘coercizione sociale’ parte dall’individuo, dal corpo e dalla salute dell’individuo. Il cambiamento lo si nota anche nelle terminologie, quello che una volta era il ministero della sanità ora è il ministero della salute, come se la salute fosse un qualcosa di statale e non di intimamente privato.
Foucault ritiene che le istituzioni sotto il nome di ‘assistenza pubblica’ costituiscono forme di controllo, orientate alla normalizzazione dei diversi ( possiamo dire dei non conformi al catalogo dei buoni cittadini redatto dallo stato o per coloro che hanno atteggiamenti alternativi soprattutto in ambito sessuale)
Anzi per Foucault il controllo della sessualità, e al tempo stesso produzione della sessualità, mostra che il corpo è un punto di attacco privilegiato del potere: ‘Il sesso diventa il punto centrale per un potere che si organizza intorno alla gestione della vita piuttosto che intorno alla minaccia della morte’.
Ecco perché ritengo che per una ripresa culturale e politica del pensiero libertario, contro l’attacco della cultura imposta dallo stato, sia indispensabile per ogni libertario diffondere e occuparsi di tematiche considerate individuali, diffondere libertà di scelta e autodeterminazione dei propri corpi.
Pubblicato sulla Rivista libertaria Cenerentola, Marzo 2010
martedì 16 marzo 2010
EDICOLE LIBERALIZZATE? NON SIA MAI!

di Leonardo Facco
Vedete, ci vogliono due cose per considerare liberale l'attuale coalizione di governo. Da un lato - detto senza ipocrisie - ci vuole la faccia come il culo e, in vero, il PDL ha fatto incetta di personaggi capaci di negare anche l'evidenza. Ci sono casi di "portavoce di..." che fanno accapponare la pelle. Non vi dico cosa io pensi sulla congerie di candidati in lista alle prossime elezioni
Dall'altro, ci vuole il pelo sullo stomaco. Perchè anche fingendo di essere liberale tiepdi, trovare qualche barlume di liberalità nel PDL è come andare a tartufi nella Barbagia. Ormai, siamo al punto che Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera, è considerato l'avanguardia del liberalismo di "centro-destra".
Perchè mai, vi starete chiedendo, esordisco con tal virulenza? Beh... leggete qua:
"(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Stop alla liberalizzazione delle edicole nelle città: lo chiedono le commissioni Attivita' produttive e Giustizia della Camera dei deputati. Le commissioni hanno messo a punto un parere allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea che liberalizza i servizi. La decisione ora spetta al governo. La liberalizzazione sottolineano le commissioni potrebbe pregiudicare la possibilità di un effettivo accesso all'informazione da parte dei cittadini".
Liberalizzare le edicole pregiudicherebbe l'accesso all'informazione??? E' un po' come dire che liberalizzare l'attività agricola pregiudicherebbe l'accesso all'acquisto di alimentari!
Devastante! Non siamo più di fronte ad un uso smodato della neolingua, qui siamo alla neuro-lingua, al neuro-pensiero. Affermazioni come quelle di cui sopra ci fanno precipitare nel regno dell'imperscrutabile, dell'elaborazione psicoteorica, dove al prefisso psico andrebbe aggiunto il suffiso "labile".
Sostengo spesso - parafrasando Churchill - che basterebbe ascoltare 5 minuti un parlamentare medio per rendersi conto di cosa è la democrazia. Oggi, vado altro, basta leggere due righe di un provvedimento di un governo pidiellino (partito liberale di massa, ndr) per rendersi conto di cosa sia lo statalismo! E buonanotte al secchio!
sabato 27 febbraio 2010
venerdì 11 settembre 2009
giovedì 10 settembre 2009
Rapina la banca per prelevare soldi dal proprio conto
Notizia VERA accadauta il 2 maggio 2008
in Argentina
[www.Dreambox.it]
Un uomo ha rapinato la propria banca per farsi dare i propri soldi. E’ successo in Argentina, nella città di Tandil. L’uomo si è presentato allo sportello del Banco Balsud chiedendo di prelevare una certa somma dal conto corrente. L’impiegato gli ha però risposto che, a causa delle misure adottate nel paese per la crisi economica, avrebbe potuto prenderne solo una parte. L’uomo ha insistito, dicendo che quel denaro sarebbe servito per comprare delle medicine, ma tutto è stato inutile, e così se n’è andato. E’ tornato poco dopo chiedendo ancora i propri soldi, ma questa volta con in mano una granata. A questo punto l’impiegato ha telefonato all’ufficio di Buenos Aires chiedendo un permesso speciale. I superiori hanno riconosciuto che in effetti si trattava di un caso speciale e gli hanno dato il via libera. Dopo che l’uomo si è allontanato con i soldi, la banca ha chiamato la polizia, che avrebbe arrestato il sospetto, il quale ora è agli arresti domiciliari e rischia di essere accusato di possesso illegale di armi ed estorsione... dei suoi soldi!!
domenica 30 agosto 2009
Giustizia per Francesco Mastrogiovanni

Dite anche voi la vostra, Fax: (+39) 800214640
All'ospedale San Luca di Vallo della Lucania.
Un saluto a tutti coloro che quando fanno il mestiere di medico pensano veramente alla gente e al loro benessere.
La mia è semplicemente una lettera che però, spero, vi faccia riflettere. Francesco Mastrogiovanni è morto, lo sapete bene, la colpa è vostra. Certo non voglio pensare che siate partiti con questo presupposto, ma so benissimo che noi libertari proprio per il nostro amor per la libertà siamo quelli repressi e controllati da tutto ciò che è Stato ed Istituzione imposta.
La mia è una semplice lettera, sono sanissimo, se qualcuno di voi ne avesse il dubbio, come sono sano nel giudicarvi assassini, si perché lo siete, non per partecipazione a chi sa quale progetto governativo, ma perché fate della psichiatria una scienza e non lo è, scienza di assassini, avete ucciso un maestro, un insegnate, uno di quelli voluto bene dai genitori e dagli alunni. Vi è solo da vergognarsi. Fiducia nelle istituzioni di questo stato, vostro amico e malato, lui si che lo è davvero, non ne abbiamo, ma sappiate che per noi i colpevoli, voi, diretti e indiretti rimangono e rimanete assassini.
Un saluto assolutamente non cordiale,
Domenico Letizia
giovedì 27 agosto 2009
venerdì 14 agosto 2009
lunedì 10 agosto 2009
Obama in anteprima...

Bravi!
Un manifesto con il volto di Barack Obama sta tappezzando Los Angeles in queste ore. Il presidente americano è ritratto nelle vesti di Joker, il cattivo di Batman.
Sotto il volto compare la scritta "Socialism".
Nessuno ha rivendicato l'operazione, che per ora ha preso di mira soprattutto le rampe d'accesso delle autostrade.
giovedì 6 agosto 2009
Un qualcosa contro il Carcere!
Firmate:
sabato 1 agosto 2009
Un voto sul Tirolo Unito? Ottima idea!
I cittadini Tirolesi hanno tutto il diritto di esprimersi liberamente sul loro status sociale e politico: le proposte, essere annessi all’Austria o formare uno stato proprio indipendente, potranno essere valutate e decise solo dai cittadini che quelle terre le abitano da sempre.
giovedì 23 luglio 2009
Intervista a Nicola Iannello: Lo Stato è destinato a tramontare come ogni opera umana

Ciao Nicola, è un vero piacere ospitarti per la prima volta sulle pagine della nostra rivista. Approfittiamo di te per una conversazione “forte” sulla libertà, sul libertarismo e l’anarchia.Inziamo con due grandi autori: John Locke prima e Isaiah Berlin dopo, espressero il concetto della “libertà di” – o libertà negativa – contrapponendolo al concetto liberale di “libertà da” o libertà positiva”. Come possiamo declinare tutto questo oggi?
Il cambiamento di significato del termine libertà è uno dei problemi salienti della riflessione e della pratica politica del Novecento.
Prima, la libertà era un valore da difendere contro gli abusi, soprattutto del potere politico.
Ora, la libertà è un obiettivo da realizzare proprio grazie all’intervento del potere politico.
La cura della libertà da parte dello Stato è uno dei mutamenti epocali della nostra epoca e dimostra la grande capacità di espansione che hanno gli esponenti della classe politica: coloro che rappresentano i maggiori nemici della libertà riescono a spacciarsi per i suoi paladini.
Il vero trionfo dello Stato è far dimenticare le proprie colpe per diventare la soluzione di ogni problema.
Occorre invece riaffermare il principio che libertà e potere politico sono antitetici e che l’”invenzione” della libertà positiva è stato il cavallo di Troia per permettere al potere politico di entrare nel fortilizio della libertà.
Il liberalismo ha ancora senso solo se lo si interpreta come libertarismo?
Da parte mia, credo che in un’epoca in cui tutti fanno finta di definirsi liberali, esserlo veramente implichi proclamarsi libertari, ovvero liberali integrali, a 360 gradi. Ma forse oggi non è più vero che tutti si proclamano liberali, come sembrava all’indomani del crollo del muro di Berlino.
In quegli anni, politici e intellettuali che mai si erano proclamati liberali, si aggrapparono all’unico “ismo” sopravvissuto alle catastrofi del Novecento.
Oggi molti hanno abbandonato il liberalismo, dimostrando che la loro folgorazione era solo strumentale. Liberali o libertari, la cosa fondamentale è far comprendere che si sostiene la libertà individuale senza compromessi.
Cosa significa essere anarchici oggi? Non pensi che l’anarchismo ormai – come il liberismo – sia associato esclusivamente a prerogative negative e fuorvianti?
L’anarchismo in Italia è spesso associato a idee contrarie alla proprietà privata e al mercato: si tratta dell’anarchismo classico, alla Bakunin per intenderci.
Ma esiste anche un altro modo per definirsi anarchici oggi: ed è proclamarsi libertari o anarcocapitalisti.
L’importante è non far cadere gli interlocutori in incomprensioni.
Ma ancor più importante è far comprendere come la coercizione politica e la sua monopolizzazione nelle mani dell’apparato dello Stato sono ingiustificabili da qualunque punto di vista e che lo Stato, come è nato e si è sviluppato, così un giorno è destinato a tramontare, come tutte le istituzioni umane.
La comprensione della storicità dello Stato – il contrario del dogma della sua eternità, propagandato dai suoi cantori – è un aspetto fondamentale della battaglia delle idee.
Una curiosità: in “La società senza stato” in copertina c’è Murray Rothbard con il pugno sinistro alzato. Che significato aveva quel gesto?
Abbiamo messo quella foto in copertina proprio per il suo significato paradossale: si tratta di un gesto casuale che ci è piaciuto considerare in modo ironico.
Chi oggi invece quel gesto lo fa seriamente o non sa cosa significa o è prigioniero di un’ideologia che ovunque si è affermata ha portato oppressione e miseria.
Lo Stato in quanto tale è un fenomeno moderno e possiamo affermare che nei tempi a noi contemporanei “più stato” sia diventata una richiesta, non solo accettata da tutti, ma quasi scontata, quasi fosse l’unica soluzione ragionevole. Perchè questo massiccio ritorno allo Stato?
Lo Stato non è mai andato via e quindi non possiamo parlare di un suo ritorno.
Per un certo periodo, che si suole far coincidere con le esperienze politiche di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli Stati Uniti, si è pensato che il mercato prendesse la sua rivincita e che la mano pubblica potesse essere rimessa in tasca, per dir così.
In effetti, nel dibattito pubblico si è cominciato a parlare di diritti di proprietà, iniziativa individuale, imprenditoria, come mai prima si era fatto. E i nomi della Thatcher e di Reagan sono stati issati come vessilli dai sostenitori delle ragioni dell’individuo. A conti fatti, la ritirata della mano visibile è stata strategica e più di facciata che altro.
Tassazione, spesa pubblica, regolamentazione, burocratizzazione non sono certo diminuite nelle nostre società.
Ciò che ha provocato un mutamento radicale di scenario è stato piuttosto il crollo del comunismo, che ha liberato il mondo dall’illusione di un’economia altra rispetto al libero mercato.
Da allora si è compreso che non c’è altra economia diversa da quella dello scambio volontario.
Ma lo Stato non ha nessuna intenzione di mollare la presa sulle nostre società, a costo di ridurre gli spazi di libertà e le capacità di sviluppo delle energie individuali. Come un parassita, lo Stato sa che può vivere solo succhiando il sangue del mercato. E la sua grande vittoria è proprio quella di farsi percepire come la soluzione a problemi di cui è esso stesso il più delle volte la causa.
“Il migliore dei governi è quello che governa meno o “il migliore dei governi è quello che non governa affatto”?
Meno governo si vede, meglio è.
Il problema delle nostre società è che il governo ha saputo tessere una tela talmente intricata che troppe persone vivono grazie alla mano pubblica.
Moltissimi individui traggono il loro reddito dall’esistenza dello Stato e quindi dal loro punto di vista è pienamente razionale chiedere più governo e più Stato.
Sappiamo tutti che il governo costa e che più governo significa più costi, ma ci illudiamo sempre di scaricare i costi sugli altri.
Questo però innesca un meccanismo perverso che fa esplodere la spesa pubblica e alimenta alti livelli di tassazione e di inflazione.
Tasse e inflazione sono i due modi più comodi che il potere politico ha per procurarsi risorse prodotte dalla società. Le nostre società li sperimentano continuamente ma non tutti se ne accorgono o ne comprendono il potenziale distruttivo. Più che altro, tutti cercano di stare dal lato positivo di questo gioco a somma zero, ovvero sperano di far parte della schiera di coloro che riescono ad appropriarsi di risorse estorte a coloro che le hanno prodotte.
Per questo l’unica soluzione compatibile con la libertà è la riduzione ai minimi termini del governo, fino a sognarne la scomparsa.
A tuo parere la politica del laissez-fair in Italia si è ridotta ad un giochino intellettuale per addetti ai lavori (sempre meno) o vedi speranze all’orizzonte? Tra le etichette fascisti-comunisti prima e destra-sinistra ora gli italiani capiranno mai il liberalismo?
Per il laissez faire in Italia nessuna speranza.
Siamo stritolati tra i socialisti di destra e i socialisti di sinistra…
Come convincere la gente che esistono soluzioni di mercato non solo per i principali problemi di spesa (scuola, sanità, previdenza) ma anche per – ad esempio –difesa e giustizia?
Guardiamo cosa è successo alle tariffe aeree.
La deregulation del settore ha prodotto Ryanair e le altre compagnie low cost. Ora tutti sanno che si può volare puntuali e con un buon servizio a prezzi nettamente inferiori a quelli delle sovvenzionatissime e protettissime compagnie di bandiera.
C’è solo da sperare che siano i fatti a convincere la gente. Non esiste scuola migliore.
Cosa ne pensi del nuovo piano di riforma della finanza varato da Obama dove tante regole si alternano a maggiori poteri dati alla FED?
E’ come dare le chiavi della cantina a un ubriaco. La FED è l’istituzione che porta le maggiori responsabilità della crisi.
La sua politica di denaro facile e bassi tassi d’interesse è la causa principale della difficile situazione finanziaria ed economica che stiamo tutti vivendo.
Darle ora maggiori poteri di controllo è un errore epocale.
Ma rientra tutto nella logica ben nota che ogni situazione di crisi è una buona occasione per aumentare i poteri del governo.
Come ogni nostra intervista concludiamo con un messaggio di speranza per la nostra generazione che, cresce, vive e deve pensare al proprio futuro in questi anni illiberali.
Speranza per modo di dire! Poiché la libertà non è mai il gentile omaggio della classe politica, l’unica chance della libertà è un collasso sistemico che permetta di ricominciare da zero o quasi. Del resto, quando esisteva l’Urss, nessuno, tranne i seguaci di Ludwig von Mises, immaginava che sarebbe crollata da un giorno all’altro.
Ecco, la speranza per la libertà delle generazioni future è un crollo a Occidente paragonabile a quello avvenuto a Oriente.
Tratto da UltimaThule.it ( http://www.ultimathule.it/)
domenica 19 luglio 2009
venerdì 17 luglio 2009
Contro la sanita' di Stato

Uno dei piu' importanti psichiatri viventi riflette sulle implicazioni liberticide della statizzazione della salute. Ricordando Thoreau.
di Thomas S. Szasz
Quando abbiamo bisogno di un meccanico, cerchiamo un’autofficina, non un centro di “assistenza automobilistica”. Analogamente, se ci serve un medico, cerchiamo “corpofficina”, non una generica “assistenza sanitaria”. Le nostre autovetture sono di nostra proprietà: I costi della loro manutenzione pesano su di noi, e noi pertanto decidiamo cosa debba essere riparato, soppesando la gravità del problema e il costo della riparazione. Il nostro sistema di assistenza sanitaria si fonda invece su principio secondo cui, sebbene I nostri corpi ci appartengano, i costi della loro “riparazione” debbano pesare sulla comunità o sullo Stato. Tale idea serve lo scopo, apparentemente nobile, di redistribuire le spese, potenzialmente rovinose, delle cure mediche delle persone più sfortunate.
Ma che cos’è l’assistenza medica?
Il concetto del rimborso dei servizi relativi alla salute si fonda sull’assunto che il problema medico che dev’essere risolto sia l’esito di avvenimenti involontari e indesiderati, e non il risultato di un comportamento volontario e mirante a uno scopo. La leucemia, il lupus, il tumore alla prostata e molte malattie infettive rappresentano avvenimenti indesiderati. Vogliamo davvero annoverare l’obesità, il fumo, la depressione e la schizofrenia nel medesimo genere di patologie?
Molti americani sono certamente disposti a pagare per assicurarsi contro il costo esorbitante delle cure della propria, malaugurata, leucemia. Ma quanti sarebbero davvero disposti a sobbarcarsi volontariamente parte dei costi dell’assicurazione a copertura delle cure per la propria depressione?
Tutti capiscono che, se vogliamo che la nostra compagnia di assicurazione copra interamente le spese che dobbiamo sostenere per la riparazione della nostra macchina, il premio della nostra polizza aumenterà in modo esponenziale. E tuttavia, nel sistema attualmente esistente, rinunciare al rimborso di spese sanitarie minime o superflue in cambio di una polizza di assicurazione sanitaria più adatta alle nostre esigenze è impossibile. Chiunque abbia una copertura sanitaria è obbligato a tutelarsi contro rischi, quali l’alcolismo o la disfunzione erettile, dei quali ci accolleremmo volentieri il costo in cambio di un premio più basso.
L’idea che ogni vita sia infinitamente preziosa e che pertanto chiunque debba godere di cure mediche ottimali e uguali per tutti è un degno sentimento religioso e un ideale morale. Dal punto di vista politico ed economico si tratta però di una vana illusione. Le persone più abbienti e istruite tendono a ricevere, in ogni aspetto della loro vita, beni e servizi migliori di quanto non tocchino in sorte a individui più poveri e meno istruiti. Non solo, ma tendono anche ad avere miglior cura di se stessi e dei propri beni, il che li porta a godere di un migliore stato di salute. Il primo requisito per disporre di un’assistenza sanitaria migliore, pertanto, non consiste nel prestare cure mediche uguali a tutti, bensì nel migliorare le condizioni economiche e l’istruzione di ciascuno dei nostri concittadini.
Il dibattito nazionale in merito alla riduzione dei costi dell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti è frenato dalle stesse parole che noi americani utilizziamo. Dovremmo smettere di parlare di “assistenza sanitaria” come se si trattasse di un servizio pubblico collettivo, come lo spegnimento degli incendi, fornito indifferentemente a chiunque ne abbia bisogno. Nessuno Stato può fornire a tutti I suoi cittadini il medesimo tipo di servizi di “riparazione del corpo” di alta qualità. Non tutti I dottori sono medici di buona qualità, e non tutti I malati sono pazienti altrettanto buoni.
Se continueremo ad intestardirci nella nostra ricerca donchisciottesca del feticcio dell’uguaglianza in campo sanitario, dovremo sacrificare la nostra libertà personale. Diventeremo volontariamente gli schiavi di uno Stato “misericordioso” che offrirà la stessa mediocre assistenza medica a tutti.
Com’è noto, Henry David Thoreau ebbe a osservare: «Se sapessi con certezza che qualcuno sta venendo a casa mia con l’intenzione di farmi del bene, scapperei a gambe levate». A tal punto Thoreau temeva l’idea che anche un solo individuo armato delle migliori intenzioni si intromettesse nella sua esistenza. Oggigiorno troppe persone accettano l’idea che l’apparato coercitivo dello Stato moderno possa governare la loro vita per il loro bene.
Istituto Bruno Leoni: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8083
domenica 12 luglio 2009
L'aeroplano autogestito
Dal blog spagnolo http://www.mutualismo.org/ riporto la notizia del nuovo lavoro di Thomas Malone: Il futuro del lavoro, viene riportato un piccolo articolo su una delle conferenze che tenne l'autore a Barcellona per promuovere il suo libro. Insieme ad altri manager come Gary Hamel o sociologi come Manuel Castells, Thomas Malone analizza le ripercussioni delle nuove e sempre più intelligenti tecnologie della "società" dell'informazione sull'organizzazione del lavoro. Viene riportati un esempio di "gestione flessibile", un esperimento virtuale nel quale i viaggiatori di un aeroplano virtuale riescono a condurlo senza la necessità di un pilota.
Ecco qualche passo che sarà nel libro:
È possibile sopravvivere ad un volo in aeroplano pilotato da un ampio gruppo di persone invece che dall'abituale pilota? L'esperimento è stato già realizzato col pubblico in una conferenza. Il gruppo poteva controllare con una tavolozza un aeroplano virtuale farlo salire o scendere eseguendo i comandi sullo schermo. Con lo stesso procedimento, il gruppo di persone controllava che l'aeroplano muovesse verso destra o sinistra. Il risultato? L'aeroplano non è urtato non solo contro nessun ostacolo virtuale, ma è riuscito a raccogliere i punti extra ripartiti per l'itinerario. Questo esempio dimostra che offrire agli impiegati libertà, motivazione e flessibilità, incrementando la creatività, fa ottenere maggiori benefici per le imprese.
Leggete qui (in spagnolo:http://www.losrecursoshumanos.com/contenidos/1938--las-tecnologias-y-las-paradojas-del-poder.html )


