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sabato 24 aprile 2010

Massoneria e Anarchismo


di Luigi Corvaglia


Un po' di chiarezza per sgomberare il campo da due contrapposti miti, quello della filiazione del movimento anarchico dalla Massoneria (diffuso dal tradizionalismo cattolico e da Forza Nuova), e quello della assoluta incompatibilità fra movimento anarchico e libera muratoria (diffuso fra gli anarchici meno consapevoli della storia).

“L'8 gennaio 1847, venni accolto come Massone, col grado di apprendista, nella Loggia Sincerità, Perfetta Unione e Costante Amicizia, 'Oriente di Besançon'. Come ogni neofita, prima di ricevere la Luce, dovetti rispondere a tre quesiti d'uso: Cosa deve l'uomo ai suoi simili? Cosa deve alla sua patria? Cosa deve a Dio? Alle due prime domande, la mia prima risposta fu all'incirca, quella prevedibile; alla terza io risposi con questa parola: la GUERRA: Giustizia a tutti gli uomini, Devozione al proprio paese, Guerra a Dio, cioè all'Assoluto. Tale fu la mia professione di fede. Io domando perdono ai miei rispettabili fratelli per la sorpresa che causò loro questa parola, specie di smentita al motto massonico, che io ricordo qui senza derisione, ALLA GLORIA DEL GRANDE ARCHITETTO DELL'UNIVERSO. (……) Seguì una lunga discussione che le usanze massoniche mi impediscono di riferire. (…..) L'antiteismo, non è l'ateismo: verrà un tempo, io spero, in cui la conoscenza delle leggi dell'animo umano, dei principi della giustizia e della ragione, giustificherà questa distinzione, tanto profonda quanto apparentemente puerile.”[1] Questa narrazione di Pierre Joseph Proudhon, padre dell’anarchismo, mostra, più di altre, il misto di fascinazione e conflittualità su cui si fonda la relazione fra pensiero anarchico e massoneria. Relazione non facile, certo, eppure non così travagliata come si potrebbe pensare. Anarchismo e libera muratoria, infatti, si sono spesso stretti in lunghi e insospettati abbracci. Il primo avvenne all’epoca della cosiddetta I Internazionale. Fin dalla sua costituzione, nel 1864, questa organizzazione venne attraversata dai grandi contrasti interni fra le diverse anime che la costituivano, cioè i marxisti, i socialisti moderati, i mazziniani e gli anarchici. Proprio quest’ultimi riuscirono a prendere in mano le redini del movimento in Italia. Orbene, come ha scritto Marco Novarino, molti anarchici “nel loro lavoro di penetrazione e d’egemonizzazione della Prima Internazionale transitarono sotto “le volte stellate” per cercare di trasformare la massoneria in un movimento rivoluzionario antiautoritario e antireligioso” [2]. Tale intento, così distante dai precetti di neutralità previsti dalle Costituzioni di Anderson, appariva sostenibile, non solo sulla base dei ben noti principi massonici di libertà, fratellanza ed uguaglianza o della adogmaticità del metodo “di lavoro”, ma anche alla luce del fatto che le massonerie latine, a seguito della scomunica papale, avevano perso in attrattiva per i cattolici ma guadagnato molto in furore anticlericale e fervore civile. Del resto, per il suo carattere democratico, la Massoneria offriva già da tempo un ricetto propizio a quanti rifiutavano ogni tipo di sistema politico assolutistico. Non pochi anarchici, poi, appartenevano all’allora crescente movimento per il ”Libero Pensiero”. Scrive Pedro Alvarez Lazaro che “Il travaso ideologico fra Libero Pensiero e Massoneria si canalizzò in due direzioni: da un lato molti nuclei liberopensatori non erano in realtà che emanazioni profane di talune logge ed Obbedienza; su un altro versante le Massonerie di ispirazione razionalistica andavano ingrossando le proprie fila con liberi pensatori militanti”[3]. E’ nel via vai di questo scambio che molti anarchici si trovarono “sotto le volte stellate” dei templi. Non si ritiene, allora, di poter condividere in toto l’idea del Novarino che vede il fallimento dell’opera di costruzione di una “Massoneria rivoluzionaria” nel fatto che “era difficile per un anarchico, fondamentalmente refrattario al concetto di trascendenza e alla struttura gerarchica, trovarsi in sintonia con la spiritualità e l’organizzazione ritualistica massonica, pur se i principi di libertà, fratellanza ed uguaglianza erano condivisi.” [4] Infatti, l’idea di una “refrattarietà” degli anarchici a “trascendenza” e “struttura gerarchica” non rende giustizia alla fedele e totale adesione alla massoneria di illustri pensatori ed agitatori anarchici quali Elisee Reclus, Louise Michel, Andrea Costa (che, però, non rimase fedele all’anarchismo) e, soprattutto, Francisco Ferrer. La “refrattarietà”, piuttosto, sembrerebbe essere stata quella della preponderante massa di fratelli che, pur se spesso in un’ottica irregolare, secondo i canoni della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, non piegarono l’Istituzione a strumento per i fini, e con i mezzi, che solo alcuni di loro propagandavano. Esemplare il caso di Mikahil Bakunin. Il noto rivoluzionario russo, iniziato probabilmente in Svezia, si dimostrò talmente poco refrattario alla struttura della massoneria che creò, prima a Firenze, poi a Napoli, una serie di società, quali la “Fratellanza Rivoluzionaria”, che avevano una “organizzazione piramidale” e “un rituale di iniziazione di sapore marcatamente massonico”[5].

Scrive Luigi Paolo Friz che l’adesione di Bakunin alla massoneria è fatto storicamente “sopravvalutato o negletto”[6]. Negletto, andrebbe aggiunto, soprattutto dagli anarchici, in particolare gli italiani, abbastanza suggestionati dalla lettura gramsciana della massoneria quale “partito della borghesia” e da note deviazioni di cui la storia serba recente traccia. Sopravvalutato, invece, soprattutto dall’anti-massonismo del tradizionalismo cattolico che vede nell’adesione del rivoluzionario russo una delle più valide prove dei nefandi scopi dell’Istituzione. Per quanto non si conosca con esattezza la loggia alla quale egli fu iniziato, nel 1845, ciò che è certo è che a Torino Bakunin fu accompagnato da una lettera di Klapka per il Gran Maestro Frappolli, in cui, tra l’altro, si legge: “l’ho condotto nel nuovo locale massonico e l’ho ricevuto Rosa-Croce sotto la volta celeste”[7]. Scrivendo a Garibaldi, Bakunin raccontava da Firenze di Blanche “Maestro massone che gli amici fiorentini stavano per elevare al 30 grado e forse anche più per consentirgli di fare in Svezia ciò che lui faceva in Italia, disorganizzare la Massoneria governativa e sostituirla con una democratica”[8]. I fini di questa Istituzione democratica “l’emancipazione completa dell’uomo, la costituzione dell’umanità sulle rovine di ogni autorità”[9] . Anni dopo, l’agitatore russo riconosce essere la Massoneria “scesa al triste ruolo di vecchia intrigante rimbambita, (organizzazione che) non vale nulla essendo inutile, qualche volta nociva e sempre ridicola”[10]; prima del 1830, però, “avendo riunito nel suo seno, con poche eccezioni, tutti gli spiriti elevati, i cuori più ardenti, le volontà più fiere, i caratteri più audaci” aveva rappresentato l’ “incarnazione energica e la messa in pratica dell’idea umanitaria del XVIII secolo”[11]. Come disse il massone Giannelli all’anarchico Nettlau, “Bakunin aveva fiducia nella massoneria in genere, era esso stesso massone, ma s’ingannava ritenendo che codesta Istituzione, guidata allora in Italia da Frappolli, potesse neppure minimamente accettare o appoggiare le sue idee nihiliste”[12]. Egli, in pratica, aveva fiducia della Massoneria quale “incarnazione energica” e “messa in pratica dell’idea umanitaria del XVIII secolo”[13], ma la perse nei massoni. Stessa sorte toccò a Errico Maltesta, il quale, nella convinzione che farne una organizzazione rivoluzionaria significasse “riportare la massoneria alle sue origini ideali”[14], abbandonò il tempio dopo che la sua loggia decise di ricevere il ministro Nicotera con musica e bandiere[15].

Anche il gesuita Ugo Mioni scrisse che l'anarchia fu, per un po', al traino della massoneria, ma quest'ultima, in mano alla borghesia (“guidaica”, egli scriveva col consueto spirito del cattolico più sospettoso) era poco incline alla rivoluzione[16].

Tali fatti, però, lungi dal dimostrare un’incompatibilità fra il professare l’idea libertaria e l’adesione alla Massoneria, cosa che, altrimenti, non avrebbe portato le maggiori teste pensanti del movimento a farsi iniziare, testimoniano esclusivamente dell’incongruenza fra la pretesa di trasformare una Istituzione di uomini che si suppongono, o almeno si proclamano, liberi in strumento di una sola idea, piuttosto che vedere la libera muratoria, nella sua versione ideale che attrasse Bakunin, come l’ambiente di coltura per lo sviluppo di idee, ognuno le sue, che gli uomini potranno poi mettere in pratica fuori. Fulgida espressione di tale coscienza fu Francisco Ferrer Y Guardia. L’ anarchico catalano, massone fin dall’adolescenza, traspose i suoi ideali di libertà e tolleranza nella creazione della “Escuola Moderna”, un progetto educativo basato sull’ educazione razionale e scientifica da impartire senza instillare idee preconcette né dogmi, di cui il bambino è ancora sprovvisto. La scuola di Ferrer pubblicava, tra l’altro, anche dei bollettini ai quali collaborarono illustri esponenti del mondo anarchico e/o massonico, come il geografo Elisee Reclus, lo scrittore Lev Tolstoj e l’antropologo Petr Kropotkin (ma anche di Anatole France, Herbert Spencer, Ernst Haeckel). La rivoluzionarietà del progetto di Ferrer è testimoniato dalla sua fucilazione in seguito a un processo farsa che lo volle dichiarare l’ispiratore della “Semana tragica”, la rivolta scoppiata quando la popolazione si ribellò alla Guardia Civil che aveva il compito di imbarcare i coscritti mandati a combattere le guerre coloniali in Africa[17].

Sarà sempre la Catalogna, alcuni decenni dopo, il teatro dell’ultimo abbraccio fra anarchismo e massoneria. Infatti, durante la guerra civile spagnola (1936-39) che portò al governo anche gli anarchici, Il Supremo Consiglio del Rito Scozzese proclamava il 6 Luglio 1938: “La massoneria spagnola ha formulato dichiarazioni pubbliche chiare e coerenti di adesione al governo della repubblica e al Fronte Popolare”. L’alternativa era il fascismo di Francisco Franco. Non è dunque un caso che il noto simbolo anarchico della “A cerchiata”, la cui diffusione viene in genere riferita all’opera del gruppo anarchico milanese negli anni sessanta, compare, in realtà, nei primi anni del secolo XX proprio in Spagna ed in una conformazione realmente interessante[18]. Il simbolo dell’ Asociación Internacional de los Trabajadores (AIT), gruppo anarco-sindacalista, fu usato per la prima volta al Consiglio Federale di Spagna e rappresenta una “livella in un cerchio”, con tanto di “filo a piombo”, segno di rettitudine morale.

[1] Proudhon, J.P., La Giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa, pag. 694

[2] http://www.bicentenario-goi.it/Relatori_Palermo.pdf

[3] Alvarez Lazaro, P., Libero Pensiero e Massoneria, Gangemi, Roma, 1991, pag. 102

[4] ibidem

[5] http://italian.ruvr.ru/main.php?lng=ita&q=65&cid=85&p=19.12.2006&pn=1

[6] Friz, L. P. La massoneria italiana nel periodo postunitario. Lodovico Frappolli, Franco Angeli, Milano, 1998, pag. 82

[7] ibidem

[8] ibidem

[9] Friz, L. P. La massoneria italiana nel periodo postunitario. Lodovico Frappolli, Franco Angeli, Milano, 1998, pag. 83

[10] ibidem

[11] ibidem

[12] ibidem

[13] ibidem

[14] http://www.bicentenario-goi.it/Relatori_Palermo.pdf

[15] http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/295/56.htm

[16] Mioni, U., I sogni dell’anarchico, Il Litorale Libri, 2008

[17] www.anarca-bolo.ch/a-rivista/261/34.htm

[18] Valin Fernadez, A., LA MASONERÍA Y EL MOVIMIENTO OBRERO: IMAGOS E IDEAS PARA UNA REFLEXIÓN TEÓRICA http://tallerediciones.com/cuza/masonesyobreros.htm


dalla Rivista Libertaria "Tarantula"

domenica 18 aprile 2010

Ricordando Ward


La scomparsa del militante e pensatore anarchico inglese costituisce un momento di dolore per chi l’ha conosciuto, ma anche di riconoscimento e gratitudine per il contributo davvero eccezionale che Colin ha dato ad una visione moderna e realistica dell’anarchismo.
La sera dell’undici febbraio di quest’anno è morto, all’ospedale di Ipswich, Colin Ward. Una e-mail della sua insostituibile compagna, Harriet, ce lo comunicava subito con poche toccanti parole.
Colin è stato ed è, per me, tuttora un maestro, una persona che non ti rivela mai la verità, ma umilmente ti incita a cercarla dentro di te e nelle piccole quotidiane cose della vita. L’averlo conosciuto e l’averlo sentito amico mi appare ora più che mai un privilegio e il vuoto che egli lascia dentro di me, e in altri come me che l’hanno conosciuto e frequentato, è veramente grande.
Colin appartiene a una generazione ormai molto rara di anarchici che, dal dopoguerra ad oggi, hanno tenuto accesa la luce del nostro ideale e testimoniato, con la loro coerente vita, la loro scelta, nobilitando con una sensibilità e una umanità vera e profonda, l’idea anarchica stessa.
La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente nella rete (lui che usava ancora la sua vecchia macchina da scrivere!) e nella stampa di tutto il mondo e numerose e sincere sono state le testimonianze di dolore e dispiacere che sono arrivate ad Harriet e all’intera famiglia. Non solo nel milieu anarchico e libertario questa notizia ha turbato gli animi di molti di noi, ma soprattutto in una vasta area di uomini e donne che si sono incrociate, personalmente o attraverso i suoi numerosi scritti, con questa persona così umanamente sensibile e dotata di una cultura così poco ostentata ma così profonda e intelligente (solo nel 2001 riceverà un dottorato onorario in filosofia).


Da un articolo di Francesco Codello, il resto su "A Rivista Anarchica"


Colin Ward ha saputo descrivere in modo esemplare l’uso non convenzionale che gli esseri umani (a partire dai bambini) fanno del loro ambiente, delle loro città, delle loro scuole, dei loro giochi e delle loro attività, quando si liberano dall’egemonia soffocante del dominio, e come questo uso libertario ci permetta di intravedere che rapporti egualitari, solidali e liberi, esistono già e, pertanto, debbano essere incoraggiati, stimolati, creati e sviluppati per costruire fin da subito società diverse. Si badi bene, tante società sperimentali, non un’unica soluzione necessariamente totalitaria. Infatti egli ribadisce con forza che “l’alternativa anarchica è quella che propone la frammentazione e la scissione al posto della fusione, la diversità al posto dell’unità, propone insomma una massa di società e non una società di massa”.

martedì 9 marzo 2010

Labadie Collection

La Labadie Collection, che raccoglie anche migliaia di libri, opuscoli, documenti e altro materiale sui vari movimenti della sinistra “radical” americana, costituisce
la più importante raccolta di opere anarchiche e sull’anarchismo oggi esistente negli U.S.A.
Il nucleo originario della Collection, operativa già dagli anni ’30, è rappresentato dalla donazione che Joseph Labadie (1848 [?] - 1933), fa all’università del Michigan nel 1911-12. Labadie, conosciuto come “the gentle anarchist of Detroit”(l’anarchico mite di Detroit), dopo una militanza nei sindacati operai e nelle file socialiste, approda all’anarchismo e raccoglie nel corso del tempo un notevole fondo internazionale che va dagli anni ’30 del secolo scorso fino all’inizio di questo. I settori più consistenti dell’attuale collezione, che si è molto arricchita nel corso degli anni e che spazia temporalmente e geograficamente, riguardano in particolare l’immigrazione urbana da Germania, Russia e Italia, l’emancipazione delle donne, la Comune di Parigi, l’ateismo e il confronto fra anarchismo e socialismo statalista. Considerevoli anche le sezioni dedicate alle attività anarchiche durante la guerra civile spagnola e all’anarchismo messicano.
Presso l’Archivio Pinelli c’è in consultazione un elenco, con riferimenti in inglese, delle opere possedute dalla Labadie Collection aggiornato al 1988.

martedì 2 marzo 2010

Intervista a Lew Rockwell


Presi nel vortice della decomposizione del sistema centralizzato capita di perdersi d'animo, di non riusicre a vedere vie d'uscita. Il Leviatano sembra essere più forte che mai, ormai intrecciato in ogni attività umana, portatore di sofferenza e morte.

È allora davvero rinfrancante leggere le parole di Lew Rockwell in questa intervista per Daily Bell, e condividere la sua passione refrattaria a qualsiasi disperazione, la sua fiducia nei giovani, nelle idee e nella libertà.

Gli imperi passano e muoiono, la libertà è per sempre.


Introduzione: Lew Rockwell è uno dei principali sostenitori del moderno movimento del mercato libero e un importante fautore del rinascimento dell'economia austriaca in America ed all'estero. Rockwell è stato l'editore di Ludwig von Mises negli anni 60 e successivamente ha lavorato come capo dello staff del membro del Congresso Ron Paul. È fondatore del Mises Institute di Auburn in Alabama e del blog di successo LewRockwell.com. Insieme, queste entità sono fra i siti internet sul libero mercato più frequentati nel mondo.

Daily Bell: Avete condotto quasi da solo una rivoluzione nel pensiero che ha cambiato il mondo. Che sensazioni vi dà?

Rockwell: Be', grazie, ma non è così che funzionano le idee. Senza donatori, facoltà, studenti, collaboratori, mezzi di distribuzione e divisione del lavoro, siamo tutti soltanto degli scribacchini isolati. Questo è sempre stato vero, dal mondo antico ad oggi. Ci piace dire che una persona può fare la differenza, ma è vero solo in parte. Tutte le forme di produzione, comprese quelle nel mondo delle idee, richiedono tutta la cooperazione possibile. Ed anche se stavamo facendo grandi progressi prima del 1995, l'avvento dei media digitali ha fatto una grande differenza proprio perché ha ampliato drammaticamente le opportunità di comunicare e cooperare.

Daily Bell: Potete far conoscere ai nostri lettori la profondità e l'ampiezza delle organizzazioni di servizi che avete fondato – in particolare sulla rete?

Rockwell: Ho fondato il Mises Institute nel 1982 per garantire che l'influenza di Mises e degli altri economisti austriaci potesse crescere. Oggi Mises.org è il più grande sito no-profit di economia sul pianeta, ed è un potente centro educativo ed editoriale. Ho fondato LewRockwell.com nel 1999, innanzitutto perché avevo una gran quantità di informazioni da condividere e mi ero stancato di usare le liste mail. Pensai che avrei potuto anche postare ciò che trovavo interessante, in ogni campo, su un sito pubblico. Oggi, è il sito libertario più letto della rete.

Daily Bell: Avevate mai sognato di poter raggiungere questo livello di successo?

Rockwell: Né io né nessuno dei miei mentori, come Rothbard, o di coloro che mi influenzarono, come Mises, avremmo potuto immaginare una cosa simile. Naturalmente, il raggiungere le menti è tutta una questione di libertà. La posizione base del mondo è il dispotismo. Nella realtà delle cose, la libertà è un'eccezione. A rendere l'eccezione possibile è il lavoro ideologico, ovvero la diffusione delle idee con ogni mezzo possibile.

Daily Bell: Attribuite parte del successo a vostro padre. Potete dire ai nostri lettori qualcosa su questo uomo unico?

Rockwell: Era un chirurgo e un uomo dal carattere forte, un uomo all'antica di quel genere che è difficile da trovare. Non si lamentava, non piagnucolava quando le cose non andavano come voleva lui. Era incredibilmente arguto ed amava la libertà nel senso in cui l'amavano gli uomini dell'Illuminismo: non credeva che lo stato potesse far qualcosa meglio di come ciascuno può farlo da sé. Era un uomo della Old Right che disprezzava FDR, nella cui guerra intenzionale venne ucciso il mio fratello più grande, e ammirava Robert Taft, specialmente a causa della sua politica estera non-interventista. Mio padre lavorò duro fino all'ultimo istante in cui poté farlo. Così dovremmo far tutti.

Daily Bell: Potete fornirci una breve storia di come è nato il vostro interesse per il libero mercato e di come avete deciso di farne il lavoro della vostra vita?

Rockwell: Come con la maggior parte delle persone, cominciò osservando qualcosa di profondamente sbagliato nella cognizione comune, che fin dalla scuola elementare sembrava presumere che i saggi padroni nelle alte sfere avessero maggiore conoscenza di chiunque altro e che per questo motivo dovessero avere autorità su tutto e tutti. Questa supposizione pareva difettare di prova empirica, per quel che potevo vedere. Scoprii la letteratura della libertà nascosta nelle biblioteche e mi resi conto che la verità era una cosa che avrei sempre dovuto scavare per trovarla. Non mi sarebbe stata offerta dai giornalisti, dai politici, né dai luminari delle istituzioni accademiche. Quando scoprii quel che era vero, non potei evitare di agire in base ad esso, e parlarne ad altri. Niente di più complicato.

Daily Bell: La scomparsa dello stato è la conseguenza logica dell'economia austriaca?

Rockwell: Mises non la pensava così; e nemmeno Hazlitt. Sudha Shenoy sostiene che di tutti coloro che hanno esaminato la possibilità di una società senza stato in quella generazione, Hayek fu quello che si avvicinò di più a comprendere il temperamento anarchico. Comunque, l'uomo che ha fatto la vera differenza nella scuola austriaca in questo senso è stato Rothbard. È stato lui a spingere l'apparato teorico “oltre il limite,” per così dire. Oggi è difficile che un moderno austriaco non sia un anarchico. Questo grazie anche a rothbardiani come Walter Block, Hans-Hermann Hoppe e David Gordon, naturalmente. Un tempo Rothbard era denunciato per i suoi punti di vista, per aver, dicevano, marginalizzato la scuola. Ora, naturalmente, il suo anarchismo è forse la maggior parte dell'eredità che ha lasciato al mondo. Attrae molto i giovani, diversamente dello statalismo degli economisti di regime.

Daily Bell: È ragionevole credere che lo stato possa un giorno appassire o la realtà ci insegna che il meglio che si può fare è limitarne il potere?

Rockwell: Per me, è come chiedere se possiamo immaginare una società senza furti ed omicidi. Forse non accadrà mai, ma dobbiamo avere l'ideale in mente oppure non ci avvicineremo mai ad esso. Senza l'ideale, si ferma il progresso. In qualche misura, allora, chiedersi se alla fine la realtà vi si conformerà non è la domanda cruciale. Ciò che conta è se quello che immaginiamo possa e debba esistere. Mi piace immaginare una società senza aggressione legalmente sanzionata contro la persona e la proprietà.

Daily Bell: Vi preoccupa il fatto che le vostre organizzazioni possano subire attacchi pesanti con il progredire del movimento per il mercato libero?

Rockwell: No, non mi preoccupo di questo. D'altra parte, per i radicali è del tutto normale essere sottoposti ad attacchi da ogni lato, quindi non mi sorprenderebbe.

Daily Bell: Torniamo indietro nel tempo. Avete fondato Imprimis. Eravate amareggiato quando ve ne andaste?

Rockwell: Per niente! Ammiravo e ammiro ancora George Roche. Ma il mio lavoro a Hillsdale era finito e sono andato oltre.

Daily Bell: Quando avete deciso di fondare il Mises Institute? Fu quando vi alleaste con il famoso economista austriaco Murray Rothbard?

Rockwell: Ero stato editore di Mises alle edizioni Arlington House, verso la fine degli anni 60. Dopo la sua morte nel 1973, mi apparve sempre più chiaro che nessuna idea in questo mondo ha una probabilità di successo senza un'infrastruttura di supporto. I misesiani non l'avevano nelle università né nei think-tank. Mises stesso affrontò il problema della mancanza di supporto lasciando l'Austria e muovendosi verso un meraviglioso istituto a Ginevra. Io volevo fondare un istituto negli Stati Uniti che potesse essere un santuario per il libero pensiero nella tradizione misesiana. Innanzitutto mi avvicinai alla sua vedova, Margit von Mises, che mi dette la sua benedizione ed acconsentì ad essere il nostro primo presidente. Allora chiesi a Murray, che avevo allora conosciuto, di guidare i nostri affari di studio. Ne fu entusiasta anche lui. Era un alleato naturale non solo perché era il più grande allievo di Mises, ma anche perché veniva evitato perché troppo estremo, troppo radicale, non sufficientemente disposto a partecipare al gioco – proprio come lo era stato Mises. Prendo molto seriamente il suo esempio e la fiducia che ha riposto in me rendendomi il suo esecutore. In molti sensi, è stato la forza critica dietro al nostro sviluppo ed al nostro successo. Il suo spirito ancora li circonda oggi.

Daily Bell: Cosa penserebbe Rothbard di ciò che è successo? Sarebbe sorpreso?

Rockwell: Be', soprattutto sarebbe eccitato. Ma si ricordi che è stato il più grande ottimista per la libertà. Era pieno di speranza e odiava la disperazione. E questa non era solo un atteggiamento. Era vera speranza radicata nella ferma convinzione che se avessimo fatto la cosa giusta, avremmo potuto fare la differenza. In questo senso, non penso che si sarebbe sorpreso vedendo che abbiamo più richieste di ammissione di quelle che possiamo accettare, che sempre più studiosi ci cercano, che i nostri programmi di affiliazione vadano esauriti, che i nostri file audio vengono scaricati da milioni, che i nostri libri vendano più velocemente di quanto riusciamo a stamparli, e tutto il resto.

Daily Bell: C'è stata una risurrezione del randismo. Siete sorpreso? L'approvate?

Rockwell: La incontrai ed ascoltai le sue conferenze, e ne rimasi sempre impressionato. Ricordate che quando uscì La Rivolta di Atlante, sia Mises che Rothbard scrissero delle appassionate recensioni. I suoi romanzi sono profondamente efficaci nel promuovere il messaggio capitalista e tutto ciò è un bene. Ma ci sono alcuni errori cruciali. Non penso che abbia capito completamente la natura cooperativa dell'ordine sociale capitalista, per esempio. Aveva meno riguardo per il consumatore che per il capitalista ed a tale riguardo aveva ragione soltanto a metà. Ma generalmente se i suoi libri possono liberare la gente da miti contro la libera economia, è un grande risultato.

Daily Bell: Potete fare ai nostri lettori una breve descrizione di Antiwar.com e, nel caso, di come è collegato alle vostre imprese?

Rockwell: Direi che AWC è specializzato in un aspetto del pensiero rothbardiano. Ma anche se è un parente ideologico di LRC e di Mises.org, non c'è un rapporto diretto. I figli di Rothbard sono ovunque, naturalmente. Una ragione è il modo speciale che aveva di comunicare con la gente. Parlava a lungo con chiunque circa i suoi precipui interessi intellettuali. Se amavate le notizie, vi parlava di notizie. Se amavate la storia delle idee, vi parlava della storia delle idee. Se eravate dedito alla partizione del Belgio, vi parlava di questa causa. Aveva una personalità e un intelletto giganteschi. Nessuna inclinazione o interesse o causa possono riassumere la sua vita.

Daily Bell: Come sta andando la raccolta di fondi? È diminuita con la crisi finanziaria?

Rockwell: Per niente. Se mai, la gente è ancor più dedicata all'ideale della libertà ed alla propagazione della verità. Le idee austriache stanno ottenendo tanta attenzione come mai prima, come conseguenza di una crisi spiegata così bene dal paradigma austriaco.

Daily Bell: Vedete un aumento constante nella gente che vuole finanziare gli sforzi a sostegno del libero mercato?

Rockwell: Anche qui vediamo un grande progresso.

Daily Bell: Qual è il futuro del movimento per la libertà di Ron Paul dal vostro punto di vista?

Rockwell: Una cosa è chiara: il movimento di Paul ha fatto una differenza enorme nell'avvicinare la gente alle idee libertarie. In qualche modo, c'è un elemento tragico nel fatto che serva la politica per risvegliare la gente. L'ideale sarebbe che le persone scoprissero le idee della libertà per altre vie. Ron Paul è d'accordo con questa osservazione, tra l'altro. Lui si vede prima di tutto come educatore. Ha scelto la politica perché, per lui, era un percorso efficace per il suo obiettivo più grande e importante. E che lavoro straordinario ha fatto, nei suoi scritti e discorsi e con il suo esempio per quasi quattro decadi. Ha portato alla luce un gran numero di persone. Quello è sempre stato il suo sogno. Dovrei aggiungere che suo sostegno nei primi tempi è stato molto importante per il successo dell'istituto. Siamo onorati di averlo come nostro Consigliere Distinto.

Daily Bell: Le vostre organizzazioni educative saranno in futuro più coinvolte nell'azione politica oppure no?

Rockwell: Direi di no. A meno di essere Ron Paul, la politica è un affare pericoloso, ed è una tentazione a dire e fare cose da pazzi. Il successo è effimero, mentre noi siamo qui per il lungo termine.

Daily Bell: Come va la diffusione del movimento per il mercato libero all'estero?

Rockwell:
A meraviglia. L'austro-libertarismo è paragonabile al marxismo nell'estensione della sua diffusione internazionale. Tutto ciò è molto emozionante. La libertà dell'uomo è un desiderio universale, quindi è naturale che non possa esserci un movimento libertario che non sia davvero internazionale.

Daily Bell: Sperate che questa crescita continuerà al passo tenuto nel decennio passato?

Rockwell: Il futuro è sempre incerto, ma abbiamo gli strumenti, l'energia e le idee. Solo negli ultimi anni, abbiamo ristampato virtualmente tutto dalle biblioteche libertarie ed austriache. I nostri download sono immensi, in particolare fra i giovani. Se voleste predire il futuro, guardate alle idee dei giovani e vi avvicinerete a trovarlo. In questo senso, sono sicuro che il nostro movimento continuerà a crescere molto a lungo dopo la mia vita.

Daily Bell: Avete notato un aumento della resistenza ai vostri sforzi da parte degli enti governativi organizzati?

Rockwell: Si sentono delle voci, ma niente è sicuro. Il governo attualmente ha molti nemici e i soliti problemi burocratici nell'affrontarli tutti.

Daily Bell: Cosa succederà al governo degli Stati Uniti ed alla sua struttura di potere alleata? Pensiamo che stiano perdendo credibilità ed influenza.

Rockwell: Sì, e confrontate gli attuali sentimenti antigovernativi a come erano le cose subito dopo il 9/11/01, un enorme fallimento dello stato che lo stato ha usato per promuovere sé stesso. Oggi vediamo la crescita dei sentimenti anti-statalisti, ritornati ai livelli degli anni 90. Ma questo è il problema. La sinistra odia alcuni aspetti dello stato e ne ama altri. La destra è la sua immagine speculare. Il lavoro del libertario è di convincere entrambi gli schieramenti a vedere che gli altri hanno ragione a metà. Pensate ai Tea Parties, ad esempio. Le folle ruggiscono la loro disapprovazione per il socialismo proprio mentre applaudono le invasioni militari socialiste.

Daily Bell: È possibile restituire gli Stati Uniti ad una forma di governo più repubblicana? Si può abrogare la storia?

Rockwell: La nostra è la storia di una nazione radicalmente decentralizzata e questa memoria non si è volatilizzata del tutto. Potrebbe essere che il percorso verso la libertà negli Stati Uniti passi per la secessione. E guardo al Nullification Handbook di Tom Wood di prossima pubblicazione. O la decentralizzazione potrebbe essere de facto con sempre più persone che scoprono i mezzi per secedere individualmente da settori specifici dello statalismo: usando valute alternative, istruendo in casa i loro bambini, leggendo i media alternativi, aggirando il complesso industrial-farmaceutico, iniziando un'attività in nero, fumando qualsiasi sostanza vogliano, o rifiutando di tornare ad una missione militare. La ribellione può prendere molte forme. Dobbiamo imparare ad accoglierle tutte favorevolmente.
Daily Bell: Pensate che vedrete l'oro fare concorrenza al dollaro come valuta nel corso della vostra vita?

Rockwell: La tecnologia permette questa cosa come mai prima. L'oro non scomparirà, mentre la vita del dollaro è limitata.

Daily Bell: Vi aspettate una revisione della Fed?

Rockwell: Potrebbe accadere, comunque come nota Ron Paul, la trasparenza è soltanto un passo verso quello che dev'essere lo scopo finale: la fine della banca centrale.

Daily Bell: Cosa pensate della teoria di Ellen Brown secondo cui lo stato ha storicamente creato la moneta e che le banche, compresa la Fed, dovrebbe essere nazionalizzata ed guidata dal “governo del popolo.” Alcuni dicono che la supervisione che Ron Paul vuole che il congresso abbia sulla Fed è in qualche modo un'approvazione della posizione browniana.

Rockwell: Non la conosco molto, ma la Fed è la banca centrale del governo, la legge di revisione non dà potere monetario ad altre parti del governo, e le banche sono già in combutta con il regime. Ecco perché abbiamo una Fed e la riserva frazionaria è ufficialmente permessa.

Daily Bell: Sappiamo bene che Ron Paul vuole una parità aurea ed in un mondo perfetto la fine della Fed. Potete riaffermare questa posizione per i nostri lettori?

Rockwell: Sì, benché non voglia un monopolio per nessuna cosa, nemmeno per l'oro. Vuole che la moneta sia radicata nell'esperienza del mercato. Non è così complicato.

Daily Bell: Abbiamo notato quello che noi pensiamo essere un ammorbidimento della posizione istituzionale per quanto riguarda la parità aurea – e la possibilità che le libere attività bancarie siano anch'esse un'opzione considerata. È questa un'osservazione corretta della posizione delle vostre organizzazioni?

Rockwell: Non direi che abbiamo una posizione ufficiale. Ci sono molti modi per muoversi verso la moneta di mercato e le attività bancarie non-inflazionarie. Non vorrei mai chiudermi nessuna possibile via. Un problema con il programma misesiano per la parità aurea è che conta sull'idea che le persone in carica facciano la cosa giusta. Questa è un'idea affascinante, all'antica, ma non penso che possa funzionare nel nostro tempo. Dobbiamo essere aperti alla possibilità che la riforma non arrivi mai dal vertice.

Daily Bell: Siete favorevole ad uno standard privato oro-argento o la parità aurea è sempre preferibile?

Rockwell: Sono assolutamente per la concorrenza fra metalli. Ma un vero standard è sempre privato e lascia sempre spazio per valute concorrenti.

Daily Bell: Una delle questioni più difficili da risolvere dal punto di vista del mercato è la proprietà intellettuale. Potete dire ai nostri lettori la vostra posizione su questo difficile tema? In un mercato libero, gli individui potrebbero rivendicare e far rispettare i diritti di proprietà intellettuale con qualche prospettiva di successo?

Rockwell: Rothbard ha condannato i brevetti ma non il copyright. Mises e Machlup vedevano i brevetti come concessioni governative di monopolio, ma nessuno di loro li ha condannati completamente. Hayek era contro il copyright ed i brevetti, ma non ne ha scritto molto. Sono stati i media digitali a portare la questione al centro dell'attenzione. Il pensatore chiave qui è Stephan Kinsella. Lui e Jeffrey Tucker hanno fatto il lavoro pesante ed hanno convinto la maggior parte di noi che la proprietà intellettuale è un artificio che non ha posto in un'economia di mercato. Ci sono implicazioni incredibili in questa presa di coscienza. La riproducibilità infinita delle idee significa che abbiamo molte probabilità di successo. Il fatto che le idee non sono merci limitate significa che non devono essere controllate. Questa è una cosa meravigliosa. C'è molto lavoro da fare in questo campo. L'intera storia dell'invenzione ha bisogno di essere rivista e la nostra teoria dei mercati deve tenere migliore conto del ruolo centrale dell'emulazione nel progresso sociale.

Daily Bell: Pensate che il complesso militar-industriale negli Stati Uniti verrà gradualmente eroso con l'accrescersi della forza del movimento per il libero mercato, o la struttura del potere è determinata a mantenere l'impero?

Rockwell: Deve erodersi. L'impero è follemente sovradimensionato. Ad un certo punto, faremo la fine della Gran-Bretagna e di Roma. Possiamo solo sperare che gli Stati Uniti seguano questo percorso con saggezza e non per disperazione.

Daily Bell: Dove volete arrivare? Avete altri cambiamenti organizzativi in programma? Espansioni?

Rockwell: Ci sono espansioni giornalmente. Stiamo assistendo a cose meravigliose, cose che sono più grandi di qualsiasi cosa che abbiamo fatto. Ma non voglio rovinare la sorpresa.

Daily Bell: Qual è il vostro futuro personalmente? Su quali attività intellettuali avete rivolto la vostra attenzione?

Rockwell: Voglio continuare a lavorare, particolarmente sul mio sito e continuare ad allargare i confini delle idee e della tecnologia. Non penso mai di andare in pensione, e nessuno dovrebbe farlo. C'è troppo lavoro da fare.

Daily Bell: Potete suggerire ai nostri lettori quali pubblicazioni ed informazioni cercare sui vostri siti – dove cominciare?

Rockwell: Cominciamo sempre con le nostre passioni, quali che siano. Non ci sono due persone uguali. A questo servono i motori di ricerca. Ma lasciatemi dire che ad un certo punto, tutti dovrebbero aspirare ad essere un serio allievo di Mises e di Rothbard. Non c'è formazione completa senza di loro.

Daily Bell: Se i lettori desiderano imparare di più sulle vostre organizzazioni, qual è il punto di partenza più facile? È possibile per chiunque assistere ai seminari di Mises, ecc?

Rockwell: I siti sono un grande posto per cominciare, ma naturalmente amiamo far venire nuova gente ai nostri congressi. Stiamo lavorando per creare più occasioni per questo.

Daily Bell: Dove suggerireste di andare ad un giovane per l'istruzione superiore negli Stati Uniti?

Rockwell: Intendete per la formazione o l'università? Non sempre coincidono. Oggi potete ottenere una buona formazione online. Per i titoli universitari, suggerirei l'investimento meno caro. Ma ricordate che il costo opportunità dell'educazione scolastica è molto alto. Dopo quattro – sei anni in un istituto universitario, una persona può scoprire di non avere alcuna abilità. Questo è il modo peggiore di entrare nel mondo del lavoro.

Daily Bell: Grazie per il vostro tempo e per la vostra analisi.

Rockwell: Grazie a voi.

venerdì 29 gennaio 2010

Veronelli politico, anarchico liberal?


Luigi nasce a Milano nel 1926, frequenta il liceo classico Parini, poi l’Università statale, dove è allievo di Giovanni Emanuele Bariè, teorico della filosofia neotrascendentale. Nel ’43 ha 17 anni ed è antifascista ma non partecipa alla Resistenza, di ciò gli rimarrà sempre un dispiacere. Nel dopoguerra segue un ciclo di conferenze di Benedetto Croce presso la sede del Partito Liberale a Milano. Lì sentirà dal vecchio filosofo la frase che spesso citava: “l’umanità viene da un’anarchia selvaggia, il suo scopo è pervenire a un’anarchia superiore”. Luigi usava questa frase del moderatissimo filosofo idealista per convincere anche gli interlocutori più cinici e disincantati a prendere in considerazione la possibilità utopica.
Nel 1956 fonda la Veronelli Editore. Le pubblicazioni hanno subito il segno dei suoi interessi libertari, libertini, enogastronomici: “Racconti, novelle e novelline” di de Sade (che gli procurerà una denuncia e la condanna al rogo dei libri, l’ultimo rogo di libri fatto in Italia), “La proprietà è un furto” di Proudon, le poesie di Pagliarani, la rivista “Il gastronomo” e quella di filosofia “Il pensiero”, poi – interessante – per qualche anno (dal 1961 al 1964?) fu l’editore della rivista “Problemi del socialismo” diretta da Lelio Basso. Interessante e strano. Il socialismo di Lelio Basso aveva delle connotazioni libertarie, antistaliniste e consiliariste (Basso fu tra l’altro curatore delle traduzioni italiane degli scritti di Rosa Luxemburg) ma era fortemente marxista. Nel panorama politico pre ’68 – quindi prima dell’avvento di quella che verrà definita sinistra extraparlamentare – Basso si colloca idealmente a sinistra del PCI. Veronelli, nelle nostre chiacchiere, ha sempre avuto in stizza comunismo e marxismo.
Queste dichiarazioni erano origine di amichevoli baruffe (altre erano originate dalle sue proposte di partecipazione elettorale libertaria, dalla sua visione romantica della figura del contadino, dove i latifondisti non si distinguevano dai braccianti, dalla proposta delle de.co.). ......

(parte di articolo il resto qui: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/ )

giovedì 21 gennaio 2010

Per una grande manifestazione di tutti gli anarchici nel 2010


Gruppo indirizzato a tutti gli anarchici - siano essi della corrente comunista, socialista od individualista - ed ai libertari in genere, per l'organizzazione di una grande manifestazione da farsi nel 2010. Manifestazione che possa attestare la nostra forza in questo laido sistema politico, per confermare ancora una volta che gli anarchici sono vivi, vegeti e sono pronti ad alzare la voce contro la deriva reazionaria dello Stato democristiano e squadrista.
Iscrivetivi al gruppo e diffondete il verbo. In seguito, a maggioranza, si deciderà la data ed il luogo della suddetta.
PS si prega a tutti gli interessati di diffondere questo gruppo sul web in tutti i modi possibili, specie linkando lo stesso a compagni, conoscenti ed in particolar modo agli altri gruppi di matrice libertaria. Solo con il passaparola si possono portare migliaia di persone in piazza, per una manifestazione unica... che possa divenire magari il preludio ad altre.


Aderite: http://www.facebook.com/group.php?gid=395317665330&ref=mf#/group.php?v=info&ref=mf&gid=395317665330

domenica 17 gennaio 2010

Alle radici del pensiero politico degli IWW


L’IWW (Industrial Workers of the World) è un sindacato movimentista libertario fondato il 27 Giugno del 1905. Fin dalla sua fondazione ha sviluppato lotte senza distinzione etniche, sessuali e in opposizione al sindacalismo corporativista dell’ American Federation of Labor . Compito dell’ IWW fin dalla sua fondazione fu quello do smascherare il paternalismo del potere come mezzo di repressione, per questo le leggi venivano considerate senza nessun valore “ sociale ” erano “ alibi ” per la classe dominante che concedendo qualche briciola manteneva la pace sociale.
Trovare un etichetta o una cornice teorica, un collocamento ideologico all’Organizzazione sembrava essere preoccupazione più degli intellettuali che dei militanti dell’IWW. Si è più volte collocato in alcuni “ ismi ” il pensiero degli IWW, però sempre secondo una logica un metodo ideologico europeo. Questa Organizzazione è stata definita composta da sindacalisti puri, anarco-comunisti, socialisti eretici, rivoluzionari, sindacalisti marxisti, ecc… Lo sbaglio è stato (per molti fattori continua ancor oggi ad essere) proprio quello di leggere questa organizzazione secondo logiche e metodi europei che non appartenevano all’individualismo e al libertarismo liberal- radicale ( per intenderci quello dei padri fondatori) tipicamente americano. Una lettura ‘americanista’ tipicamente schierata nel quadro ideologico di quel pensiero individualista dell’Organizzazione sembra molto più appropriata: la sovranità e la libertà dell’individuo, stato e governo visti come un male da combattere e da contenere, perché sempre pronti a schierarsi dalla parte dei forti di chi poteva portare e garantire voti in cambio di aiuto pubblico economico, l’isolazionismo di Washington a non lasciarsi coinvolgere in questioni riguardanti altri paesi, crearsi una nazione nuova e cercare sempre attraverso esperimenti sociali forme alternative ad istituzioni imposte e preconfezionate, lo stesso internazionalismo operaio che in europa veniva teorizzato in America era una realtà, era nell’essenza stessa del mito della frontiera, della libertà, nella libera migrazione che trovava la sua affermazione, era un dato di fatto, la libertà di parola, stampa, culto, associazione, insomma tutta la retorica liberale. Ben analizzando queste idee è logico trovare un più sensato collocamento nel pragmatismo libertario, radical liberale dell’America delle origini. Il pensiero degli IWW trova origine proprio nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti e nella Rivoluzione del 1776 che in ogni e qualsivoglia etichetta europea. Importante sarebbe analizzare l’influsso di idee dal carattere europeo sul movimento tipicamente americano.

Domenico Letizia


Testata: Cenerentola, Mensile Libertario
Titolo: ‘Alle radici del pensiero politico degli IWW’
Mese: Gennaio
Anno: 2010

lunedì 28 dicembre 2009

ALLA SINISTRA LIBERTARIA?!



di Domenico Letizia

Pubblicato dal sito del Movimento Libertario

Il pensiero libertario si sta diffondendo in Italia, la cultura libertaria inizia ad essere guardata con curiosità, la battaglia libertaria di Giorgio Fidenato ha diffuso il pensiero antistatalista, insomma, non vi sono dubbi anche in Italia parlare di antistatalismo non è più un tabù insuperabile.
Di formazioni politiche e culturali vicino al metodo libertario sul territorio ve ne sono e lavorano anche bene, basti ricordare biblioteche e centri studi oppure le formazioni politiche come il Movimento libertario o le galassie radicali come l’Associazione Luca Coscioni o Nessuno Tocchi Caino (libertarismo civile), ma nonostante questi progressi visibili e reali, restare fermi è autodistruttivo, lo stato alla fine ha sempre molti strumenti e riesce a far prevalere la sua cultura e il suo potere.
Uno sguardo, attento, invece, lo darei a quella che è la sinistra libertaria italiana e antiautoritaria. Certo già immagino le critiche e le varie dichiarazioni di perdita di tempo che vengono subito alla bocca quando si parla di “sinistra” . Invece voglio rivolgermi proprio alla sinistra libertaria (quella italiana in America sinistra libertaria indica altro) facciamo un passo noi e proviamo a veder cosa nasce. Quando i nostri cari amici “no-global” prendono e occupano uno spazio pubblico e statale completamente in rovina e quindi gestito in modo disastroso dallo stato perché non dovremmo essere dallo loro?
Certo per loro non sarà mai una forma di ‘privatizzazione’ ma lo è e spiegarlo con i fatti non è difficile, non è altro che sottrarre uno spazio statale alla gestione disastrosa dello stato per farlo fruttare in modo partecipato e autogestito, non è forse questo, anche, il metodo libertario, cioè la gestione e la creazione di nuovi metodi di gestione politici ed economici al di fuori dello stato?
Certamente ai nostri cari amici no global va fatto chiaro che una volta preso in gestione un pezzo di ex- stato non va preteso nessun contributo pubblico e nessun finanziamento statale, e a parer del vero così mi sembra, ovviamente non tutti, ma gli spazi autogestiti in mano alla sinistra libertaria vivono e crescono alle spalle dello stato e come suo concorrente (ecco che il mercato ritorna sempre), allora perché non sostenere questi cari disturbatori dello stato? Magari facendo capire loro che in una società libertaria queste forme di privatizzazione (o come le si voglia chiamare) saranno accettate e giuste, anzi sostenute da noi libertari liberoscambisti perché forme economiche e sociali in concorrenza allo stato.
Quando un caro amico “no global e anticapitalista” combatte contro le istituzioni della Banca Centrale, del Fondo Monetario Internazionale, del WTO o qualsiasi struttura capitalista corporativistica in fondo non sta facendo altro che una battaglia liberista e libertaria. Così difficile farlo capire? Forse si, ma per il trionfo del pensiero libertario perché non provarci.

(trovate l'articolo e alcuni commenti qui: http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3578:aprire-alla-sinistra-libertaria&catid=1:latest-news#yvComment3578 )

giovedì 17 dicembre 2009

Chi non dimentica


Chi non dimentica, un piccolo ricordo.

giovedì 1 ottobre 2009

Una buona/cattiva notizia


Finalmente una buona notizia: Obama rinuncia allo scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceca. La cattiva notizia è che non lo fa certo perché pacifista, difatti le stragi di civili in Afghanistan continuano bellamente. Ma la cattiva notizia può diventare una fulgida indicazione per i pacifisti, scoraggiati da anni di petizioni, manifestazioni e attività "tradizionali" totalmente inascoltate dal potere. A Obama semplicemente manca il grano.
Questa è la chiave, i guerrafondai si fermano solo levandogli i soldi. Da pacifisti diamogli una mano: meno dollari, meno casini possono combinare! Il dollaro (e non solo) è in crisi: da una parte devono crearne trilionate per salvare e arricchire wall street, per puntellare la loro economia devastata, per pagare guerre, armi e basi militari in tutto il mondo, e per pagare il loro enorme deficit commerciale. Dall'altra, più ne creano dal nulla, più fanno inferocire cinesi, giapponesi, sauditi e tutti quelli che gli permettono da 40 anni di vivere a scrocco. Il punto più debole sono i preziosi: oro e argento. Non li possono creare dal nulla, possono solo usare le riserve di oro clandestino, oro che hanno rubato ai giapponesi dopo la seconda guerra mondiale (oro che a loro volta i jap avevano razziato per 50 anni in Asia), ma prima o poi anche quelle finiranno. Al momento c'è una grossa tensione sui mercati, e i cinesi stanno pubblicamente accaparrando preziosi, sia a livello statale, sia a livello di singoli cittadini. Questo punta dritto alla distruzione del dollaro. Sull'argento il mercato è ancora più stretto, e riescono a contenere il prezzo solo emettendo future (cioè contratti per la consegna futura) scoperti. Se cento milioni di pacifisti si comprano una moneta da un'oncia di argento a testa (spesa 20 euri cadauno, sempre che ne troviate) salta il COMEX (mercato future di New York), e a catena il dollaro, le banche, e la possibilità per i guerrafondai americani di finanziare ulteriori casini.
Vogliamo iniziare a vincere qualche partita?

http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2009/un33/art6122.html

domenica 30 agosto 2009

Giustizia per Francesco Mastrogiovanni


Dite anche voi la vostra, Fax: (+39) 800214640

All'ospedale San Luca di Vallo della Lucania.


Un saluto a tutti coloro che quando fanno il mestiere di medico pensano veramente alla gente e al loro benessere.
La mia è semplicemente una lettera che però, spero, vi faccia riflettere. Francesco Mastrogiovanni è morto, lo sapete bene, la colpa è vostra. Certo non voglio pensare che siate partiti con questo presupposto, ma so benissimo che noi libertari proprio per il nostro amor per la libertà siamo quelli repressi e controllati da tutto ciò che è Stato ed Istituzione imposta.
La mia è una semplice lettera, sono sanissimo, se qualcuno di voi ne avesse il dubbio, come sono sano nel giudicarvi assassini, si perché lo siete, non per partecipazione a chi sa quale progetto governativo, ma perché fate della psichiatria una scienza e non lo è, scienza di assassini, avete ucciso un maestro, un insegnate, uno di quelli voluto bene dai genitori e dagli alunni. Vi è solo da vergognarsi. Fiducia nelle istituzioni di questo stato, vostro amico e malato, lui si che lo è davvero, non ne abbiamo, ma sappiate che per noi i colpevoli, voi, diretti e indiretti rimangono e rimanete assassini.

Un saluto assolutamente non cordiale,

Domenico Letizia

mercoledì 29 luglio 2009

Ricorrenza: Gaetano Bresci fa giustizia del re


Il 6 maggio 1898 la polizia arresta alla Pirelli alcuni operai intenti a distribuire volantini dove si accusa il governo di essere responsabile della grave crisi economica e del carovita nel paese. La gente però non ci sta ed assalta la questura, negli scontri rimangono uccisi in tre. Il giorno seguente viene proclamato uno sciopero generale e compaiono le barricate. Il re conferisce pieni poteri a Bava Beccaris, comandante della guarnigione. Dopo un giorno di scontri in cui l'esercito non riesce ad avere ragione dei dimostranti, domenica 8 maggio vengono presi a cannonate. Alla fine i morti sono un centinaio, tra cui due soldati: uno si spara accidentalmente, un altro fucilato sul posto perché si rifiuta di sparare alla folla.
Come da tradizione italiana, i peggiori criminali vengono premiati ed elevati ai massimi ranghi dell'apparato statale: il re insignisce Beccaris delle più alte decorazioni e lo nomina senatore per merito.
Si verificano tumulti in tutta la penisola ed è grande l'impressione anche nelle maggiori città italiane all'estero, come New York e Buenos Aires. Un emigrato decide di tornare e di far sperimentare al re i grandi meriti del piombo. Dopo aver compiuto il suo atto di giustizia Bresci non cerca, coraggiosamente, la fuga. Viene confinato ed incarcerato "a vita" sull'isolotto di S. Stefano (isole Ponziane), ma - come nella migliore tradizione della giustizia italiana - si "suicida" dopo tre anni di detenzione.
Viva Bresci, viva il suo coraggio, non c'è pace senza giustizia!

http://forum.politicainrete.net/libertarismo/17534-ricorrenza-gaetano-bresci-fa-giustizia-del-re.html

Uccise a Monza, la sera di domenica 29 luglio 1900, sparandogli contro tre colpi di pistola (o quattro, le fonti storiche non concordano), il re d'Italia, Umberto I di Savoia. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese dopo aver assistito a un saggio ginnico.

venerdì 24 luglio 2009

Presentazione libro: La Banda del Matese

PRESENTAZIONE DEL LIBRO
di
BRUNO TOMASIELLO
LA BANDA
DEL MATESE
1876-1878
CONVEGNO DI STUDI SUL TEMA:
La banda del Matese
tra Risorgimento repubblicano,
Pisacane, Prima Internazionale,
Populismo russo.
25 LUGLIO 2009,
ore 17.00
Piazza Umberto I
SAN LUPO (BN)

ore 17,00 - Inizio lavori e saluti:
Dr. Irma Cristina De Angelis Sindaco di San Lupo
Ing. Carlo Falato Assessore provinciale alla cultura
Prof. Giuseppe Galzerano Editore
ore 17,30 - Introduzione: Sen. Prof. Antonio Conte
ore 17,45 - Relazioni: Prof. Nicola Terracciano Saggista risorgimentale e liberalsocialista
Prof. Giampietro Berti Professore ordinario presso l’Università degli studi di Padova.
ore 18,30 - Interventi e dibattito
ore 19,00 - Conclusioni: On. Prof. GIUSEPPE GALASSO Docente emerito di Storia medievale e moderna, già Parlamentare e sottosegretario ai Beni culturali
Coordina i lavori il Prof. Antonio D’Aloia Professore ordinario presso l’Università degli studi di Napoli.

giovedì 23 luglio 2009

Intervista a Nicola Iannello: Lo Stato è destinato a tramontare come ogni opera umana


Ciao Nicola, è un vero piacere ospitarti per la prima volta sulle pagine della nostra rivista. Approfittiamo di te per una conversazione “forte” sulla libertà, sul libertarismo e l’anarchia.Inziamo con due grandi autori: John Locke prima e Isaiah Berlin dopo, espressero il concetto della “libertà di” – o libertà negativa – contrapponendolo al concetto liberale di “libertà da” o libertà positiva”. Come possiamo declinare tutto questo oggi?

Il cambiamento di significato del termine libertà è uno dei problemi salienti della riflessione e della pratica politica del Novecento.
Prima, la libertà era un valore da difendere contro gli abusi, soprattutto del potere politico.
Ora, la libertà è un obiettivo da realizzare proprio grazie all’intervento del potere politico.
La cura della libertà da parte dello Stato è uno dei mutamenti epocali della nostra epoca e dimostra la grande capacità di espansione che hanno gli esponenti della classe politica: coloro che rappresentano i maggiori nemici della libertà riescono a spacciarsi per i suoi paladini.
Il vero trionfo dello Stato è far dimenticare le proprie colpe per diventare la soluzione di ogni problema.
Occorre invece riaffermare il principio che libertà e potere politico sono antitetici e che l’”invenzione” della libertà positiva è stato il cavallo di Troia per permettere al potere politico di entrare nel fortilizio della libertà.
Il liberalismo ha ancora senso solo se lo si interpreta come libertarismo?
Da parte mia, credo che in un’epoca in cui tutti fanno finta di definirsi liberali, esserlo veramente implichi proclamarsi libertari, ovvero liberali integrali, a 360 gradi. Ma forse oggi non è più vero che tutti si proclamano liberali, come sembrava all’indomani del crollo del muro di Berlino.
In quegli anni, politici e intellettuali che mai si erano proclamati liberali, si aggrapparono all’unico “ismo” sopravvissuto alle catastrofi del Novecento.
Oggi molti hanno abbandonato il liberalismo, dimostrando che la loro folgorazione era solo strumentale. Liberali o libertari, la cosa fondamentale è far comprendere che si sostiene la libertà individuale senza compromessi.

Cosa significa essere anarchici oggi? Non pensi che l’anarchismo ormai – come il liberismo – sia associato esclusivamente a prerogative negative e fuorvianti?

L’anarchismo in Italia è spesso associato a idee contrarie alla proprietà privata e al mercato: si tratta dell’anarchismo classico, alla Bakunin per intenderci.
Ma esiste anche un altro modo per definirsi anarchici oggi: ed è proclamarsi libertari o anarcocapitalisti.
L’importante è non far cadere gli interlocutori in incomprensioni.
Ma ancor più importante è far comprendere come la coercizione politica e la sua monopolizzazione nelle mani dell’apparato dello Stato sono ingiustificabili da qualunque punto di vista e che lo Stato, come è nato e si è sviluppato, così un giorno è destinato a tramontare, come tutte le istituzioni umane.
La comprensione della storicità dello Stato – il contrario del dogma della sua eternità, propagandato dai suoi cantori – è un aspetto fondamentale della battaglia delle idee.

Una curiosità: in “La società senza stato” in copertina c’è Murray Rothbard con il pugno sinistro alzato. Che significato aveva quel gesto?

Abbiamo messo quella foto in copertina proprio per il suo significato paradossale: si tratta di un gesto casuale che ci è piaciuto considerare in modo ironico.
Chi oggi invece quel gesto lo fa seriamente o non sa cosa significa o è prigioniero di un’ideologia che ovunque si è affermata ha portato oppressione e miseria.

Lo Stato in quanto tale è un fenomeno moderno e possiamo affermare che nei tempi a noi contemporanei “più stato” sia diventata una richiesta, non solo accettata da tutti, ma quasi scontata, quasi fosse l’unica soluzione ragionevole. Perchè questo massiccio ritorno allo Stato?

Lo Stato non è mai andato via e quindi non possiamo parlare di un suo ritorno.
Per un certo periodo, che si suole far coincidere con le esperienze politiche di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli Stati Uniti, si è pensato che il mercato prendesse la sua rivincita e che la mano pubblica potesse essere rimessa in tasca, per dir così.
In effetti, nel dibattito pubblico si è cominciato a parlare di diritti di proprietà, iniziativa individuale, imprenditoria, come mai prima si era fatto. E i nomi della Thatcher e di Reagan sono stati issati come vessilli dai sostenitori delle ragioni dell’individuo. A conti fatti, la ritirata della mano visibile è stata strategica e più di facciata che altro.
Tassazione, spesa pubblica, regolamentazione, burocratizzazione non sono certo diminuite nelle nostre società.
Ciò che ha provocato un mutamento radicale di scenario è stato piuttosto il crollo del comunismo, che ha liberato il mondo dall’illusione di un’economia altra rispetto al libero mercato.
Da allora si è compreso che non c’è altra economia diversa da quella dello scambio volontario.
Ma lo Stato non ha nessuna intenzione di mollare la presa sulle nostre società, a costo di ridurre gli spazi di libertà e le capacità di sviluppo delle energie individuali. Come un parassita, lo Stato sa che può vivere solo succhiando il sangue del mercato. E la sua grande vittoria è proprio quella di farsi percepire come la soluzione a problemi di cui è esso stesso il più delle volte la causa.

“Il migliore dei governi è quello che governa meno o “il migliore dei governi è quello che non governa affatto”?

Meno governo si vede, meglio è.

Il problema delle nostre società è che il governo ha saputo tessere una tela talmente intricata che troppe persone vivono grazie alla mano pubblica.
Moltissimi individui traggono il loro reddito dall’esistenza dello Stato e quindi dal loro punto di vista è pienamente razionale chiedere più governo e più Stato.
Sappiamo tutti che il governo costa e che più governo significa più costi, ma ci illudiamo sempre di scaricare i costi sugli altri.
Questo però innesca un meccanismo perverso che fa esplodere la spesa pubblica e alimenta alti livelli di tassazione e di inflazione.
Tasse e inflazione sono i due modi più comodi che il potere politico ha per procurarsi risorse prodotte dalla società. Le nostre società li sperimentano continuamente ma non tutti se ne accorgono o ne comprendono il potenziale distruttivo. Più che altro, tutti cercano di stare dal lato positivo di questo gioco a somma zero, ovvero sperano di far parte della schiera di coloro che riescono ad appropriarsi di risorse estorte a coloro che le hanno prodotte.
Per questo l’unica soluzione compatibile con la libertà è la riduzione ai minimi termini del governo, fino a sognarne la scomparsa.


A tuo parere la politica del laissez-fair in Italia si è ridotta ad un giochino intellettuale per addetti ai lavori (sempre meno) o vedi speranze all’orizzonte? Tra le etichette fascisti-comunisti prima e destra-sinistra ora gli italiani capiranno mai il liberalismo?

Per il laissez faire in Italia nessuna speranza.

Siamo stritolati tra i socialisti di destra e i socialisti di sinistra…

Come convincere la gente che esistono soluzioni di mercato non solo per i principali problemi di spesa (scuola, sanità, previdenza) ma anche per – ad esempio –difesa e giustizia?

Guardiamo cosa è successo alle tariffe aeree.
La deregulation del settore ha prodotto Ryanair e le altre compagnie low cost. Ora tutti sanno che si può volare puntuali e con un buon servizio a prezzi nettamente inferiori a quelli delle sovvenzionatissime e protettissime compagnie di bandiera.
C’è solo da sperare che siano i fatti a convincere la gente. Non esiste scuola migliore.

Cosa ne pensi del nuovo piano di riforma della finanza varato da Obama dove tante regole si alternano a maggiori poteri dati alla FED?

E’ come dare le chiavi della cantina a un ubriaco. La FED è l’istituzione che porta le maggiori responsabilità della crisi.
La sua politica di denaro facile e bassi tassi d’interesse è la causa principale della difficile situazione finanziaria ed economica che stiamo tutti vivendo.
Darle ora maggiori poteri di controllo è un errore epocale.
Ma rientra tutto nella logica ben nota che ogni situazione di crisi è una buona occasione per aumentare i poteri del governo.

Come ogni nostra intervista concludiamo con un messaggio di speranza per la nostra generazione che, cresce, vive e deve pensare al proprio futuro in questi anni illiberali.

Speranza per modo di dire! Poiché la libertà non è mai il gentile omaggio della classe politica, l’unica chance della libertà è un collasso sistemico che permetta di ricominciare da zero o quasi. Del resto, quando esisteva l’Urss, nessuno, tranne i seguaci di Ludwig von Mises, immaginava che sarebbe crollata da un giorno all’altro.
Ecco, la speranza per la libertà delle generazioni future è un crollo a Occidente paragonabile a quello avvenuto a Oriente.

Tratto da UltimaThule.it ( http://www.ultimathule.it/)

martedì 7 luglio 2009

Spettro libertario


E voi dove vi posizionate?




Ecco il mio.
Un Ringraziamento a Teo per la ''creazione''

mercoledì 27 maggio 2009

“Il cattolicesimo reale”

Lunedì 25 maggio ’09 ore 21
Presentazione del libro di Walter Peruzzi,
“Il cattolicesimo reale”

attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili Roma, Odradek edizioni, 2008, pp. 524, € 32.00

Ascolta l'audio della serata in Mediateca ( mp3 ):

http://isole.ecn.org/ponte/mediateca/mediateca.html

domenica 24 maggio 2009

Nasce il Centro Studi Libertari Claustrofobia per ‘rifondare’ l’anarchismo


Di Domenico Letizia

Ecco ci siamo, alla presentazione di questo nuovo progetto: il Centro Studi Libertari Claustrofobia, che trovate all’indirizzo: http://www.claustrofobia.org/
Claustrofobia è un centro che si ripropone di analizzare o di ricanalizzare il pensiero anarchico e libertario in un ottica originaria, individualista, liberale o semplicemente pura: si tratta di riconoscere nei fondamentali della “civiltà liberale” gli elementi base per la demolizione della cultura degli assoluti categorici. Base della nostra proposta è, quindi, l´autodeterminazione dell´individuo in ogni campo, sia pure non in una visione solipsistica, ma tale da sottolineare le reciproche interdipendenze, accettando alcuni spunti sia dell’anarcocapitalismo che del pensiero anarchico classico. Ci si ritrova a studiare una società statale e a cercar ipotesi di società senza stato, tutto basato su documentazione ed analisi.
Claustrofobia prende il nome della rivista Claustrofobia cinque numeri usciti alla fine degli anni '70, frutto dell'opera solitaria di Riccardo La Conca, e rifacendoci un po’ allo scalpore che una simile rivista produsse in quei anni, Claustrofobia vuole inserirsi come una voce all’interno dell’anarchismo, analizzarlo e praticarlo.
Ecco cosa troviamo sul sito, alla voce ‘Chi siamo’: Claustrofobia.org nasce da un’alleanza tra libertari possibilisti liberoscambisti, si propone di creare un luogo di studio e di azione politica riunendo e conciliando, pur mantenendo le dovute differenze, anarcosindacalisti, mutualisti, agoristi e anarcoliberali rifacendosi all’individualismo anarchico e al liberalismo delle origini, alla tradizione dell’autosufficienza, delle comunità locali, del volontarismo federativo e della decentralizzazione, si propone di creare una struttura economica nuova, decentralizzata e autonoma, invitando i lavoratori a ritirarsi in una struttura economica non politicizzata dalle logiche statali, costruire la società giusta nel guscio di quella vecchia. Siamo uniti in un’opposizione allo Stato, al militarismo e all’intolleranza culturale (discriminazione sessuale, razzismo) basando la nostra strategia per la liberazione creando movimento e istituzioni alternative e rifiutando la politica elettorale.
E’ nato, ringrazio tutti dal gentilissimo creatore del sito al dott. Luigi Corvaglia tra i fondatori del nostro Centro. Ora oltre D. Letizia, D. Fidone, e speriamo presto anche F. Massimo Nicosia e lo stesso Riccardo La Conca, rivolgo l’invito a partecipare con critiche, proposte e analisi tutto il mondo anarchico e libertarian, personalmente spero anche in una partecipazione di Pietro Adamo, Nico Berti e nell’aiuto di alcune grandi riviste del libertarismo Italiano. Ma soprattutto spero nella partecipazione di tutti coloro che si sentono libertari, i presupposti per iniziare ci sono già: Iniziamo.

mercoledì 20 maggio 2009

Convegno di Studi: ARCHE' E ANARCHE'


CONVEGNO di STUDI, 29-30 MAGGIO 2009
ROMA-ALATRI

ARCHE' E ANARCHE'
con il patrocinio del Dipartimento di Studi politici

TUTTO IL PROGRAMMA: http://www.filosofiapolitica.net/public/convegni/Arch%C3%A8_Anarch%C3%A8.pdf

mercoledì 13 maggio 2009

la Stampa delle ''Stronzate''


Ecco cosa riporta CronacaQui:
(http://www.cronacaqui.it/news-raid-degli-anarchici-calabresi-assassino-pinelli-assassinato--_22084.html)

Non sono poi da escludere contatti tra la Fai e la Federazione Anarchica Informale che, hanno affermato i servizi segreti nell’ultima relazione consegnata al Parlamento, «ha rappresentato negli ultimi anni la principale minaccia terroristica di matrice anarco-insurrezionalista a livello nazionale». Nel 2007, i terroristi sono entrati nella cosiddetta fase di « silenzio operativo». Ma l’attività di prevenzione, ha spiegato la questura torinese sabato mattina, durante la festa della Polizia, prosegue. Perchè anche a Torino «il terrorismo domestico e internazionale, in forma cangiante e carsica, tendono a dare segnali di qualificata attenzione».

Oltre che smentire questa marea di informazione ''merda'' ai danni di una delle organizzazioni più ''vecchie'' d'italia, sottolineo che la Federazione Anarchica Italiana è un organizzazione riconosciuta e non violenta e la stampa vuole solo sporcare la sua attività.
La Federazione Anarchica Italiana non ha nulla da condividere con i terroristi è dichiaratamente non violenta. Sono convinto di una cosa, le cellulle terroriste sempre più ''istituzionalizzate'' (chi capisce, capisce) tra i loro scopi hanno proprio quello di screditare la FAI.
Solidarietà agli anarchici, sono dalla vostra.

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )