SITO ANARCOLIBERALE A CURA DI DOMENICO LETIZIA. Laboratorio per un Neo-Anarchismo Analitico che sia Liberoscambista, Volontarista, Possibilista e Panarchico con lo sguardo verso i valori del Liberalismo Classico, del Neo-mutualismo e dell'Agorismo. Un laboratorio che sperimenti forme di gestione solidali, di mercato dencentralizzato e di autogestione attraverso l'arma della non-violenza e lo sciopero fiscale, insomma: Disobbedienza Civile

banner campagna un futuro senza atomiche

The Neolibertarian Network Diventa anche tu Ambasciatore Telethon Italian Blogs for Darfur AIT - Associazione italiana transumanisti
AnarchicA
No TAV
Visualizzazione post con etichetta Animalismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Animalismo. Mostra tutti i post

giovedì 4 dicembre 2008

Alla conquista della sinistra



Anthony Gregory, scrittore e musicista che vive a Berkeley, in California, analista di ricerca all'Independent Institute, ci spiega come e perchè i libertari possano, anzi, debbano, cercare consensi anche a sinistra. La traduzione è di Flavio Tibaldi.

I principi fondamentali

Dovrebbero i libertari rivolgersi alla sinistra? Perché potrebbe essere importante? E che approccio dovremmo usare nel farlo?
Come libertari, abbiamo l'obiettivo di un mondo più libero. Malgrado ciò che alcuni potrebbero pensare, il grado della libertà umana in una società non è solo una funzione del tipo di persone al potere o inserite nella struttura dil governo. È, alla fine, un riflesso dell'ideologia pubblica. Quello che la persona media crede ha un grande effetto su come funziona lo stato e su ciò che fa. Se la stragrande maggioranza degli americani si opponesse fondamentalmente alla proibizione delle droghe, per esempio, la guerra contro la droga non potrebbe persistere. Se la maggioranza volesse vietare l'alcool, probabilmente sarebbe vietato. La tendenza del governo è di espandersi e crescere nelle aree della vita dove incontrerà la minor resistenza, compreso la resistenza del pubblico. È per questo che i regimi autoritari dedicano considerevole attenzione alla propaganda ed alla censura.
Il motivo per cui gli Stati Uniti hanno goduto così tanto della libertà interna, rispetto almeno a molte altre nazioni, è l'eredità di quel liberalismo classico che è stato prevalente dalla loro fondazione. Se un'ampia maggioranza di nordcoreani fosse jeffersoniana, persino la loro dittatura militare, per quanto forte possa ora sembrare, si sbriciolerebbe. Il popolo, per quanto riluttante, deve tollerare lo stato, perché esso possa sopravvivere. Lo stato, alla fine, è limitato dalla pubblica opinione.
L'importanza del movimento e dell'ideologia libertaria va quindi molto al di là di quel che può essere visto nella sola politica elettorale. Anche quando nessun libertario vince le elezioni, una cultura relativamente libertaria può impedire allo stato di espandersi quanto farebbe in una cultura più statalista. La misura in cui i liberali ed i conservatori accettano determinate premesse del pensiero libertario – il concetto della proprietà privata, il rifiuto della schiavitù, l'uguaglianza dei diritti davanti alla legge – si riflette nelle politiche che i liberali ed i conservatori semplicemente non tollereranno e quindi nelle libertà che rimangono affinchè tutti noi ne possiamo godere.
Se vogliamo maggiore libertà, abbiamo bisogno di più libertari per contribuire a diffondere queste idee ed ad aiutarle a raggiungere la massa critica nel sostegno popolare. E poiché una percentuale molto importante del popolo è di sinistra, questo fatto da solo richiede di provare a promuovere i principi libertari fra i pensatori e gli attivisti di sinistra. Meno libertarie sono la sinistra o la destra, ,maggiore il pericolo per la libertà.
Molti libertari esitano di fronte all'idea di rivolgersi alla sinistra, supponendo che la sinistra si opponga chiaramente di più della destra alle idee libertarie. Ma non possiamo trascurare la necessità di rivolgerci alla sinistra. È vero che molti libertari sono arrivati da destra, come il movimento di Goldwater più di 40 anni fa, e nella misura in cui i conservatori possono essere avvicinati e convinti dei meriti del principio libertario, questa è una gran cosa e non dev'essere trascurata. Nondimeno, rivolgerci alla sinistra è per alcuni versi più facile del rivolgerci alla destra e spesso non richiede alcun compromesso con il principio per arrivare ad un punto d'incontro, come sembra talvolta che accada con la destra.

Sinistra, destra e libertà

Probabilmente la maggior parte dei libertari che deviano considerevolmente dal principio libertario su questioni importanti lo fanno verso destra. È più comune trovare un libertario che ha un punto di vista statalista sulla guerra o sull'immigrazione che sulla previdenza sociale o sul controllo delle armi. Ma l'errore del deviazionismo a destra va ancora oltre. Molti libertari, nel tentare di abbracciare il governo limitato, finiscono per difendere un governo che non è limitato affatto. Poiché la polizia e l'esercito sono le due funzioni principali che molti libertari sono felici di lasciare nelle mani del governo, a volte dimenticano che quelle agenzie costituiscono il braccio violento dello stato, incaricato di applicare con la forza le molte politiche coercitive e socialmente distruttive a cui noi tutti ci opponiamo. La brutalità della polizia, la tortura in tempo di guerra, le violazioni del processo dovuto e le uccisioni di civili – alcune delle peggiori attività di cui il governo è capace – in effetti arrivano dagli uffici "legittimi" dello stato.
Non solo i libertari che tendono a destra certe volte purtroppo tollerano le peggiori attività del governo, a volte confondono anche il sistema economico corrente di privilegio corporativo e di saccheggio come un certo tipo di approssimazione del capitalismo di mercato. Questo può condurre ad un malinteso della realtà economica, ad una simpatia eccessiva per determinate grandi aziende che in realtà fanno pressioni e traggono giovamento dal grande governo, ed un obliquo senso della priorità riguardo i programmi governativi è quanto di più distruttivo vi sia per la libertà. Un esempio classico è il rivenditore libero che vede i buoni per i generi alimentari come anatema socialista ma non è altrettanto preoccupato dal complesso militar-industriale da miliardi di dollari.
L'errore del deviazionismo a destra ha ispirato Murray N. Rothbard, il grande economista, teorico e storico libertario, a scrivere il suo classico "Left and Right: The Prospects for Liberty" nel 1965. Il saggio sfidava la fallacia che il libertarismo fosse una dottrina conservatrice e metteva in guardia contro le deviazioni a destra. Scriveva che:
I libertari di oggi usano pensare al socialismo come l'opposto polare della dottrina libertaria. Ma questo è un errore grave, responsabile di un grave disorientamento ideologico dei libertari nel mondo attuale. Come abbiamo veduto, il conservatorismo era l'opposto polare della libertà; ed il socialismo, anche se "a sinistra" del conservatorismo, era essenzialmente un movimento confuso e moderato. Era, ed ancora è, moderato perché prova a raggiungere scopi liberali mediante l'uso di mezzi conservatori.
"Mezzi conservatori" si riferisce agli strumenti ed alle istituzioni politiche del governo: tasse, polizia, prigioni e tutto il resto. Effettivamente, per la maggior parte della storia dell'umanità, il governo è stato un'istituzione conservatrice, dal lato della reazione, del privilegio economico, della teocrazia, della patriarchia e del militarismo. I mezzi e i fini assumono grande importanza considerando il rapporto fra il libertarismo e la sinistra e la destra. Come spiegava Rothbard:
Il socialismo, come il liberalismo e contro il conservatorismo, ha accettato il sistema industriale e gli obiettivi liberali della libertà, della ragione, della mobilità, del progresso, dei livelli di vita più elevati per le masse e di una fine alla teocrazia ed alla guerra; ma ha provato a raggiungere questi scopi mediante l'uso di mezzi conservatori incompatibili: statalismo, pianificazione centrale, comunitarismo, ecc. O piuttosto, per essere più precisi, c'erano inizialmente due diversi filoni all'interno del socialismo: uno era il filone di destra e autoritario, da San-Simon in giù, che glorificava lo statalismo, la gerarchia ed il collettivismo e che era così una proiezione del conservatorismo che provava ad accettare e dominare la nuova civiltà industriale. L'altro era il filone relativamente libertario e di sinistra, esemplificato nei loro modi diversi da Marx e da Bakunin, rivoluzionario e molto più interessato a realizzare gli obiettivi libertari del liberalismo e del socialismo: ma in particolare distruggere l'apparato statale per realizzare l'"appassimento dello stato" e la "fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo."
Anche se i liberali di sinistra moderni favoriscono i mezzi statal-socialisti, che sono immorali e socialmente distruttivi, hanno spesso obiettivi lodevoli, soprattutto riguardo all'elevazione dell'uomo comune. Tuttavia è un errore andare troppo oltre ed assumere che i liberali di sinistra siano superiori ai conservatori in generale. Così come c'erano "due filoni differenti all'interno del socialismo," anche l'odierno movimento liberale di sinistra ha tendenze sia autoritarie che anti-autoritarie. Una chiave per la conquista della sinistra è identificare quanto libertario e quanto statalista sia un dato sostenitore della sinistra.

Discutere con la sinistra

Alcuni esponenti della sinistra si preoccupano di più per le libertà civili che dei loro progetti di "socialismo preferito", atri fanno l'opposto. Nel corso della storia, molti esponenti della sinistra hanno persino difeso regimi socialisti, dai bolscevichi in Russia alla Cuba di Castro, credendo che i loro orribili risultati sui diritti umani e sulla libera espressione valessero i presunti benefici dei loro programmi socialisti. Altri troveranno questo punto di vista oltraggioso. Alcuni liberali di sinistra pensano che persino i criminali corporativi dovrebbero avere un adeguato processo. Altri diranno butta via la chiave.
Facendo alcune domande, potrete spesso capire se un liberale di sinistra è più interessato alla libertà personale e quindi un potenziale convertito a libertarismo; o se è più interessato alla democrazia sociale direttiva e quindi più incrollabilmente votato allo stato. Un altro buon indizio è quanto scettico sia verso il potere del governo anche quando il "suo" partito è al governo. Con tutti i loro difetti, molti nelle ACLU erano implacabili nella condanna delle violazioni di Bill Clinton della privacy e del quarto emendamento. Tali persone hanno una comprensione limitata della libertà, ma almeno la prendono seriamente ed hanno determinati standard per quanto riguarda le libertà civili che non abbandoneranno capricciosamente per settarismo.
Un'altra considerazione è semplicemente quanto ostile qualcuno sia verso la libera impresa: pensa che la proprietà privata sia inerentemente diabolica, o che i mercati siano sostanzialmente giusti ed efficienti ma che abbiano solo bisogno di qualcuno che li ammorbidisca? Il primo è probabilmente meno probabile che adotti il libertarismo del secondo, che potrebbe avere bisogno soltanto di alcune lezioni di economia per capire che persino piccole dosi di socialismo sono inutili e distruttive.
Inoltre, un liberale di sinistra che sia radicalmente pacifista e contro lo stato di polizia sarà spesso ricettivo per le idee libertarie, poiché già diffida dell'establishment e riconosce che lo statalismo può causare danni molto reali e significativi agli esseri umani. La combinazione migliore ed in qualche modo la più rara, è un liberale molto più pacifista e contro lo stato di polizia che anti-capitalista. Questo è in qualche modo raro perché, purtroppo, molti esponenti della sinistra sono più radicalmente anti-autoritari quanto più sono anti-mercato, mentre quelli che sono più moderati nelle loro condanne della libera impresa sono spesso anche più tolleranti verso l'impero e l'establishment.
Nel comunicare con la sinistra, il migliore approccio, in ogni caso, è di rimanere aderenti al principio. Spesso gli esponenti della sinistra sono abituati a decostruire l'ipocrisia della destra, che proclama di essere per il governo minimo ma difende il Big Brother e le gigantesche burocrazie militari. Rimanendo fedeli al radicalismo ed al principio, un libertario può distanziarsi da tale ipocrisia della destra e dimostrare che le sue posizioni provengono da un pensiero rigoroso e di principio e da una genuina simpatia per le vittime dell'aggressione dello stato. A volte gli esponenti della sinistra assumono troppo facilmente che tutti siano delle vittime, ma i libertari dovrebbero comunque non sottovalutare mai il tributo enorme che il governo impone sui prigionieri, sui civili stranieri in tempo di guerra e sui poveri, sia direttamente che per mezzo del grande costo opportunità provocato dalle grandi spese pubbliche e dal risultante spostamento della creazione di ricchezza del settore privato. Dal momento che il capitalismo effettivamente serve i poveri come nessun altro sistema economico fa, in un certo senso le persone più povere sono le vittime primarie degli interventi del governo che attualmente pesano sull'economia.

Nessun compromesso sui principi

Dato il nostro accordo su molti obiettivi dei liberali di sinistra e un certo accordo sostanziale su molte questioni, è in effetti curioso che fra i liberali di sinistra ed i libertari spesso ci sia tanta animosità. Sulle libertà civili, la politica estera ed effettivamente alcune questioni economiche, c'è almeno un qualche terreno di intesa. Gran parte della diffidenza reciproca è dovuta a cattiva comunicazione e anche se gli esponenti della sinistra non sono del tutto innocenti in questo, noi libertari dobbiamo fare uno sforzo se vogliamo che le nostre idee si diffondano. Ciò significa mettere in risalto determinati punti e perfino riformulare parte della loro retorica. Possiamo mostrare come la libertà preveda una genuina giustizia sociale. Possiamo fare appello alla tendenza anti-violenta della sinistra pacifista e spiegare come le azioni dello stato sono intrinsecamente violente o come minimo affermate sulla violenza. Possiamo spiegare come il grande governo è un'istituzione per benefici e privilegi corporativi ed esporre quanto questo sia dannoso per chi sta in fondo alla scala economica.
La risposta non è, malgrado ciò che alcuni libertari dicono, compromettere i nostri veri principi o provare ad incontrare i liberali "a metà strada" sulle questioni. Non dobbiamo accettare alcuna funzione degli stati sociali né arrenderci all'idea delle burocrazie enormi per combattere il riscaldamento globale. Alcuni libertari hanno chiesto un'alleanza con la sinistra sottolineando determinate libertà personali e sottovalutando la nostra ferma opposizione alla pianificazione centrale. È ironico che alcuni libertari che sostengono un avvicinamento a sinistra siano essi stessi davvero deboli sulla nostra migliore questione per tale avvicinamento: la politica estera.
I libertari a volte appaiono insensibili e freddi, ma parlando con i liberali di sinistra, è facile rimanere fedeli ai principi mostrando quanto realmente ci preoccupiamo per le vittime dello stato, di molte delle quali la sinistra è informata, ma molte delle quali ha invece dimenticato o non sa che esistono. In questo senso quando affronta questioni che variano dal crimine alla povertà, il libertario può tenere la superiore posizione morale che i liberali di sinistra usano spesso occupare, almeno nelle loro intenzioni, quando comunicano con i conservatori.
Con appena un po' di sforzo e comprensione, i libertari possono avvicinarsi alla sinistra ed avere enorme influenza su di loro su tutte le questioni: non solo quelle su cui concordiamo più superficialmente, quali la guerra e le libertà civili, ma in effetti anche sull'economia e sulla proprietà privata.

Le questioni

Comunicare ideali libertari a sinistra può essere una sfida, ma può anche contribuire a sostenere la nostra comprensione dei nostri stessi principi. Spesso, i libertari cercano di appellarsi alla sinistra enfatizzando le nostre aree di accordo, che sono viste convenzionalmente come soprattutto riguardanti le libertà personali e la guerra. Ma anche quando discutiamo tali questioni, è importante che mostriamo come le nostre posizioni provengono da un'ideologia coerente e spieghiamo agli esponenti della sinistra come i loro stessi istinti libertari sono in conflitto con quelli dirigisti e collettivisti.

Libertà civili

I liberali classici ed i liberali moderni condividono il rispetto per le libertà civili, ma mentre la posizione libertaria scorre dal principio di auto-proprietà, dai diritti di proprietà e dalla libertà di associazione, la posizione convenzionale della sinistra è spesso contraddittoria con altre posizioni ed a volte anche intrinsecamente.
Effettivamente, il concetto stesso delle libertà civili è incoerente senza una certa concezione dei diritti di proprietà. La libertà di parola non comprende il diritto di gridare oscenità a qualcuno nella sua camera da letto mentre sta cercando di dormire. Nessuno ha il diritto di entrare nella proprietà di qualcun altro per pregare senza il consenso del proprietario. No, la nostra libertà di parlare, religiosa e di fare con i nostri corpi quello che vogliamo è in qualche modo condizionata: è limitata dai diritti della proprietà privata. Ecco perché le questioni riguardanti le perquisizioni e la preghiera nella "scuola pubblica" sono così difficili: non riguardano liberi proprietari, ma il confuso territorio della proprietà pubblica. Questa è un'importante lezione da comunicare alla sinistra.
Nel frattempo, dovremmo mostrare quanto seri siamo sul nostro terreno di intesa. I libertari hanno fatto piuttosto bene nei riguardi della guerra della droga, conducendo il movimento di riforma ed articolando l'idea dell'auto-proprietà sulla questione dell'uso di droga. Alcuni libertari hanno protestato che enfatizziamo troppo tale questione, ma questo non è assolutamente vero. Quando centinaia di migliaia di persone sono state incarcerate e la Dichiarazione dei Diritti devastata, è difficile da esagerarne l'importanza. È inoltre un buon modo per introdurre un liberale di sinistra alla reale depravazione di cui lo stato è capace. Dopo tutto, uno stato che metterà mezzo milione di persone pacifiche in gabbie in cui sopruso e violenza sono endemici forse non è la migliore organizzazione per promuovere un mondo umano e premuroso. Inoltre, un punto può essere fatto circa il paternalismo: un governo abbastanza grande da fornire una sanità ed altre necessità certamente avrà un interesse invasivo nel nostro stile di vita.
Le libertà civili e la giustizia penale, inoltre, sono questioni opportune per la spiegazione dell'essenza della violenza dello stato. Tutto il potere politico nasce dal caricatore di una pistola e quella pistola tende ad essere nelle mani di un poliziotto. I liberali di sinistra spesso diffideranno della polizia e metteranno in discussione la giustizia del sistema carcerario. Lungi dal prendere la posizione conservatrice di difesa di queste istituzioni, dovremmo sfruttare tale scetticismo della sinistra come occasione per spiegare come tutti i programmi governativi sono infine fatti rispettare dalla polizia e dalle prigioni che la sinistra mette in discussione. Se gli esponenti della sinistra sono solidali con gli accusati in cause penali, dovrebbero anche essere meno rapidi a pensare il peggio di chi sia accusato di infrazioni amministrative. Se capiscono le implicazioni delle libertà civili e la futilità pratica del vietare le droghe, dovrebbero vedere i problemi del vietare le armi da fuoco. Se pensano che il sistema è ingiusto per chi è privato dei diritti, dovrebbero essere riluttanti ad applaudire quando gli evasori fiscali vengono imprigionati.
Questa è una grande occasione per provocare una dissonanza cognitiva nell'arredamento mentale della sinistra, che è importante nel tentativo di avvicinare o convertire. Dimostrate come gli stessi valori della sinistra sono in conflitto con alcune delle posizioni che tengono. Chiedete loro come possono davvero sostenere il corrotto dipartimento della giustizia di John Ashcroft quando ha perseguito Martha Stewart, o il Procuratore Distrettuale Rudy Giuliani quando ha perseguito l'investitore di junk-bond Michael Milken. Potreste essere sorpresi di quanti liberali di sinistra ammetteranno di non conoscere in realtà granché sulla questione se precisate gentilmente che alcuni dei loro pregiudizi di sinistra sembrano essere in conflitto con i loro proclamati valori centrali di imparzialità, di adeguato processo e dei diritti civili.

Politica estera

In particolar modo per quanto riguarda le guerre nazionaliste come quelle di Bush, la sinistra tende ad essere migliore della destra sulla politica estera. Questa è un'altra occasione per ulteriore educazione. Perché mai un esponente della sinistra che vede come il suo governo democratico pratica l'assassinio e la tortura all'estero dovrebbe confidare che lo stato sia invece gentile e premuroso nel paese? E, per quei liberali che sono stati morbidi sulle guerre di Clinton, perché possono fidarsi di alcuni politici per bombardare i civili, ma non di altri?
La guerra è davvero l'esempio classico della pianificazione centrale di governo, ed i fallimenti dei tentativi degli Stati Uniti di costruire nazioni all'estero non sono così qualitativamente differenti, o più sorprendenti, dell'incapacità dei programmi interni socialisti di produrre e distribuire le merci ragionevolmente ed efficientemente. Ancora, i politici mentono e distorcono la realtà per promuovere le loro guerre e per esagerare le gravi minacce alla sicurezza pubblica. Se gli esponenti della sinistra possono capire che i politici sono di frequente disonesti ed incompetenti quando si tratta della loro funzione più accettata – proteggere i propri cittadini dall'aggressione straniera – allora forse dovrebbero essere in grado di capire che quei difetti dell'essere umano e quei problemi organizzativi si applicano anche alla politica interna.
Effettivamente, i liberali di sinistra insistono che non è necessario sostenere dittatori stranieri come Saddam Hussein per opporsi all'intervento contro di essi del governo degli Stati Uniti. E riconoscono tipicamente quanto possano essere mostruosi tali dittatori stranieri. I libertari possono far notare che abbiamo la stessa logica per quanto riguarda altri mali domestici, quale l'ingordigia corporativa. Certamente, se la violenza e l'intervento di governo non fossero autorizzati contro un vero dittatore come Saddam Hussein, ci potrebbe essere qualche problema con l'amministrazione della coercizione di governo contro caratteri molto più benigni, come Bill Gates, anche se non ci piace tutto quel che fanno.
Dove la politica estera e l'economia si intersecano, la sinistra è a volte migliore della destra. Molti a sinistra sono stati particolarmente critici degli interventi economici contro Cuba, l'Iraq ed altre nazioni sotto forma di sanzioni commerciali. Questa è una visione libertaria, indipendentemente dal fatto che la riconoscono. Vedono la crudeltà del tagliare qualcuno fuori dallo scambio volontario e commerciale. È un aspetto di vita o di morte per milioni di persone. Questo è un grande punto di partenza per discutere dell'importanza del commercio nel mantenimento della civiltà e della pace. Perché i libertari portano soltanto la loro opposizione alle limitazioni commerciali draconiane al suo estremo logico, avversando tutte le violazioni della libertà di contratto e di scambio volontario, sia internamente che internazionalmente.

Economia

Per qualcuno potrebbe essere una sorpresa, ma i libertari possono realizzare molti progressi comunicando con la sinistra sull'economia. Purtroppo, tale dialogo è spesso controproduttivo. Parte della colpa ricade su quei libertari più attenti ad attaccare la sinistra che a cercare di persauderli.
In primo luogo, è importante non usare gli insulti. Non chiamate sprezzantemente il liberale di sinistra un "commie" – a meno che, naturalmente, vogliate che tutti gli esponenti della sinistra continuino a credere in quel socialismo così distruttivo per la nostra economia. Se mai, incoraggiate una certa dissonanza cognitiva chiedendo perché il vostro amico liberale è così conservatore, difendendo il grande governo, che è una delle idee politiche più vecchie e reazionarie.
Senza impero, stato di polizia e benessere corporativo – tutte cose di cui i liberal sono perlomeno scettici – il governo sarebbero molto, molto più piccolo e le tasse considerevolmente più basse. Durante le grandi guerre, in particolar modo, i conservatori non sono particolarmente migliori dei liberal sull'economia, considerando quanto vogliono tassare (o inflazionare) e spendere all'estero.
Ma il nostro terreno di intesa economico con la sinistra può davvero andare più oltre. Una cosa che la sinistra dovrebbe capire, ma che noi ugualmente abbiamo bisogno di capire se vogliamo spiegarla, è il modo profondo con cui il grande governo in realtà promuove le grandi imprese e calpesta i piccoli imprenditori, i lavoratori a reddito fisso ed i lavoratori poveri. Un libro importante dello storico di sinistra Gabriel Kolko, The Triumph of Conservatism: A Reinterpretation of American History (1963), spiega come i capi corporativi dell'industria spinsero per nuove agenzie regolarici in modo da contribuire a trincerarsi in un mercato regolato ed a distruggere la concorrenza. Questo era inoltre vero durante il New Deal (il direttore della General Electric era strumentale nel disegno dell'infame National Recovery Administration di Roosevelt, per esempio), durante la Great Society ed anche oggi. Spesso, sono gli stessi interessi che sono regolati che beneficiano di più dalla regolazione.
Uno dei più grandi strumenti corporativisti del grande-governo è la banca centrale. Gonfiando la massa monetaria e consegnando i dollari di recente stampa ai propri amici nelle grandi banche, nella grande impresa e nel complesso militar-industriale, il governo ridistribuisce efficacemente i soldi dalle classi povere e media a determinati segmenti di quella ricca, che ottengono i soldi per primi, prima che i prezzi possano adeguarsi. Quando infine arrivano alla gente più in basso sulla scala economica, i prezzi sono saliti. L'inflazione è quindi una tassa indiretta e regressiva .
Ci sono altri plateali modi in cui la grande impresa beneficia del grande governo. L'eminent domain è stato sempre più usato per sequestrare proprietà private e attività commerciali e per darne la proprietà ai grandi magazzini come Costco. Gli enti locali ottengono più reddito di imposta e le aziende più profitti – di nuovo illustrando il collegamento fra potere di governo e privilegio corporativo. Le leggi del salario minimo ed altre regolazioni tendono ad avvantaggiare le imprese più grandi, ed è per questo che tali giganti corporativi come il CEO di Wal-Mart spesso li favoriscono. Il programma di Bush della prescrizione medica, la più grande espansione nelle prestazioni sociali dalla Great Society, si è rivelato un'esplosione di welfare corporativo per l'industria farmaceutica.

Ambiente ed educazione

Per quanto riguarda l'ambiente, i diritti di proprietà e la common law erano più rigorosi contro l'inquinamento dei nuovi enti competenti favoriti dalla grande impresa, fin dalla Rivoluzione Industriale, come sistema per socializzare i costi dell'inquinamento, tutto in nome del "bene comune." Inoltre, molte imprese sono saltate sul carro del riscaldamento globale, riconoscendo che la regolazione delle emissioni di carbonio può essere enormemente vantaggiosa per le grandi imprese sotto forma di sovvenzioni e di contratti di licenza di brevetti.
Anche la pubblica istruzione è potenzialmente un terreno di conquista con la sinistra, una volta che esponete la storia delle "scuole pubbliche" come strumenti della propaganda e del lavaggio del cervello nazionalista e delle fabbriche per la produzione di operai, cittadini, soldati e contribuenti leali. Questa è un'altra area dove il libertarismo moderato è spesso disorientato. Idee riformiste quali i buoni scuola – che potrebbero offrire efficacemente maggiore scelta ad alcuni genitori non facendo però niente per tagliare il governo ed effettivamente aumentando l'intervento del governo nel settore della scuola privata – sono spesso più offensive per la sinistra dell'idea radicale di separare la scuola interamente dallo stato, come facciamo con la religione e per molti degli stessi motivi.

Privatizzazione e mercati liberi

Una trappola simile si trova nel sostegno della privatizzazione di istituzioni quali la previdenza sociale, le prigioni e la guerra.
La previdenza sociale è un programma socialista di ridistribuzione che conta inevitabilmente sulla coercizione; quindi non c'è niente da privatizzare. La miglior cosa sarebbe di ridurre in fretta la spesa, fino a che non rimanesse alcun programma, anche per liberare gli odierni contribuenti dal peso delle tasse il più rapidamente possibile. Poiché la previdenza sociale è una tassa regressiva, i liberali di sinistra sono a volte più aperti ad una posizione di principio che agli schemi per "privatizzare" il programma promulgando programmi obbligatori di risparmio, stabilendo sovvenzioni de facto per Wall Street, il tutto socializzando parte del mercato azionario.
L'ironia è che tali riforme apparentemente a metà strada non solo spesso non riescono ad avvicinarci alla libertà; incontrano anche una particolare resistenza a sinistra, che è particolarmente scettica di qualsiasi programma per passare la democrazia sociale agli interessi corporativi.
Per quanto riguarda cose come le prigioni e la guerra, neanche qui dovremmo spingere per privatizzarle. Un'associazione fra l'impresa ed il governo non è libertaria – effettivamente, è per definizione un attributo del fascismo – e il fatto che potrebbe svolgere il suo lavoro più efficientemente non significa che dovremmo favorirla. Alcuni programmi governativi sono immorali e quindi non vogliamo vederli eseguiti più efficientemente.
Il vero libero mercato offre la reale liberazione per tutto. La decentralizzazione radicale del potere che accompagna i robusti diritti di proprietà significa più uguaglianza e libertà per gli operai e meno privilegi e protezione per l'elite corporativa. Significa una possibilità di lotta per i deboli. Non dovremmo mai mancare di sottolinearlo.
Spesso, è l'incoerenza o la mancanza di chiarezza che rende spaventoso per la sinistra il pensiero libertario. Dovremmo in particolar modo stare attenti a non essere ipocriti. Sì, dovremmo elogiare le glorie dei padri fondatori – ma non fingere che la sinistra non abbia qualche ragione sulle origini del governo americano come stato espansionista e aggressivamente schiavista. Sì, dovremmo sostenere i mercati liberi – ma non dare un passaggio a politici come Ronald Reagan, la cui retorica era sovente buona ma le cui politiche erano spesso orribili per la libertà.
Dappertutto, una chiave mostra all'esponente della sinistra i suoi errori evidenti. Confrontate l'attivista non violento con la violenza inerente al controllo delle armi. Confrontate coloro che sostengono di parlare per i poveri con la natura regressiva della previdenza sociale e del grande governo.
Anche se siete in disaccordo con me su quanto ricettiva la sinistra possa essere al libertarismo, non abbiamo altra scelta che impegnarli su queste questioni. Se vogliamo promuovere la causa della libertà, dobbiamo convincere sempre più gente delle sue virtù. Molte persone stanno nella sinistra politica, e tali persone tendono ad interessarsi all'attivismo ed alle idee ed è particolarmente importante per la causa della libertà quando infine si avvicinano ed abbracciano il coerente programma dei libertari. Ignorarli non è un'opzione e sminuirli è un lusso che non possiamo permetterci. Noi dobbiamo invece avvicinarli, mostrando a quelli più ricettivi alle nostre idee che la libertà porta giustizia sociale, la proprietà privata porta la liberazione e la libera impresa è il sistema economico più compatibile con un mondo pacifico.

Articolo da: http://www.movimentolibertario.it/home.php?fn_mode=fullnews&fn_id=93&fn_cid=4

martedì 2 settembre 2008

Dibattito libertario sulla gestione dell'ambiente


Dibattito tra libertari:
La preservazione dell'ambiente è come si può immaginare una delle preoccupazioni, più grandi per i sostenitori del libero mercato in un sitema anarchico, il problema sta nel cercare di conciliare il mercato con la natura e il cercare di capire come e se privatizzare per migliorare ciò che con una gestione statalista risulta sempre un gigantesco danno.
Di questa questione ne hanno discusso Domenico Letizia e Davide Fidone del movimento anarcoliberale:

Domenico:

Come ogni anno al telegiornale è andato in onda un veloce resoconto delle specie in via di estinzione. Un animale meraviglioso e molto minacciato sono le balene, pescate principalmente dalla flotta giapponese. In effetti è incredibile che i banalissimi polli si moltiplichino e le maestose balene debbano sparire. Non mi pare però una cosa inspiegabile: i polli hanno dei padroni che si prendono cura di loro, le balene no. Sono sicuro che se le associazioni ambientaliste potessero "adottare" i cetacei, e rivendicare legalmente diritti di 'proprietà' contro chi attenta alla loro esistenza, la tendenza si invertirebbe. Qualcuno ha scritto:
"Se la General Motors possedesse il fiume Mississippi, stiamo pur sicuri che verrebbero chieste alte tariffe per gli effluenti alle industrie e alle amministrazioni comunali site lungo le rive, e l'acqua verrebbe mantenuta pulita, tanto da massimizzare i proventi degli appalti concessi alle imprese che volessero acquisire i diritti all'acqua potabile, alla ricreazione e alla pesca
commerciale."
Sottolineo la particolarità che ad occuparsene devono essere gli
ambientalisti e tali associazioni.

Davide:

Anche questo è un punto molto importante.
Al contrario degli anarco-capitalisti, io penso che la privatizzazione delle risorse ambientali non garantisca affatto la loro preservazione. Ad esempio la General Motors potrebbe ottenere maggiori profitti dalle industrie che pagherebbero per scaricare le proprie scorie nel fiume, piuttosto che dalla vendita dell'acqua potabile o dalle attività di pesca. Analogo discorso si potrebbe fare per il proprietario di un bosco che potrebbe disboscare e ricavare profitto dalla vendita del legname, per poi riutilizzare il terreno per altre attività più proficue. Così facendo in breve la terra verrebbe disboscata.
La soluzione secondo me consisterebbe invece nella nascita di agenzie di protezione ambientale private ed in concorrenza tra loro, pagate da chiunque abbia a cuore una certa risorsa ambientale per proteggerla anche con la forza. Ovviamente le agenzie che dimostrassero di ottenere i migliori risultati otterrebbero più sottoscrizioni. Anche oggi è possibile sottoscrivere o fare donazioni ad associazioni ambientaliste, ma queste non sono certe autorizzate all'uso della forza. Se legambiente, la lav, il wwf o qualsiasi altra associazione ambientalista potesse proteggere l'ambiente e/o gli animali anche mediante l'uso della forza (compito finora monopolizzato dallo stato che ovviamente se ne frega della preservazione di queste risorse), l'ambiente e gli animali sarebbero sicuramente meglio protetti e quelle associazioni potrebbero ottenere più sottoscrizioni perchè la loro utilità sarebbe meglio percepita dall'opinione pubblica. Tra l'altro la protezione ambientale non sarebbe più appannaggio solo delle associazioni no-profit, ma potrebbe costituire una vera e propria attività economica generante profitti, facendo nascere veri e propri
professionisti della protezione ambientale in concorrenza tra loro, col risultato di massimizzare l'efficienza della protezione.
L'attività di queste agenzie di protezione non equivarrebbe all'acquisizione della risorsa protetta da parte dell'agenzia, cosa che sarebbe troppo dispendiosa ed economicamente svantaggiosa per l'agenzia stessa. Più semplicemente le agenzie di protezione potrebbero anche consentire la fruizione pubblica o di altri privati della risorsa, limitandosi a regolarla ed a vietarne ogni possibile danno.
Ad esempio, tornando al caso del bosco, un'agenzia di protezione potrebbe anche lasciare che sia un altro individuo il proprietario, limitandosi a vietarne il disboscamento e inducendo il proprietario verso altre forme di profitto meno dannose come l'apertura di un agriturismo. Questo a conferma del fatto che la proprietà privata sarebbe si alla base dell'organizzazione sociale, ma non costituirebbe affatto un diritto assoluto, bensì una pretesa che gli altri potrebbero riconoscere o meno, oppure riconoscere ponendo delle condizioni o limiti.

Domenico:

Trovo davvero interessante il tuo intervento che condivido, infatti come ho scritto nell'articolo questo problema dovrebbe essere affrontato da associazioni e individui che pensano all'ambiente...
Cioè facendo l'esempio del fiume, mettendo sul mercato tale fiume, e ci sono due individui io come sostenitore dell'associazione, sostengo quello che è più conosciuto per la sua azione con l'ambiente.
Sulla questione dell' ambiente non sono così pessimista, perchè ritengo che se un imprenditore sa quello che fà di certo non rovinerebbe il suo ambiente naturale quel bosco o quel lago, perchè se lo inquino o lo disbosco di certo ci guadagnarei, ma non è un investimento, prima o poi il legno finisce, prima o poi compio un disastro ambientale inquinando quel lago, cosa che comporterebbe pure un danno alle altre proprietà e alle altre persone (es inquinamento della natura e delle falde acqiufere)
quindi secondo un ragionamnto che può essere anche semplicemente a scopo di lucro, io guadagno di più preservando l'ambiente, anzi più lo preservo più ci guadagno.... La soluzione, sarebbe quelle delle agenzie private o dei privati che privatizzano quel posto ma semplicemnte perchè lo devono curare...
Si sono d'accordo con quanto detto da davide, anche perchè se solo voglio pensare al profitto è un ragionamnto ottimo.
Oggi legambiente e il wwf otterebbero molto consenso, proprio perchè preservano, come una riserva di uccelli potrebbe essere privatizzata alla lipu, cioè basta sapere (e di certo non si può nascondere non a lungo almeno)la lealtà dell'organizzazione per tale causa...

lunedì 14 luglio 2008

Per un circo senza animali


PRESENTATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DALL’ONOREVOLE ELISABETTA ZAMPARUTTI LA PROPOSTA DI LEGGE n. 1480 PROMOSSA DA ENPA PER UN CIRCO SENZA ANIMALI

L’onorevole Elisabetta Zamparutti (PD – Radicali) ha presentato oggi alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge promossa da ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) in favore di un nuovo circo senza più crisi di visitatori e libero dalla abominevole costrizione che tiene ancora oggi bloccati sotto il tendone oltre 10.000 animali in Italia.
“Ho accolto con favore il testo sottopostomi da ENPA – ha dichiarato l’On.le Zamparutti - innanzi tutto perchè propone un tema a me caro, quale quello di uno spettacolo circense libero da animali che si devono mostrare, spesso ridicolizzati, per un discutibile divertimento. Sottoporrò la proposta di Legge n. 1480 all’attenzione dei colleghi parlamentari, certa che l’argomento toccato sta a cuore a molti. Spero vivamente – ha concluso l’Onorevole Zamparutti – che con questa legislatura si possa finalmente porre fine ad uno spettacolo che, così come impostato, sta sommergendo di dannosissime critiche innanzi tutto lo stesso mondo del circo”.
La proposta di legge n. 1480 non propone l’immediata fuoriuscita degli animali dal circo, problema di difficilissima soluzione, ma bensì il perentorio ed inderogabile divieto di ogni ulteriore acquisizione, mentre la chiusura dell’attività riguarda, urgentemente, le criticatissime mostre del cucciolo, orrende esposizioni di cuccioli di cani, spesso di età inferiore ai tre mesi, continuamente sballottati dal tendone ambulante da una città all’altra. La figura di un Commissario straordinario è stata inoltre prevista, unitamente ad un aiuto economico, per gestire la fase di transizione che dovrà condurre alla totale eliminazione degli spettacoli con gli animali. La tutela del marchio circense unitamente al divieto immediato di coinvolgimento delle scuole, sono inoltre altri due punti cardini del testo promosso da ENPA.
“Ringraziamo vivamente l’Onorevole Zamparutti – ha dichiarato Giovanni Guadagna, responsabile Ufficio Cattività di ENPA – per l’entusiasmo con il quale ha accolto la proposta di ENPA. Speriamo vivamente che questa volta il mondo del circo reagisca in maniera meno rigida e la finisca di arroccarsi dietro anacronistiche posizioni che tendono solo a lasciare la cose così come stanno, ossia un circo ormai lontanissimo dagli afflussi di visitatori di soli pochi decenni addietro ed ancora basato sulla prigionia di migliaia di animali foraggiati dai contributi del Ministero per i Beni Culturali. Da parte di ENPA – ha concluso Guadagna – vi sarà tutto l’impegno a seguire l’iter della legge che già al Senato, con il Ddl 290, porta la firma del sen De Lillo”.
La vecchia legge sul circo risale al 1968 e non riguarda in alcun modo gli animali. In Italia ad oggi esistono un centinaio di imprese circensi, quasi tutte finanziate dallo Stato, che detengono non meno di 10.000 animali, tra cui ragni, scorpioni, coccodrilli, anaconde, tigri, elefanti ma anche cani e piccole scimmie ed addirittura pesci.ENPA ha recentemente pubblicato un dossier sul mondo del circo, disponibile sul sito http://www.enpa.it/ nelle pagine dell’Ufficio Cattività. Il dossier è ricco di informazioni su tecniche di addestramento e di detenzione negli zoo itineranti, sui finanziamenti pubblici e sul numero di animali ancora oggi detenuti.

venerdì 4 luglio 2008

Brava LAV, fermiamo questo inferno


Un ottimo lavoro sta svolgendo in questi mesi la Lav contro la mostruosità della caccia alla foca (osservare come si svolge la caccia alle foche è una delle cose più strazianti da vedere).
Questo è il loro sito: http://www.infolav.org/
Insieme alle maggiori organizzazioni animaliste del mondo, anche la LAV ha manifestato il 1° luglio a Bruxelles per sostenere e sollecitare la Commissione a predisporre l’annunciata proposta di bando definitivo al commercio di pelli e altri prodotti derivati di foca. Su un maxischermo accanto al palco, mentre alcuni membri delle associazioni organizzatrici spiegavano come viene praticata la caccia alla foca, sono state proiettate immagini che documentavano come vengono uccisi i mammiferi. Tra i manifestanti, decine di cartelli che recitavano slogan come 'Pelliccia=tortura' e 'Fermiamo la strage', attivisti vestiti con costumi da foca nonostante il caldo, mentre altri indossavano magliette con la scritta: 'Le pellicce sono indossate da bellissimi animali e da orribile esseri umani'.
In Europa, Belgio e Olanda hanno gia' vietato l'importazione di prodotti derivati dalle foche, che giungono principalmente dal Canada e dalla Groenlandia. In Italia, la commissione Ambiente e territorio del Senato sta per esaminare un disegno di legge per proibire questo tipo di commercio. Durante la scorsa legislatura la commissione aveva gia' approvato il testo, ma la caduta del governo aveva bloccato l'esame alla Camera. 'I tentativi fatti in passato per abolire i metodi di caccia piu' cruenti, come le trappole a tagliola - ha commentato Roberto Bennati, Vicepresidente LAV, a Bruxelles con un gruppo di attivisti dell'associazione - sono falliti perche' Paesi come il Canada, dove la caccia e' praticata sistematicamente, non hanno ratificato gli accordi stipulati in precedenza con l'Ue. L'unica strada, quindi, e' boicottare il commercio per scoraggiare la caccia''.

sabato 21 giugno 2008

L'abitare al futuro



Gli ecovillaggi sono un nuovo e potente tipo di comunità intenzionale. Essi uniscono due profonde verità: che si vive meglio in piccole comunità sane che sostengono chi ci abita e che l’unica strada sostenibile per l’umanità è il recupero e la redifinizione del vivere insieme.
Gli ecovillaggi sono il più promettente e importante movimento di tutta la storia.”


Dr Robert J. Rosenthal
Professore di filosofia
Hanover College, USA

Ecco un interessante sito dove reperire info: http://www.gen-europe.org/about_us/italian/index.html

lunedì 2 giugno 2008

Nucleare? No, Grazie!

L'energia libertaria è l'energia che fa bene all'ambiente che non crea monopoli che è accessibile a tutti e che sviluppa le tecnologie, questa energia non è il nucleare.
Domenico Letizia


Ancora una volta con Grillo:
Il comitato di affari PDL e PD-meno-elle ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dell’Italia è legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che l’opinione pubblica è contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrerò il contrario. Non è difficile.
Nucleare? No grazie.
Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano più della volontà degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?
Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potrà fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.
Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsentirà alle centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l’esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.
Ci sono molti comuni denuclearizzati in Italia, comuni sovversivi, sobillatori, pericolosi organizzatori di energie alternative. Ma non sono ancora abbastanza. Chiedo ai sindaci di esporre il cartello: “Comune denuclearizzato” sotto il nome del loro paese. E’ il miglior benvenuto per chi lo visita.






lunedì 10 marzo 2008

VERGOGNA ON-LINE

Ancora animali oggetti di maltrattamenti!

giovedì 14 febbraio 2008

NO ALLA VIVISEZIONE!!

giovedì 10 gennaio 2008

Il Partito Animalista Italiano scrive a Domenico Letizia



Il P.A.I. (partito animalista italiano) scrive a Domenico Letizia data la scarsa considerazione delle problematiche animaliste e ambientaliste nel casertano e in particolare nel campano.
La zona del casertano rovinata anche dalla questione dei rifiuti risulta essere un territorio che dedica poca attenzione all'ambiente e alle risorse della propria zona. L'unica eccezione è rappresentata dal comitato Macrico Verde che dopo anni e parecchio lavoro sta riportando risultati vincenti e dal comitato No allo Uttaro che ha otteneuto importanti risultati nonostante il problema dei rifiuti è lungi dall'essere risolto.
Il P.A.I. punta alla pubblicizzazione dei suoi programmi per inoltrare una coscienza animalista nel territorio. Proposte accettate con entusiasmo dal Movimento Fiamma Libertaria e da Domenico Letizia.Tra le iniziative c'è la creazione di Oasi comunali (anzichè canili municipali) per le cittadine sopra i 25.000 abitanti e riduzione dastrica della Vivesezione con proposta di riconoscimento normativo nei codici penale e civile di semi-personalità giurida dei nostri amici a quattro zampe,con conseguenti diritti riconoscibili agli stessi.Da queste proposte si vuole lanciare una collaborazione che risvegli una coscienza animalista e ambientalista.

lunedì 7 gennaio 2008

La turtura dell'orsetto Knut: dallo zoo al cinema!


Dopo aver conquistato le simpatie dei tedeschi e dell'opinione pubblica internazionale, l'orsetto Knut potrebbe diventare una star hollywoodiana. Secondo il tabloid berlinese 'BZ', il produttore americano Ash R. Shah ha gia' contattato Bernhard Blaszkiewitz, direttore dello zoo berlinese in cui vive Knut, che da poche settimane ha compiuto un anno. All'orso polare, abbandonato dalla madre quando era ancora cucciolo e allevato dal personale dello zoo, ha offerto un ingaggio pari a 100mila dollari per il ruolo di protagonista in un film di animazione, piu' altri cinque milioni che arriverebbero dalla partecipazione agli incassi. "Si', siamo in trattative", ha confermato Blaszkiewitz, "e siamo molto lieti per l'interesse mostrato da Hollywood. Ancora non posso dire quando firmeremo il contratto, poiche' prima bisogna definire alcuni particolari". Secondo i piani del produttore hollywoodiano, presidente della societa' 'The Animation Picture Company', Knut dovrebbe essere protagonista di un film di animazione simile ai campioni di incassi del passato come 'Nemo' e 'Shrek'. Se il progetto andra' a buon fine, il direttore Blaszkiewitz pensa di destinare i cinque milioni di dollari di ingaggio (3,4 milioni di euro) per migliorare l'area in cui vive l'orsetto e per finanziare altri impianti dello zoo berlinese.

sabato 29 dicembre 2007

Greenpeace denuncia impianto d'ingrasso tonni


Greenpeace ha presentato una denuncia alla Commissione Europea contro l’impianto di ingrasso di tonni di Cetara. «La denuncia - sostiene Greenpeace - si basa su una memoria al Consiglio di Stato, dove la De.Mo.Pesca s.a.s., proprietaria dell’impianto, sostiene che su questa attività si è basata tutta la sua campagna di pesca che avrebbe impegnato un centinaio di pescatori e circa settecento altri posti di lavoro nell’indotto. Ovviamente, un giro d’affari non da poco per un quantitativo di tonni che, dai dati del sito internet dell’impresa, si potrebbe stimare in 400 tonnellate di tonni. Sulla base delle dichiarazioni della De.Mo.Pesca s.a.s. il Consiglio di Stato ha emesso un’ordinanza contro la decisione della Regione Campania di bloccare l’impianto di Cetara, considerando che la doverosa comparazione degli interessi coinvolti induce a preferire la prosecuzione dell’attività economica intrapresà».
«Tuttavia - aggiunge Greenpeace - quest’impianto non è presente nè nella lista degli impianti autorizzati per l’ingrasso di tonno nel 2007, di cui al Decreto ministeriale 20 settembre 2007, nè nel database Iccat degli impianti autorizzati. Sull’Italia pende già una procedura d’infrazione presso la Commissione Europea per aver pescato circa 500 tonnellate di tonni oltre il consentito, nel 2007. A questa cifra andrebbero sommati i tonni ingrassati nell’impianto di Cetara - prosegue l’associazione - occultati in tutte le statistiche di pesca. La Rainbow Warrior di Greenpeace quest’estate ha visitato l’impianto di Cetara per una pacifica dimostrazione: in pieno agosto, con la stagione di pesca chiusa da un mese e mezzo, in quelle gabbie non sembrava esserci alcun tonno. Greenpeace, tuttavia, non si è immersa per verificare la presenza di tonni sul fondo delle gabbie».
«O la De.Mo.Pesca s.a.s. ha dichiarato il falso al Consiglio di Stato - dichiara Alessandro Gianni, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia - e quest’attività non è mai iniziata, o sono estate eluse tutte le norme relative alle statistiche di pesca dell’Unione Europea. Questo è proprio un impianto fantasma: sarebbe interessante anche un accertamento fiscale su una sedicente attività economica che avrebbe mantenuto qualche centinaio di pescatori e altri operatori dell’indotto, ma di cui non esiste nessuna notizia ufficiale». Greenpeace chiede «che tutte le Autorità a qualsiasi titolo competenti si attivino immediatamente per chiarire il mistero dell’impianto fantasma di Cetara, con gli opportuni controlli amministrativi e fiscali».
Greenpeace chiede inoltre controlli per escludere l’esistenza di altri impianti fantasma per l’ingrasso tonni in Italia, di verificare la reale consistenza dei quantitativi di tonno pescati dall’Italia nel 2007 e di verificare se a quest’impianto fantasma sono stati erogati contributi economici pubblici». In tal caso, Greenpeace chiede «se non sia il caso di revocare tali contributi ove venisse accertata o la falsa deposizione al Consiglio di Stato o l’abusivo inizio dell’attività dell’impianto. Greenpeace è a disposizione di tutte le Autorità che volessero aver copia del materiale probatorio a sua disposizione».

giovedì 27 dicembre 2007

Nella giungla indiana,la caccia all'ultima tigre


Erano 40 mila all'inizio del '900. Oggi sono 1500. Rischia l'estinzione a causa del bracconaggio e dell'urbanizzazione

DEHRADUN (India)
Ormai ci sono più tigri in cattività che in libertà: 20000 contro 3500. All’inizio del XX secolo decine di migliaia di questi felini popolavano tutta l’Asia, dai confini orientali della Turchia all’Indonesia. Oggi, catalogate come «specie in pericolo», si trovano solo in India, nel Sud-est asiatico e in un pezzetto di Siberia. Non si vedono più sulle rive del mar Nero, né in Asia Centrale. Tre sottospecie - la tigre di Bali, di Giava e del Caspio - si sono già estinte, e nel Sud della Cina rimangono pochi esemplari. Una caccia intensa, praticata soprattutto da ufficiali britannici nell’India coloniale, ha fatto crollare la popolazione di felini. Anche se oggi ufficialmente sotto protezione, le tigri sono minacciate dal bracconaggio - diverse parti dell’animale vengono usate nella farmacopea tradizionale cinese e coreana - e dalla pressione demografica degli umani. L’habitat dei felini si è drasticamente ridotto nell’ultimo secolo.

Di recente, 80 allievi della scuola di ufficiali di polizia sono stati mandati in un parco naturale ai piedi dell’Himalaya, per apprendere dalle guardie forestali le regole della lotta al bracconaggio. «La sparizione di alcune specie animali, soprattutto della tigre, è legata al crimine organizzato», spiega Anu Nagar, responsabile dei corsi. In India restano 1500 felini, contro i 40000 di un secolo fa.

Con la tigre non si spreca nulla, si vende tutto, dalla pelliccia ai denti, anche i testicoli, molto richiesti in Cina per pozioni afrodisiache, o la polvere d’ossa da assumere in caso di fratture. Uno scheletro o una pelle vengono venduti a circa 3 mila euro. Una piccola fortuna per un contadino, una pagnotta per l’intermediario, che può ottenere fino a 35 mila euro al mercato nero cinese.

La tecnica è semplice. Una trappola nascosta immobilizza l’animale ferendolo alla zampa. Ai bracconieri non resta che ucciderlo con un colpo alla gola, per non rovinare la pelliccia. In India, 50 felini trovano così la loro morte ogni anno. «Con i metal detector e le telecamere a infrarossi speriamo di sradicare il fenomeno, ma le tigri si salvano soprattutto colpendo la rete del contrabbando», dice Samir Sinha, direttore dell’Ong «Trafic India». Però «la maggior parte dei capi non ha mai messo piede in una foresta e maschera le proprie operazioni come trasporti legali». Operano a New Delhi, ideale per passare inosservati con i suoi 15 milioni di abitanti. I clienti, cinesi o nepalesi, scelgono le pelli in piccole botteghe, e le firmano una volta concluso l’affare. In seguito, donne di tribù del Nord, note per l’arte della caccia alla tigre, trasportano pelli e scheletri. Grazie alle firme, e agli informatori, alcune reti di contrabbando sono state smantellate.

La lotta al bracconaggio passa anche attraverso la mobilitazione delle comunità di villaggio. Difficile, in quanto i felini hanno fatto numerose vittime a causa dell’urbanizzazione rampante e dell’edilizia abusiva nei parchi naturali. «Con solo il 2% della superficie terrestre, l’India concentra il 20% degli umani e il 40% di tigri, e la coabitazione è un problema», constata Sinha. Nello stato Uttarranchal, nel 2007 14 contadini sono stati uccisi da leopardi o tigri. «In queste condizioni, è difficile difendere la tigre», ammette il signor Chandola, responsabile della protezione animali locale. Dopo l’attacco, vengono inviate squadre per calmare la popolazione. Le famiglie vengono indennizzate, 1800 euro per un adulto ucciso, 900 per un bambino. «Teoricamente, la religione chiede di vivere nel rispetto con la natura e le tigri. Ma oggi l’intolleranza cresce», constata Chandola, e conclude: «Non resta che fare barriere ad alta tensione elettrica intorno ai paesi, per preservare sia la popolazione che le tigri».

(La Stampa.)

250 mila idioti per la caccia alla volpe di Santo Stefano. I contrari e i favorevoli, notizie dal mondo inglese.


La battuta di caccia alla volpe di Santo Stefano. Una tradizione rispettata anche quest'anno nelle campagne inglesi, dove 250mila appassionati si sono dati appuntamento per uno sport ancora molto popolare tra ricchi e nobili. Ma non sempre le controverse restrizioni imposte due anni fa sono state rispettate.
Mike Hobday, portavoce degli animalisti della League Against Cruel Sports, spiega che è difficile quantificare gli illeciti, perché spesso le battute di caccia hanno luogo in tenute private. "Eppure - aggiunge - finora 19 persone sono state condannate, e questo dimostra che le violazioni sono numerose".
Al momento, i cani possono essere sguinzagliati soltanto per localizzare la preda servendosi dell'olfatto, ma a differenza del passato non possono aggredirla e ucciderla. Un divieto a cui si oppone la Countryside Alliance, un'associazione in prima fila nella battaglia contro il giro di vite deciso nel 2005 dal governo Blair. I suoi membri dicono chiaro e tondo di essere intenzionati a preservare la caccia alla volpe come avveniva un tempo, sfruttando le "zone d'ombra" della legge.

Aquile e gufi reali a caccia di volpi in Gran Bretagna
Hunting Act, "Art.1 Una persona compie un reato se caccia un mammifero selvatico con un cane, se quella caccia non rientra tra quelle in deroga". Questa nuova norma, che avevrebbe dovuto sancire la chiusura della tradizionale caccia alla volpe coi cani in Gran Bretagna aveva fatto grande scalpore, ma quale è la realtà? Una sua scarsa applicazione e un'astuzia per aggirarla: dotarsi di un rapace e fingersi falconieri autorizza ad utilizzare i cani. I problemi e le preoccupazioni che questo tipo di caccia continua a sollevare nel Regno Unito.
Dal 2005 la caccia con i cani è vietata in tutta la Gran Bretagna (Inghilterra, Galles e Scozia) perché si è ritenuto che provocasse sofferenze ingiustificate alle prede: è quindi stata messa al bando la tradizionale caccia alla volpe, ma anche quella alla lepre ed al cervo, nella forma della caccia in battuta. Eppure quasi nessuna squadra di caccia alla volpe ha rinunciato alle proprie mute di cani, e molte di esse continuano a cacciare apparentemente alla stessa maniera . Alcuni gruppi di cacciatori hanno intrapreso deliberatamente un'attività di provocazione contro una legge fortemente contrastata e per la cui applicazione sono stati messi in campo così pochi mezzi che la polizia ha ufficialmente dichiarato che il controllo dell'attività venatoria non è prioritario. Altre squadre stanno invece sfruttando alcune delle molte "eccezioni" consentite dalla legge.
Una delle forme di caccia in deroga è l'uso della muta dei cani a supporto dell'attività di falconeria. L'"Hunting Act", che ha messo al bando la tradizionale caccia alla volpe, dispone infatti che è esente dal divieto l'uso dei cani per stanare l'animale selvatico con l'obiettivo di consentire ad un uccello rapace di cacciarlo: quindi la muta dei cani non può arrivare sull'animale, anzi deve solo far uscire dal riparo l'animale selvatico, e l'inseguimento e la cattura devono essere compiuti dal falco. L'eccezione per la falconeria era stata concessa in seguito alla lunghissima indagine che aveva preceduto l'emanazione della legge, con lo scopo di non danneggiare un'attività che non era stata messa sotto accusa. In secondo luogo s'intendeva consentire la caccia a specie considerate "nocive" come il coniglio, effettuata tradizionalmente con l'ausilio del falco, sebbene fosse emerso che i 2.100 falconieri britannici con 6.600 uccelli registrati e una stima di altri 2.000 con circa 11.000 animali esenti dalla registrazione (tra cui l'americano falco di Harris) non incidessero in maniera rilevante nell'attività istituzionale di controllo dei nocivi .

Una sostanziale differenza tecnica tra l'uso dei cani nella caccia alla volpe e nella falconeria era pure emersa nelle approfondite inchieste che DEFRA, il dipartimento che amministra le questioni ambientali e rurali sotto l'egida del Ministro dell'Ambiente, aveva svolto in relazione ai principi di utilità e di minima sofferenza per l'uso dei cani durante l'attività venatoria: la falconeria si esercita in ambienti aperti con al massimo due cani, appositamente addestrati a stanare la preda senza inseguirla in maniera da non causare danni al falco, pertanto una condizione tecnicamente e biologicamente diversa da quella della battuta alla volpe, dove l'istinto di decine di cani viene assecondato per arrivare a catturare la preda in un ambiente con spazi molto angusti.
Un effetto inaspettato della legge è stato invece che una forma di caccia di minoranza e destinata ad un ristretto numero di appassionati registra una crescita anomala poiché alcune squadre, un numero maggiore di 30, forse 50, hanno acquistato aquile e gufi reali da portare in battuta in maniera da aggirare il divieto dell'uso dei cani. Le associazioni di falconeria britanniche, e prima di tutte l'Hawk Board, hanno etichettato questo comportamento come irresponsabile, motivando ampiamente le loro forti preoccupazioni.
Innanzitutto motivi organizzativi: un breve corso non è sufficiente a saper maneggiare un grande uccello da preda, soprattutto se si aggiunge l'ulteriore difficoltà di gestire cani, aquile e cavalli non abituati a stare assieme , fattori che possono generare situazioni di grave pericolo anche per la sicurezza delle persone presenti in battuta. Inoltre in caso di necessità sarebbe terribilmente complicato, se non impossibile, fermare decine di cani lanciati a rincorrere un animale, come si dovrebbe fare alla comparsa della volpe.

Ad aggravare la contrarietà dei falconieri vanno segnalate argomentazioni etologiche: un'aquila reale caccia volpi solo in mancanza di cibo più adatto e dovrebbe essere specificatamente addestrata per avere una sostanziale utilità per questo tipo di caccia. Infine in caso di cattura del mammifero l'atteggiamento caratteristico delle aquile di proprietà nei confronti delle prede e l'istinto di caccia dei cani porterebbe a tragiche conseguenze per i cani o anche per il rapace , nell'inevitabile scontro per prendere possesso della volpe.

Per questa ragione persino il Council of Hunting Associations, che rappresenta ben undici associazioni venatorie, ha dichiarato che è fortemente sconsigliato prendere in considerazione la possibilità di usare rapaci in associazione con mute di cani senza averne prima discusso con l'Hawk Board e l'Hunting Office. Non è mancata la risposta dei cacciatori coinvolti, che hanno assicurato che la sicurezza degli uccelli è prioritaria e che prima di far alzare in volo i rapaci saranno valutate attentamente le condizioni di caccia.

Tuttavia è necessario sollevare la domanda: "è legale o no l'uso dei rapaci nelle battute alla volpe? Un portavoce di DEFRA ha dichiarato senza mezzi termini "Secondo noi la deroga alla falconeria non consente di continuare a cacciare con i cani ".

Per il momento i sostenitori delle battute alla volpe e coloro che hanno lottato per abolirla attendono con impazienza di effettuare test legali nelle aule di giustizia, dove sia messo sotto accusa l'eventuale abuso delle eccezioni al divieto generale dell'uso dei cani. Questa procedura sembra particolarmente interessante soprattutto per i volontari della LACS (League Against Cruel Sports ), che presenziano le battute di caccia alla volpe con videocamere professionali e GPS, producendo materiali da usare in tribunale come prova nelle azioni legali che la LACS intenta contro i cacciatori. In tutti i casi in cui i cani abbiano inseguito o siano arrivati sulla volpe per ucciderla, sarà infatti necessario stabilire se l'azione è illegale, nonostante la presenza di un rapace possa suggerire l'intenzione di far effettuare la caccia dal volatile invece che dai cani.

Ma non tutto il mondo ambientalista si oppone a questa nuova pratica, l'atteggiamento della Royal Society for Protection of Birds (RSPB, la maggiore associazione britannica per la protezione gli uccelli) è invece neutrale: l'associazione si sente chiamata in causa solo nel caso in cui un'attività rappresenti una minaccia per la sopravvivenza di una specie, per cui per il momento essa riconosce la legittimità della falconeria come sport tradizionale. Ogni settimana in Inghilterra si svolgevano e tuttora si svolgono centinaia di battute alla volpe , se l'uso dei rapaci rimanesse confinato alle poche squadre che si sono avventurate in questo esperimento, esso potrebbe anche non rappresentare una minaccia per le circa 400 coppie di aquile reali nidificanti in Scozia, poiché il mercato legale di animali allevati può sopportare questa richiesta. Se invece le centinaia di squadre decidessero di avere come "mascotte" un'aquila reale questo costituirebbe senz'altro una grave minaccia per la salute delle popolazioni di rapaci.

venerdì 21 dicembre 2007

Migliaia di gatti trasformati in pellicce


Milano - Secondo il presidente dell'Aidaa Croce il commercio di pelli di gatto coinvolgerebe i laboratori di via Sarpi a Milano e a Prato
Aidaa denuncia: «Migliaia di gatti trasformati in pellicce"

Con una lettera inviata oggi alla procura della repubblica di Milano il presidente dell’associazione italiana difesa animali ed ambiente Lorenzo Croce ha chiesto di essere sentito dai giudici milanesi per fornire informazioni in merito ad un traffico di migliaia di pelli di gatto destinate ai laboratori della zona di Paolo Sarpi a Milano, di Prato e di alcune non meglio specificate località della provincia di Como dove sarebbero trasformate in pelliccie e tappeti.
Nella lettera indirizzata ai giudici milanesi il presidente AIDAA parla di una vera e propria filiera illegale che parte dal rapimento dei gatti prelevati per la maggior parte nelle colonie feline delle grandi città, portati in vere e proprie macellerie clandestine dove verrebbero sistematicamente uccisi e squoiati le pelli sarebbero poi messe sotto sale e vendute illegalmente a compiacenti acconciatori e laboratori gestiti per la maggior parte da persone di nazionalità orientale (cinesi e coreani in prevalenza) che trasformerebbero le pelli dopo averle acconciate in vere e proprie pelliccie e tappeti destinati al mercato clandestino italiano ma anche al mercato estero.

Secondo i dati in possesso dell’associazione italiana difesa animali ed ambiente sarebbero alcune di migliaia i gatti che una volta catturati o prelevati da losche figure dalle colonie feline ogni anno oppure rapiti (in caso di gatti di razza particolarmente pregiata e gatti di colore nero) uccisi in maniera cruenta per poi essere trasformati in pelliccie mentre le carcasse sarebbero smaltite insieme ai resti di altri animali.

“Da tempo andiamo dicendo che vi è un pericoloso mercato parallelo delle pelliccie di gatto anche qui da noi, pelliccie e tappeti di pelo di gatto il cui mercato è gestito come una vera filiera con gli stessi criteri degli allevamenti di animali da pelliccia, in questo caso però i gatti scompaiono dalle colonie e vengono rivenduti a 5-10 euro al capo in caso di gatti comuni e con prezzi che arrivano fino a 100 euro in caso di gatti appartenenti a razze pregiate- ci dice Lorenzo Croce- ora dopo aver lavorato in silenzio ed aver raccolto per oltre un’anno le segnalazioni provenienti da tutta Italia ho chiesto di essere sentito dalla magistratura milanese per fornire le informazioni in nostro possesso che speriamo servano a stroncare questo traffico illecito ed illegittimo di animali massacrati per essere trasformati in pelliccie. Invito-conclude Croce- tutti i responsabili delle colonie feline a prestare la massima attenzione e a segnalarci le sparizioni di gatti o di gruppi di gatti in modo da poter avere ulteriori precise informazioni da fornire nei prossimi giorni alla magistratura milanese”

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )