
Arrestati tre anarchici nel centro di Torino in seguito ad alcuni scontri.
I tafferugli sono scoppiati quando la polizia ha accusato gli anarchici di rapina avvenuta pochi minuti prima in un'agenzia di viaggi. Pur non essendo coinvolti,gli anarchici sono accusati di resistenza a pubblico ufficile.
(riportiamo articolo tratto da ZipNews):
Arrestati tre anarchici nel centro di Torino in seguito ad alcuni scontri. I tafferugli sono scoppiati quando la polizia ha cercato di controllare i documenti ad alcuni di loro in seguito ad una rapina in un’agenzia di viaggi. Pur non essendo coinvolti, hanno fatto resistenza. Gli arresti sono avvenuti per resistenza a pubblico ufficiale.
mercoledì 16 gennaio 2008
Scontri fra anarchici e Polizia nel centro di Torino
Mastella annuncia dimissioni dopo notizia arresto moglie

ROMA - Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha annunciato alla Camera di avere deciso di dimettersi dopo la notizia degli arresti domiciliari alla moglie Sandra Lonardo da parte di magistrati campani.
"Getto la spugna", ha detto Mastella.
Nel testo del discorso è scritto anche :"Mi dimetto dunque perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo [...]. Mi dimetto per essere più libero umanamente e politicamente".
Nel suo intervento, Mastella non ha fatto alcun riferimento all'atteggiamento del suo partito - l'Udeur - nei confronti del governo e in particolare sulla permanenza nella maggioranza.
Mastella ha ricordato di essere stato anche in passato protagonista di vicende giudiziarie, di aver "provato, creduto, sperato che la frattura fra magistratura e politica potesse essere composta", ma di rendersi conto di essere "percepito da frange estremiste della magistratura come un nemico da contestare se non da abbattere".
"Ho avuto l'illusione di poter riformare l'ordinamento giudiziario con la collaborazione della magistratura", ha aggiunto riferendosi al lavoro svolto dal maggio 2006 alla guida del ministero della Giustizia.
Questa mattina il presidente del Consiglio Romano Prodi, con una telefonata, aveva espresso solidarietà a Mastella.
Fonti governative riferiscono che anche altri esponenti della maggioranza hanno chiamato Mastella per convincerlo a non dimettersi, senza però riuscire a fargli cambiare idea.
Le dimissioni appaiono dunque al momento irrevocabili.
Dopo Mastella nell'aula della Camera ha preso la parola il vicesegretario del Pd Enrico Franceschini che ha espresso a sua volta "solidarietà politica" al ministro.
Le dimissioni di Mastella sono state confermate pochi minuti fà dal capogruppo alla camera dell'Udeur.
Repressione in Umbria. L'operazione Brushwood

Il 23 ottobre scorso a Perugia parte l'operazione "Brushwood" che porta all'arresto dei supposti componenti di una cellula "anarco-insurrezionalista", responsabile di vari attentati in Umbria, fra i quali, ultimo in ordine di tempo, la spedizione il 20 agosto 2007 di una busta contenente pallottole alla Presidente della Regione Umbria, Lorenzetti, atto intimidatorio a firma Coop-Fai. Gli arrestati sono 5 ragazzi di Spoleto: Michele Fabiani, Andrea di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini. Il clamore mediatico sui media locali e nazionali è conseguente, rispecchiando un copione già visto: il pericolo terrorista incombe in Italia, insurrezionalisti, nuove-br e sindacalismo di base vengono periodicamente mescolati, confusi e legati fra loro da vari teoremi. L'arresto guarda caso segue di qualche settimana le operazioni fatte in varie parti d'Italia a carico di noti esponenti del sindacalismo di base e precede, di un paio di settimane, lo sciopero del 9 novembre indetto a livello nazionale da tutte le sigle del sindacalismo di base. Strane, ma consuete coincidenze.
A carico dei 5 però c'è ben poco e come era stata gonfiata la questione nel giro di pochi giorni scompare dai media per lasciare posto al delitto efferato di una studentessa inglese a Perugia, che avviene poco dopo, e solletica meglio la voglia di splatter dei vari salotti televisivi di seconda serata. Scompare dai media, o meglio non appare affatto, la notizia anche della morte in carcere, il 14 ottobre, di Aldo Bianzino, arrestato due giorni prima con la moglie per possesso di droga e morto in circostanze non chiare nella sua cella a Perugia.
Dei cinque arrestati l'unico a dichiararsi anarchico è Michele Fabiani, figlio di un consigliere comunale di Spoleto dell'area di sinistra di Rifondazione. Gli altri o sono vagamente simpatizzanti o semplici conoscenti. Uno addirittura, Fabrizio, al momento dell'arresto ha in tasca la ricevuta del voto dato alle primarie per il Partito Democratico, appena 9 giorni prima. Sarà l'unico ad essere rimesso in libertà dopo poco. Gli altri rimangono agli arresti: due ai domiciliari, Damiano e Dario, e gli altri, Michele ed Andrea in isolamento nel carcere di Perugia. Michele rimarrà in isolamento fino alla fine di dicembre quando il giudice Restivo decide di trasferirlo in cella con un altro detenuto. Andrea, allo stato attuale resta in isolamento.
Varie manifestazioni ed iniziative sono susseguite l'una all'altra, specie dopo la quasi immediata costituzione del "Comitato 23 ottobre, per la verità su Brushwood" che cerca di tenere alta l'attenzione sulla questione. In diverse riprese si interessano agli arrestati anche il consigliere regionale dei Verdi Oliviero Dottorini e l'on. Catia Bellillo del P.d.C.I., mentre sottoscrivono appelli vari in loro favore, esponenti locali della sinistra radicale, del sindacalismo di base e dei centri sociali. Il tutto rappresenta certo un segno positivo di mobilitazione e solidarietà generale di fronte al pasticciaccio inquisitorio montato a carico dei 5, che somiglia a molti altri pasticciacci fatti in questi ultimi anni in varie parti del paese.
Forse è poca cosa, ma intanto è un segnale di reazione di fronte all'uso tutto italiano di reprimere, intimidire e sbattere il mostro in prima pagina per creare confusione e tensione nell'opinione pubblica, bloccare le lotte sociali e sindacali, mettere a tacere ogni forma di dissenso e... riscrivere la storia. Insomma è la riproposizione della strategia della tensione di vecchia e fascista memoria. Fortunatamente in termini ridotti rispetto al passato, ma che continua a sbattere in galera l'anarchico "pericoloso" mentre l'impunità regna sovrana nei confronti di politici, affaristi, industriali e forze dell'ordine. Comunque il caso "Brushwood" resta tutt'ora aperto, caratterizzato più che altro da elementi indiziari e teoremi vari a carico degli accusati.
Per chi volesse esprimere la propria solidarietà a Michele ed Andrea, ancora detenuti, può scrivere loro al seguente indirizzo: Andrea di Nucci & Michele Fabiani c/o Casa Circondariale di Capanne, strada Pievaiona cap 06100 Perugia (PG).
(da Umanità Nova)
martedì 15 gennaio 2008
Stazione Zagarolo: Una storica locomotiva degli anni Dieci arrugginisce in cortile.

Roma: Lungo il viale d'accesso in uno dei cortili della stazione, una meravigliosa locomotiva osserva immobile la corsa quotidiana di donne e uomini, i nipoti di quelli che lei un tempo aveva trasportato e che oggi la dementicano lasciandola alla ruggine e ai suoi 90 anni. Eppure la 740 era una macchina robusta e affidabile, rimasta in servizio attivo fino alla metà degli anni '70, e questa locomotiva in particolare ha un glorioso passato: fu lei che inaugurò la direttissima Orte-Città della Pieve. Sola nel cortile invidia una sua sorella che a Pescara dopo il restauro è divenuta monumento alle Ferrovie. Forse il suo sogno si potrebbe realizzare un giorno per ricordare tutti i pendolari che da cento anni e più, nonostante tutti i disservizi, tutte le mattine prendono il treno per andare a Roma.
VIDEOSORVEGLIANZA: "GRANDE FRATELLO SPA" Siamo tutti spiati

Telecamere a cirucito chiuso per la sicurezza, contro il traffico, anti-vandali. Così la videosorveglianza è diventata un business da 1,7 miliardi l'anno.
ROMA:Riprese al cimitero del Verano contro i vandali, videosorveglianza a Brescia davanti alla moschea, vigili elettronici per l'accesso al centro di Milano, record di controlli a Reggio Emilia con una telecamera ogni 650 abitanti. Così in Italia siamo tutti spiati. Una videocamera ci segue e il Grande fratello è diventato un grande business da 1700 milioni di euro l'anno. Un affare ma anche un pericolo. "Ogni cento metri entriamo nel campo di ripresa di una videocamera senza sapere chi ci filma e perché. È una realtà drammatica. Per fortuna non ci si pensa, altrimenti vivremmo nell'angoscia".
L'allarme della "deriva tecnologica" nella videosorveglianza lo lancia Franco Pizzetti, presidente del Garante della Privacy. "Nessuno sa - dice Pizzetti - quale sia il numero delle telecamere in funzione. Una cosa, però, è certa: il ricorso all'occhio elettronico è eccessivo". Qualche giorno fa, alle Molinette di Torino - sorvegliata da cento telecamere - il delegato Cgil, Francesco Cartellà, ha denunciato al direttore generale l'uso della videosorveglianza "per controllare il personale" della radiologia universitaria del professor Giovanni Gandini. La direzione sanitaria ha accertato la violazione e ha intimato al docente di disattivare gli obiettivi durante l'orario di lavoro. L'ultimo provvedimento del Garante per la Protezione dei dati personali è stato nei confronti di Arese, cittadina del Milanese sede degli ex stabilimenti Alfa Romeo. Il comune è stato ammonito perché aveva installato, per sorvegliare il municipio, telecamere "in grado di guardare fin all'interno delle abitazioni".
Di fronte all'invasione nella nostra vita del Grande Fratello, Franco Pizzetti, presidente del Garante per la privacy, si interroga "su quanto, per salvarsi la vita, si può perdere l'anima". "E quanto invece vale salvare la propria libertà di vivere, senza l'incubo di essere controllati".
Per i responsabili del ministero dell'Interno, invece, le telecamere restano uno strumento insostituibile per la tutela della sicurezza pubblica: credono talmente nel Grande Fratello, che il viceministro Marco Minniti, il 14 novembre di un anno fa, annunciò alla Camera che Napoli sarebbe diventata "una delle città più videosorvegliate d'Italia". Per videosorvegliare la camorra, il ministero ha stanziato 7 milioni di euro ai quali se ne sono aggiunti 3 del Comune di Napoli e della Regione Campania.
Quelle ottimistiche previsioni, tuttavia, non si sono realizzate. Napoli non è, oggi, come auspicato da Minniti, la città più videocontrollata. Ma la metropoli con la più alta percentuale di telecamere non funzionanti. A denunciarlo, è Lucia Rea, dirigente delle Politiche per la sicurezza della Provincia di Napoli e responsabile dei progetti di videosorveglianza. "Le modernissime telecamere installate in città sono 440 - spiega Lucia Rea - al momento, però, quelle funzionanti sono solo la metà. Del 50 per cento fuori uso, il 30 per cento è per ragioni tecniche, la restante parte perché mancano i collaudi". Oltre il danno, la beffa. "Per installare questi impianti - ha aggiunto Rea - siamo vittime di lungaggini burocratiche: l'appalto per la videosorveglianza della zona Vesuviana, ad esempio, è durato quasi tre anni. Il Viminale dovrebbe aiutarci a utilizzare procedure più snelle".
Il ricorso alle telecamere è un fenomeno che negli ultimi anni ha registrato un autentico boom, un business in continua crescita che s'aggira intorno ai 1700 milioni l'anno. Migliaia di poliziotti virtuali ci sorvegliano, registrando ogni nostro movimento da quando usciamo di casa: ci filmano sui mezzi pubblici, leggono la nostra targa agli incroci, ci controllano nei supermercati e in discoteca, tengono d'occhio i malati nelle rianimazioni.
I "patti per la sicurezza" stipulati l'estate scorsa fra il Viminale e le grandi aree metropolitane hanno dato un ulteriore impulso alla videosorveglianza. A Milano, ad esempio, è previsto il monitoraggio di tutte le auto in transito ai caselli autostradali. Analoghe telecamere - in grado di leggere le targhe e collegarsi alle black list del Ministero dell'Interno che censisce tutti i veicoli rubati in Italia - è in corso di installazione proprio nel Napoletano. Fra i vari progetti che riguardano la sicurezza pubblica, c'è anche quello di installare obiettivi di fronte ai tornelli di ingresso degli stadi per fotografare il volto di ogni tifoso e identificare poi, se necessario, gli ultrà violenti.
Ma il Grande Fratello veglia perfino sulle tombe dello storico cimitero romano del Verano, preso di mira dai tombaroli. E Brescia e Varese, due amministrazioni di centrosinistra, hanno posizionato zoom (collegati alla Questura), davanti alle moschee. La città che ha il più alto rapporto fra cittadini e telecamere è Reggio Emilia, ce n'è una ogni 650 persone. A Bergamo è da tempo in funzione il bobby elettronico - una sessantina di telecamere - che serve soprattutto da deterrente.
Nella Capitale ce ne sono già più di 2000: in via Veneto, immortalata da Federico Fellini come "teatro della dolce vita", se ne contano 35, una ogni venti metri. Cento sorvegliano la stazione Termini. Una decina la colonna Traiana di piazza Venezia a Roma, danneggiata tempo fa da vandali. I 1400 obiettivi dislocati nelle due linee della metro hanno consentito di identificare Doina Matei, la giovane romena che ad aprile uccise Vanessa, colpendola con un'ombrellata in un occhio.
Non sempre, però, l'occhio del Grande Fratello ci vede, è vigile e attento. Nel gennaio di quest'anno un duplice omicidio di camorra s'è svolto a Torre del Greco, provincia di Napoli, proprio sotto le telecamere del comune in quel periodo commissariato. Peccato, però, che il costoso sistema comunale di videosorveglianza fosse in quel momento disattivato. Ma il caso più clamoroso l'ha denunciato il viceministro dell'Interno Marco Minniti alla Camera il 30 maggio. "In una grande città del Sud - ha dichiarato il viceministro - può capitare che venga commesso un omicidio proprio davanti a una videocamera, di fronte a un palazzo importante, senza che nessuno abbia cambiato cassetta. Ma questo non rientra nelle nostre possibilità di controllo".
Il riferimento era all'omicidio, il 25 febbraio, di un ragazzo di 25 anni, Donato Stellato, proprio sotto l'angolo visuale delle costose telecamere ("senza cassette", come riferito da Minniti), del tribunale di Salerno.
Ma come reagisce la gente, per dirla con il professor Pizzetti, "alla spaventosa diffusione delle videocamere collocate dai soggetti più diversi e per i fini più svariati?". "Il punto di equilibrio - spiega il Garante per la privacy - è dato dal bilanciamento fra il bisogno di sicurezza e la paura di essere così controllati da perdere ogni libertà". L'autorità per la protezione dei dati personali ha stilato un decalogo per l'uso corretto di telecamere. Ma ancora oggi, c'è chi non lo rispetta e trasgredisce le regole.
La lunga marcia dei libertari di Ron Paul

Anche se occupano una posizione importante nel panorama intellettuale (nelle università e, ancor più, nel mondo dei think-tank), da tempo i libertari americani appaiono ai margini della politica. Nel 1971 avevano dato vita al partito libertario, che tuttora si presenta alle elezioni (sebbene senza ottenere risultati significativi), ma oggi la maggior parte di loro non guarda al Libertarian Party come ad un partito che possa modificare la realtà delle cose. Negli anni Ottanta taluni avevano creduto nel reaganismo e nella possibilità di modificare la politica americana dall’interno, ma anche quella stagione – fatta di luci ed ombre – è ormai lontana. La totale marginalizzazione dei libertari potrebbe però concludersi. Da qualche mese, infatti, molti di quanti auspicano una massiccia cura dimagrante dello Stato ritengono di aver trovato nel repubblicano Ron Paul il loro uomo. Texano, eletto tre volte al Congresso e già candidato per il Libertarian Party nel 1988, questo ginecologo mite e tranquillo è divenuto piuttosto noto con il nomignolo di “Dr. No”, in ragione della sua costante opposizione a ogni legge di spesa e ad ogni invio di truppe.
Giunto all’età di 72 anni, Paul ha deciso di candidarsi – da repubblicano – più per risvegliare le coscienze che nella convinzione di poter vincere. La speranza di un ottenere un risultato clamoroso, però, è venuta emergendo man mano: vedendo i numerosi
militanti che si avvicinavano a lui, osservando la sua preminenza assoluta in Internet, constatando come le iniziative volte a raccogliere finanziamenti siano andavano oltre ogni più rosea aspettativa. Il suo programma rappresenta la sintesi delle battaglie libertarie di sempre, ed è al tempo stesso tanto coerente quanto difficile da calare negli schemi europei. L’avversione verso le tasse e verso l’interventismo economico (Paul vuole abolire l’imposta sul reddito e la Banca centrale) si unisce ad un rigoroso non-interventismo in politica estera. Il risultato è che egli propone il ritiro immediato dei soldati americani all’estero, la privatizzazione del welfare, la liberalizzazione della droga, un rigido controllo delle frontiere con il Messico, un’ampia restituzione di competenze da Washington agli stati federati (anche in una materia come quella dell’aborto, che lo vede – da ginecologo – dalla parte dei diritti del nascituro).
Fino ad ora i risultati delle primarie sono stati in parte sorprendenti e in parte sconfortanti. Chi un anno fa avesse pronosticato un Paul al 10% in Iowa e all’8% nel New Hampshire sarebbe stato preso per un sognatore. È però egualmente vero che nel corso delle ultime settimane i sondaggi davano indicazioni assai positive a questo candidato che nei primi neppure compariva, che era ostacolato dal proprio partito e che, soprattutto, è assai inviso all’establishment mediatico e finanziario. Quasi inesistente sulle televisioni maggiori, difficilmente egli avrebbe potuto ottenere di più. In tal senso è significativo come la rete televisiva più schierata con i repubblicani, la Fox, abbia escluso proprio Ron Paul – e solo lui! – dal confronto tenutosi prima del voto in New Hampshire. Il motivo addotto è stata la mancanza di spazio negli studi, ma in realtà la rete non ha voluto aiutare questo repubblicano anomalo: fieramente avverso alla presenza americana in Iraq e quindi in rotta di collisione con la linea guerrafondaia dell’emittente.
È bene però che Paul e i suoi paulistas (nominativo nato come denigrativo, ma poi adottato dagli stessi supporter) sappiano ora esaminare con freddezza la situazione. A dispetto di un paio di primarie parzialmente deludenti, oggi Paul vale grosso modo quanto Rudy Giuliani, che pure partiva molto avvantaggiato, e soprattutto ha dalla sua il fascino della novità. Al riguardo, è interessante come a seguito della discriminazione della Fox il candidato libertario sia stato ospite del popolarissimo “The Tonight Show” di Jay Leno, sulla ABC. Per giunta, la candidatura di Paul suscita interesse ormai in ogni direzione, se si considera che i siti e le riviste dell’estrema sinistra americana sono ormai ricchi di discussioni su di lui e molti esprimono apertamente l’idea di sostenerlo per le sue posizioni in politica estera. Lo stesso “Manifesto”, in Italia, gli ha dedicato ieri un articolo non privo di apprezzamenti. Oltre a ciò, a questo punto i soldi non gli mancano. Quello dei 20 milioni di dollari raggranellati è infatti un capitolo tutto particolare, perché tale somma (costruita con donazioni intorno ai 100 dollari) è ciò che più di ogni altra cosa tiene in corsa il texano.
Dato che i mezzi ci sono e la volontà di diffondere il “Gospel” della libertà pure, tanto vale ignorare la (relativa) delusione del New Hampshire e continuare la marcia verso il super-martedì di febbraio. Qualcuno ipotizza pure che Paul punterà a un accordo con il partito libertario o proverà a dar vita ad un nuovo “terzo partito”: schierato a difesa dei principi costituzionali. È però possibile che egli intenda giocare fino in fondo la carta repubblicana. Come candidato del GOP (seppure anomalo) ha raccolto quei soldi e ottenuto visibilità: ed egli sa che restando tra i repubblicani può aiutare parecchi suoi giovani sostenitori affinché siano eletti nelle rappresentanze locali e, magari, perfino nel Congresso. A quel punto, la vera battaglia consisterebbe nel far rinascere una vocazione libertaria al partito che fu di Lincoln e di Ronald Reagan. Una mission impossible? Può darsi, ma pare che il vecchio Ron abbia un debole per le scommesse più difficili.
(ARTICOLO DEL 10-01-2008)
lunedì 14 gennaio 2008
Il Movimento Libertario Sexpol lancia un' iniziativa

ELEGGI UN DISOCCUPATO
Tra parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali, Sindaci, assessori, Presidenti di Comunità montane, consorzi, enti ed aziende pubbliche, in Italia il numero di politici di professione si aggira intorno alle 100.000 unità.
Tutta gente che un lavoro ce l'ha già: imprenditori, avvocati, notai, medici e docenti nella maggior parte dei casi. Senza parlare del cumulo delle cariche.
Noi lanciamo la nostra proposta: eleggiamo disoccupati. Avrebbero tempo ed energie da dedicare alla cosa pubblica. Nessun conflitto d'interesse palese od occulto. E troverebbero finalmente un lavoro. I giovani, laureati e capaci, in Italia non mancano, specie al Sud.


