SITO ANARCOLIBERALE A CURA DI DOMENICO LETIZIA. Laboratorio per un Neo-Anarchismo Analitico che sia Liberoscambista, Volontarista, Possibilista e Panarchico con lo sguardo verso i valori del Liberalismo Classico, del Neo-mutualismo e dell'Agorismo. Un laboratorio che sperimenti forme di gestione solidali, di mercato dencentralizzato e di autogestione attraverso l'arma della non-violenza e lo sciopero fiscale, insomma: Disobbedienza Civile

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venerdì 31 luglio 2009

mercoledì 29 luglio 2009

Ricorrenza: Gaetano Bresci fa giustizia del re


Il 6 maggio 1898 la polizia arresta alla Pirelli alcuni operai intenti a distribuire volantini dove si accusa il governo di essere responsabile della grave crisi economica e del carovita nel paese. La gente però non ci sta ed assalta la questura, negli scontri rimangono uccisi in tre. Il giorno seguente viene proclamato uno sciopero generale e compaiono le barricate. Il re conferisce pieni poteri a Bava Beccaris, comandante della guarnigione. Dopo un giorno di scontri in cui l'esercito non riesce ad avere ragione dei dimostranti, domenica 8 maggio vengono presi a cannonate. Alla fine i morti sono un centinaio, tra cui due soldati: uno si spara accidentalmente, un altro fucilato sul posto perché si rifiuta di sparare alla folla.
Come da tradizione italiana, i peggiori criminali vengono premiati ed elevati ai massimi ranghi dell'apparato statale: il re insignisce Beccaris delle più alte decorazioni e lo nomina senatore per merito.
Si verificano tumulti in tutta la penisola ed è grande l'impressione anche nelle maggiori città italiane all'estero, come New York e Buenos Aires. Un emigrato decide di tornare e di far sperimentare al re i grandi meriti del piombo. Dopo aver compiuto il suo atto di giustizia Bresci non cerca, coraggiosamente, la fuga. Viene confinato ed incarcerato "a vita" sull'isolotto di S. Stefano (isole Ponziane), ma - come nella migliore tradizione della giustizia italiana - si "suicida" dopo tre anni di detenzione.
Viva Bresci, viva il suo coraggio, non c'è pace senza giustizia!

http://forum.politicainrete.net/libertarismo/17534-ricorrenza-gaetano-bresci-fa-giustizia-del-re.html

Uccise a Monza, la sera di domenica 29 luglio 1900, sparandogli contro tre colpi di pistola (o quattro, le fonti storiche non concordano), il re d'Italia, Umberto I di Savoia. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese dopo aver assistito a un saggio ginnico.

LETTERA A GIORGIO FIDENATO

http://www.movimentolibertario.it/home.php?fn_mode=fullnews&fn_id=310&fn_cid=4



Salve Giorgio,
Sono Domenico Letizia da Maddaloni in provincia di Caserta.
Sono un libertario è in quanto tale, amante della libertà. Le scrivo per complimentarli per il coraggio che lei sta dimostrando nel portare avanti questa battaglia che è la nostra battaglia, la battaglia dei cittadini stanchi di uno statalismo che è inutile, dannoso ed illiberale.
Le notizie delle sue iniziative si stanno diffondendo, anche grazie al giro-voce che noi anarcoliberali stiamo facendo, tutti i settori dell'anarchismo ne stanno prendendo coscienza.
Finalmente, direi, questa è una battglia sacrosanta nel pieno rispetto della non-violenza e della Disobbedienza Civile, il problema come tutto è sempre lo stesso: lo stato! Bisogna eliminarlo e anche in fretta, mai come oggi la sua distruttiva presenza è all'interno dell'economia, della società e nella nostre intime scelte.
Il leviatano avanza, ma iniziative come quella intrapresa da lei ci allietano e ci fanno sperare.
Per questo le chiedo in caso di bisogno (dal firmare una petizone, al diffondere notizie, a scrivere ai politici ecc..) insomma qualsiasi cosa in cui potrò esserle utile, di farmi sapere, sono dalla sua e dalla parte degli antistatalisti. Noi stiamo lavorando per unire tutti i settori dell'anarchismo con la sua battaglia, battaglia autenticamente libertaria.
Con gioia le do la mia solidarietà.
Saluti Libertari,
Domenico Letizia
Centro Studi Libertari: http://www.claustrofobia.org/

RISPOSTA DI GIORGIO FIDENATO
Carissimo Domenico, Leonardo mi ha girato questa tua mail, che mi ha ovviamente riempito di gioia. Sapere che non solo ci sono persone (e cominciano ad essere tante per fortuna) che condividono questa battaglia mia, del Movimento Libertario e degli Agricoltori Federati che rappresento, ma che si rendono anche disponibili ad eventuali azioni è di buon auspicio.
Esatto, questa è la battaglia delle battaglie di fronte all’immobilità della politica-politicante e all’avanzata senza sosta dello statalismo peggiore, che ormai ha la pretesa di decidere per noi dalla nascita sino alla tomba. Che voi di www.claustrofobia.org la condividiate – e la divulghiate – è motivo, ancor di più, di non arrestarsi un solo attimo.
Rimango a disposizione, tramite il Movimento Libertario (tra l’altro Leonardo Facco con I Fogli di Enclave, Enclave e il videogiornale sta dando ad essa tutto il risalto necessarrio), per qualsiasi cosa.
Con grande amicizia, Viva la libertà!
Giorgio Fidenato

lunedì 27 luglio 2009

Sosteniamo Fidenato, inizia la battaglia

Un cono di pochi metri invece dei piloni: ecco l'eolico senza pale

PRESENTATo A FIRENZE, sperimentazione quasi terminata
Un cono di pochi metri invece dei piloni: ecco l'eolico senza pale

Una alternativa ai contestati aerogeneratori: test in Italia. «Sarà anche più efficiente»

http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_20/eolico_pale_121941de-7537-11de-95fa-00144f02aabc.shtml

venerdì 24 luglio 2009

Presentazione libro: La Banda del Matese

PRESENTAZIONE DEL LIBRO
di
BRUNO TOMASIELLO
LA BANDA
DEL MATESE
1876-1878
CONVEGNO DI STUDI SUL TEMA:
La banda del Matese
tra Risorgimento repubblicano,
Pisacane, Prima Internazionale,
Populismo russo.
25 LUGLIO 2009,
ore 17.00
Piazza Umberto I
SAN LUPO (BN)

ore 17,00 - Inizio lavori e saluti:
Dr. Irma Cristina De Angelis Sindaco di San Lupo
Ing. Carlo Falato Assessore provinciale alla cultura
Prof. Giuseppe Galzerano Editore
ore 17,30 - Introduzione: Sen. Prof. Antonio Conte
ore 17,45 - Relazioni: Prof. Nicola Terracciano Saggista risorgimentale e liberalsocialista
Prof. Giampietro Berti Professore ordinario presso l’Università degli studi di Padova.
ore 18,30 - Interventi e dibattito
ore 19,00 - Conclusioni: On. Prof. GIUSEPPE GALASSO Docente emerito di Storia medievale e moderna, già Parlamentare e sottosegretario ai Beni culturali
Coordina i lavori il Prof. Antonio D’Aloia Professore ordinario presso l’Università degli studi di Napoli.

giovedì 23 luglio 2009

Intervista a Nicola Iannello: Lo Stato è destinato a tramontare come ogni opera umana


Ciao Nicola, è un vero piacere ospitarti per la prima volta sulle pagine della nostra rivista. Approfittiamo di te per una conversazione “forte” sulla libertà, sul libertarismo e l’anarchia.Inziamo con due grandi autori: John Locke prima e Isaiah Berlin dopo, espressero il concetto della “libertà di” – o libertà negativa – contrapponendolo al concetto liberale di “libertà da” o libertà positiva”. Come possiamo declinare tutto questo oggi?

Il cambiamento di significato del termine libertà è uno dei problemi salienti della riflessione e della pratica politica del Novecento.
Prima, la libertà era un valore da difendere contro gli abusi, soprattutto del potere politico.
Ora, la libertà è un obiettivo da realizzare proprio grazie all’intervento del potere politico.
La cura della libertà da parte dello Stato è uno dei mutamenti epocali della nostra epoca e dimostra la grande capacità di espansione che hanno gli esponenti della classe politica: coloro che rappresentano i maggiori nemici della libertà riescono a spacciarsi per i suoi paladini.
Il vero trionfo dello Stato è far dimenticare le proprie colpe per diventare la soluzione di ogni problema.
Occorre invece riaffermare il principio che libertà e potere politico sono antitetici e che l’”invenzione” della libertà positiva è stato il cavallo di Troia per permettere al potere politico di entrare nel fortilizio della libertà.
Il liberalismo ha ancora senso solo se lo si interpreta come libertarismo?
Da parte mia, credo che in un’epoca in cui tutti fanno finta di definirsi liberali, esserlo veramente implichi proclamarsi libertari, ovvero liberali integrali, a 360 gradi. Ma forse oggi non è più vero che tutti si proclamano liberali, come sembrava all’indomani del crollo del muro di Berlino.
In quegli anni, politici e intellettuali che mai si erano proclamati liberali, si aggrapparono all’unico “ismo” sopravvissuto alle catastrofi del Novecento.
Oggi molti hanno abbandonato il liberalismo, dimostrando che la loro folgorazione era solo strumentale. Liberali o libertari, la cosa fondamentale è far comprendere che si sostiene la libertà individuale senza compromessi.

Cosa significa essere anarchici oggi? Non pensi che l’anarchismo ormai – come il liberismo – sia associato esclusivamente a prerogative negative e fuorvianti?

L’anarchismo in Italia è spesso associato a idee contrarie alla proprietà privata e al mercato: si tratta dell’anarchismo classico, alla Bakunin per intenderci.
Ma esiste anche un altro modo per definirsi anarchici oggi: ed è proclamarsi libertari o anarcocapitalisti.
L’importante è non far cadere gli interlocutori in incomprensioni.
Ma ancor più importante è far comprendere come la coercizione politica e la sua monopolizzazione nelle mani dell’apparato dello Stato sono ingiustificabili da qualunque punto di vista e che lo Stato, come è nato e si è sviluppato, così un giorno è destinato a tramontare, come tutte le istituzioni umane.
La comprensione della storicità dello Stato – il contrario del dogma della sua eternità, propagandato dai suoi cantori – è un aspetto fondamentale della battaglia delle idee.

Una curiosità: in “La società senza stato” in copertina c’è Murray Rothbard con il pugno sinistro alzato. Che significato aveva quel gesto?

Abbiamo messo quella foto in copertina proprio per il suo significato paradossale: si tratta di un gesto casuale che ci è piaciuto considerare in modo ironico.
Chi oggi invece quel gesto lo fa seriamente o non sa cosa significa o è prigioniero di un’ideologia che ovunque si è affermata ha portato oppressione e miseria.

Lo Stato in quanto tale è un fenomeno moderno e possiamo affermare che nei tempi a noi contemporanei “più stato” sia diventata una richiesta, non solo accettata da tutti, ma quasi scontata, quasi fosse l’unica soluzione ragionevole. Perchè questo massiccio ritorno allo Stato?

Lo Stato non è mai andato via e quindi non possiamo parlare di un suo ritorno.
Per un certo periodo, che si suole far coincidere con le esperienze politiche di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli Stati Uniti, si è pensato che il mercato prendesse la sua rivincita e che la mano pubblica potesse essere rimessa in tasca, per dir così.
In effetti, nel dibattito pubblico si è cominciato a parlare di diritti di proprietà, iniziativa individuale, imprenditoria, come mai prima si era fatto. E i nomi della Thatcher e di Reagan sono stati issati come vessilli dai sostenitori delle ragioni dell’individuo. A conti fatti, la ritirata della mano visibile è stata strategica e più di facciata che altro.
Tassazione, spesa pubblica, regolamentazione, burocratizzazione non sono certo diminuite nelle nostre società.
Ciò che ha provocato un mutamento radicale di scenario è stato piuttosto il crollo del comunismo, che ha liberato il mondo dall’illusione di un’economia altra rispetto al libero mercato.
Da allora si è compreso che non c’è altra economia diversa da quella dello scambio volontario.
Ma lo Stato non ha nessuna intenzione di mollare la presa sulle nostre società, a costo di ridurre gli spazi di libertà e le capacità di sviluppo delle energie individuali. Come un parassita, lo Stato sa che può vivere solo succhiando il sangue del mercato. E la sua grande vittoria è proprio quella di farsi percepire come la soluzione a problemi di cui è esso stesso il più delle volte la causa.

“Il migliore dei governi è quello che governa meno o “il migliore dei governi è quello che non governa affatto”?

Meno governo si vede, meglio è.

Il problema delle nostre società è che il governo ha saputo tessere una tela talmente intricata che troppe persone vivono grazie alla mano pubblica.
Moltissimi individui traggono il loro reddito dall’esistenza dello Stato e quindi dal loro punto di vista è pienamente razionale chiedere più governo e più Stato.
Sappiamo tutti che il governo costa e che più governo significa più costi, ma ci illudiamo sempre di scaricare i costi sugli altri.
Questo però innesca un meccanismo perverso che fa esplodere la spesa pubblica e alimenta alti livelli di tassazione e di inflazione.
Tasse e inflazione sono i due modi più comodi che il potere politico ha per procurarsi risorse prodotte dalla società. Le nostre società li sperimentano continuamente ma non tutti se ne accorgono o ne comprendono il potenziale distruttivo. Più che altro, tutti cercano di stare dal lato positivo di questo gioco a somma zero, ovvero sperano di far parte della schiera di coloro che riescono ad appropriarsi di risorse estorte a coloro che le hanno prodotte.
Per questo l’unica soluzione compatibile con la libertà è la riduzione ai minimi termini del governo, fino a sognarne la scomparsa.


A tuo parere la politica del laissez-fair in Italia si è ridotta ad un giochino intellettuale per addetti ai lavori (sempre meno) o vedi speranze all’orizzonte? Tra le etichette fascisti-comunisti prima e destra-sinistra ora gli italiani capiranno mai il liberalismo?

Per il laissez faire in Italia nessuna speranza.

Siamo stritolati tra i socialisti di destra e i socialisti di sinistra…

Come convincere la gente che esistono soluzioni di mercato non solo per i principali problemi di spesa (scuola, sanità, previdenza) ma anche per – ad esempio –difesa e giustizia?

Guardiamo cosa è successo alle tariffe aeree.
La deregulation del settore ha prodotto Ryanair e le altre compagnie low cost. Ora tutti sanno che si può volare puntuali e con un buon servizio a prezzi nettamente inferiori a quelli delle sovvenzionatissime e protettissime compagnie di bandiera.
C’è solo da sperare che siano i fatti a convincere la gente. Non esiste scuola migliore.

Cosa ne pensi del nuovo piano di riforma della finanza varato da Obama dove tante regole si alternano a maggiori poteri dati alla FED?

E’ come dare le chiavi della cantina a un ubriaco. La FED è l’istituzione che porta le maggiori responsabilità della crisi.
La sua politica di denaro facile e bassi tassi d’interesse è la causa principale della difficile situazione finanziaria ed economica che stiamo tutti vivendo.
Darle ora maggiori poteri di controllo è un errore epocale.
Ma rientra tutto nella logica ben nota che ogni situazione di crisi è una buona occasione per aumentare i poteri del governo.

Come ogni nostra intervista concludiamo con un messaggio di speranza per la nostra generazione che, cresce, vive e deve pensare al proprio futuro in questi anni illiberali.

Speranza per modo di dire! Poiché la libertà non è mai il gentile omaggio della classe politica, l’unica chance della libertà è un collasso sistemico che permetta di ricominciare da zero o quasi. Del resto, quando esisteva l’Urss, nessuno, tranne i seguaci di Ludwig von Mises, immaginava che sarebbe crollata da un giorno all’altro.
Ecco, la speranza per la libertà delle generazioni future è un crollo a Occidente paragonabile a quello avvenuto a Oriente.

Tratto da UltimaThule.it ( http://www.ultimathule.it/)

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )