
Nelle ultime settimane è stata ottenuto dal Sindaco l'impegno solenne per l'intitolazione di una via a Camillo Berneri, dopo che una prima volta la commissione toponomastica del Comune aveva ignorato la formale domanda. La richiesta è stata inoltrata dal Comitato Berneri, sostenuta da un movimento di opinione e anche da un gruppo facebook di oltre 500 persone. "Scalinata Camillo Berneri (1897-1937) militante libertario" 'è la targa che comparirà, molto presto, sulla scalinata che va da via Guido Monaco a Piazza del Popolo, in pieno centro, vicino al "suo" liceo classico Petrarca. Una vittoria dal basso, un atto di resistenza dignitosa al revisionismo.
da: Umanità Nova
Tornano a chiedere a gran voce un monumento e una via per Camillo Berneri. Qui, ad Arezzo, una delle sue città. Dove la famiglia si era trasferita nel 1916 in via De’ Redi, dove Berneri ha studiato (allo Scientifico); nell’Arezzo che gli ha dedicato poco tempo fa un convegno ed è nato un comitato per valorizzarne gesta e pensiero.
Un gruppo di intellettuali dai nomi illustri sostiene il ricordo dell’anarchico ammazzato in Spagna dai comunisti stalinisti, ma anche un gruppo di gente “della strada”. Su Facebook, il social forum, tanti sostenitori per questa causa che vive ad Arezzo un altro round per concretizzare il risultato di un ricordo visibile.
Il gruppo intende sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni locali affinché, quanto prima, si intitoli una strada di Arezzo a questo grande militante libertario. Una sensibilizzazione forte per questa figura centrale dell’antifascismo europeo. Camillo Berneri era nato a Lodi nel 1897 e fu giovane socialista a Reggio Emilia, quindi anarchico. Uno di quelli anarchici che viveva fra fra Arezzo, Firenze e Cortona nel periodo fra la prima guerra mondiale e l'esilio. Un intellettuale e pubblicista di primo piano, allievo di Gaetano Salvemini, amico di Piero Gobetti e dei fratelli Rosselli. Fuoriuscito in Francia è stato tra i primi antifascisti ad accorrere in Spagna. Pubblicista e giornalista possiamo affermare, redattore di "Guerra di Classe", delegato politico del battaglione internazionale della Colonna Francisco Ascaso Cnt-Fai (più nota come "Colonna Rosselli"). Berneri ha combattuto il regime antifranchista ed è morto a Barcellona per mano di altri antifascisti, assassinato dai sicari di Stalin nelle tragiche giornate del maggio 1937.
Arezzo vuole che gli sia resa memoria. Nel settantesimo dell'assassinio,due anni fa di questi tempi, gli è stato dedicato il convegno di studi storici "Camillo Berneri: un libertario in Europa fra totalitarismi e democrazia - 5 maggio 1937 / 2007". Folla nella Sala dei Grandi della Provincia.
Gli atti del convegno verranno pubblicati proprio nelle prossime settimane con un delizioso saggio, fra l’altro, di Giorgio Sacchetti che non è soltanto una ricerca di luoghi e memorie, ma anche l’analisi di una mente curiosa e aperta. Un intellettuale aperto ed eclettico
http://eccolatoscana.myblog.it/archive/2009/05/16/arezzo-un-monumento-a-camillo-berneri-l-anarchico-ucciso-in.html
Il gruppo a cui aderire: http://www.facebook.com/group.php?gid=78290681228
martedì 24 novembre 2009
Arezzo: Una Via a Berneri, Finalmente!
domenica 22 novembre 2009
venerdì 20 novembre 2009
Conosciamo le People's Organization

La libertà di autorganizzarsi
Conosciamo le People's Organization
Colin Ward attraverso studi approfonditi ci ha chiaramente illustrato come l’anarchismo, il concetto libertario, non sia un’idea o una concezione metafisica, un cambiamento da aspettare con la rivoluzione sociale, con l’insurrezione, ma un’essenza, uno stile di vita di gruppo e individuale che è sempre esistito, che vive alle spalle dello stato e alle sue spalle si sviluppa: l’anarchismo pragmatico.
Un esempio di anarchismo pragmatico lo ritroviamo nelle organizzazioni di comunità diffuse negli Stati Uniti: sono le People’s Organization; personalmente seguo on-line il lavoro di una di queste strutture in Virginia (http://richmondjwj.org/), l’idea di queste strutture è da ritrovarsi nel pensiero e nella figura di Saul Alinsky: nato e cresciuto nei ghetti di Chicago, frequentò l’università di Sociologia e iniziò presto ad occuparsi di disagi di quartiere, di bande, di migranti e collaborazioni con i sindacati. La metodologia di Alinsky consiste nel conquistarsi la fiducia delle chiese, dei comitati e delle associazioni di quartiere, di vivere con loro e di impegnarsi con queste strutture unite in un organismo che diviene una People’s Organization. Queste “associazioni’’ presero vita negli anni ‘30 organizzando i primi ed indimenticabili boicottaggi di grandi magazzini che si rifiutavano di pagare salari decenti, i primi picchettaggi di banche che prestavano soldi ai boss e ai grandi costruttori criminali locali, addirittura formarono i primi “Tribunali Pubblici” (l’idea è ripresa anche nei recenti studi sul neo-mutualismo di Kevin Carson) dove le parti in causa vengono invitate pubblicamente ad esprimere le loro ragioni e una giuria comunitaria elabora un verdetto. Una delle forme di protesta più conosciute e ricordate è quella della People’s Organization di Chicago negli anni ‘60 che ebbe problemi con l’amministrazione comunale della città. Con uno studio si analizzò che la prima cosa che facevano le persone appena scese dagli aerei era quella di precipitarsi nei bagni pubblici dell’aeroporto di Chicago. Il sindaco aveva scommesso molto su questo aeroporto e la People’s Organization organizza una forma di protesta facendo trovare i bagni pubblici sempre occupati. Il sindaco, spaventato da questa forma di protesta e anche dallo “sbeffeggio” della stampa, convoca subito le parti e tutti i problemi trovano una soluzione.
Alinsky ha elaborato un buon metodo di lotta, non-violento, pragmatico e senza nessuna congettura marxista o comunista (lo stesso Alinsky considera l’ideologia comunista bigotta e fondamentalmente conservatrice) insomma una forma di lotta autenticamente libertaria.
Che dite, perché non provare anche in Italia ad analizzare meglio le lotte e l’organizzazione di queste People’s Organization e cercar di praticarle? Non potrebbe essere una nuova idea di sindacato veramente di base e antidogmatico quindi fondamentalmente pragmatico?
A voi le considerazioni.
Domenico Letizia
http://www.cenerentola.info/archivio/numero118/articoli_n.118/dib.htm#2
mercoledì 18 novembre 2009
Giorgio Fidenato al Congresso dei Radicali Italiani
Grande Fidenato. (l'intervento inizia 6:14:30)
la risposta da Caserta:
Il gruppo di radicali e libertari di Caserta dell’Associazione radicale: “Legalità e Trasparenza’’ e della Cellula Luca Coscioni di Caserta esprime pubblicamente solidarietà a Giorgio Fidenato. Il 19 Novembre alle ore 11:00 presso il tribunale di Pordenone si terrà il processo a Giorgio Fidenato, lo stato torna a reprimere chi cerca di difendere il diritto naturale al godimento delle propria proprietà individuale. Fidenato in questi ultimi mesi ha dato vita ad una battaglia di disobbedienza fiscale, rifiutandosi di fare il gabelliere gratuitamente per conto dello stato, con Fidenato è iniziata una vertenza importantissima, una vertenza politica, culturale e di libertà, la battaglia contro il sostituto d’imposta. Giorgio Fidenato, presidente e fondatore del movimento Agricoltori federati di Pordenone, versa ai propri sei dipendenti lo stipendio lordo, rifiutandosi di esercitare la funzione di sostituto di imposta e, di conseguenza, di fare le trattenute di legge (come Irpef, Inps, addizionali regionale e comunale). Questa è una battaglia libertaria perché nessun imprenditore deve esser costretto a lavorare gratuitamente per lo stato e tutti i lavoratori hanno diritto di sapere a quanto ammonta lo stipendio lordo senza le trattenute fiscali, ed è proprio questo che da fastidio allo stato centralista e al sindacalismo corporativistica.
Con questa lettera invitiamo tutti i cittadini ad essere vicini a Fidenato, chi può sia a Pordenone il 19 Novembre, la stampa dia risalto a queste iniziative e speriamo che la libertà trionfi.
martedì 17 novembre 2009
Luca Casarini si scopre libertario!

CORRIERE DEL VENETO
- VENEZIA —
Ha deciso di fare il grande passo: iscrizione alla Cgia, la Confederazione generale italiana dell’artigianato. «Già, ho aperto un’impresa individuale di consulenza sul marketing e design pubblicitario e la scorsa settimana l’ho registrata. Non sono contrario alle partite Iva. Anzi, sto con loro e prometto di dare battaglia insieme a loro perché siamo la classe più debole di quest’epoca». Ad annunciarlo non è un artigiano, anzi, un piccolo imprenditore qualsiasi. E’ Luca Casarini, il leader dei no-global che fino a qualche tempo fa infiammava le piazze contro il potere. Ora ha famiglia, un figlio di tre anni, e questa nuova attività in proprio. E sta già lottando per la sopravvivenza, contro il Fisco «iniquo e vessatore», contro lo Stato «che impone e non garantisce», contro gli studi di settore, «la mannaia dei politici di sinistra». Insomma, parla da piccolo e arrabbiato imprenditore del Nord Est. «Parlo da chi è costretto a sostenere i costi impressionanti di un’impresa che si affaccia sul mercato. Siamo costretti a pagare senza avere un ritorno. Mi spiego: già siamo soli, non abbiamo alcun servizio da parte dello Stato perché non è che ti paga chessò, il commercialista, e siamo pure in balia delle fluttuazioni di mercato. Cioè, il lavoro devi cercartelo, non sei sicuro di averlo, te lo devi guadagnare, conquistare. E sei soggetto a una tassazione da lavoro stabile e sicuro. Tutto questo trasforma i piccoli imprenditori in schiavi del Fisco. Per esempio, perché devo pagare l’imposta sull’attività produttiva? Devo pagare perché lavoro, perché produco? Questa è una fabbrica sociale dove la partita Iva è la forma minima di lavoro. E invece di ricevere aiuti, paga».
Disobbedienza fiscale? «Io sono contro il Fisco iniquo. Dove finiscono i miei soldi delle tasse? Se mi proponesse l’asilo nido gratuito per mio figlio, o un sostegno all’università o agli ospedali, pagherei volentieri. Ma siccome finiscono per il 90% in spese di guerra, in superstipendi di manager pubblici, in emolumenti di politici, non ci sto. Ho capito che la cocaina costa ma non posso comprargliela io. Non voglio mantenere un baraccone».
Casarini sta con gli evasori? «Li capisco bene anche se io preferisco parlare di obiezione fiscale. La materia dev’essere ridiscussa dalla a alla z affinché i soldi non finiscano più a Roma per poi sparire nel nulla. E’ ipocrita la sinistra che guarda alle partite Iva come evasori. A dirlo sono soprattutto quei politici che non hanno mai fatto altro in vita loro. Si aprano una partita Iva e poi ne riparliamo. Ci provi anche Bersani».
Simpatizza per Bossi e Berlusconi? «Ma no. Quelli fingono di proteggerci, in realtà stanno a Roma. Il loro è un finto federalismo. Sono al potere, figuriamoci, sono lo Stato. Io sono per un federalismo vero, per una contrattazione più vicina con il potere».
Quanto dichiara Luca Casarini? «Vedremo, questa è la mia prima volta. Se va avanti così penso di non superare i 15 mila euro».
Dovrà fare i conti con gli studi di settore... «Altra mannaia, altro imbroglio. Serve allo Stato per mantenere i superstipendi e il resto. L’ho vista io la villetta di Visco a Pantelleria...».
Come si colloca il marxismo in questa sua scelta? «Mi considero un neomarxista critico. Francamente non ho mai avuto una grande passione per lo Stato che da noi è garantito da Fini e dalla sinistra nella forma del patriottismo costituzionale. Questo Stato che impone e non garantisce, ha 700 parlamentari pagati con soldi pubblici, e versa enormi quantità di denaro alle grandi aziende. No, preferisco l’autonomia».
Diranno: quando Casarini non lavorava urlava contro gli imprenditori, adesso che fa l’imprenditore li difende, comodo «Io sono sempre stato dalla parte dei più deboli. Ora sono contro la grande industria e a favore delle partite Iva che rappresentano il nuovo tessuto produttivo di base. Il mondo è cambiato, Marx non basta più. E poi lo diceva lui stesso: diffidare dei marxisti».
Andrea Pasqualetto
17 novembre 2009
http://www.movimentolibertario.it/home.php?fn_mode=fullnews&fn_id=426&fn_cid=4



