
Stamane lunedi 14 gennaio gli studenti di maddaloni e caserta sono scesi in piazza per protestare contro i rifiuti che riversano nelle strade.
Il Movimento fiamma libertaria è presente e condivide il progrmamma deciso dai rappresentati degli studenti:
-avvio della raccolta differenziata
-costruzione sicura dei siti di stocaggio
-maggiore numero di controlli sul tasso di diossina presenti nell'ambiente.Domenico Letizia del movimento fiamma libertaria e del comitato no allo uttaro è soddisfatto della partecipazione avutasi durante la mattinata.
Presenti moltissime scuole: Luca Fiorinelli del ''Nino Cortese'' di maddaloni ci dice di volere le dimissini immediate di Bassolino e avverte che gli studenti non sono assolutamente favorevoli alla costruzione di termovalorizzatori o inceneritori.
Vincenzo Cavalleri del ''Manzoni'' di Caserta vuole che si inizi subito il riciclaggio e la differenziata porta a porta,lo stesso dicono gli studenti del ''don Gnocchi'' di Maddaloni e Nazareno di Nuzzo chiede alla cittadinanza di essere più protagonisti nella gestione politica della città.
Il M.F.L (movimento fiamma libertaria) esprime solidarietà a tutte le comunità in lotta nel campano e agli indipendentisti siculi e sardi che non vogliono che anche la loro terra sia distrutta da un problema dovuto soltanto alla cattiva gestione dei politici campani.
Movimento fiamma libertaria
Studenti Libertari
(articolo preso da Pupia Tv : http://www.pupia.tv/caserta/modules.php?name=News&file=article&sid=570):
CASERTA. Stamani gli studenti di Maddaloni e Caserta sono scesi in piazza per protestare contro l'emergenza rifiuti
Il Movimento Fiamma Libertaria è presente e condivide il programma deciso dai rappresentati degli studenti: avvio della raccolta differenziata, costruzione sicura dei siti di stoccaggio, maggiore numero di controlli sul tasso di diossina presenti nell'ambiente. L'esponente del movimento, Domenico Letizia, anche membro del comitato 'No a Lo Uttaro', è soddisfatto della partecipazione avutasi durante la mattinata. Presenti moltissime scuole. Luca Fiorinelli del ''Nino Cortese'' di Maddaloni dice di volere le dimissioni immediate di Bassolino e avverte che gli studenti non sono assolutamente favorevoli alla costruzione di termovalorizzatori o inceneritori. Vincenzo Cavalleri del ''Manzoni'' di Caserta vuole che si inizi subito il riciclaggio e la differenziata porta a porta. Lo stesso dicono gli studenti del ''don Gnocchi'' di Maddaloni, mentre Nazareno di Nuzzo chiede alla cittadinanza di essere più protagonista nella gestione politica della città. Il M.F.L esprime solidarietà a tutte le comunità in lotta nel campano e agli indipendentisti siculi e sardi che non vogliono che anche la loro terra sia distrutta da un problema dovuto soltanto alla cattiva gestione dei politici campani.
lunedì 14 gennaio 2008
Comunicato stampa del Movimento Fiamma Libertaria.
domenica 13 gennaio 2008
Particolarità dal mondo libertario U.S.A: I libertarians, né di destra né di sinistra.

I libertarians americani non sono né di destra né di sinistra o, meglio, li trovi all’estrema destra quando parlano di politica economica e all’estrema sinistra sui diritti civili. Antonio Martino e Marco Pannella in un’unica persona, anche se a differenza loro non avrebbero mandato un soldato né speso un soldo per la democrazia in Iraq. Sono liberisti come il premio Nobel Milton Friedman e dissacratori come Parker e Stone, i due creatori del cartone animato politicamente scorretto “South Park” e del film “Team America”. Criticano i repubblicani, snobbano i democratici e più di ogni altri detestano i neoconservatori. Probabilmente sono l’altra faccia della medaglia ideologica dei neocon. Entrambi stanno a metà strada tra la destra e la sinistra, anche se nella carreggiata opposta. Gli uni vorrebbero ridurre al minimo lo Stato sociale, gli altri lo difendono. I libertari non sono interessati a esportare la libertà americana, i neocon ne hanno fatto un’ossessione.
Esiste un minuscolo partito libertario, ma non riesce mai a superare lo zero virgola. La voce dei libertari, però, è presente nel dibattito politico grazie ai documenti e alle analisi di un prestigioso think tank, il Cato Institute. Ma anche con gli articoli di un’arrembante rivista mensile – Reason – che secondo qualche conservatore minaccia la “Right Nation” molto più di quanto non facciano i più brillanti liberal di sinistra. Ora i libertarians dispongono anche di una voce sul New York Times, quella dell’editorialista John Tierney, che scrive regolarmente sulle pagine delle opinioni del giornale della 43 esima strada.
E’ difficile riconoscere un libertarian, proprio perché sfugge ai più consueti luoghi comuni e a ogni pregiudizio politico. Il presidente nonché fondatore del Cato, Ed Crane, e il direttore di Reason, Nick Gillespie, non potrebbero essere più diversi di come appaiono. L’uno sembra un businessman milionario, l’altro un artista alternativo. Il Cato Institute ha 105 dipendenti, un budget di 17 milioni di dollari annui, 60 mila sottoscrittori e un palazzotto con facciata di vetro al numero 1000 di Massachussetts Avenue. Reason vende 45 mila copie e il suo direttore vive e lavora in un monocale da studente fuori corso, a pochi isolati dal Cato. Gillespie è una via di mezzo tra l’attrice pacifista Jane Fonda e il banchiere liberista Alan Greenspan. Sostiene la legalizzazione delle droghe, il diritto dei gay a sposarsi e si batte perché lo Stato non metta becco sulla sfera individuale dei cittadini, qualunque essa sia. Questo è il suo lato sinistro. Sul lato destro, considera una iattura per la società ogni dollaro speso dallo Stato, anche per i più nobili motivi. “Free minds e free markets. Siamo menti libere e sosteniamo l’assoluta libertà del mercato”, dice Gillespie al Foglio.
Il fondatore del Cato, Ed Crane, spiega che “in America un libertario è colui che in Europa è definito un liberale classico, mentre i liberal sono coloro che vedono nel governo e nello Stato la soluzione di ogni problema. Eppure il significato tradizionale della parola ‘liberale’ è proprio quella della difesa dell’individuo e della sua libertà. Questa è la nostra filosfia, questa è la filosofia su cui sono stati fondati gli Stati Uniti. La sinistra – continua Crane – si preoccupa per le libertà civili ed è scettica sull’America come poliziotto del mondo, ma è anche contraria al capitalismo liberista. La destra invece è l’opposto: tende a restringere le libertà civili, tendenzialmente è favorevole a una politica estera interventista, ma sostiene politiche a favore del mercato. Noi siamo una combinazione tra le due cose. In realtà sosteniamo che la sinistra non difende i diritti civili come dovrebbe e che la destra non sostiene il sistema di libera impresa come dovrebbe”.Crane e Gillespie giudicano un grave errore l’intervento in Iraq e ancora peggio la gestione del conflitto e del dopoguerra, ma soprattutto non credono che sia dovere dell’America promuovere la democrazia in giro per il mondo perché “è già molto faticoso mantenere una società libera in casa, figuriamoci all’estero dove incontriamo culture di cui non sappiamo nulla”, dice Crane.
“Non c’è nessun democratico da sostenere.”
I libertari criticano Bush anche sul fronte interno, salvo la riduzione delle tasse che, comunque, vorrebbero ancora più consistente e, soprattutto, permanente. Gillespie dedica pagine su pagine della sua rivista a un dato che ha dell’incredibile dal punto di vista di un libertario, ma in realtà anche di un liberal e di un conservatore: “Bush è il presidente che ha ampliato l’intervento dello Stato più di ogni altro suo predecessore, più ancora di Lyndon Johnson che creò la “Great society”. Bush ha speso più soldi di tutti, anche senza considerare il budget militare. Il paradosso è che il presidente che ha tagliato di più non è un repubblicano, ma il democratico Bill Clinton”. Crane vorrebbe privatizzare la previdenza sociale, un progetto che negli ultimi mesi Bush ha portato avanti con scarso successo: “Noi sosteniamo questa cosa da 25 anni e, ora che finalmente è diventata argomento di dibattito politico, siamo esterrefatti dal disastro compiuto dall’Amministrazione. Nonostante i sondaggi svelino che la stragrande maggioranza degli americani è favorevole a una società di proprietari, Bush non è stato in grado di spiegare il suo progetto. E c’è ancora chi crede al mito secondo cui Karl Rove sarebbe un genio della politica. E’ un disatro”.
Le critiche ai repubblicani sono feroci. Alla fine gli unici nomi che vengono risparmiati sono un senatore del New Hampshire (John Sununu), un deputato dell’Indiana (Mike Pence) e un governatore della South Carolina (Mark Sanford). Sia Ed Crane sia Nick Gillespie non sopportano John McCain, il principale candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2008, temutissimo dai liberal. Per entrambi McCain è il principale nemico, il peggior candidato per un libertario. Gli imputano la battaglia per limitare i finanziamenti alle campagne elettorali. Secondo Crane e Gillespie, la legge McCain-Feingold viola il Primo emendamento alla Costituzione, riducendo il diritto alla libertà di parola. Sul fronte dei democratici, i libertari non vedono alternative plausibili. Gillespie spende qualche buona parola per il senatore Russ Feingold, perché è stato l’unico senatore a opporsi al Patriot Act e uno dei pochissimi ad aver detto subito “no” all’intervento in Iraq, ma poi se ne pente e ricorda come Feingold sia il cofirmatario della legge di McCain che limita il diritto di parola: “Non abbiamo eroi, noi libertari”. Crane, sconsolato, conclude: “Non conosco nessun democratico che potrei sostenere alle prossime elezioni, così come non sosterrò nessuno degli attuali candidati repubblicani di prima fila”. I libertari americani cercano il Thomas Jefferson del futuro, ma non lo trovano.
Rifiuti/ Indipendentisti Siciliani annunciano sciopero della fame
SCIOPERO DELLA FAME CONTRO I RIFIUTI COLONIALISTI ITALIANI IN SICILIA. Come tristemente prevedibile, dopo la Sardegna, è il turno della Sicilia a doversi far carico di oltre 1500 tonnellate di rifiuti prodotti in Campania. Sarà la Sicilia, una delle due grandi colonie extraterritoriali italiane insieme per l'appunto alla Sardegna, a dover fare le spese, al costo di inquinamento e intasamento delle già sature discariche (pronte a loro volta al collasso come quelle
napoletane), di decenni e decenni di malapolitica che di mafioso ha l'etica e l'iter procedurale. Noi indipendentisti siciliani diciamo no, e, solidali con i fratelli indipendentisti sardi malmenati nonostante la protesta nonviolenta inscenata nel porto di Cagliari, e con la popolazione di Pianura, in lotta contro l'oppressione della politica clientelare (capace di uno stipendificio quattordicennale chiamato "commissariamento" mentre il Presidente della Regione Campania comminava ricche consulenze al proprio figlio) al costo della propria stessa incolumità, entrambi fatti segno di vergognose criminalizzazioni (non si è esitato, nascondendo le reali ragioni, ad agitare lo spettro di camorra e terrorismo pur di opprimere quanti esercitavano il proprio diritto di opinione e protesta in ossequio al dettato di quella Costituzione che in questi giorni compie 60 anni) annunciamo la decisione di intraprendere le nostre forme di protesta e pressione affinché la decisione, presa in maniera assolutamente autoritaria e non democratica, del Presidente della Regione Cuffaro sia definitivamente revocata.
Non dobbiamo, in tal senso, dimenticare o trascurare come l'impegno preso da Cuffaro, spacciato come «impegno per il Paese», sia in realtà controbilanciato dalla promessa del Presidente del Consiglio, Prodi, di finanziare i 4 discussi megainceneritori previsti in Sicilia (che, non dimentichiamolo, producono un terzo di ceneri altamente tossiche non ulteriormente utilizzabili e da stoccare al costo di contaminazioni di suolo e acque, quando esistono ottimi metodi di recupero,
riutilizzo o riciclo di oltre il 90% dei prodotti post-consumo, sia raccolti in maniera differenziata - raccolta, questa, mai realmente fatta partire in Sicilia - che non) che serviranno, come già accade con il petrolio, ad inquinare la nostra Isola, avvelenare bambini, adulti e nascituri, e ad importare immondizia prodotta in Italia per mantenerli entro la prevista economicità d'uso. È un mero mercimonio, uno scambio in perfetto stile coloniale sulla pelle dei Siciliani che dimostra, ancora
una volta, come i mali della Sicilia, che recentemente ha visto le proprie città e i propri amministratori in "coda" alle consuete "classifiche di fine anno", non derivino da questa o quella fazione politica, ma da tutto il sistema politico italiano, che nel suo insieme va urgentemente espulso dalla nostra amata terra di Trinakria.
Consapevoli che lunedì Porto Empedocle per "accogliere" la nave Italroro Two e il suo tossico contenuto, sarà "blindata" per evitare che si inscenino proteste di resistenza nonviolenta come quelle di Cagliari, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ha deciso di promuovere uno sciopero della fame da iniziarsi nella stessa giornata di lunedì, a partire dalle 8 antimeridiane.
Siamo certi che contro questo ennesimo affronto contro la Sicilia non mancheranno le adesioni, in parte annunciate già prima della nostra iniziativa ad esempio dall'avv. Francesco Tanasi, siciliano e leader del Movimento Consumatori, che ha promesso anche una specifica "class-action" cui va il
nostro pieno supporto.
Siamo certi che non mancheranno i Siciliani, fieri della propria cultura e innamorati della propria terra, disposti al sacrificio pur di dimostrare la propria avversione a questa vergogna, che si aggiunge ad un secolo e mezzo di colonizzazione violenta e mafiosa.
Le adesioni possono essere tempestivamente comunicate al sito internet
www.siciliaindipendente.org, all'indirizzo email mis1943@gmail.com, al numero telefonico 0955187777 (lasciando un messaggio in segreteria) o via fax allo 0952937230, indicando nome, cognome, età e città di residenza. Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia comunicherà alla stampa la lista di quanti si asterranno dall'assunzione di cibi solidi e liquidi, riservandosi di promuovere ulteriori forme di protesta.
Catania, 12 Jinnaru 2008
A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
sabato 12 gennaio 2008
Campania, immondizia e buoni affari. La discarica della politica

Sono preoccupati, eccome se sono preoccupati. Qui non siamo di fronte alle spallate tutte mediatiche di Berlusconi e ai suoi setto, otto, dieci… milioni di firme per far cadere il governo. Qui il problema è reale: si tratta di mantenere il potere in una Regione chiave come la Campania governata da più di dieci anni dal centro-sinistra che rischia di franare miseramente di fronte all'emergenza rifiuti. È preoccupato Prodi, non delle conseguenze sanitarie sulla popolazione campana, ma perché "tutto il mondo ci guarda e non voglio che l'Italia dia questa immagine negativa". È quindi una questione di immagine. È preoccupato anche Napolitano, che questa faccenda la conosce bene, non perché è nato a Napoli ma perché come ministro dell'Interno firmò l'ordinanza del 31 marzo 1998 che segnò l'inizio della soluzione dell'emergenza rifiuti che ha spianato la strada al disastro di questi giorni. Sulla base di quell'ordinanza la soluzione, escogitata dall'allora ministro dell'ambiente Ronchi, un verde ex demoproletario successivamente transitato fra i DS e ora fra i PD, in collaborazione con il potere locale rappresentato dall'ex-missino Rastrelli, allora presidente della Regione, prevedeva il lancio della raccolta differenziata, la produzione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) e la costruzione di inceneritori dove bruciare quelle che furono definite "ecoballe". Ronchi cercò di applicare quello che stabiliva il suo "Decreto" sui rifiuti, cioè il ciclo integrato che iniziava con la raccolta differenziata e finiva con l'incenerimento. Il piano dei rifiuti campano venne messo in pratica dall'amministrazione di sinistra e in particolar modo dal governatore Bassolino. Forse non casualmente la società vincitrice dell'appalto fu la Impregilo, allora controllata dai fratelli Romiti, che coltivava ottimi rapporti con la sinistra ulivista. La Impregilo, utilizzando tecnologia tedesca e grazie ad una offerta al ribasso, si assicurò la costruzione degli impianti per il CDR e dei due inceneritori previsti. Nel giro di pochi anni furono costruiti ben sette impianti per la produzione delle ecoballe-CDR. La soluzione impiantistica non andava però di pari passo con lo sviluppo delle raccolte differenziate, che a Napoli come in gran parte della Campania rimanevano su percentuali prossime allo zero. D'altra parte a chi gestisce l'affare rifiuti in Campania (una commistione fra potere politico bipartisan, come usa dire oggi, potere industriale di provenienza "nordista" e potere mafioso, l'unico ben radicato sul territorio) la raccolta differenziata interessava ben poco.
Oggi sappiamo, sulla base della ricostruzione fatta dai giudici napoletani che hanno rinviato a giudizio 28 fra politici, come l'attuale presidente della Regione, il PD Bassolino, imprenditori, come Cesare Romiti, e tecnici, le ecoballe prodotte in quantità enorme (si parla di 5 milioni di ecoballe per un peso complessivo di circa 6,5 milioni di tonnellate) non sono in grado di essere incenerite poiché la loro composizione è fuori legge. Come è possibile che nessuno si sia accorto che le ecoballe erano fuori norma? Semplicemente perché nessuno controllava e lo stoccaggio delle ecoballe è un enorme affare per chi gestisce la filiera del trasporto e della messa in discarica "temporanea" di questa spazzatura, appena un poco alleggerita della parte umida negli stabilimenti che la Impregilo gestiva in giro per la regione. Oggi costa più conferire le ecoballe in discarica che inviarle all'incenerimento in Germania. Naturalmente è facile intuire perché nessuno, a cominciare da Bassolino, controllava la qualità delle ecoballe: chi è quel politicante che ha interesse a mettersi contro la mafia? Sembra che di fronte ai giudici, Bassolino si sia giustificato dicendo che non aveva letto con attenzione i contratti che aveva firmato con Cesare Romiti…
Con il tempo si sono così esaurite tutte le discariche, anche quelle riaperte in via eccezionale dai vari commissari che dopo i quattro anni di commissariato Bassolino si sono alternati a far finta di risolvere il problema. Le discariche sono esaurite ma lo Stato continua a pagare ai proprietari delle discariche per lo "stoccaggio provvisorio" fior di quattrini: 150 euro per tonnellata che bisogna aggiungersi ai 120 euro a tonnellata pagati a Impregilo. Aggiungete a queste cifre almeno 20 euro a tonnellata per il trasporto, considerate che queste cifre sono spesso inferiori di tre volte a quelle pagate realmente, e moltiplicate per i 6,5 milioni di tonnellate di ecoballe che attualmente si trovano in giro per la Campania e le regioni limitrofe e vi renderete conto dell'enormità dell'affare rifiuti e perché in 14 anni nessuno abbia avuto l'interesse a risolverlo.
Il risultato fallimentare della politica del commissariamento, iniziata nell'ormai lontano 1994, è stato solo quello di inasprire le popolazioni delle città che ciclicamente vedono cumuli di spazzatura formarsi sotto le loro case e quelle di tante località periferiche alle quali si impone di sopportare i disagi creati dal business dei rifiuti.
Comunque, adesso ci penserà Prodi. In un conato di orgoglio ha comunicato che lunedì 7 gennaio il governo prenderà in mano la questione e la risolverà, una volta per tutte. Prodi si avvarrà, fra l'altro della preziosa collaborazione di Pecoraro Scanio, ministro dell'ambiente, che da parte sua ha annunciato il varo di un piano urgente per la riduzione dei rifiuti prodotti e per la raccolta differenziata. C'è però da domandarsi dove erano questi due statisti quando il loro collega ministro dell'interno, Giuliano Amato, alla fine del consiglio dei ministri del 28 dicembre aveva assicurato che l'emergenza rifiuti sarebbe stata risolta nel giro di 11 mesi. Si erano forse distratti un attimo?
È evidente che Prodi farà nuovi danni. La soluzione non arriverà né da palazzo Chigi né da qualche altro palazzo della politica.
L'emergenza rifiuti in Campania viene utilizzata in tante località quale ammonimento verso popolazioni, comitati di cittadini e associazioni che si battono contro la proliferazione di inceneritori e discariche. Il messaggio è: "O accettate impianti inquinanti o finirete con i rifiuti per strada come in Campania". Questo ricatto è inaccettabile e poggia su di una vera e propria falsificazione della realtà, volutamente accentuata dai mezzi di informazione. In Campania come nelle altre regioni, non è la mancanza di costosissimi e nocivi inceneritori e di discariche ad impedire la soluzione del problema rifiuti, ma la colpevole assenza di qualsiasi politica di riduzione alla fonte, di riutilizzo, di riciclaggio, di serie e diffuse raccolte differenziate. Come sosteniamo da anni, c'è un solo modo per uscire dal problema rifiuti e quindi anche dal "tunnel della cosiddetta emergenza Campania": - Investire da subito in forme generalizzate di raccolte "porta a porta", a partire dalla frazione putrescibile; - Chiudere con le fallimentari gestioni dei commissari straordinari, costosissime e antidemocratiche; - Restituire - dovunque sia stato calpestato - il potere di programmazione e di gestione alle comunità e agli enti locali, attraverso un percorso di reale partecipazione che veda nelle popolazioni il momento centrale della decisione; - Chiudere da subito e totalmente - senza deroghe di sorta - con la truffa dei sussidi all'incenerimento (Cip 6 e Certificati Verdi ); - Far decollare davvero produzioni pulite, progetti estesi di riciclaggio e di compostaggio in grado, tra l' altro, di creare molti più posti di lavoro.
L'obiettivo, lo ripeteremo fino alla noia, è quello di "rifiuti zero". È di questi giorni la notizia che la città di Los Angeles, una metropoli di più di 3 milioni e mezzo di abitanti, ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, anzi per dirla all'inglese ha il 62% di "diversion" dalla discarica. "Se a Los Angeles si raggiunge il 62% di recupero di materiali – commentano gli estensori del bollettino Ambiente e futuro - francamente non riusciamo a capire perché non si possa guidare Napoli fuori dalla cosiddetta (impropriamente) "emergenza campana". O meglio si capisce: è proprio questa classe politica insieme al capitalismo assistito dell'industria sporca italiana (FIAT, gruppo Falk, Ansaldo, gruppo Marcegaglia, ecc.) ed espressione dell'affarismo rampante nostrano legato alle "multiutilities" (le ex municipalizzate di HERA, ACEA e compagnia) che incoraggia la "deregulation" dei rifiuti ed auspica "mille emergenze" come quelle di Napoli per "mettere a segno" gli inceneritori tentando cosi di mettere il "bavaglio" alle "buone pratiche" che tuttavia, numerosissime, si vanno diffondendo qui ed ora anche in Italia".
(Umanità Nova)
Cominicato del 9 gennaio 2008 ore 14.00 Esecutivo Nazionale di iRS

Che i rifiuti siano un affare sporco, molto più sporco di quanto appaiano, è un dato ormai condiviso. La povera gente che se li trova ammucchiati sotto casa li sente puzzare ma qualcun altro di quella stessa immondizia inspira a pieni polmoni il profumo dei soldi.
Alcuni di questi paradossi li ha spiegati un giovane italiano e napoletano che di solidarietà ne merita davvero tanta, Roberto Saviano. In una recente intervista al TG1, interpellato proprio sull'emergenza rifiuti, Saviano ha spiegato nuovamente quanto sono lunghe le trame della speculazione sullo smaltimento. Ma soprattutto ha ribadito che il nodo dell'attuale questione sta nella perversa "alleanza" fra gli interessi delle ricche regioni dell'Italia settentrionale – ossessionate dalla necessità di sbarazzarsi dei loro rifiuti – e gli interessi camorristici pronti a lucrare su questa necessità. Per questo Saviano ne concludeva che per risolvere il problema bisognava incidere su questo rapporto e che a farsene carico dovevano essere anche e in primo luogo le regioni italiane settentrionali.
La malaccorta idea del governo italiano di chiedere "solidarietà" alla Sardegna suona dunque ancor più offensiva e insensata del solito. La solita Italia in degrado e incapace di risolvere strutturalmente i suoi problemi si appella agli stati d'emergenza e piagnucola solidarietà in Sardegna.
Ma la cosa triste è che qui da noi ancora si subisce il ricatto morale di queste lacrime di coccodrillo. Perché il presidente della Regione Fiera della Sardegna, facendosi interprete dello sbandierato sentire collettivo dei sardi, non ha subito risposto sdegnato che noi orgogliosi sardi badiamo prima di tutto ai nostri interessi? Perché il presidente della Regione Piagnucolosa della Sardegna non ha risposto che è da anni che diciamo che fra tutti siamo noi "i più poveri e disgraziati" e che non è dunque sensato che un ricco vada a chiedere credito a uno che fa l'elemosina in strada? Perché il presidente della Regione Ingenua della Sardegna non ha subito approfittato dell'occasione per dire che se volevano solidarietà prima dovevano mettersi una mano sulla coscienza e l'altra in tasca e risolvere all'istante il problema della "solidarietà" che i sardi hanno dato all'Italia regalando allo Stato, per sedici anni, i soldi delle proprie tasse, i soldi ci servivano per la gestione quotidiana della nostra amministrazione, della nostra economia, della nostra esistenza?
Ovviamente un indipendentista la risposta la sa, ed è il fatto che dietro la parola Autonomia si cela la realtà continuamente e orgogliosamente sbandierata dal Presidente della Regione Autonoma Renato Soru, ovvero il motto sardista "La Regione è lo Stato in Sardegna". Insomma, la Regione come una grande prefettura, pronta a sacrificare i diritti dei sardi agli interessi e alle emergenze dello Stato.
Si sappia dunque che i tentativi di commuoverci e sottilmente ricattarci con la parola "solidarietà" possono forse far presa sui deboli e complessati unionisti – i veri "leghisti" sardi, quelli che di notte si lamentano dello Stato cattivo e di giorno governano e difendono l'Italia - ma non certo su noi indipendentisti. Il nostro indipendentismo non-nazionalista è pronto a solidarizzare con tutti ma non a lasciare che si perpetrino altre ingiustizie nei confronti dei sardi e della Sardegna. Solidarietà non può voler dire idiozia, solidarietà non può essere il cavallo di Troia per ingoiare ogni ingiustizia. Per questo iRS è pronta a lottare in forma determinata e nonviolenta contro un'ennesima insensatezza.
Che l'Italia chieda aiuto alla Sardegna – e si noti che non la chiede invece alla Francia o all'Austria - è infatti semplicemente ridicolo ed offensivo. Offensivo dei nostri interessi, della nostra dignità ed anche della nostra intelligenza: o si crede davvero che noi sardi siamo ancora tutti così ingenui da farci sterminare in qualche nuova trincea del Carso in nome di un "interesse nazionale" che non è mai quello della nostra nazione?
Un'ultima, importante, questione. Se vogliamo veramente aiutare gli altri impariamo a gestire i nostri rifiuti, a sprecare di meno, a creare – imparando da chi ha fatto bene in giro per il globo - un nostro modello di raccolta, smaltimento, riciclo che sia condiviso dalla comunità, rispettoso dell'ambiente ed efficace economicamente. Il buon esempio è la miglior "solidarietà" che possiamo dare al nostro pianeta e alle persone oneste e volenterose di cambiamenti reali, persone che per fortuna si trovano a Napoli così come in ogni altra parte del mondo.
Franciscu Sedda
Esecutivo Nazionale di iRS
(Non possiamo altro che esprimere la nostra solidarietà con Irs-Indipendentzia Repubrica de Sardigna per una Sardegna libera e indipendente
Letizia Domenico.)
venerdì 11 gennaio 2008
Amnesty International scrive a Domenico Letizia
Amnesty International scrive a Domenico Letizia ringraziandolo per la sua collaborazione alle attività dell'organizzazione.
Amnesty International da voce a tutti coloro che subiscono igiustizie nel mondo.
Amnesty International è un’organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani, fondata nel 1961 dall’avvocato inglese Peter Benenson, che lanciò una campagna per l’amnistia dei prigionieri di coscienza. Conta attualmente quasi due milioni di soci, sostenitori e donatori in più di 140 paesi. La Sezione Italiana di Amnesty, costituitasi nel 1975, conta oltre 80.000 soci.
La visione di Amnesty International è quella di un mondo dove i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dagli altri documenti sulla protezione internazionale siano riconosciuti, garantiti e tutelati. Amnesty svolge ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione. Amnesty, inoltre, denuncia gli abusi commessi dai gruppi di opposizione, assiste i richiedenti asilo politico, sostiene la responsabilità sociale delle imprese e si batte per un trattato internazionale sul commercio di armi.
Il Movimento Fiamma Libertaria ringazia Amnesty International per le sue iniziative e per le continue vertenze che migliorano la vita a migliaia di esseri umani.
Saldatura: Solidarietà con i Campani in lotta

Sosteniamo la lotta delle popolazioni campane, in particolare quella dei cittadini che in questi giorni si oppongono alla riattivazione della discarica di Pianura, alla periferia di Napoli. Gli avvenimenti di questi giorni in Campania sono una nuova dimostrazione che la mobilitazione e l'azione diretta popolare possono fermare l'arroganza dei politici e la violenza poliziesca. Questa è anche l'esperienza maturata dal movimento No-Tav, che nel 2005 ha fermato i cantieri dell'alta velocità in Val di Susa. E' sempre più necessario difendere il territorio dalle nocività ambientali anche dalle nostre parti, dove incombono il TAV Torino-Lione,gli inceneritori del Gerbido e di Settimo Torinese, la Tangenziale Est,i grattacieli.Per dare ancora più slancio a queste battaglie aderiamo e invitiamo a partecipare al corteo "Rompere il silenzio" del prossimo 19 gennaio a Torino, che tra le varie tematiche porterà in piazza anche l'opposizionealla devastazione ambientale. SALDATURA, rete contro il TAV e le nocività di Torino e dintorniTorino,
9 gennaio 2007
www.saldatura.org


