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sabato 9 febbraio 2008

Aggiornamenti su Michele Fabiani



Contatti per gli arrestati a Spoleto:
La situazione a tre mesi di distanza è la seguente:

Michele Fabiani è stato trasferito a Sulmona, il famigerato carcere di massima sicurezza con il più alto tasso di suicidi, dove negli ultimi due anni sono morte 7 persone, trasferimento effettuato di nascosto e improvvisamente.
Andrea Di Nucci è in isolamente nel carcere di Capanne a Perugia, noto per la morte di Aldo Bianzino ucciso dalle guardie carcerarie.
Dario e Damiano sono agli arresti domiciliari mentre Fabrizio è tornato in libertà.

Il 30/1 Andrea è stato trasferito ai domiciliari

Sosteniamoli economicamente inviando contributi al
Conto corrente postale n° 85325504
intestato a: ANTONIO BRIGUORI - DONATI GIOVANNI

Per poter inviare telegrammi (dal telefono il numero è il 186) o lettere di solidarietà l'indirizzo è:

Michele Fabiani
Casa Circondariale - Casa di Reclusione
via Lamaccio 21
67039 - Sulmona (Aq)

giovedì 17 gennaio 2008

L'INTERROGAZIONE DELL'ON. KATIA BELILLO SUL CASO BRUSHWOOD


BELLILLO. Al Ministro della Giustizia. Per sapere - premesso che:
il procedimento penale, attivato in seguito all'operazione denominata "Brushwood", dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, nei confronti di Michele Fabiani ed Andrea Di Nucci, tratti in arresto il 23 ottobre 2007
insieme a Fabrizio Reali Roscini (ora libero), Polinori Dario e Corrias Damiano, (entrambi ora agli arresti domiciliari), ha destato viva perplessità nell'opinione pubblica per le modalità di arresto degli indagati (sono stati impegnati molti Carabinieri dei ROS, supportati da elicotteri) e per la gravità delle accuse;
agli indagati è contestato il delitto di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico (art. 270-bis del codice penale), in quanto accusati di appartenenza ad una cellula della Federazione Anarchica Informale (più volte accusata di aver provocato attentati incendiari in varie regioni italiane); organi di stampa riportano che il principale elemento di criticità dell'indagine deriva dalla discrasia tra le contestazioni mosse agli indagati (che si professano innocenti ed estranei alle accuse elevate nei loro confronti) e le risultanze probatorie; il Tribunale del Riesame ha riconosciuto il presunto "carattere rudimentale" di tale cellula anarchica, che, come tutti i gruppi anarchici, sarebbe caratterizzata dall'assenza di un leader, mentre, in evidente contraddizione, si attribuisce tale ruolo proprio a Fabiani; pur trattandosi di reato di opinione, nonché di "pericolo presunto", nel testo dell'ordinanza del Tribunale del Riesame di Perugia, non solo sono spesso attaccati e censurati il pensiero, la filosofia e l'ideologia anarchica, ma anche quelli delle varie associazioni ambientaliste che si battono per la salvaguardia e la difesa della natura e dell'ambiente; infine, non si rinvengono nel fascicolo processuale, sia del Gip che della Procura della Repubblica, alcune prove documentali fondamentali a cui pure fa riferimento l'ordinanza di custodia cautelare, e in particolare, il riferimento alla spedizione di una missiva al Presidente della Regione Umbra, Maria Rita Lorenzetti, contenente proiettili e lettera minatoria; le indagini relative a procedimenti penali in materia di reati associativi, e in particolare, di delitti contro la personalità dello Stato, sono molto delicate e complesse, anche perché vi è coinvolto l'esercizio di libertà costituzionalmente garantite (in questo caso, libertà di opinione e manifestazione del pensiero), e impongono all'autorità giudiziaria di delineare il confine tra condotte penalmente rilevanti e comportamenti espressivi di diritti e libertà sanciti dall'ordinamento; in ragione della complessità di tali indagini, è necessario che le valutazioni compiute dall'autorità giudiziaria rispetto agli eventuali indizi di colpevolezza, siano il più possibile circostanziate, oltre ogni ragionevole dubbio, e, soprattutto, siano condotte nel rispetto dei fondamentali diritti umani degli indagati; Michele Fabiani ed Andrea Di Nucci si trovano tuttora detenuti nel carcere perugino di Capanne in regime di elevato indice di vigilanza (EIV), consistente nel totale isolamento diurno e notturno, compresa l'ora d'aria, e sottoposti a visto di censura per ogni tipo di corrispondenza;l'udienza del Tribunale del Riesame di Perugia, tenutasi il 12 novembre scorso, si è svolta all'interno dello stesso carcere perugino, senza che ne venissero specificati i motivi, con una precauzione inconsueta anche per i processi di mafia e di camorra, e per i detenuti soggetti al 41 bis che di norma vengono collegati tramite video-conferenza; il comportamento processuale degli indagati stessi (interrogatori del GIP, del P.M. e dichiarazioni spontanee nel corso dell'udienza del riesame) è sempre stato imperniato sul pieno rispetto nei confronti dell'Autorità Giudiziaria (verso la quale hanno espresso piena fiducia), dello Stato e delle sue Istituzioni democratiche; in solidarietà agli indagati, in particolare a Fabiani e Di Nucci detenuti in E.I.V., è sorto e si è sviluppato in questi mesi un vasto movimento di cittadini comuni, di ogni età ed appartenenza politica, che ha dato vita anche a fiaccolate ed alla raccolta di sottoscrizioni; inoltre un ordine del giorno è stato approvato dal Consiglio comunale di Spoleto il 29 ottobre 2007, in cui si auspica che la magistratura accerti in tempi brevi la verità, restituendo certezza, serenità e fiducia all’intera comunità cittadina;
una interpellanza che solleva tali questioni è stata presentata al Senato dai senatori Russo Spena, Zuccherini, Emprin; - quali provvedimenti intenda adottare il Ministro della giustizia in difesa delle garanzie costituzionali degli indagati affinché immediatamente si arrivi alla conclusione dell’indagine e ai due giovani incensurati venga almeno cancellato lo stato di totale isolamento.
BELLILLO

mercoledì 26 dicembre 2007

Fine d'anno in carcere. Una lettera da Perugia



Michele Fabiani, dett «Mec», ha vent’anni e vive a Spoleto. Assieme ad altri quattro ragazzi spoletini è finito in carcere, lo scorso 23 ottobre, dopo una spettacolare azione di polizia. È accusato dei reati associativi previsti dagli articoli 270 e 270 bis del codice penale, che riguardano le «associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico». Mec si dichiara anarchico e ha scritto sui muri della sua città qualche slogan anarchico. Per la sua liberazione sta lottando il Comitato 23 ottobre. Al suo fianco si sono schierati il consiglio comunale di Spoleto, alcuni parlamentari, tra i quali l’onorevole Katia Bellillo, i senatori Giovanni Russo Spena, Stefano Zuccherini, Francesco Ferrante e Maria Luisa Boccia, oltre a vari consiglieri comunali dell’Umbria. Questa lettera descrive la sua situazione ed è stata scritta pochi giorni dopo il suo arresto. In un messaggio più recente, Mec [che ha anche partecipato allo sciopero della fame contro l’ergastolo] racconta che le situazioni sono peggiorate: «L’isolamento si fa più rigido, hanno intensificato i controlli e adesso certe guardie [non tutte] vietano pure al lavorante che pulisce di avvicinarsi troppo alla mia cella. Neppure ai parlamentari è stato permesso di incontrarmi. Hanno concesso solo una visita veloce tramite le sbarre con il comandante e il direttore che controllano le nostre conversazioni. Anche questa è una decisione della direzione del carcere, non necessaria per il regime Eiv [‘Elevato indice di vigilanza’], così come non è necessario che io passi l’ora di aria da solo, ma è anche questa una decisione arbitraria dell’amministrazione».

Sono Michele Fabiani, detto «Mec», come direbbero i giudici! Vorrei che questo scritto girasse il più possibile, non so ancora se potrò fotocopiarlo o se dovrò ricopiarlo a mano per cercare di mandarlo il più possibile in giro.
Dalla seconda media mi chiamano Mec perché per spirito di contraddizione tifavo la Maclaren. E così ho appena scoperto che di sfortune ne ho avute due in due giorni: la macchina di Montezemolo vince i mondiali ed io finisco in galera.
Martedì 23 ottobre 5 brutti uomini [due erano così brutti che si sono messi i passamontagna] irrompevano in casa mia, la mettevano completamente sottosopra e mi arrestavano in base all’articolo 270 bis [scritto dal ministro Rocco per Mussolini]. I reati associativi previsti dall’art. 270 bis e 270 permettono di arrestare qualcuno non perciò che ha fatto, ma per come la pensa, perché fa parte di qualche fantomatica associazione. Basti pensare che uno di noi cinque, rinchiusi in isolamento giudiziario da quasi quattro giorni e da oggi in Elevato indice di vigilanza, è accusato solo di aver fatto una scritta su un muro! Ci pensate? Tre volanti [ a testa], i mitra, i passamontagna, la scorta aerea dell’elicottero, le telecamere, il carcere, l’isolamento, per una scritta su un muro! Sono stato poi portato alla Caserma dei carabinieri di Spoleto e poi a quella di Perugia, infine da quella di Perugia al carcere. Il primo momento propriamente comico è stato quello del trasferimento dalla caserma al carcere: chi guidava la macchina, forse impressionato, ha sbagliato strada ed abbiamo fatto due volte il giro della stazione ferroviaria. In carcere mi stanno trattando bene, non mi hanno mai toccato [in tutti i sensi, neanche per gli spostamenti]. La cella è molto sporca, c’è un tavolo appeso al muro con un armadietto inchiodato ed un letto inchiodato per terra e alla parete. Oggi è caduto l’isolamento e abbiamo anche la televisione: resta il divieto di comunicare tra noi, che è la cosa peggiore. Ho visto le immagini del TG3 Umbria che eravate fuori durante gli interrogatori: eravate tanti! Sono tanto felice, purtroppo da dentro non vi abbiamo sentito… Nessuno tema o si rallegri: io ero , sono e resto un prigioniero, anche prima di martedì: siamo tutti prigionieri, tutti i giorni. Quando ci alziamo la mattina per andare a lavorare, quando sprechiamo gli anni più belli della nostra vita su una macchina, quando facciamo spesa, quando non possiamo farla perché mancano i soldi, quando li buttiamo via i soldi per delle cazzate [ vestiti, aperitivi, sigarette non c’è differenza] quando guardiamo la TV che ci fa il lavaggio del cervello, che cerca continuamente di terrorizzarci con morti, omicidi, rapine [ quando in quindici anni gli omicidi sono diminuiti del 70%] così che noi possiamo chiedere più telecamere, più carceri, pene sicure, quando se c’è una pena davvero sicura a questo mondo, è quella che incatena lo sfruttato alle sue condizioni. Io non ho mai detto «Sono un uomo libero», in pochi possono dirlo senza presunzioni. Se io fossi un uomo libero, andrei tutti i giorni sulla cima del Monte Fionchi, in estate con le mucche e le pecore e in inverno con la neve, e dopo aver raggiunto faticosamente le cime…guardare a nord ovest, la valle Umbra o valle Spoletino come si diceva una volta, poi a Nord Est la Valnerina e il Vettore quasi sempre liscio dietro, e poi via verso est tutti gli Appennini che cominciano da lì, fino a sud dove ci sono quelle meravigliose foreste…
E forse ripensandoci neanche lì sarei veramente libero,. perché la valle Umbra è piena di cave, di capannoni, di fabbriche, di mostri che devono essere combattuti .Quindi io non sono un uomo libero… Io sapevo già di essere prigioniero prima che un giudice me lo dicesse. Certo questa prigione è diversa da quella fuori: qui vedi tutti i giorni in maniera limpida, simbolica, e al tempo stesso materiale quali sono i rapporti di forza del dominio; dove c’è chiaramente e distintamente l’uomo, con i suoi sogni, i suoi amori, il suo carattere, e il sistema, le sbarre, le catene, le telecamere, le guardie. Ovviamente l’uomo qui sta peggio. È inutile fare retorica. Dopo qualche giorno la gabbia te la trovi attorno alla tua testa. Con il cervello che ragiona ma non ha gli oggetti su cui ragionare, con la voglia incontenibile di parlare e non c’è nessuno, di correre e non c’è spazio, quando mi affaccio alla finestra vedo un muro con altre sbarre, non si vede un filo d’erba, una collina [ neanche durante l’aria, che passo solo in una stanza più grande], fuori dalla tua gabbia c’è un’altra gabbia… La mia paura è che quando uscirò ci sarà ancora questa gabbia intorno alla testa che mi… e mi dice di non prendere a calci la porta della cella e di mettermi ad urlare. Il rapporto qui è tutto mentale. È di questo che voglio liberarmi, voglio uscire e continuare ad avere una capacità di analisi oggettiva della realtà. Qui questa capacità rischio di perderla. Mentre fuori, magari innaffiando un seme e facendo crescere una pianta, si ha un’interazione fisica col mondo. La realtà è una sintesi in cui l’uomo colloca se stesso tra il mondo e le sue idee. In galera purtroppo questa sintesi è pericolosamente, patologicamente, troppo incentrata sulla mente. Ai compagni che scrivono che non trovano parole dico di trovarle queste parole che ne abbiamo troppo bisogno. Scriveteci a tutti e cinque! E vorrei che qualcuno dicesse ad Erika che le mando un bacio.
Mec, Un anarchico in cattività

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )