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mercoledì 23 dicembre 2009

Salvate Christiania


Per i mille abitanti di una delle ultime comunità hippy d'Europa è iniziata la guerra per la sopravvivenza. Il governo danese vuole liberarsi di loro, uomini, donne e bambini che da 40 anni abitano un quartiere nel pieno centro di Copenhagen animando un esperimento sociale unico al mondo.
È il 1971 quando sei giovani occupano i 34 ettari di una ex base militare nel cuore di Copenaghen fondando la "città libera" di Christiania. Un esperimento riuscito talmente bene che la comune circondata dai canali si popola di gente di ogni angolo del pianeta. Ancora oggi varcando la porta della cittadella sembra di essere catapultati negli anni Settanta. A Christiania si vive seguendo le stesse regole di allora: rifiuto dello Stato e della violenza, inesistenza della proprietà privata e guerra alle droghe pesanti. Il tutto scandito dalle decisioni dell'assemblea generale che delibera con la "democrazia del consenso". E poi ci sono l'ufficio postale, l'asilo, i ristoranti, i bar, le imprese di artigianato, il cinema, i concerti, l'arte, la bandiera locale e la nazionale di calcio. Tutto rigorosamente autogestito.

A Christiania le abitazioni non sono di proprietà ma vengono affidate ai residenti per circa 200 euro al mese. I soldi finiscono nel "tesoro comune" con il quale la "città libera" paga luce, acqua e lavori di manutenzione. E chi vuole prendere un alloggio rimasto libero deve essere accettato dal severissimo comitato dei vicini.

Nel 1989 il Parlamento ha concesso a Christiania lo status di "esperimento sociale" e, aggrappandosi a questa delibera, gli avvocati degli hippy stanno negoziando un compromesso con il governo. Il 27 Maggio 2009 dopo decenni di schermaglie l'Alta Corte danese ha dato ragione al governo di centro-destra e torto all'ultima roccaforte hippie. Sfratto all'Utopia? Christiania, il posto più tranquillamente eversivo d'Europa con la sua Pusher Street ormai chiusa da anni e i tricicli dal carrello anteriore porta-bambino (uno se l'è comprato pure Angelina Jolie) e con la sua vita a misura d'uomo (auto proibite) così com'è non può andare avanti. Quei 34 ettari pittoreschi, abitati da onestissimi fuorilegge e visitati da un milione di turisti all'anno, non appartiene a chi quarant'anni fa con un'occupazione abusiva li «recuperò» dall'abbandono.

Ma adesso la «città libera» (Fristaden) divisa in 19 circoli che adottano la legge dell'unanimità (la maggioranza non è abbastanza) è meno «libera» di prima. Ma Knud Foldschak, l'avvocato che ha difeso la comunità in tribunale, sostiene che il verdetto — riconoscendo la realtà di Christiania negli ultimi 40 anni — costituisce «una vittoria morale» e «una buona base» per continuare la battaglia alla Corte Suprema.

sabato 22 dicembre 2007

Christiania...



Questa è la storia di Christiania...Continua....

"L'edificio che ospitava l'Ungdomshuset (casa dei giovani), centro sociale autogestito sin dal 1982, è stato definitivamente abbattuto martedì 6 marzo.Sito in via Jatveig 69 fu costruito nel 1897 dal sindacato dei lavoratori, ed è stato da sempre teatro di grandi avvenimenti e cambiamenti politico-sociali: Il palazzo, originariamente chiamato Folkets Hus (Casa del Popolo) venne eretto dal movimento operaio internazionale. Fu lì che nel 1910 la Seconda Internazionale e Clara Zetkin proclamarono l'8 marzo la giornata internazionale di lotta delle donne. Anche Vladimir Lenin e Rosa Luxemburg tennero conferenze nella Casa e la grande manifestazione del 1918 contro la disoccupazione che giunse a occupare la borsa danese partì proprio da lì. Dopo la seconda guerra mondiale, la Casa fu usata per ospitare profughi tedeschi, ma a mano a mano che il tessuto socialista mutava, venne sempre più lasciata a se stessa fino a essere definitivamente abbandonata negli anni '60. Rimase chiusa fino al 1982 quando, all'interno della campagna per un centro sociale autogestito a Copenhagen, è stata occupata da un gruppo di giovani del quartiere.Dal 1982 una convenzione tra il municipio di Copenaghen e i giovani del quartiere Nørrebro affidò a questi ultimi la gestione del posto a tempo indeterminato. Nonostante ciò il consiglio cittadino decise nel 1999 di mettere all'asta l'edificio, vendendolo alla Human A/S, società la cui quota azionaria venne presto rilevata da Faderhuset, congrega ultracattolica che fa riferimento all'ala politica dell'estrema destra. Ovviamente gli occupanti si rifiutarono di abbandonare l'edificio e questo rifiuto si tradusse nel 2003 in un duplice processo giudiziario tra gli occupanti, Faderhuset e la municipalità, rea di aver violato l'accordo preesistente.Dopo due sentenze favorevoli agli ultracattolici, nel 2006 il tribunale danese ha deciso di impedire agli attivisti di Ungdomshuset il ricorso alla Corte Suprema poiché a causa della loro politica di autogestione priva di strutture gerarchiche non potevano essere riconosciuti come organizzazione(!!!).Giovedì 1 marzo 2007, la polizia danese in assetto da guerra ha sgomberato l'edificio per consegnarlo agli speculatori di Faderhuset che già avevano rifiutato un'offerta di 2 milioni di euro dell'associazione Jatveig 69, intenta a restituire il palazzo ai giovani di Nørrebro. Le proteste per l'accaduto sono sfociate nella rivolta dei giovani di Copenaghen per le strade della città, migliaia di persone sono scese in piazza per mostrare solidarietà e dissenso e rabbia contro l'attacco dei poteri forti a una delle più grandi e meglio riuscite esperienze di autogestione del paese; autogestione fuori dai dettami e dalle regole del mercato e del profitto, che negli anni è diventata motivo di aggregazione e d'incontro per molti giovani della capitale danese ed europei. Infatti circa la metà dei 600 attivisti e dimostranti arrestati nelle strade di Copenaghen durante gli scontri erano tedeschi, francesi, italiani, svedesi, norvegesi... numerose sono state le dimostrazioni di solidarietà nelle città d'Europa, Russia, Israele e Australia dove i consolati danesi sono stati oggetto di proteste e occupazioni simboliche."

"Il mio identikit politico è quello di un libertario, tollerante. Se poi anarchico l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realta' vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità" ( Fabrizio De André )